Odore di terra

take off

Surjit era mio vicino di casa oltre che amico, anche se molto più grande di me. Dopo essersi laureato, quindici anni fa, non avendo molta speranza di trovare un lavoro in India, si trasferì in Canada con l’aiuto di qualche suo parente.

Una mattina, mentre stavo bevendo il tè, mia madre mi disse che Surjit era tornato e quindi, la sera andai a trovarlo a casa sua. Quando lo vidi, rimasi un po’ scioccato, perché non era affatto cambiato oppure era proprio la gioia di tornare in India che gli aveva tolto dieci dei suoi anni. Appena mi vide, mi abbracciò forte e mi presentò sua moglie e i suoi due figli adolescenti. Dopo aver chiacchierato un bel po’ di tempo, decidemmo di fare una passeggiata insieme, in mezzo ai campi, come facevamo una volta; mi raccontò di quanto fosse migliore la qualità di vita in Canada e di quanto vi si trovasse bene; mi disse di avere una propria azienda di trasporti e poi mi mostrò, dal cellulare, alcune foto di casa sua che era davvero molto grande e bella. Aveva tutto quello che poteva desiderare, compreso soldi a sufficienza. Ciò che gli mancava era l’ odore di questa terra dove lui era nato e cresciuto e che aveva dovuto lasciare tempo fa. Adesso, la sua grande preoccupazione era che i suoi figli avrebbero, prima o poi, dimenticato la cultura e le tradizioni del loro paese di origine e questo era il vero motivo del suo ritorno.

Lo vedevo quasi ogni giorno che girava nei vicoli del villaggio, salutando i suoi compaesani, giocando a cricket con i bambini, aiutando qualcuno a mungere una vacca, facendo una partita a carte con gli anziani del villaggio, riuniti sotto un grande albero di pipal, ai quali raccontava le storie del Canada.

Lo vedevo così contento, sembrava che qui avesse ritrovato tutto ciò che non aveva più. Ma i suoi figli, che erano nati è cresciuti laggiù, lontano, non ne condividevano la gioia; i parenti che Surjiit incontrava con grande affetto erano per loro persone qualunque.

Surjiit mostrò ai ragazzi le bellezze dell’India, il Taj Mahal, maestosamente bianco, i forti in Rajasjthan, dominanti il deserto, i templi antichi, icone di alta devozione e quant’altro rendesse così affascinante il suo, il loro Paese, cercando di coinvolgerli in questo suo appassionato ritorno. Ma niente attirava la loro attenzione, niente li entusiasmava; quei vecchi palazzi non potevano competere con i moderni edifici che erano abituati a vedere e con le eleganti vetrine del centro, dove scorrevano veloci auto di lusso invece che vecchi tuc tuc; la gente sembrava provenire da un mondo arcaico, superato, le case perdevano il loro intonaco, i vetri erano impolverati, le strade non perfettamente asfaltate ed i mercati, congestionati, non avevano nulla a che fare con i grandi supermercati dove tutto era perfettamente pulito e ordinato; e, poi, c’erano quei suoni di clacson… quelle urla di ambulanti… quegli incerti risciò… e quello strano odore… 

Così, mentre Surjit era molto felice, i ragazzi erano già annoiati e avrebbero voluto tornare a casa.

Quando Surjit partì non aveva lacrime ma era chiaro che il suo cuore e la sua anima, insieme, stavano piangendo; tuttavia lo imbarazzava mostrarlo ai ragazzi che, contenti, già assaporavano quel ritorno a casa, la compagnia dei loro amici e dei loro compagni di classe.

(TESTO BY PASSOININDIA)

24 thoughts on “Odore di terra

  1. elinepal scrive:

    La tragedia di chi deve lasciare la sua terra. Il cuore diviso per sempre.

