Questa luce in se stessi – J.Krishnamurti

raggi-di-luce1

Il caos e il disordine del mondo attuale sono un pericolo per la vita e si stanno diffondendo ovunque.

Quindi ogni serio osservatore di se stesso e del mondo deve porsi queste domande.

Gli scienziati, i politici, i filosofi, gli psicanalisti, i guru, che siano indiani, tibetani, o del vostro stesso paese, non hanno risolto i problemi dell’umanità; ci hanno offerto un’infinità di teorie, ma senza risolvere i problemi.

Nessun altro lo farà per noi.

Noi dobbiamo risolvere questi problemi perchè li abbiamo creati.Purtoppo non siamo disposti a guardare i nostri problemi e a esaminarli per capire perchè viviamo uina vita così egoistica, così incentrata su noi stessi.

Ci stiamo chiedendo se è possibile vivere con bontà e con la sua bellezza, con la sua santità.Se non è possibile,saremo costretti ad affrontare il rischio maggiore del caos nella nostra vita, nella vita dei nostri figli e delle future generazioni.

Siamo disposti a conoscere noi stessi?

Perchè il mondo è noi stessi. In tutto il mondo gli esseri umani, di qualunque colore, religione, nazionalità o fede, soffrono psicologicamente, interiormente. Soffrono di grande angosce, di grande solitudine, di profonda disperazione e depressione, sentono profondamente la mancanza di significato nel vivere come viviamo. In tutto il mondo le persone sono psicologicamente simili. Questa è una realtà, una verità, un fatto. psicologicamente, voi siete il mondo e il mondo è voi, e comprendendo voi stessi comprenderete la totalità della struttura e della natura umana.Non è un interesse egoistico, perchè quando vi conoscete potete andare al di là di voi stessi approdando a una dimensione completamente diversa.

Che cosa ci farà cambiare? Altri shock? Altre catastrofi? Altre forme di governo? Immagini diverse? Differenti ideali? Ne avete già una vasta gamma,eppure non siete cambiati. Più sofisticata diventa la vostra istruzione, più diventiamo civilizzati, civilizzati nel senso di sempre più lontani dalla natura, e più diventiamo inumani.Quindi, che fare?

Dato che nessuna di queste cose esterne mi sono d’aiuto, compresi tutti gli dèi, è evidente che devo conoscere da solo me stesso. Devo vedere ciò che sono e trasformarlo radicalmente. Da questo si manifesterà la bontà, e allora potremo creare una società buona. 

Questa luce in se stessi – J.Krishnamurti

fonte foto; trovata su internet al sito http://www.visionealchemica.com

22 thoughts on “Questa luce in se stessi – J.Krishnamurti

  1. accantoalcamino scrive:

    Ciao, non sono pessimista ma credo che non si possa più tornare indietro, nessuno ha voglia e .l’umiltà di guardarsi dentro, ammettere gli errori e rimettersi in discussione per migliorarsi. Io,sin dalla tenera età credo nella reincarnazione, peccato che non rimanga memoria delle vite precedenti così si potebbe rimediare agli errori… Buona giornata.

    • passoinindia scrive:

      Una bella riflessione, la speranza di rinascere, di reincarnarsi per rimediare agli errori e non ripeterli più. Non è mai troppo tardi se il miglioramento lo cerchiamo in noi stessi e, se troveremo quella luce, forse anche gli altri vedranno.Grazie

  2. Silvia scrive:

    Molto interessante come sempre, buona giornata!🙂

  3. giò scrive:

    tutto tragicamente vero…ma una volta compreso che il benessere di tutti ci riguarda e che il mondo siamo noi non un entità astratta,possiamo fare la differenza partendo da noi stessi,anche nelle piccole cose…ci vorrà tempo,ma assumersi la responsabilità del cambiamento ci dà speranza almeno per le future generazioni…certamente bisogna essere disposti a guardarsi dentro e ad accettare che ciò che si scopre non è sempre esaltante…grazie Giò

    • passoinindia scrive:

      si, giò la penso come te. Imparare a guardare dentro e non fuori, santo cielo! Tirare su la testa dai cellulari, imparare a sentirsi, ad ascoltarsi dentro, in quell’istante, in quel momento godere dell’attimo, un soffio, una brezza, qualcosa di bello visto o ascoltato…

