Le verità di Aurobindo (parte prima)

Cercando, cercando, per soddisfare il bisogno quotidiano di saperne oggi un po’ più di ieri, ho trovato questo interessante articolo sul sito http://www.psicologia-integrale.it/archives/1808 scritto da LUISA BARBATO, titolato “LA PSICOLOGIA DELLO YOGA INTEGRALE DI AUROBINDO E MERE”. l’Autrice non me ne vorrà, anzi spero le farà piacere, considerato che ne cito il nome e la fonte. Lo ripropongo interamente perché non saprei riassumerlo senza rischiare di alterarne il significato. Oggi fa un caldo torrido e mi faccio una bella flebo di filosofia. Mi fate compagnia? Per praticità ho diviso l’articolo in varie parti e questa è la prima.

(Parte Prima)

“LA PSICOLOGIA DELLO YOGA INTEGRALE DI AUROBINDO E MERE (di Luisa Barbato)

La psicologia dello yoga integrale deriva dall’opera di Sri Aurobindo e Mere e dalle loro grandi conoscenze e esperienze. Si tratta di un sistema estremamente integrato che scandaglia dettagliatamente la psiche umana e la collega alle grande tradizioni spirituali dell’Occidente e dell’Oriente, in questo senso possiamo dire che Aurobindo è stato uno dei primi grandi iniziatori dello sviluppo transpersonale della psicologia.

Proviamo ad andare con ordine, perché tante sono le chiavi che troviamo nella vasta e complessa opera di questi due maestri illuminati. Sri Aurobindo definisce la materia come una manifestazione finita e dormiente della Realtà Divina, e l’evoluzione biologica come il processo intelligente tramite il quale lo Spirito si esprime nella materia. Questo percorso intelligente si compone di due movimenti: uno discendente o involutivo, attraverso il quale lo Spirito diviene materia, l’altro ascendete o evolutivo attraverso cui lo Spirito lentamente esprime le potenzialità divine racchiuse nella materia.

Tutti gli esseri sono uniti in un unico Sé e Spirito, ma sono divisi da una certa separazione della coscienza, un’ignoranza del loro vero Sé e della Realtà nella mente, nel vitale e nel corpo. E’ possibile, tramite una determinata disciplina psicologica, rimuovere questo velo di coscienza separata e divenire consapevoli del vero Sé, della Divinità dentro di noi e nel tutto. Questa Unità e Coscienza è involuta, qui, nella materia, e l’Evoluzione è il metodo tramite il quale essa libera se stessa”. (“La vita Divina”).

La scala verticale della coscienza.

Aurobindo descrive il processo involutivo che porta il Divino nella materia finita usando la metafora dei gradini discendenti di una scala che chiama “piani di coscienza”. Se elenchiamo questi piani di coscienza dal più alto al più basso in ordine discendente abbiamo:

1. Sacchidananda (Brahman, il Divino trascendente)

2. Supermente (Coscienza infinita auto-determinantesi)

3. Sovramente (Coscienza cosmica, piano degli dei e delle dee)

4. Mente Intuitiva

5. Mente Illuminata

6. Mente Superiore

7. Mente

8. Vitale

9. Fisico

10. Subcosciente (inconscio personale e universale della psicologia)

11. Incosciente (materia propria e Non-Essere esistenziale)

Ciascun piano di coscienza costituisce un universo a sé stante e l’intera esistenza può essere rappresentata come uno spettro, una serie ordinata di livelli. Questi ultimi ascendono dall’Inconscio, che si pone come il piano più denso e la base della materia, al Sacchidananda che è pienamente cosciente e non manifestato, ed è il culmine della scala.

Sachchidananda è l’Essere Uno Divino con il triplice aspetto di Esistenza (Sat), Coscienza (Chit) e Beatudine (Ananda). Dio, che è Sachchidananda, si manifesta come infinita Esistenza la cui essenzialità è Coscienza, della quale, di nuovo, l’essenzialità è beatitudine. Il cammino tradizionale di conoscenza (Jnana Yoga) in India ha lo scopo di eliminare successivamente il corpo, il vitale, ossia il piano emozionale, e la mente per realizzare un’immersione diretta fondendosi nella Realtà sopracosmica di Sachchidananda. Tuttavia, per una auto-conoscenza integrale, dice Aurobindo, è necessario attraversare ciascuno dei piani supercoscienti, inclusa la Supermente, e ascendere al Sachchidananda.