  2. Mr. Incredible scrive:

    triste, ma vero. in val camonica come in India…

  3. tramedipensieri scrive:

    Dovresti vedere tutti i sardi che arrivano e ripartono….ogni festività, ogni estate…
    Lo leggi nei loro occhi ogni volta che “volano” per altre terre…divisi tra qui e l’altrove.

  4. solounoscoglio scrive:

    sono gravemente affetta di sindrome dell’emigrante: mi emoziono davanti ad una cassata siciliana…ma anche dopo questa lettura.
    un caro saluto.

  5. A volte bisogna andarsene per poter costruire qualcosa. Poi i figli nati grazie all’aver costruito qualcosa sono figli della nuova terra. Ovunque viva questa famiglia, ci sarà sempre una parte di essa che non si sentirà a casa. E’ difficile e triste.

  6. giò scrive:

    Commovente davvero…anche io nel mio piccolo,quando vado nella terra dei miei genitori sento di appartenere a quel luogo,il ritorno alla mia vita ogni volta è un trauma…però è importante ciò che riesco a conservare nel mio cuore,sia esso l’odore della terra,o i piccoli rumori che in campagna ,di notte mi tengono sveglia…sono queste le cose che nessuna distanza,può far dimenticare …sicuramente anche per il tuo amico sarà cosi’ grazie Giò

  7. Nicola Losito scrive:

    Una storia semplice, ma assolutamente vera. E’ proprio così che succede. I vecchi ricordano con affetto il loro passato e loro origini. I giovani no. Il loro passato devono ancora costruirselo.
    Nicola

    • passoinindia scrive:

      Questa è una bella riflessione. Ognuno, in fondo, ha il passato che si è costruito, come orme lasciate dove si è camminato. Io credo che i figli, nati qui, degli stranieri arrivati in Italia tempo fa, dispongano di una ricchezza particolare, ovvero il bagaglio culturale trasmessogli dai genitori e quello che raccolgono poco a poco qui in Italia. Speriamo sappiano farne buon uso ma onestamente credo che ne abbiano tutte le carte. La seconda generazione, i figli di questi figli, probabilmente avranno già perso qualcosa di quel grande bagaglio anche se probabilmente saranno maggiormente integrati nel nostro Paese. Un saluto e grazie.

  8. Si parte per andare a stare meglio, e sembra che il tuo amico ci sia riuscito…ma, come in tutto, rimane un prezzo alto da pagare
    La distanza, la lontananza dalle origini, sono le sue…u suoi figli avranno le loro…e forse vorranno colmare in futuro quel vuoto che si lasciano dietro ora…

    • passoinindia scrive:

      Chissà, Manuel. Un tempo eravamo noi gli emigranti ma forse per capire bisogna vivere direttamente l’esperienza. Se ci pensi il mondo sta diventando sempre più piccolo, è più facile viaggiare e la comunicazione va veloce. Tutto questo permetterà a loro di ritrovare la fila delle briciole lasciate dietro di loro, come Pollicino…

      • ne sono sicuro….
        Sono anche io un emigrante, l’italia mi è sempre mancata, ma andando avanti con gli anni mi mancano anche cose che una volta detestavo…questione di sensazioni ed odori, piuttosto che ricordi e luogjhiloro entratro nel cuore anche senza accorgersene, e che questi ricordi torneranno un giorno a voler far loro accorciare le distanze (adesso che È sempre più facile)

      • passoinindia scrive:

        cosa è che ti manca?

  9. aldobenedetti scrive:

    Hei ma com’è che non ricevo più le notifiche di quando pubblicate i post? eppure sono tutt’ora iscritto<1 Jay Guru! 🙂

    • passoinindia scrive:

      Ciao!!! Ma infatti mi chiedevo dove fossi finito! Non so perché ti succeda questo ma so che è capitato anche a qualcun altro. Prova a cancellarti e a reiscriverti e fammi sapere…….

  10. fulvialuna1 scrive:

    Lasciare non è mai facile…

  11. tizianatius scrive:

    Un bel racconto,avvolgente.
    t.t.

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