  4. tramedipensieri scrive:

    Non abbiamo capito che la nostra esistenza corre su un filo e che su questo filo ci sono anche gli altri.
    E che le nostre vite sono strettamente legate. L’egoismo non aiuta.

    buona giornata
    .marta

  5. sallychef scrive:

    ci nutriamo di “cronache nere” per rafforzare l’idea che la colpa non è nostra e perciò non ci riguarda. noi siamo i bravi.
    Oggi io DIGIUNO da tutto questo, non perderò peso🙂 ma farò ancora un passo indietro per non avvicinarmi al punto di non ritorno.
    Sally

  6. Molto profondo, mi ha fatto molto piacere leggere questa riflessione

  7. A scrive:

    Leggere pensieri del genere è sempre deprimente per me… avendo da qualche anno contatto (purtroppo solo intellettuale, tramite libri) con il pensiero orientale – che sia J.K. o siano tanti altri, raccolti in quella bella collana – capisco quanto il mondo è marcio, e questa differenza mi deprime. E’ vero che dobbiamo cambiare noi stessi per primi, ma è anche vero purtroppo che se gli altri non lo fanno, non puoi non notare una certa distanza fra te e quelli.
    Sinceramente stavo meglio qualche anno fa, a scuola. Ero ribelle, ma non esagitato. Mi davano fastidio le regole tanto per, le convenzioni, la stupidità del sistema, il fare le cose senza sapere perché, l’arrendersi al male ecc, tutte cose che JK dice in lungo e in largo. E ora che lo so? ora che prendo maggior consapevolezza di tutto questo, qual è il risultato? nell’essermi allontanato enormemente dalla media, e per questo mi sento escluso, forse incompreso. Anche un’amica ha lo stesso problema per certi versi, e ne soffre tantissimo, forse più di me.
    Non lo so.. ma forse piuttosto piuttosto che avere in mano uno che ti dice una cosa, ma non avere il risvolto pratico, meglio non sentire niente. Piuttosto che prendere consapevolezza di un problema e rendersi conto di non poter fare nulla per cambiarlo, meglio non saperne niente. Per me la cosa più importante nella vita è stare bene, e cercare la serenità quanto possibile. Se qualcosa te la turba ma poi non te la ristabilisce, allora ovviamente meglio che non succedeva.
    Non so quale sia il mio posto in questo squallido mondo, e non so se mai lo troverò; però avermi aperto gli occhi sulla mia natura è stato un trauma che vivo quasi quotidianamente. Infondo vige la legge dell’evoluzione, dell’adattamento. Io non sono adattabile per niente. Sono un pinguino sbattuto nel Sahara, o un cammello sbarcato in Antartide. Posso andare nei frigoriferi nel primo caso o stare tutto il giorno vicino al fuoco nel secondo, ma penso sia leggermente penoso vivere così…
    Ho letto non molto tempo fa “la vita autentica” di Mancuso, dove si parla, fra le altre, del concetto di “verità relazionale”, su elaborazione del pensiero di Bonhoeffer. Ecco, a me sarebbe servita una verità di quel tipo. Per com’ero, per come sono, una verità di quel tipo mi ha fatto più male che bene. Ma ormai è fatta, e non si può tornare indietro.

    • passoinindia scrive:

      Intanto ciao e benvenuto. Ho letto accuratamente il tuo commento accalorato, intimo (e per questo ti ringrazio) e profondo. Delle tue parole mi piace l’espressione che dai di te come ribelle alle convenzioni sociali e come individuo che, anche attraverso la lettura, ha preso consapevolezza della realtà delle “cose”.E in questo ti sento molto vicino a me che tuttavia non mi sento di parlare di “distanza verso gli altri”, la “media”, almeno non col il senso che usi tu. E’ innegabile che i differenti percorsi di vita che gli individui scelgono, li collocano inevitabilmente su piani sociali, intellettuali, religiosi, ecc. diversi. Ed è quindi di tutta evidenza che ogni persona si inserirà o tenderà ad inserirsi nel contesto sociale che più gli è affine perché in quel contesto si parla “la stessa lingua”, ci sono interessi e aspirazioni comuni e simile modo di pensiero ed azione. Il “non plus ultra” sarebbe quello di riuscire a contestualizzarsi a livello più ampio, in “contesti differenti” in onore della circolazione delle idee, dell’utilità di osservare le cose da punti di vista e perché anche il caleidoscopio più colori ha (ad esempio le idee di cui parlo) e più è bello. Anche due persone differenti tra loro avranno qualcosa da scambiarsi e se questo può sembrare inutile e improbabile almeno ne vale il tentativo. Poi si fanno delle scelte conseguenziali (gli amici te li scegli e l’uomo o donna della vita anche); meno facile è essere selettivi in realtà “subite” come quelle lavorative che richiedono adattamenti (si potrebbe anche chiamarli compromessi) inevitabili almeno per sopravvivere (e , per qualcuno, per fare la sua carriera professionale – ahi!).
      Quello che viceversa mi lascia un po’ con l’amaro in bocca e il tuo rifiuto di sapere, di allontanare tutto ciò che ti rende maggiormente palese la realtà, per non soffrire, per non sentirsi disadattato. Ecco, qui non mi trovi. Perché è un diritto oltre che un dovere verso noi stessi non privarci di quegli strumenti che ci rendono individui in grado di ragionare, di giudicare, di prendere posizione, di difenderci e di difendere, insomma tutto quello che ci consente di essere migliori. Credo fermamente che l’ignoranza sia una colpa, una grave carenza verso se stessi e verso gli altri. Io preferisco utilizzare i miei mezzi culturali, la mia capacità di osservazione, le informazioni “intellettuali” acquisite nel tempo per costruirmi un’idea personale e anche per difendermi in questa società spigolosa; dopodiché, creata l’idea, la confronto, la esperimento (perché mi piace osare e assumermene le conseguenze), la seziono, analizzo i risultati del mio comportamento; il tutto nel rispetto delle idee altrui, fatta salva la libertà di dibattimento. Siamo esseri migliori se siamo versatili, flessibili (attenzione, non adattabili, né “paraculi”), perché anche ammettere di aver sbagliato aiuta a crescere. La verità relazionale di Bonhoeffer è una verità più ampia della verità stessa. Bonhoeffer la spiega con la storia del bambino che nega che il proprio padre è un ubriacone; in questo, secondo Bonhoeffer, non sta dicendo una bugia ma applicando una verità relazionale dove il rapporto umano supera per importanza la vera verità delle cose in onore della relazionalità dell’essere e dell’incremento della qualità delle relazioni. Personalmente non la applicherei indiscriminatamente, perché tutto sommato preferisco dire ed avere una cruda verità. Altrimenti anche questa verità relazionale rischia (attenzione, non dico “è”) di diventare l’ennesimo compromesso.

      Io ti ringrazio di leggere il blog e anche questo sbrodolamento di parole che ti scrivo. Mi fa piacere sentirti ancora.

      Non ho letto il libro ma mi incuriosisce molto e lo farò.

      Ah, un ultima cosa. Sono felice che tu non possa tornare indietro. Vai bene così.