Con Supermente Aurobindo intende un piano supercosciente dell’essere che, non solo è al di sopra della mente, ma è anche oltre la mente e radicalmente differente da essa. Con mente egli si riferisce non solo alla mente ordinaria, ma anche ai piani supercoscienti della mente, ossia alla Mente più Alta, Illuminata, Intuitiva e alla Sovramente. Tutti questi piani supercoscienti della mente sono infatti pieni di luce, ma anche di oscurità, di conoscenza, ma anche di ignoranza, seppur in misura sempre minore man mano che si ascende nei vari piani, mentre la Supermente è la Coscienza di verità, totalmente priva di ignoranza.

Con Supermente si intende la piena Coscienza di verità della Natura Divina nella quale non c’è posto per il principio della divisione e dell’ignoranza; è sempre piena di luce e di conoscenza superiore a tutta la sostanza mentale o ai movimenti mentali. Tra la supermente e la mente umana c’è tutta una gamma di piani o di strati di coscienza – si possono vedere in vari modi – nei quali l’elemento o la sostanza della mente, e di conseguenza i suoi movimenti, divengono più e più illuminati e potenti e vasti. La Sovramente è il più alto di questi piani, è pieno di luci e poteri, ma dal punto di vista di ciò che è al di sopra, è la linea dell’anima che si distoglie dalla conoscenza completa e indivisibile e discende verso l’Ignoranza. Poiché, sebbene essa venga dalla Verità, è qui che inizia la separazione degli aspetti della Verità, le forze e il loro operare, come se essi fossero verità indipendenti, e questo è il processo che termina con la discesa nella Mente ordinaria, nel Vitale e nella Materia, in una divisione completa, frammentazione, separazione dalla Verità indivisibile al di sopra. Non c’è più la conoscenza essenziale, totale, perfettamente armonizzante e unificante, o piuttosto la conoscenza per sempre armoniosa, perché una per sempre, che è la caratteristica della Supermente. In quest’ultima, le divisioni mentali e le opposizioni cessano, i problemi creati dalla nostra mente divisa e frammentata scompaiono e la Verità è vista come un tutto luminoso. Nella Sovramente non c’è ancora l’attuale caduta nell’Ignoranza, ma è compiuto il primo passo che renderà la caduta inevitabile”. (“Lettere sullo yoga”).

 (CONTINUA….SE VI VA…)

Telegramma addio

Domenica il servizio telegrammi in India ha terminato il suo 163° anno di attività.  Centinaia di persone si sono recate all’ufficio centrale delle poste a New Delhi  ad inviare il loro ultimo telegramma, per fare dono a qualcuno di un capitolo di storia che si chiude. Dal 1850, anno della sua istituzione, il servizio telegrammi era il più veloce mezzo di comunicazione, oggi soppiantato dalla posta elettronica, dagli SMS e dagli altri servizi di internet e cellulari.

L’ultimo telegramma, prenotato nella serata di Domenica scorsa, è stato inviato ieri al vicepresidente del partito del Congresso Rahul Gandhi.

Il telegramma era stato portato in India dagli inglesi nel 1850, pochi anni dopo la sua invenzione da parte di Morse. La compagnia britannica delle Indie Orientali lo usava per comunicare velocemente tra la capitale Calcutta e il porto Diamond Harbour, distante una cinquantina di chilometri.

