I Guardiani della Terra che abbracciarono gli alberi – I Bishnois

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Le donne del popolo Bishnoi allattano al seno i loro bambini e contemporaneamente i cuccioli orfani di antilope e di cinkara (una specie di gazzella). Ecco perché:

La parola Bishnoi deriva da bis (venti) e noi (nove); essi infatti sono seguaci dei 29 principi enunciati da Guru Jambheshwar. I Bishnois sono conosciuti in tutto il mondo come i primi protettori dell’ambiente. Circa 562 anni, fa quando nessuno poteva ancora prevedere che danneggiare l’ambiente significa farsi del male, Guru Jambheshwar ha dato loro il messaggio di proteggere gli alberi e la fauna selvatica formulando questi 29 principi mirati alla conservazione della biodiversità della zona e per assicurare una conduzione pacifica della vita sociale della comunità.

Dei 29 principi, dieci sono diretti all’igiene personale e al mantenimento di una buona salute di base, sette ad un sano comportamento sociale, e cinque all’adorazione di Dio. Otto principi sono stati prescritti per preservare la biodiversità e incoraggiare il buon allevamento degli animali, incluso il divieto di uccidere gli animali, di abbattere alberi verdi, e di fornire protezione a tutte le forme di vita. La comunità deve fare attenzione che la legna da usare sia priva di piccoli insetti e non indossa panni blu perché il blu deriva da un colorante ottenuto dal taglio di una grande quantità di arbusti.

I Bishnois si trovano in Rajasthan, in Punjab,in Haryana, in Madhya Pradesh e in Uttar Pradesh (quindi prevalentemente nel nord India). La comunità dei Bishnois è stata fondata da Guru Jambheshwar nato a Bikaner nel 1451 ed lì sepolto. Egli ebbe una visione e capì che la causa della siccità era stata causata dall’interferenza delle persone con la natura. In seguito, divenne un sanyasi (uomo santo) noto come Swami Maharaj Jambeshwa. Egli lasciò ai suoi seguaci delle Scritture in carattere nagrichiamate Shabdwani che consistono di 120 Shabds. I Bishnois sono i discendenti di immigrati provenienti da Bikaner, parti dell’Haryana e del Punjab e sono quasi esclusivamente di casta Jats o Rajput, anche se spesso abbandonano il nome della casta e si descrivono semplicemente come Bishnoi. Oggi i Bishnois sono occupati nei settori dell’ information technology, dell’ingegneria, della medicina, della ricerca, lavorano per il governo, nei servizi di difesa, nella diplomazia o come assistenti sociali.

Il luogo di pellegrinaggio più importante per i Bishnois si trova al villaggio chiamato Mukam in Nokha Tehsil, nel distretto di Bikaner in Rajasthan.

Essendo grandi amanti degli animali selvatici si dedicano alla loro protezione e perciò si vedono cervi e antilopi pascolare nei loro campi, nonostante la grave carenza di acqua che attanaglia il Rajastan, dove vivono le maggiori comunità Bishnois. Essi non usano la legna per le cremazioni e, anche se sono indu, preferiscono dare sepoltura ai morti. E questo non è l’unico precetto dell’induismo ad essere rifiutato perché anche la separazione castale viene bandita.

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I Bishnois raccontano la storia di Amrita Devi, una donna Bishnoi che, insieme a più di 363 Bishnois, inclusi donne e bambini, è morta per salvare gli alberi di Khejarli, un villaggio nel distretto di Jodhpur, in Rajasthan (India), 26 km a sud-est della città di Jodhpur, da cui prendono il nome. Quasi due secoli fa, nel 1730, Abhay Singh Maharajah di Jodhpur richiese del legno per la costruzione del suo nuovo palazzo. Allora il re mandò i suoi soldati a tagliare gli alberi nella vicina regione di Khejarli. Ma quando Amrita Devi e gli abitanti dei villaggi locali lo vennero a sapere, si opposero agli uomini del re e abbracciarono gli alberi per proteggerli. Fu detto loro che il taglio degli alberi sarebbe stato risparmiato solo in cambio di denaro. Amrita rifiutò questo ricatto, considerandolo un insulto alla sua fede religiosa tanto che preferì perdere la sua vita e quella dei suoi compagni per salvare gli alberi. Questo episodio viene ricordato come il grande sacrificio di Khejarli. Alcuni dei Bishnois uccisi sono stati sepolti nel villaggio di Khejerli vicino a Jodhpur, dove è stata eretta una semplice tomba con quattro pilastri. Ogni anno, nel mese di settembre, i Bishnois si riuniscono in quel luogo per commemorare il sacrificio estremo fatto dal loro popolo per preservare la loro fede e la loro religione.

