Incontro con l’induismo (parte 2)

Continua (da parte 1) il viaggio nell’ Induismo

 di Matteo Tomasina (SAMSARAROUTE.COM)

Mentre Anu mi elenca le molteplici divinità dell’Induismo, e tutte le loro avventurose e incredibile vicende (matrimoni, tradimenti, lotte, coinvolgimento più o meno frequente con gli affari degli uomini) molte domande mi frullano in testa. Vorrei chiederle, molto semplicemente, se lei a tutte queste storie crede davvero. E’ comunque una persona istruita, membra di un’associazione studentesca internazionale, per lo più mi ha detto che studia ingegneria. E ha in casa un pantheon del primo millennio avanti Cristo. So che queste cose succedono, ma questa volta mi sento al limite dell’assurdo. Non mi sento di fare una domanda troppo diretta, quindi punto per una più obliqua, apparentemente più ingenua. “Ma tutti questi dei, dove sono? Quando e dove hanno fatto le cose che hanno fatto?”. Ammetto che ho anche un pò di supponenza, perchè così mi sembra di mettermi più al suo livello.

Anu sorride, e credo abbia intuito il senso della mia domanda. Questi miti, queste leggende, esistono come esistono tutte le altre cose del mondo? Ci si può veramente credere al giorno d’oggi? Lei è una ragazza che vive in città, studia ed è aperta agli scambi con l’esterno, in fondo non può che non aderire a una visione dell’induismo più raffinata. Così, mi risponde: <<In realtà non ci sono veramente diversi dei, ma un unico Dio che è dappertutto, che si manifesta in molteplici forme per potere così apparire di fronte a noi e permetterci di vederlo e di adorarlo>>. Si può appena pensare a questo Dio, in ogni caso non lo si può rappresentare o descrivere. Come dire che il divino non può essere conosciuto, se non quando assume forme particolari, limitate. In fondo, il divino, senza potere essere visto o toccato, è dappertutto. <<Per provare ad avvicinarti a questa idea, puoi pensare all’aria, che è invisibile ma dappertutto. Ma non pensare che Dio sia neppure l’aria, o uno spirito che aleggia!>>. Mi chiedo se sono davanti a religione o filosofia, ma forse queste partizioni e categorie qui non reggono, un pò come la distinzione fra culto politeista e monoteista (culto di un’unico dio o di vari dei) mi è stata apparentemente appena smontata.

Questo messaggio ha in realtà importanti ricadute pratiche. Anu, dal suo punto di vista, può avere una visione distorta delle altre religioni, ma la sua prospettiva è molto tollerante. Mi dice che per lei pregare in una chiesa cristiana non è un problema, e neanche in una moschea, se la facessero entrare. Anche cristiani e mussulmani, come tutti gli altri religiosi, pregano Dio in forme diverse. Per lei, i cristiani lo pregano semplicemente come Gesù. Per di più, mi dice che ritratti di Gesù si trovano anche nei templi induisti. Non è un problema infatti accogliere immagini di altre religioni.

In tutti i casi, mi mostrerà anche questo alla sera, dopo che ci saremmo accuratamente lavati e vestiti per l’occasione che mi offre di visitare il tempio di Sai Baba che si trova vicino a casa sua. Lei svolge lì la sua puja giornaliera. Nel frattempo, con tutti questi discorsi, non mi stupisce troppo la domanda che mi fa suo fratello, che dopo averci sentito parlare per un pò di queste cose, mi chiede tranquillamente: <<Ma voi Zeus e Thor, là in Europa, li pregate ancora?>>.

P.s: in realtà la domanda del fratello di Anu, Hari, mi ha colpito, ma per il fatto che una cosa simile la riporta anche Terzani (lo racconta nell’introduzione al libro di Francesco D’Orazi Flavoni Rabari: gli ultimi nomadi). Link:http://www.tizianoterzani.com/index.php?option=com_content&view=article&id=23:rabari-gli-ultimi-nomadi&catid=19:prefazioni-di-terzani&Itemid=23

continua parte 3

6 thoughts on “Incontro con l’induismo (parte 2)

  1. grazie…e posto anche questo🙂

  2. dacqu scrive:

    Be’, c’è chi ancora prega le divinità antiche. Fra di essi, i Dodecateisti seguono l’antica religione greca, non so però come si chiamano di preciso quelli che venerano le divinità norrene. Queste nuove religioni che si basano sulle antiche si chiamano “religioni neopagane”

  3. alegbr scrive:

    In effetti, ne parlammo già, provo una fascinazione intensa per i miti Hindu, sapendone poco o nulla di Jainismo e Sikkismo.
    Ma la vera rivelazione dell’India, per me, è stata la devozione profonda con cui la gente comune si rivolge al principio divino.
    E anche la sua presenza allegra nel quotidiano, i Ganesh dipinti sui muri o i Krisna restaurant agli angoli delle strade, i meravigliosi camion decorati e dipinti da frasi dei Veda, la gioia negli occhi dei fedeli che passano le mezze giornate a lavare e vestire le immagini sacre.
    Tutto questo mi incanta, my friend.

    A

    • passoinindia scrive:

      Sono sempre interessanti i tuoi commenti. Dai, parleremo presto anche di jainismo e sikkismo. Anche se sul sikkismo qualcosa già c’è sul blog (il primo articolo che abbiamo scritto):A presto.

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