A GENOVA – Viaggio intorno all’uomo – Steve McCurry

Steve McCurry è nato il 23 aprile 1950 nella piccola città di Newtown Township, in Pennsylvania.

Dopo aver lavorato al Today’s Post presso il King of Prussia per due anni, partì per l’India come fotografo freelance. È stato proprio in India che McCurry ha imparato a guardare ed aspettare la vita. “Se sai aspettare”, disse, “le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto”.
Travestito con abiti tradizionali, ha attraversato il confine tra il Pakistan e l’Afghanistan, controllato dai ribelli poco prima dell’invasione russa. Quando tornò indietro, portò con sé rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti.
McCurry ha poi continuato a fotografare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Iraq, a Beirut, in Cambogia, nelle Filippine, in Afghanistan e la Guerra del Golfo.

McCurry si concentra sulle conseguenze umane della guerra, mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio ma, piuttosto, sul volto umano. Egli è guidato da una curiosità innata e dal senso di meraviglia circa il mondo e tutti coloro che lo abitano, ed ha una straordinaria capacità di attraversare i confini della lingua e della cultura per catturare storie di esperienza umana. “La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l’anima più genuina, in cui l’esperienza s’imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità”.


Il ritratto più famoso di McCurry, Ragazza afgana, è stato scattato in un campo profughi vicino a Peshawar, in Pakistan. L’immagine è stata nominata come “la fotografia più riconosciuta” nella storia della rivista National Geographic ed il suo volto è diventato famoso ed è ora ricodato come “la foto di copertina di giugno 1985”. .L’identità della “Ragazza afghana”, è rimasta sconosciuta per oltre 17 anni finché McCurry ed un team del National Geographic trovarono la donna, Sharbat Gula, nel 2002. Quando finalmente McCurry la ritrovò, disse: “La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa”.

Anche se McCurry fotografa sia in digitale che in pellicola, ha ammesso la sua preferenza per quest’ultima. Eastman Kodak concesse a McCurry l’onore di utilizzare l’ultimo rullino di pellicola Kodachrome, che è stato prodotto nel luglio 2010 da Dwayne’s Photo (nella città di Parsons in Kansas) e che sarà ospitata presso la George Eastman House.

fonte: Wikipedia
foto: McCurry (e chi se no?)

Steve McCurry – Viaggio intorno all’Uomo
Genova, Palazzo Ducale
18 ottobre 2012 – 24 febbraio 2013

14 thoughts on “A GENOVA – Viaggio intorno all’uomo – Steve McCurry

  1. toniletterari scrive:

    Ne avevo sentito parlare in un documentario in tv. Mi sembra un po’ la storia di Terzani, di quei giornalisti e freelance agli albori del giornalismo, quando c’era ancora spazio sui giornali per i reportage…

  2. max rocca scrive:

    belissimo post, ti chiederei la cortesia di poterlo ribloggare!

  3. patrick scrive:

    Eh questa sarebbe una mostra da vedere. Bellissimo il documentario sulla ricerca della ragazza afghana,f ra l’altro. Da vedere.

  4. mairitombako scrive:

    bellissimo post…immagino quanto e; stato bello il viaggio a Genova..serena notte

  5. […] sono quelle immagini scattate da un grande uomo. Lui é Steve Mc Curry ! Ringrazio il blog passoinindia che mi ha fatto conoscere la mostra a […]

  6. tizianatius scrive:

    E’ l’umanità che trapela dagli scatti a renderli speciali, forse quell’attesa è la forza del loro successo, anche il mio pensiero è scivolato a Terzani, ma ogni storia è unica, ogni individuo è unico.
    Interessante articolo
    un saluto Tiziana

    • passoinindia scrive:

      Vero, sono gli occhi, le mani, i gesti che sono stati immortalati in maniera splendida (e senza la nuova tecnologia), proprio tutto quello che fa “umanita”. Grazie di essere stata qui.

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