Come ho visto Parigi

Arrivo fresco fresco da un viaggio a Parigi. Un altro mondo per me che sono indiano e vivo nell’altra metà. So di essere tra i pochi fortunati ad aver avuto un’occasione come questa. Sull’aereo ancora non mi rendevo conto della differenza perché in fondo il cielo è uguale dappertutto. Poi, fuori dall’aeroporto, mi aspettava qualcosa che non avevo mai visto. I grandi boulevards e le piccole viuzze degli antichi quartieri accoglievano i miei passi mentre io spesso dimenticavo di essere in una città così grande. Abituato al traffico e allo smog di Delhi, ho faticato ad immaginare di essere in un luogo così ampio eppure così discreto. Quel pisolino in Place des Vosges, in una bella giornata di sole, ha rinfrancato le mie dolenti estremità ed il mio spirito anche se non ero affatto solo su quei bei prati verdi che ricordano la mia amata Delhi. I francesi non sono rumorosi e sembrano non esserlo neppure le auto; oppure sarà che gli spazi sono così ampi che i rumori e le voci si disperdono. Adoro quei palazzi bianchissimi più o meno decorati, con terrazzi delimitati da raffinate ringhiere in ferro battuto e quegli abbaini che parlano di tetti vissuti. Parigi racconta un capitolo decisivo per la storia dell’uomo, vicende che sino ad ora mi sembravano distanti e remote dalla storia dell’India. Ma ogni cosa a Parigi odora di storia vera ed è stato per me naturale voler approfondire. Ho scoperto così che quelle piazze e quei monumenti raccontavano di libertà, uguaglianza e fraternità, quando ancora al mio Paese imperiava la dominazione inglese. Mi è stato spiegato che, in nome di questi ideali, alla fine del 1700 è stata abbattuta la monarchia assoluta per investitura divina per far posto al governo del popolo attraverso le elezioni e che la chiesa perdeva un po’ del suo potere in nome della scienza, da cui il nome “secolo de lumi”.

Avevo appena terminato la lettura de “Il codice da Vinci”e questo ha certamente amplificato l’emozione che ho provato davanti alla piramide di vetro del Louvre e alla Chiesa di Saint Sulpice, certo non enorme come Notre Dame ma ugualmente affascinante. Camminando instancabilmente vedevo intorno a me eleganza senza opulenza, raffinatezza, ordine e pulizia. Anche l’India ha una storia da raccontare attraverso i suoi ricchi palazzi che parlano di sultani, maraja e, anche in questo caso, di forti contrasti tra ricchezza e povertà; cosi capisco che tutto il mondo è Paese e che la natura umana è uguale ovunque. Quello che non ha Pargi rispetto a Delhi è il colore; a Delhi e nell’India in genere i colori anticipano i profumi di spezie dei mercati e delle cucine e le stoffe in vendita o quelle indossate dalle belle donne indiane. Parigi è meno colorata, se escludiamo i costumi delle ballerine del Moulin Rouge, la brillantezza dei fiori nei giardini reali e le strepitose pitture del Louvre. A Parigi ho trovato un po’ di America in Starbuck’s, dove si beve caffé, e in Abercrombie, il famoso store che vende magliette con il suo logo, proprio sugli Champs Elisée, proprio dove mi sono sentito un po’ a casa; si, perché l’Arco di Trionfo, laggiù, grigio e maestoso, eretto da Napoleone per celebrare le sue vittorie, assomiglia proprio tanto all’India Gate, il grande arco di Delhi eretto in memoria dei soldati, indiani, morti nella guerra mondiale.

Mi hanno parlato bene della cucina francese, degna di nota come quella italiana, ma, essendo vegetariano, non ho potuto gustare le ostriche vendute agli angoli delle strade e le rinomate carni ma ho fatto scorpacciate di dolci, croissant, pasta (italiana) e crepes con gustosa cioccolata e banane.

E poi, la notte, la Signora Parigi si accende, specchiandosi, bellissima, nella Senna. La mia città non è attraversata da fiumi, il mio villaggio sì, da cinque fiumi ma su quelli si specchia solo il grano dei campi coltivati. La sera la Signora ti invita nei suoi bistrot dove i ragazzi e le ragazze si incontrano, cosa non frequente in India dove, per cultura, essi è bene che stiano lontani gli uni dalle altre; in effetti il concetto occidentale di bar, pub o bistrot, comunque vogliamo chiamarlo, non appartiene in modo così impregnante alla cultura indiana, anche se le grandi catene mondiali, come Starbuck’s, stanno arrivando anche lì, mischiandosi alle nostre tradizioni, cambiandole, irreversiilmente. I grandi marchi commerciali mangeranno la nostra cultura all’insegna del profitto economico, I piccoli mercati spariranno e con loro anche il profumo di spezie e le stoffe dei sari, soccombendo alle ultime proposte di moda occidentali. E così Delhi avrà il suo LaFayette con Dior, Chanel e quant’altro sarà di tendenza. Ci vorrà tempo a vedere le lunghe file davanti a Louis Vuitton, come ho visto a Parigi, ma soprattutto mi chiedo se il divario sociale tra ricchi e poveri sia destinato ad allargarsi o se questa ondata di occidentalismo porterà, come spero, nuovi posti di lavoro. So benissimo che non sarà così.

