Un nuovo anno di nuove strade.

                                                            Nave Saal diya Mubarka  

                                                        Naye Saal ki Shubhkaamnaaye   

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                         Un nuovo anno di nuove strade.

Salviamo le bambine

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L’aborto selettivo dei feti femminili è una piaga delle aree nel mondo in cui le norme culturali apprezzano maggiormente i figli maschi, come avviene in Cina, India, Pakistan, e nel Caucaso .

Il nascituro maschio è troppo spesso considerato come un “bene ” e preferito perché può guadagnare e sostenere la famiglia oltre a garantire la discendenza familiare e ad accudire i genitori nella vecchiaia. Una figlia, in una società patriarcale, è viceversa una ” responsabilità “, per non dire un peso; l’occasione di essere finalmente data in sposa ad un’altra famiglia sarà condizionata dalla necessaria ed adeguata dote da quest’ultima richiesta per acconsentire alle nozze e che richiede grandi sacrifici alla famiglia di provenienza.

In molti dei paesi in cui ci sono alti tassi di femminicidio, ci sono anche alti tassi di disuguaglianza basata sul sesso. In India, che ha uno dei più alti tassi di aborto di feti femmine, molte donne hanno ancora uno status inferiore nella società, quindi ricevono meno istruzione, hanno lavori poco retribuiti e spesso non hanno una indipendenza economica.

                                                                                                                                      Untitled-111-300x225

L’aborto è il primo mezzo di selezione del sesso ma in alcune regioni non mancano, come è anche spiegato e testimoniato in questo video, uccisioni di feti femminili comunque nati. In India l’ecografia utilizzata al mero fine di constatare il sesso del nascituro è illegale dal 1994. E’ possibile utilizzarla infatti solo in caso di anomalie e anche in questo caso non è comunque consentito rivelare il sesso. L’ONU riferisce circa 200 milioni di bambine nel mondo di oggi sono ‘ scomparse ‘ .

La pratica di “preferire” il figlio maschio potrebbe sembrare appartenere ad una prassi arcaica insidiata nelle classi più povere, meno acculturate e più tradizionali. Tuttavia non è così perché i costi per una ecografia premonitrice possono essere sopportati solo dalle classi più abbienti.

Gli attivisti temono che 8 milioni di feti femminili siano stati abortiti in India negli ultimi dieci anni.

Il genercidio assume molte forme, oltre che in forma di aborto anche in forma di uccisione, abbandono o malnutrizione. Il trailer mostra scene di donne che hanno ucciso le loro figlie per la loro stessa sopravvivenza; infatti può accadere che le donne che non riescono a produrre figli maschi vengano picchiate, violentate o uccise in modo che gli uomini possano risposarsi, nella speranza di procurarsi una moglie in grado di fare maschi.

Rimane comunque sempre buona norma non generalizzare. 

foto fonte: http://www.indianchild.com/girlchild/equality-status.htm

BUON NATALE DA PASSOININDIA

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Non si dovrebbe celebrare la nascita di Cristo una volta all’anno, ma ogni giorno, perché Egli rivive in ognuno di noi. Gesù è nato e vissuto invano se non abbiamo imparato da lui a regolare la nostra vita sulla legge eterna dell’amore pieno. Là dove regna senza idea di vendetta e di violenza, il Cristo è vivo. Allora potremmo dire che il Cristo non nasce soltanto un giorno all’anno: è un avvenimento costante che può avverarsi in ognuna delle nostre vite. Quando la legge suprema dell’amore sarà capita e la sua pratica sarà universale, allora Dio regnerà sulla terra come regna in cielo. Il senso della vita consiste nello stabilire il Regno di Dio sulla terra, cioè nel proporre la sostituzione di una vita egoista, astiosa, violenta e irragionevole con una vita di amore, di fraternità, di libertà, di ragione. Quando sento cantare “gloria a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà” mi chiedo oggi come sia reso gloria a Dio e dove ci sia pace sulla terra. Finché la pace sarà una fame insaziata, finché noi non saremo riusciti a rinascere come uomini illuminati dallo Spirito, a instaurare con le persone rapporti autentici di comunione da cui siano estranei i sorrisi forzati, l’invidia, la gelosia, la falsa cortesia, la diplomazia, finché non avremo come senso della vita la ricerca della verità su noi stessi, del giusto, del bello, finché non saremo capaci di spogliarci dell’inautentico, di ciò che abbiamo di troppo a spese di coloro che non hanno niente, finché continueremo a calpestare i nostri sogni più belli e più profondi, il Cristo non sarà mai nato. Quando la pace autentica si sarà affermata, quando avremo sradicato la violenza dalla nostra civiltà, solo allora noi diremo che “Cristo è nato in mezzo a noi”. Allora non penseremo tanto ad un giorno che è un anniversario, ma ad un evento che può realizzarsi in tutta la nostra vita. Se dunque si augura un “buon Natale” senza dare un senso profondo a questa frase, tale augurio resta una semplice formula vuota.

