La storia d’amore di Sohni e Mahiwal

-sohni-mahiwal

“CHI ERANO MAHIWAL E SOHNI?” chiese il bambino. E la mamma, per farlo addormentare, cominciò a raccontare…..

“In un villaggio di nome Gujrat, lungo il fiume Chenab nel Punjab pakistano, sulla rotta commerciale tra Delhi e Bukhara,abitava un vasaio della casta Kumhar che creava i vasi di terracotta più belli della regione. Si chiamava Tulla ed era conosciuto in tutto il paese e la gente veniva da ogni parte per acquistare la sua bellissima ceramica. I vasi erano ben cotti e robusti, e se ne trovavano di tutte le forme e dimensioni. Tutti i vasi erano meravigliosamente dipinti a mano tanto che ognuno era unico ed irripetibile. Quando Tulla e sua moglie ebbero una figlia, fu il giorno più bello della loro vita. Era la più bella bambina che avessero mai visto. La chiamarono Sohni, che in punjabi significa “bella”. Con il tempo la sua bellezza aumentò.

Tulla aveva insegnato a sua figlia l’arte di decorare la ceramica. Sohni diventò molto brava in questo, tanto che, quando suo padre invecchiò e la sua vista diminuì, Sohni continuò ad esercitare quest’arte arricchendo il suo lavoro di un tocco personale. Un giorno, un giovane uomo molto ricco arrivò dalla grande città  di Bukhara in Uzbekistan e si recò nel laboratorio di Tulla per comprare un po’di ceramica. Il suo nome era Izzat Baig. Mentre stava scegliendo, vide la bella Sohni, intenta a decorare con l’ausilio di un piccolo pennello sottile. Non riusciva a staccare gli occhi da lei e se ne innamorò. Chiese a Tulla se poteva comprare il piatto che lei stava dipingendo e Tulla rispose che quel piatto avrebbe dovuto essere cotto prima di essere acquistato perché altrimenti sarebbe caduto in mille pezzi. Izzat Baig disse che sarebbe tornato il giorno dopo.

L’indomani acquistò il piatto ma poi trovò mille altre scuse per tornare tutti i giorni seguenti e comprò tanti altri piatti, vasi, tazze e brocche. Ne comprò e comprò ancora ma i suoi occhi smisero di guardare Sohni. Volevano di più. Quando fu tempo per lui di lasciare il villaggio e ripartire, disse ai suoi compagni di viaggio di proseguire senza di lui. I giorni passavano, i suoi soldi (mohar) diminuivano ma egli continuò a visitare il negozio di Tulla per rivedere Sohni. Tulla, che ancora non aveva capito, decise così di assumerlo come pastore dei suoi bufali e Izzat venne  per questo soprannominato Mahiwal, o “uomo dei bufali”.

L’amore, che è una malattia infettiva, trasferì gli stessi sintomi a Sohni che ormai si era abituata a vedere Mahiwal ogni giorno. Sapeva infatti che lui era venuto solo per vedere lei. Ogni volta che lui era in ritardo, il suo cuore batteva forte ma non appena lei lo incontrava nuovamente, il suo cuore riprendeva a volare. L’amore aveva preso anche lei.

I due amanti iniziarono così ad incontrarsi in segreto. La loro unione era splendida. La loro separazione intollerabile. Ma si riunivano ogni volta che potevano, rubando momenti felici solo per essere uno con l’altro.

L’amore non  si poteva però nascondere e questo tipo di amore era proibito perché la comunità non poteva accettare che una sua figlia sposasse un estraneo. Così i genitori di Sohni organizzarono immediatamente il suo matrimonio con un altro vasaio che viveva nelle vicinanze. Sohni venne mandata a casa del vasaio su un palanchino (doli) per celebrare il matrimonio (Barat). Quando il matrimonio ebbe luogo, Sohni si sentì morire e Mahiwal, sconvolto, decise di vivere come un eremita in una piccola capanna dall’altra parte del fiume.

Il marito di Sohni era un mercante di ceramiche costretto a percorrere lunghe distanze che lo tenevano fuori da casa per giorni e giorni. Così, la notte, Sohni si sedeva sulla sponda del fiume cercando il volto del suo amato. Desiderava raggiungere Mahiwal ma non sapeva nuotare. Ma una notte ebbe l’idea di utilizzare una brocca di terracotta che, stringendola, l’avrebbe aiutata a non affondare mentre attraversava il fiume.Mahiwal la vide arrivare e nuotò fino a quando la incontrò e finalmente furono l’una nelle braccia dell’altro. Gli appuntamenti si ripeterono tutte le notti.

Ma Mahiwal non aveva abbastanza soldi per sfamare la sua Sohni e l’alta marea gli impediva di pescare. Così, una notte, mentre stava aspettando la sua amata, non avendo cibo per lei, si tagliò un pezzo della sua coscia. Non volendo dire alla ragazza del suo dolore, si gettò nel fiume affiché i suoi abiti si bagnassero e nascondessero il suo sangue. Sohni mangiò con gran gusto, felice di quello che lui aveva preparato per lei.

Ma le voci dei loro romantici incontri si diffusero. Una notte, mentre Sohni stava tornando alla sua casa, venne vista e seguita dalla cognata la quale scoprì il segreto del vaso di terracotta che Sohni usava nascondere tra i cespugli. La cognata decise così di  porre fine a questi incontri e sostituì il vaso di terracotta con un vaso non cotto.

La notte successiva, Sohni prese il vaso e, aggrappandovisi, cominciò il suo viaggio per incontrare il suo amante. Quando era quasi  dall’altra parte del fiume, si rese conto che qualcosa non andava. Il vaso, che fino ad allora era stato il suo salvagente, si stava sciogliendo in acqua. Chiamò a gran voce il suo Mahiwal che sentì le grida ed accorse per aiutare il suo amore. Cercò di nuotare a più non posso ma la gamba gli faceva molto male. Tutto fu invano. Mahival vide così il corpo ormai senza vita di Sohni e, a causa della corrente forte, annegò anche lui nel fiume Chenab.”.

Il coraggio di Sohni è ancora oggi raccontato nelle canzoni popolari punjabi “Sohni annegò ma la sua anima nuota ancora in acqua…”. Questa storia d’amore, ambientata intorno al 18° secolo (alla fine del periodo Mughal) è stata resa popolare dal poeta punjabi Fazal Shah Sayyad e continua ad ispirare racconti, ballate, scene teatrali ed anche filmografia. La leggenda racconta che i corpi dei due amanti sono stati recuperati dal fiume Indo, vicino Shahdadpur, Sindh, a circa 75 Km. da Hyderabad  (Pakistan) dove si troverebbe la tomba di Sohni.

vedi la storia qui:

http://youtu.be/Owgx6fezy28

11 thoughts on “La storia d’amore di Sohni e Mahiwal

  1. solounoscoglio scrive:

    ma perchè le più belle storie d’amore finiscono sempre in tragedia?

  2. tramedipensieri scrive:

    Bellissima e …tragica.

  3. alegbr scrive:

    Purtroppo, c’è sempre un “canone sociale” che gli amanti mettono in crisi, e il canone si vendica, in tutte le culture.
    Grazie ancora per la testimonianza di altri tempi e mondi

    A

  4. noruleswords scrive:

    Una morte che rincorre dolcemente un amore non e’ mai una vera morte.

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