Lascio Parigi, la sua raffinatezza, mandandole un saluto dall’alto del mio volo, guardando la Torre Eiffel sparire tra le nuvole.

(testo e foto by PASSOININDIA)

Le reliquie di Buddha

Reliquiosamente

Las reliquias de Buda                                                                                             Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

Buddha

Una collezione di reliquie di Buddha e di altri maestri buddhisti sta ultimamente facendo il giro del mondo, il ‘Maitreya Heart Shrine Relic Tour’, dimostrando che il culto delle reliquie è molto presente anche nella religione buddhista. Vengono esposte, fra altri oggetti, le famose ‘sharira’ (reliquie) o ‘ringsel’. Si tratta di particelle arrotondate di diversi colori, una specie di sassolini, dure e di natura indeterminata. Le sharira possono essere prodotte non solo dai Buddha, ma anche da altre persone che abbiano raggiunto un alto…

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Amo i gesti imprecisi – Valerio Magrelli

al bando la perfezione, la standardizzazione e il format…. per imparare ad essere più “easy”…..

RIFLESSIONI QUASI ANALITICHE

Amo i gesti imprecisi

Amo i gesti imprecisi,

uno che inciampa, l’altro

che fa urtare il bicchiere,

quello che non ricorda,

chi è distratto, la sentinella

che non sa arrestare il battito

breve delle palpebre,

mi stanno a cuore

perché vedo in loro il tremore,

il tintinnio familiare

del meccanismo rotto.

L’oggetto intatto tace, non ha voce

ma solo movimento. Qui invece

ha ceduto il congegno,

il gioco delle parti,

un pezzo si separa,

si annuncia.

Dentro qualcosa balla.

Valerio Magrelli

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“Siete frutti di un unico albero e foglie di un solo ramo” – Bahá’u’lláh

Negli itinerari turistici della capitale indiana, Delhi, non manca mai il Tempio del Loto che anche io, recentemente, ho visitato. Ho voluto quindi approfondire la conoscenza sulla religione che esso rappresenta.