  8. A scrive:

    Quel problema della verità può essere altamente fraintendibile, lo so. Mi verrebbe da pensare di prendere quel libro di etica dal quale è tratto, se non costasse 40 euro… sperando anche sia completo, perché a quanto dice Mancuso è lasciato incompiuto, perché l’hanno impiccato per esser stato “poco d’accordo” con le idee del regime…
    Quindi è una cosa da capire bene, e da applicare di conseguenza. Un esempio che ricordo spesso, e che ho trovato circolando su internet, è ciò che dice il Buddha a due persone che vanno a trovarlo. Sostanzialmente il primo “vuole” sapere che Dio esiste, e glielo conferma; il secondo no, e glielo conferma. Così ognuno è contento.
    Tu, come altri, preferisci la “cruda” realtà: niente di male, se questa è la tua vera natura. Ma per quanto mi riguarda preferisco essere nella beata ignoranza se ciò mi fa stare meglio. Bada bene però: non devo sapere neanche che non so! voglio esser come tutti, ma non devo sapere di esser stato così! se volessi una vita “normale”, ma felice tutto sommato, dove non c’è granché di cui lamentarsi, naturalmente sceglierei quella. Alle volte sono masochista, ma non a questi livelli! ho un’amica così, e per l’idea della “cruda verità” la pensa come te. Preferisce pensare che “il mondo fa schifo”, ed esser diversa, e non voler cambiare, piuttosto che voler adattarsi come me.
    Io un dannato idealista, e pure lei è così. Ma forse con la differenza che ho un istinto di sopravvivenza troppo forte, e una soglia di sopportazione labile, che di fatto è minacciata costantemente.
    Conosci i tipi psicologici junghiani? prova a fare il test per esempio sul sito “la stessa medaglia”, dove sono spiegate mirabilmente bene tutte le 16 personalità. Io sono infp, e se dai un’occhiata penso capirai bene perché quelli come me rischiano di esser “fottuti” nella normalità. (Poi ovviamente con tutte le eccezioni ecc, e anche perché la personalità di base è solo indicativa… d’altra parte dice parecchio).
    Io più che “Rifiutarmi” (presente) avrei preferito “aver rifiutato”; non aver manco cominciato. Ora anche volendo mi sento troppo dentro per tirarmi fuori. Cito un passaggio che ha espresso perfettamente ciò che pensavo: “Forse Mefisto potrebbe farsi gioco di me dicendo che chi si dedica alla speculazione è come un animale che mangia l’erba secca in mezzo a un campo verdeggiante [Goethe, Faust: “Te l dico: chi si perde in astrazioni / è come un animale che uno spirito maligno / mena in giro per campi inariditi / e ha tutt’intorno bei pascoli verdi], ma come per il filosofo (Hegel) che diceva di esser condannato a filosofare, forse anche per chi abbia mangiato una volta del frutto proibito non è possibile evitare una tale angustia” (N. Kitaro, conclusione della prefazione a “uno studio sul bene”).
    Se non posso tutto questo, almeno possa esser “libero da tutto” come JK! Quante volte ho letto che fra tutte le nostre attività, volte alla fuga di noi stessi, c’è anche la lettura! Faccio ancora il finto erudita, e ti cito un altro passaggio, che mi è rimasto impresso non per caso: “And all hobbies are […] ways and means to keep escaping from yourself.” (Osho, the Dhammapada, vol.1)
    E non dimentichiamoci di dire che, se è vero che il problema è solo nostro, della nostra mente, so anche teoricamente (teoricamente) il modo per venirne fuori… se non che appunto quella è la teoria, ma la pratica a quanto pare non vale per tutti. O boh, forse ci vorrà ancora tot tempo. Se mi sento un alieno non posso autoconvincermi o di non esserlo, di esserlo “ma va bene così”, o quant’altro. Non riscontro il fatto che basta prender consapevolezza di un qualcosa per liberarsene. Non mi pare che liberarsi dal condizionamento ti tolga molti problemi, perché se ti toglie i primi, te ne mette altri. Se sono condizionato e parlo con un condizionato andiamo d’accordo; se non sono condizionato da nulla e parlo con milioni di condizionati il dialogo diventa massacrante. Se poi ci metto il fatto che, anche per questi motivi (che strano eh?) non ho un lavoro, non posso di certo amare la società e le persone, e volerle aiutare come JK e altri hanno fatto. Sono alienato, non mi aiutano, e devo pure aiutare io loro? Non sono così buono…
    Eh sì, è una brutta cosa non accettare sé stessi. Ma anche peggio è non accettarlo perché senti minacciata la tua sopravvivenza. Cioè sopravvivo perché sono a casa dei miei, ma se loro non ci fossero?
    Molto probabile che se fossi in un paese migliore sarei molto più ottimista. Se facessi il lavoro di JK potrei esser contento sì della mia vita!
    Un’altra cosa che per molti può risultare “disturbante”, che ho trovato sempre nel libro di Mancuso, è che lui pensa che esista una specie di “provvidenza” o “giustizia” non personale, ma genrale; esiste ordine, ma al fine dell’insieme, non del singolo. Di fatto vige la legge dell’evoluzione, dell’adattabilità. Inutile dire che non può non venirmi in mente ogni tanto che sono tuttora tagliato fuori, se non trovo il modo di “adattarmi”.
    … ma quanti pensieri inutili! non è meglio esser pragmatici, laboriosi, ottimisti e propositivi, invece che me? vedi il punto è sempre quello…
    grazie a te.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...