VENITE CON ME NEL KARMA (PARTE 1)

La Rivista “Buddismo e società” n. 86 del bimestre maggio-giugno 2001, edita dall’Istituto Buddista Italiano SOKA GAKKAI, ha pubblicato un bellissimo articolo di Sabrina Guzzanti. Si, quella famosa, brava e buddista. L’articolo è un po’ lungo e quindi lo proporrò in più parti perché merita di essere letto nella sua completezza. E’ titolato IL KARMA O LEGGE DI CAUSA ED EFFETTO. Si parla di Karma, la legge di causa ed effetto che permea tutta la filosofia religiosa induista e buddista anche se con significati differenti (se non addirittura opposti). Si può non essere appassionati di cultura orientale, si può non credere nel precetto religioso, ma io ritengo che questi concetti, oltre ad essere attuali, ci insegnino a vivere meglio, anche se non sempre è facile applicarli e dimenticare che, dopotutto, almeno carnalmente, siamo esseri finiti. Anche il viaggiatore che si reca in India ne può trarre sapienza e conoscenza per davvero comprendere alcune di quelle che sembrano contraddizioni ma che, in fondo, hanno una ragione.

L’articolo comincia con questi versi e continua fino alla fine di questo scritto (lo specifico per rispetto all’autore).

IL KARMA O LEGGE DI CAUSA ED EFFETTO a cura di Sabina Guzzanti (PARTE 1)

Se è la sofferenza che temi, se è la sofferenza

ciò che detesti

non compiere mai azioni cattive,

perché tutto si vede per quanto segreto.

Persino un volo nell’aria

non ti può liberare dalla sofferenza

dopo che l’azione cattiva è stata commessa.

Non nel cielo, né nel mezzo dell’oceano

né se ti nascondessi nelle crepe delle montagne,

un angolo riusciresti a trovare in questa

terra tutta,

dove il karma il colpevole non raggiungerebbe.

Ma se vedi il male che altri ti fanno

e se sentitamente tu disapprovi,

stai attento a non fare al medesimo modo,

perché le azioni delle persone con esse rimangono.

Quelli che imbrogliano negli affari,

quelli che contro il Dharma agiscono,

quelli che frodano, quelli che truffano,

se stessi gettano in un gorgo,

perché le azioni delle persone con esse rimangono.

Qualsivoglia azione possa un individuo

compiere,

siano esse di gioia portatrici, siano esse cattive,

un’eredità per lui costituiscono,

le azioni non svaniscono senza lasciar traccia (…).

Un’azione cattiva non necessariamente

causa subito a chi l’ha compiuta

un qualche guaio.

Essa nascostamente allo stolto superficiale si accompagna,

proprio come un fuoco che giace sotto la cenere.

Proprio come una lama appena forgiata,

l’azione cattiva nell’immediato non provoca alcuna ferita.

Proprio il ferro produce la ruggine

che lentamente di certo lo consumerà.

Colui che il male compie,

dalle sue stesse azioni è portato

a una vita di sofferenza.

Questi versi sono tratti dal Dharmapada, una delle scritture buddiste più antiche e contengono probabilmente la prima enunciazione del concetto di Karma.

KARMA è una parola sanscrita che significa AZIONE COMPIUTA ed è un termine generico designante gli effetti delle nostre azioni: le azioni fisiche che compiamo, le parole che pronunciamo e i pensieri che passano per la nostra mente. Ciascuna di queste tre azioni produce un effetto latente nella nostra vita, che causa successivamente un evento manifesto. Quindi il Karma indica contemporaneamente le cause e gli effetti derivanti dalle azioni, parole e pensieri che fanno parte della nostra vita quotidiana, buoni e cattivi, leggeri e pesanti, superficiali e profondi.

(CONTINUA…………..)

5 thoughts on “VENITE CON ME NEL KARMA (PARTE 1)

  1. […] ma il caso – si sa –  non esiste, sono capitata su una serie di articoli pubblicati da @passoinindia  tratti dalla “Buddismo e Società” rivista buddista della Soka Gakkai Italiana, […]

  2. Sono cristiano per scelta altrui, ho una visone mia della religione, unendo forse alcuni pnti comuni a molte di queste. Il karma è qualcoa in cui credo, anche se non ho approfondito la sua relazione al buddismo o induismo (grazie della possibilità leggendo questo articolo).
    Credo che i pensieri e le azioni di una persona causano effetti equivalenti se non maggiorni. In parole povere la vita ti ripaga con la stessa medaglia. Non so se è religione o solo una corrente di pensiero, ma è quello che ho appreso e che cerco di mettere in pratica.

    • passoinindia scrive:

      personalmente tra “pensiero” e “azione” scelgo l'”intenzione” che, significando “tendere verso…” implica un movimento costante e duraturo in direzione dei nostri obiettivi (ma più mi piace chiamarli desideri di vita). L’azione, quando compiuta, è già bella che finita; il pensiero, che ne è preambolo, comporta il coraggio di tradurlo in risultato. Ovviamente è un parere personale, con tutti i limiti della mente umana. Grazie per il tuo commento.

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