Fondata un secolo e mezzo fa, la Fede Bahá’í, oggi in rapida crescita, è una delle religioni più giovani nel mondo. Ha più di cinque milioni di seguaci, i bahà’ì, che risiedono in quasi ogni nazione sulla terra e provengono da ogni gruppo etnico, cultura, professione e classe sociale e rappresentano più di 2100 diversi gruppi etnici e tribali. Questa religione, che nasce in seno al Babismo ( che, nato in Persia dal 1844 al 1852 è un movimento religiose che ruppe con l’islam), dispensazione a sua volta nata in seno all’Islam sciita (con il termine Sciismo si indica il principale ramo minoritario dell’Islam), è stata fondata da Bahá’u’lláh (1817-1892), un nobile persiano di Teheran, che, nella metà del XIX secolo, ha lasciato una vita di comodità e sicurezza principesca e, a fronte di intense persecuzioni e privazioni da parte dei governi persiano e ottomano, ha portato all’umanità un nuovo messaggio di pace e di unità definendosi un nuovo e indipendente messaggero divino, il più recente nella linea dei Messaggeri di Dio quali Abramo, Krishna, Mosè, Zoroastro, Buddha, Cristo e Maometto e altri che , con i loro insegnamenti, hanno saputo dare un significativo contributo allo sviluppo della società umana. I baha’ì sostengono che le religioni provengano tutte dalla stessa fonte, la religione di Dio, e siano capitoli susseguenti di un’unica realtà che si esprime nelle molte forme religiose oggi note.
Bahá’u’lláh ha detto:”
La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini”, perché l’umanità è una sola razza e un’unica società globale pacifica ed integrata. La sfida principale dei popoli della terra, così come è percepita da Bahá’u’lláh, è quello di accettare la loro unicità e assistere i processi di unificazione di tutto il genere umano nell’ottica di un progresso universale.
Questo messaggio di unità (un solo Dio e un solo genere umano) insegna un diverso approccio ai problemi sociali contemporanei. La comunità bahá’í ha resistito con successo al ricorrente impulso di essere divisa in sette e sottogruppi, oltre ogni barriera di razza, classe, credo e nazione. Lo scopo è, come Bahá’u’lláh ha predetto, di creare una civiltà universale, unita nella diversità, attraverso l’eliminazione di tutte le forme di pregiudizio, la piena parità tra i sessi, il riconoscimento della unicità essenziale delle grandi religioni del mondo, l’eliminazione degli estremi di povertà e ricchezza, l’istruzione universale, l’armonia tra scienza e religione, un equilibrio sostenibile tra natura e tecnologia, e la creazione di un sistema federale mondiale, basato sulla sicurezza collettiva e sulla unità del genere umano. I Bahá’í di tutto il mondo esprimono il loro impegno in questi principi attraverso la trasformazione individuale e comunitaria, e la realizzazione di progetti di sviluppo sociale ed economico. I suoi membri con le Scritture della Fede affrontano ogni importante problematica nel mondo di oggi, dalla nuova concezione della diversità culturale alla conservazione dell’ambiente, dalla decentralizzazione del processo decisionale a un rinnovato impegno per la vita familiare e i valori morali, alla richiesta di giustizia sociale ed economica, in un mondo che sta rapidamente diventando un quartiere globale. Nella costruzione di una rete unificata di consigli direttivi locali, nazionali e internazionali, i seguaci di Bahá’u’lláh hanno creato una comunità segnata da un preciso stile di vita e di attività che offre un incoraggiante modello di cooperazione, armonia, e azione sociale. I bahá’í credono che la sfida che l’umanità deve affrontare oggi sia quella di riconquistare la dimensione interiore dell’individuo e di costruire una nuova dimensione sociale capace di produrre e mantenere uno stato continuo di vera pace e progresso individuale e sociale. La vita dovrebbe essere vista come un processo eterno di gioiosa scoperta spirituale: nelle fasi iniziali della vita terrena, l’individuo subisce un periodo di formazione e di educazione con cui acquisisce gli strumenti intellettuali e spirituali di base necessarie per una crescita continua. Quando l’individuo raggiunge la maturità fisica in età adulta, diventa responsabile del suo ulteriore progresso, che ora dipende interamente gli sforzi che farà. Con le lotte quotidiane dell’esistenza materiale, le persone gradualmente approfondiscono la loro comprensione dei principi spirituali che sottendono la realtà, e questa comprensione permette loro di relazionarsi in modo più efficace a se stessi, agli altri e al Signore. Dopo la morte fisica, l’individuo continua a crescere e svilupparsi nel mondo spirituale, che è più grande del mondo fisico. Quest’ultima affermazione si basa sul concetto Baha’i dell’anima e della vita dopo la morte fisica. Secondo gli insegnamenti bahá’í, la vera natura degli esseri umani è spirituale. Al di là del corpo fisico, ogni essere umano ha un anima razionale, creata da Dio. L’anima è un’entità immateriale, che non dipende dal corpo. Piuttosto, il corpo serve come suo veicolo nel mondo fisico. L’anima di un individuo viene in essere al momento in cui viene concepito il corpo fisico e continua ad esistere dopo la morte di questo. L’anima del singolo è la sede o il luogo della sua personalità, di sé, e della sua coscienza.
L’evoluzione dell’anima e delle sue capacità è lo scopo fondamentale dell’esistenza umana, attraverso la conoscenza di Dio e l’amore per lui. Bahá’u’lláh insegna che l’unica vera e duratura felicità per gli esseri umani risiede nel perseguimento dello sviluppo spirituale. La persona che ha preso coscienza della sua natura spirituale e che si sforza coscientemente di progredire spiritualmente si chiama “cercatore” di Bahá’u’lláh. Questo cercatore deve, in ogni momento, porre la sua fiducia in Dio, staccarsi dal mondo di polvere rinunciare al proprio orgoglio e vanagloria, usare pazienza e rassegnazione, osservare il silenzio e astenersi da chiacchiere e maldicenze perché l’eccesso di parola è un veleno mortale per la luce del cuore.e l’anima. Egli deve accontentarsi di poco e liberarsi da ogni desiderio smodato. All’alba di ogni giorno il ricercatore comunica con Dio. Il ricercatore perdona il peccatore e cresce attraverso la ricerca spirituale. Ad esempio, quando si fa uno sforzo per liberarsi di pregiudizi e superstizioni, in risposta agli insegnamenti di Bahá’u’lláh, il risultato è un aumento della conoscenza e l’amore per gli altri esseri umani, e questo, a sua volta, aiuta l’individuo di vivere la vita in modo più efficace. Dal momento che la religione ha una dimensione sociale, i baha’i sentono che la mancanza prolungata dal mondo e dal contatto con la società (come ad esempio fanno i sadhu indiani) non è necessario o utile per la crescita spirituale (anche se un ritiro temporaneo di volta in volta può essere legittimo e sano), perché gli uomini sono esseri sociali che progrediscono socialmente e spiritualmente solo vivendo in comune con altri nel messaggio di Dio. In altre parole, lo sviluppo sociale del genere umano, se correttamente eseguito, deve essere una espressione collettiva del nostro sviluppo spirituale. Anche se il numero dei fedeli Bahà’ì in India è esiguo in proporzione alla popolazione nazionale, è per se’ numericamente grande, di circa 1.880.000 bahá’í. In India le radici della Fede Bahá’í risalgono al 1844 quando Bahà’u’llà incoraggiò alcuni dei suoi seguaci a spostarsi in India. Si dice che il Professore Pritam Singh, membro della comunità Sikh all’epoca, in India sia stato il primo ad accettare la Fede Bahá’í, e il primo a pubblicare un settimanale bahá’í in quel Paese. Nel 1910 a Bombay si svolse la prima Convenzione bahá’ indiana in cui viene anche promossa una raccolta di fondi per costruire un tempio e una scuola. Gli insegnamenti bahà’ì furono resi comprensibili al popolo delle campagne e alle caste basse adattandole ad un contesto indu, utilizzando i principi e il linguaggio familiari a queste genti