GANDHI

                                                                                                             PURI

Sand artist Sudarsan Patnaik creates sand sculptures of Santa Claus and Jesus Christ on Christmas eve at a beach in Puri

fonte foto in testa  http://ambassadors.net/archives/issue21/photos.htm

(Altre: Babbi Natale sulla spiaggia di Puri, famosa per i festival sand, costruzioni di sabbia).

LA MOTHER ROAD INDIANA.

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Se vi chiedessero di pensare alla strada per eccellenza, rispondereste la Route 66 nei mitici USA. Ma c’è un’altra mother way nell’India più remota. Siamo a Nord, la “Manali – Leh” che collega Leh, altitudine 3505 mt. nel bellissimo LADAKH, parte dello stato del Jammu e Kashmir, a Manali altitudine 1950 mt., in Himachal Pradesh.Il Ladakh è parte della antica via della seta che portava in Oriente dal Golfo Persico. La Manali-Leh, lunga più di 500 km., è una delle più suggestive strade del mondo percorribile solo tra maggio e ottobre; la sua elevazione media è più di 4.000 metri con una altitudine massima di 5328 mt. sul passo di Tanglang.   

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Scolpita lungo la catena himalayana, aperta nel 1989, è praticamente un graffio nelle grandi montagne tra le più belle al mondo. Chi decide di realizzare il suo sogno di percorrerla con qualunque mezzo, che sia in 4X4, moto, bicicletta, autobus sa che la sorpresa sta nel viaggio e nella bellezza dei paesaggi, catene montuose, rocce, sabbia, laghi che sfilano tutt’ intorno. Un caleidoscopio di colori inimmaginabile e, la notte, un cielo impagabile di stelle. Il percorso è a una o due corsie ma complicato, spesso interrotto da frane, corsi d’acqua ghiacciati o appena sciolti con la primavera. Le ruote, qualunque esse siano, si aggrappano allo sterrato sfiorando il precipizio perché la strada si appoggia alla montagna ma sull’altro fianco non esiste guard rail. Il viaggio da Manali a Leh e viceversa è percorribile in due o più giorni, ma la lentezza in questi casi appaga più dell’arrivare prima e a tutti i costi. Gli imprevisti dovuti ai capricci del clima, alle condizioni della strada o del veicolo (e non è raro vederne qualcuno in difficoltà) non consentono talvolta di rispettare i tempi di marcia. Camion e autobus viaggiano a 15/20 km. l’ora proprio a causa del dissesto stradale.

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Il paesaggio è versatile e cambia da verde a roccia e da roccia a verde ma le cime delle montagne sono invariabilmente coperte di neve e brillano al sole; il Rothang Pass, che in persiano vuol dire “un mucchio di cadaveri”, situato a 50 km. da Manali, è il primo alto picco che si incontra da Manali verso Leh, alt. mt. 3.980, e rimane innevato anche nei mesi di maggio e giugno quando i turisti arrivano sin lassù.

