La favola indiana del vaso rotto.

Un portatore d’acqua, in India, aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso alle estremità di un palo che portava sulle spalle.

Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro vaso era perfetto. Alla fine della lunga camminata che l’uomo faceva dal ruscello verso casa, il vaso integro arrivava colmo di tutta l’acqua raccolta, mentre quello crepato ne conteneva ormai più poca. Questo andò avanti per anni. Naturalmente, il vaso perfetto era ideale per il compito per cui era stato costruito e orgoglioso dei propri risultati; viceversa, il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, e si sentiva un miserabile fallito perché era in grado di compiere solo parte del suo compito, così un giorno decise di parlare al portatore d’acqua dicendogli:

“Mi vergogno di me stesso, e voglio scusarmi con te. Sono stato in grado di fornire solo la metà del mio carico, perché a causa di questa crepa nel mio fianco tutta l’acqua se ne esce durante tutta la strada fino a casa tua. A causa dei miei difetti, non ottieni pieno valore dai tuoi sforzi “.

Il portatore d’acqua disse allora al vaso: “Hai notato che c’erano solo fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? Ho sempre saputo del tuo difetto, e così ho piantato semi di fiori lungo il sentiero dal tuo lato e, ogni giorno, mentre tornavamo, tu li annaffiavi. Per anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la mia tavola e, senza il tuo essere semplicemente come sei, non ci sarebbero quelle bellezze ad abbellire la mia casa “.

La morale della storia: Ognuno di noi ha dei propri difetti unici. Quindi siamo tutti dei vasi rotti. Ma sono le crepe e i difetti che rendono interessante e gratificante la nostra vita. Le persone vanno prese per quello che sono, e in loro bisogna cercare sempre il bene.

Beati i flessibili.

Ricordati di apprezzare tutte le diverse persone della tua vita.

foto by PASSOININDIA

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55 pensieri riguardo “La favola indiana del vaso rotto.

  1. bellissima storia!chi stabilisce cosa è perfetto?… la perfezione può essere sterile e fredda mentre i difetti che ci caratterizzano ci rendono speciali e unici e le crepe indicano che la vita è stata vissuta pienamente!…grazie della condivisione Giò

    1. Ciao Giò. amica mia, posso dire così visto che ormai ci sentiamo spesso? Ricordo di un blogger che ha spiegato come i giapponesi non buttano via i piatti rotti ma ne riuniscono le spaccature rifinendole con l’oro, proprio per valorizzare il vissuto e il valore aggiunto di quell’utensile. Un caro saluto.

      1. Gliel’ho letta oggi pomeriggio, con calma, creando un po’ di aspettativa! E devo dire che hanno colto entrambi il suo senso profondo: la grande ha colto la tolleranza dell’accettare tutti per ciò che sono, il piccolo ha capito che anche i difetti hanno qualcosa di positivo. Grazie ancora e buon week end!

  2. Le cose migliori, spesso, si sono sviluppate a partire da errori e, inoltre, ciò che è imperfetto presenta margini di miglioramento e dunque ha la possibilità di evolvere.

    1. Questo post è piaciuto molto, probabilmente perché tutti, e per fortuna, ci sentiamo imperfetti e spesso inadeguati. Ma i migliori sono come la mollica del pane, versatili, morbidi, flessibili, assorbenti. Il cambiamento, come tu dici, deriva dal volerci vedere migliori, ovviamente ognuno secondo i propri canoni, non importa quali ma che ci rendano almeno un po’ felici e appagati.

    1. ma poi è un difetto? chi e cosa stabilisce cosa è perfetto e cosa no? se usciamo dagli stereotipi e dai tabu’ sociali vedremo un mondo sfaccettato con tanti lati come un bellissimo diamante. Un saluto e grazie.

  3. Apprezzare e sforzarsi di comprendere le altre civiltà è senza dubbio uno degli aspetti più importanti nella formazione culturale di un uomo; vivere chiuso nel proprio guscio forti delle nostre convinzioni non può fare altro che ridurre le nostre possibilità.

    Colgo inoltre l’occasione per complimentarmi per il bellissimo blog, il quale seguo con ardore e finalmente ho modo di commentare a tempo pieno!

    Marcello Tomasina

    1. Ah, che bell’intervento! concordo, il confronto e la diversità (che già come parola è inappropriata) in tutti i sensi, aiuta a migliorarci, ad arricchirci di nuovi punti di vista e anche ad incazzarsi quando qualcuno, come è successo proprio stamattina, mi dice “con tutta la crisi che c’è qui, andiamo ad aiutare la gente in Africa!”. Ecco, ringrazio Dio di non essere così. Non sguazzo nel denaro ma mi sento molto ricca a non pensarla anche io in questo modo. Grazie e torna presto ma verrò a trovarti anche io. Buona serata.

      1. Mi astengo dal riportare il mio pensiero su chi ti ha detto quella cosa; ti rivelo, io sono un gran lavoratore e fortunatamente sono benestante, però più leggo e studio e più mi rendo conto che la mia ricchezza non sta nel mio portafoglio!

        Tornando al discorso delle culture io sono legato a quella indiana perchè mio fratello è stato un paio di mesi a lavorare in India; se ami i viaggi guarda il sito http://www.samsararoute.com

        Verrò a trovarti molto spesso e vedrai tanti miei commenti!

        Marcello Tomasina

      2. ma sai che avevo notato lo stesso cognome di Matteo? Solo mi sembrava indiscreto chiederti se fosse tuo parente. Ovviamente conosco SAMSARAROUTE e con tuo fratello ho parlato anche via mail. Ci siamo scambiati dei post e ho inserito la pagina di Samsara di facebook sulla pagina di Passoinindia. Sono contenta di conoscerti. Si amo i viaggi, ne ho fatti diversi e spero di farne ancora. Un salutone. Anzi un abbraccio, Salutami Matteo.

      3. Pensa te!
        Ebbene si, sono il “fratellino” di Matteo 🙂

        Beh se hai avuto modo di collaborare con samsara spero valga lo stesso con il mio blog!
        PS: mi sapresti indicare come trovare la tua pagina facebook che attualmente non sono riuscito a individuarla?

        Grazie!

      4. si, certo lo faremo. Intanto sto leggendoti. Allora, la pagina facebook è PASSOININDIA. Se ti iscrivi ti arriverà nota di tutto quello che posto. Putroppo non posso chiederti la “famigerata” amicizia perché è impostato come PAGINA,

  4. Bellissima storia. Vorrei divulgarla perché altre persone possano fermarsi un attimo a riflettere su queste belle parole. Grazie

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