  • presentando Bahá’u’lláh come l’avatar di Kalki che secondo il Visnu dei Purana apparirà alla fine del Kali Yuga allo scopo di ristabilire un’era di giustizia
  • sottolineando le figure di Buddha e Krishna come ultime Manifestazioni di Dio o suo avatar
  • facendo riferimenti alle Scritture indù come la Bhagavad Gita
  • sostituendo il sanscrito all’ arabo e al persiano (così Bahá’u’lláh diventava Bhagavan Baha) e inserimento nelle canzoni e nella letteratura indù luoghi santi, eroi e figure poetiche.

Così in breve tempo la maggior parte di un piccolo villaggio di circa 200 persone di massa si convertì alla Fede Bahá’í. La propaganda religiosa è continuata attraverso le Assemblee Spirituali, le conferenze a cielo aperto, la costruzione dei templi e delle scuole fino a pervadere le regioni di Madhya Pradesh, Uttar Pradesh, Andra Pradesh e Gujarat. Così l’ India divenne la più grande comunità bahá’í del mondo nel 2000, dopo meno di un secolo di insegnamento di massa, con una popolazione ufficiale di Bahá’í di più di 1,7 milioni. Il Tempio Bahà’ì a Delhi, noto come il Tempio del Loto, è stato completato nel 1986 vincendo numerosi premi per la sua architettura tanto da diventare “l’edificio più visitato in India, superando anche il Taj Mahal, con circa 4,5 milioni di visitatori l’anno.

Fin dalla sua nascita la religione ha avuto un importante coinvolgimento nello sviluppo socioeconomico anche delle donne delle quali è stata promossa la libertà, la parità con l’uomo e l’educazione. Nel 1987 il numero di progetti di sviluppo riconosciuti ufficialmente era salito a 1482.Tra gli altri impegni importanti durante la sua visita di Stato in India, 5-7 novembre 1999, Papa Giovanni Paolo II ha partecipato ad un incontro interreligioso con i rppresentanti di questa chiesa.

Nel giugno del 2008 alcuni giuristi leader del sistema indiano legale, giornalisti, e attivisti dei diritti civili hanno firmato una lettera aperta che esorta l’Iran a rispettare le convenzioni internazionali sui diritti umani e rilasciare i detenuti in Iran leadership della Fede Bahá’í .