I Bishnois usualmente indossano una camicia bianca, un dhoti e turbante. Questo vestiario è l’ideale per il clima caldo secco del deserto. Essi prestano particolare attenzione alla pulizia nelle loro case. Un solo raccolto di miglio perlato (bajra) cresce durante la stagione dei monsoni. I cespugli, che crescono nei campi, proteggono la sabbia sciolta dall’erosione eolica fornendo così il necessario foraggio per gli animali durante la carestia. I Bisnois vivono spesso in piccoli villaggi chiamati Dhannis, costituiti da poche capanne rotonde con intricati tetti di paglia. I pavimenti di fango sono intonacati con sterco di vacca per tenere lontano i parassiti. Gli interni sono ariosi e puliti. C’è un granaio per proteggere le loro scorte e una vasta per immagazzinare acqua.

Queste le loro regole:

Osservare 30 giorni di intoccabilità dopo la nascita del bambino

Osservare una segregazione di 5 giorni, mentre una donna è nel suo ciclo mestruale

Fare un bagno di prima mattina

Rispettare le regole ideali di vita: Modestia, pazienza, purificazione

Eseguire due volte al giorno il rituale Sandhya

Elogiare Dio, il Signore Vishnu nelle ore serali (Aarti)

Eseguire Yajna (Havan) tutte le mattine (un antico rituale di offerte accompagnate da canto dei mantra vedici)

Filtrare il latte, l’acqua e la legna da ardere

Pronunciare parole pure in tutta sincerità

Adottare la regola del perdono e della pietà

Non rubare

Non condannare o criticare

Non mentire

Non sprecare il tempo

Osservare il digiuno di preghiera nel giorno di Amavashya (giorno che coincide con il Diwali – vedi articolo su questo blog) e fare offerte a Vishnu

Amare e avere pietà di tutti gli esseri viventi

Non tagliare il verde degli alberi, salvare l’ambiente

Allontanare la lussuria, l’ira, l’avidità e l’attaccamento

Accettare cibo e acqua solo se purificati dalla comunità

Fornire un rifugio comune per capre/pecore per evitare che vengano macellati nei macelli

Non sterilizzare il bue

Non usare oppio

Non fumare e fare uso di tabacco

Non assumere bhang (un preparato dalle foglie e fiori (gemme) della pianta di cannabis femmina, affumicati o consumato come bevanda nel subcontinente indiano) o canapa

Non bere vino o qualsiasi tipo di liquore

Non mangiare carne, rimanere sempre vegetariani puri

Non usare mai panni blu

(testo liberamente tratto e tradotto da http://en.wikipedia.org/wiki/Bishnois)

Ancora oggi i Bishnoi evitano i comfort moderni, compresa l’energia elettrica e l’acqua corrente in sintonia con una economia compatibile con l’ambiente circostante. A chi farà un viaggio in Rajastan sarà certamente proposto un bishnoi safari, nel deserto del Thar.

 foto tratta da: goinnovative.wordpress.com

14 thoughts on “I Guardiani della Terra che abbracciarono gli alberi – I Bishnois

  1. in fondo al cuore scrive:

    Bellissima immagine, mi piace molto questa comunità🙂

  2. dacqu scrive:

    Simpatici i Bishnoi!

  3. aldobenedetti scrive:

    Bellissimo articolo che illustra le antichi radici di una India che sta progressivamente sparendo…

  4. Saluto al sole scrive:

    […] I Guardiani della Terra che abbracciarono gli alberi – I Bishnois […]

  5. comeunjeko scrive:

    Se l’avessi saputo prima sarei rimasta più tempo lì…ero a due passi! Che bel popolo, che bel modo di vivere, spero di rinascere in un mondo così!

  6. Michele Mauri scrive:

    è troppo poco se dico solo: commovente?

  7. noruleswords scrive:

    Questa storia dei Bishnois è molto interessante, ma la foto è speciale. Meriterebbe un premio.
    La bambina che osserva il daino come fosse un fratello in modo così splendidamente semplice, naturale, da sembrare uno scatto finto.

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