INCANTATORI DI SERPENTI

snake charming

Mi ricordo quei bei momenti della mia infanzia passati con i miei amici, nei piccoli vicoli del mio villaggio, giocando alle biglie, a nascondino, a pampano; urlando, litigando, piangendo, ridendo, correndo uno dietro l’altro e arrampicandoci sugli alberi. Spesso, in una piazza, le persone si radunavano per vedere gli spettacoli dei maghi, degli addestratori di scimmie ed elefanti che facevano del loro meglio per farci divertire e, alla fine, accettavano qualche spicciolo, una ciotola di riso, di farina oppure di grano.

Appena sentivamo la musica degli incantatori di serpenti, correvamo subito verso la folla ammaliata dalla loro capacità di controllare i rettili più velenosi al mondo. Li tenevano in cesti o vasi appesi ad una canna di bambù che portavano in spalla; con i loro lunghi capelli coperti da un turbante, ornati di perline, collane o conchiglie, cercavano il posto migliore dove sedersi a gambe incrociate a suonare il loro strumento fatto con una zucca, detto pungi o bin (been). Io ammiravo il loro coraggio e non sapevo che in realtà il cobra fosse sordo e che assumesse quella posizione di predatore perché quel flauto rappresentava per lui una minaccia.E poi, l’incantatore era anche un bravo giocoliere, faceva magie, come ad esempio far comparire un coniglio, un piccione, oppure un bicchiere di latte e molto altro, e vendeva pozioni miracolose.

Quella dell’incantatore di serpenti fu una “professione” molto diffusa nel XX° secolo quando, per promuovere il turismo, i governi li mandavano persino ai festival culturali d’ oltreoceano; è una professione errante, svolta da nomadi, che si è sempre tramandata di padre in figlio e, dei guadagni portati a casa, ci ha sempre vissuto tutta la famiglia. L’incantatore cattura da solo il suo serpente (ne prende circa sette all’anno), gli rimuove le ghiandole del veleno e, a volte, anche le piccole zanne per renderlo innocuo; se viene morso, utilizza sistemi tradizionali per curarsi o per limitare gli effetti del veleno.

Questa figura, che troviamo anche in altri Stati del mondo ma probabilmente nata in India, ha, in passato, goduto di una certa venerazione da parte degli indiani essendo il serpente ritenuto sacro e legato ai Naga (un’antica razza di uomini-serpente presente nella religiosità e mitologia vedica e induista). Una legge indiana del 1972, originariamente volta a prevenire l’esportazione di pelli di serpente, proibisce a chiunque di tenere un serpente, ma non è mai stata applicata nei confronti degli incantatori di serpenti; ma dagli anni 90 il governo, sollecitato dalle proteste animaliste, è diventato più restrittivo nei loro confronti; gli ha tuttavia consentito di tenere i serpenti già catturati mettendo sotto la loro pelle dei chips così da confiscare eventuali nuovi rettili catturati che non avessero questo segno di riconoscimento; anche l’urbanizzazione di certe aree rende più rara la presenza dei rettili e quindi diventa più improbabile catturarli. E così gli incantatori di serpenti stanno diminuendo, si stima ne restino solo un milione circa, e un gran numero confinati nei loro villaggi. Forse l’aumento delle televisioni e i contenuti dei documentari naturalistici hanno aiutato a demistificare un po’ il coraggio di questi nomadi. E così essi, per sopravvivere, hanno dovuto reinventarsi, diventando braccianti, produttori e venditori di antiveleni, di amuleti e di altre pozioni, soccorritori di serpenti, nonché cacciatori dei rettili che si sono intrufolati nelle case della gente (qualcuno sostiene che siano proprio loro a metterveli così da assicurarsi il lavoro!); nei peggiori casi, si danno all’accattonaggio. I figli non seguono più la professione dei padri perché proibita e comunque non più redditizia, in un’ India moderna che li considererebbe praticamente dei mendicanti.

In questi ultimi anni gli incantatori di serpenti si sono fatte le loro ragioni protestando in piazza contro il governo e brandendo il proprio serpente. Oggi alcuni governi permettono loro, in numero limitato, di essere presenti in alcuni luoghi turistici.

Non è stato facile trovare un incantatore di serpenti neppure al Nag Panchami, la festa religiosa annuale in onore del re cobra, tenutasi nello scorso agosto.

Personalmente preferisco rivedere gli incantatori di serpenti nei miei ricordi sacrificando la magia del loro fare ai diritti degli animali ad una vita più rispettosa da parte dell’uomo.

Testo e foto by Passoinindia

I SAPERA sono una tribù che cattura e incanta i serpenti.

altro video interessante (suddiviso in più parti) 

http://www.youtube.com/watch?v=27B9p4Gp5CQ

20 thoughts on “INCANTATORI DI SERPENTI

  1. bortocal scrive:

    allora è una grossa fortuna averne incontrato qualcuno nei miei viaggi (e non solo in India, anche in Marocco).

    qui una scena nello Sri Lanka😉

  2. elinepal scrive:

    Io ne sono stata terrorizzata. A jaipur mi seguivano con i serpenti nelle ceste aperte, tirandoli fuori e rendendoli verso di me. Per avere attenzione e denaro. Ma io scappavo urlando.🙂

  3. tramedipensieri scrive:

    Altro che incantatori…..seminatori di terrore!😦

  4. giò scrive:

    hai dei ricordi “magici”…i serpenti mi terrorizzano,ma ogni documentario sull’India che ne parla,mi “incanta”…a presto Giò

  5. Che bella infanzia! I mestieri tradizionali scompaiono un po’ ovunque… Conservarne almeno il ricordo è importante. Ciao!

  6. tizianatius scrive:

    Infanzia magica, conservarne il ricordo è possedere un dono, un sorriso t.t.

  7. Andrea Magliano scrive:

    Devo ammetterlo, il bimbo che persiste a vivere in me, ne continua a restare affascinato. Non ho mai avuto la possibilità di vedere un incantatore di serpente dal vivo, ma mi piacerebbe enormemente.
    Di nuovo, un saluto e grazie🙂

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