Nel 2012 la Casa Universale di Giustizia ha annunciato la costruzione della prima casa di culto in Bihar.

I baha’i dell’India sono attivamente impegnati nella ricerca del miglioramento della società attraverso il perseguimento di processi di trasformazione, individuale e sociale in una impresa di apprendimento collettivo. La guida e le risorse per tutte queste attività vengono convogliati attraverso i consigli direttivi Baha’i a livello locale, regionale e nazionale e sotto l’egida dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i d’India, l’organismo di vertice che cura gli affari della comunità indiana Baha’i. In collaborazione con altre organizzazioni i baha’i dell’India stanno imparando ad affrontare le gravi sfide della società, come le differenze tra caste e religioni, le diseguaglianze e i pregiudizi, l’analfabetismo, e la mancanza di istruzione, la violenza, la povertà, la corruzione e il degrado morale a favore della rettitudine etica, l’amore, la giustizia, la compassione, l’uguaglianza perché gli esseri umani nascono nobili e la parola di Dio li aiuta a impegnarsi in un percorso duraturo di trasformazione spirituale e sociale.

Bahá’u’lláh morì da esule e prigionieroin Palestina nel 1892. Il suo corpo riposa nella tomba a Bahjí, poco distante da Akka, nell’attuale Israele. Lo stile di vita di un bahà’ì è delinato da questi precetti: preghiera e meditazione personale, coinvolgimento in attività volte alla pace mondiale e al rispetto dei diritti dell’uomo, digiuno da cibi solidi e liquidi per diciannove giorni dall’alba al tramonto tra il 2 e il 20 marzo (a differenza degli islamici che lo fanno per ventinove giorni e in periodi diversi); astinenza totale da alcol e droghe alteranti e intossicanti il sistema nervoso centrale, salvo prescrizione medica e con scopi strettamente terapeutici; astensione dall’attivismo partitico e dalla semplice iscrizione a partiti (in quanto la fede bahá’í racchiude in sé un insieme di ideali propedeutici a una nascente, pacifica politica universale) con rispetto comunque per i governanti e obbedienza alle leggi in vigore nel Paese di residenza tranne nel caso di richiesta di abiura della fede – caso non ipotetico poiché in taluno stato islamico ciò viene richiesto ai bahá’í anche sotto minaccia di pena capitale, minaccia incombente tuttora in Iran, dove si vuole introdurre la pena di morte per apostasia (da notare che i bahá’í considerano Maometto sullo stesso piano del fondatore della loro fede); unità nella diversità; lavoro non visto solo come fonte di mero guadagno, ma anche come atto di culto, se fatto in spirito di servizio all’umanità; apporto alla vita comunitaria attraverso le feste del diciannovesimo giorno (in concomitanza con l’inizio di ogni nuovo mese baha’i) e alla democrazia consiliare elettiva interna attraverso le elezioni annuali dell’assemblea spirituale locale (a suffragio universale, per i maggiori di 21 anni, totalmente senza campagne pubblicitarie; in quanto dovrebbero essere valutate ed elette persone con qualità morali, intellettuali e spirituali che siano intimamente e praticamente vissute e non sbandierate per secondi fini), istituzione che guida le comunità locali in ogni località che presenti almeno 9 baha’i adulti; ne consegue l’inesistenza tra i bahá’í di qualsiasi forma di clero professionale. La fede bahá’í considera il vegetarianesimo quale possibile scelta di alimentazione ideale per l’uomo del futuro. E’ stato introdotto un nuovo calendario solare (calendario Badì), composto da diciannove mesi, di diciannove giorni ciascuno, cui si aggiungono (di volta in volta, a seconda se l’anno è bisestile o meno) quattro o cinque giorni, definiti “giorni intercalari”.

Tra le sacre scritture della fede Bahai spicca il “Libro più santo” scritto da Bahá’u’lláh,completato a San Giovanni d’Acri attorno al 1873 e pubblicato in arabo a Mumbai attorno al 1891. Poi c’è il “Libro della Certezza”, scritto da Bahá’u’lláh, parte in lingua persiana e parte in lingua araba, nel 1861 durante il suo esilio a Baghdad, allora provincia dell’Impero ottomano; seguono “Le Parole Celate”, “La proclamazione di Bahá’u’lláh ai re e ai governanti del mondo”, “Gli inviti del Signore degli Eserciti”, “Gemme di misteri divini”, “Le sette valli e le quattro valli”, “L’epistola al figlio del lupo”, “Preghiere e meditazioni”, “Tavole di Bahá’u’lláh”. Questi testi, e altri ancora, sono stati tradotti in italiano e pubblicati dalla Casa Editrice Bahá’í italiana, mentre parecchi scritti sono ancora da tradurre dall’arabo o dal persiano, lingue usate da Bahá’u’lláh per la sua rivelazione. I baha’i parlano di un centinaio di libri scritti dal fondatore della loro fede.

Il simbolo della fede bahà’ì è una stella a nove punte. 

Precetti bahà’ì:

“Discerni coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino”. Bahá’u’lláh

«Il primo principio è la ricerca indipendente della verità, perché la cieca imitazione del passato arresta lo sviluppo della mente. Ma quando ogni anima indaghi la verità, la società è liberata dalle tenebre di una continua ripetizione del passato.» Abdu’l-Bahá

«Nella famiglia umana la diversità dev’essere causa di amore e di armonia, come nella musica dove molte note differenti si fondono producendo un perfetto accordo. Se incontrate persone di razza e colore differenti da voi, non siate diffidenti e non ritiratevi nel vostro guscio di formalità; siate lieti e mostrate loro gentilezza.» Abdu’l-Bahá

Tutte le religioni provengono da un’Unica Sorgente, da un unico Dio. Indipendetemente da come lo chiamiamo, Dio, Allah, Geova, Brahma, tutte queste designazioni si riferiscono ad un’Unico Essere la cui natura è inconoscibile e inaccessibile all’essere umano. L’unica via per l’uomo di conoscere il suo Creatore è attraverso i Suoi Messaggeri, che guidano ed insegnano all’umanità, come Zoroastro, Buddha, Krishna, Abramo, Mosè, Gesù, Muhammad, e Bahá’u’lláh.Tutte le religioni, sono fondamentalmente uguali e differiscono solo nell’aspetto esteriore, unicamente perché apparse in diversi periodi storici e perciò rivolte a situazioni differenti.».

«Associatevi con i seguaci di tutte le religioni in ispirito di amicizia e di cameratismo».Bahá’u’lláh

Esiste un’unica razza umana, e il pregiudizio, qualunque forma esso prenda, ne blocca il suo sviluppo e come tale va superato, in modo da creare le condizioni per una società pacifica e giusta.”.

«Non v’è alcun dubbio che i popoli del mondo, a qualsiasi razza o religione appartengano, si ispirano a un’unica Fonte celeste e sono sudditi di un solo Dio». Bahá’u’lláh

In una tale società mondiale la scienza e la religione, le due forze più potenti della vita umana, saranno riconciliate e, cooperando, si svilupperanno armoniosamente.” (I bahá’í credono che Dio sia l’Autore delle rivelazioni religiose e il Creatore dell’universo, lo stesso che la scienza indaga. L’armonia fra le due, religione e scienza, è quindi importante al fine del progresso dell’umanità). Bahá’u’lláh

“Possiamo raffigurarci il mondo dell’umanità come un uccello – le donne sono un’ala è e gli uomini l’altra. Perché l’uccello possa volare, entrambe le ali devono essere egualmente sviluppate (parità tra uomini e donne).”. Bahá’u’lláh

La famiglia è la più piccola unità nella scala dell’organizzazione umana. Come tale è di grande importanza e la sua salvaguardia e sviluppo è alla base dell’unità globale.

Il più importante ruolo che le imprese economiche devono svolgere nello sviluppo consiste dunque nel fornire alle persone e alle istituzioni i mezzi con cui essi possano conseguire il vero scopo dello sviluppo, ossia, costruire le basi di un nuovo ordine sociale che coltivi le illimitate potenzialità latenti nella coscienza umana.

 Questo testo è stato scritto con l’ausilio di queste fonti:

http://www.bahai.it/

http://www.bahai.in/

http://www.bahai.org/faq/facts/bahai_faith

http://en.wikipedia.org/wiki/Bah%C3%A1’%C3%AD_Faith_in_India

(nella foto, il Lotus Temple di Delhi).