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Qualcuno accusa il mal di montagna dovuto alla rarefatta atmosfera. Per questo chi viaggia verso Leh è bene si ambienti per una notte a Manali (alt. mt. 1950) e poi a Keylong (alt. mt. 3349), ai campi tendati di Jispa (alt. mt. 3142) o a Darcha (alt. mt. 3400), prima di salire alle altitudini ancora più elevate fino al Tanglang Ta (alt. mt. 5360), quando manca circa un terzo di tutto il percorso per arrivare a Leh. Durante il “cammino” in questo magnifico arido deserto pressoché disabitato che è il Ladakh è possibile fermarsi in uno dei dhaba sul ciglio della strada, una sorta di ristorante, economico ed essenziale che consente ai driver di sdraiarsi per riposare un po’.

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Dopo il Rothang Pass, la ripida discesa verso Baralacha La (quota mt. 5030) inizia a Zingzingbar (quota mt. 4.270) e, appena superata, si incontra una colata di ghiaccio che taglia la strada e che, nelle ore più calde, sciogliendosi, si trasforma in un torrente: se l’acqua è troppo potente per la forza di un veicolo, può rendere necessario fermarsi ad aspettare.

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L’autostrada attraversa alcuni dei più alti passi e passaggi di montagna del mondo, tra cui Rothang La (3978 mt.), il Pir Panjal, il Baralacha La (4.892 mt.), il Lacholang La (5059 mt.), e il Tanglang La (5.328 mt.). Il Rohtang La pass e il Baralacha La ricevono più nevicate del Taglang, ma tutti e tre i passaggi sono bloccati in inverno. Tra Lachlung La e Taglang La, la strada attraversa alte pianure anch’esse spettacolari.

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Poiché il Ladakh si trova tra Cina e Pakistan, la Manali-Leh riveste un ruolo strategico militare per l’India e questo è il motivo per cui si vede molto esercito. La sua manutenzione è nelle mani della Border Road Organisation dell’esercito indiano che ha progettato la costruzione di un tunnel lungo più di 5 km. per bypassare il Rohtang pass e creare una via più sicura e più veloce percorribile tutto l’anno. Diversamente Lahaul e Spiti restano tagliati fuori dal resto del paese. Il progetto è importante anche per il trasporto degli approvvigionamenti agli stabilimenti militari in Ladakh e Leh e anche per la popolazione locale che vende i prodotti agricoli nelle città. Darà un ulteriore impulso al turismo e renderà più facile arrivare a Leh (comunque facilmente raggiungibile in volo da Delhi). Il tunnel, largo 11,25 m, avrà una capacità di 3.000 veicoli al giorno che potranno viaggiarvi a 80 km. orari e sarà situato ad una altitudine media di 3100 mt., e a circa 900 mt. sotto Rohtang Pass. Così il tempo di percorrenza del Rothang Pass si accorcerà di 50 km. e il tempo di viaggio tra il sud e il nord di Rohtang Pass, che ora è di 4-6 ore, si ridurrà a 30 minuti. Circa un terzo del tunnel è stato scavato dall’aprile 2012. Quando sarà terminato, nel 2015, sarà il tunnel più lungo del mondo ad altitudini così elevate.

Un viaggio da non perdere.  025 

                                  distance

Mentre tornavo a casa ieri sera
Ho visto una volpe che ballava solitaria
Alla luce della luna fredda.

Rimasi a guardare. Poi
Presi un’ altra strada, sapendo che
La notte era sua di diritto.

A volte, quando le parole suonano vere,
Sono come una volpe che balla solitaria
Nella rugiada del mattino.

 

liberamente tradotta da poesia di Ruskin Bond  “Lone fox dancing”

 

foto da sito National Geographic (racconta il tuo parco)

Lone fox dancing

LA TANA DELLA TIGRE (BHUTAN).

C’è una salita di due ore che parte dal fondovalle, a 10 chilometri da Paro e a circa 2500 mt. di altitudine; il sentiero che imbocco è solo uno dei tre punti di accesso alla mia meta e lo scelgo perché è quello percorso dai devoti; è ben tenuto ma molto ripido e i tornanti, salendo, si fanno sempre più impegnativi; arranco lento, con il respiro affaticato, tra pini blu e rododendri in fiore. Rallento, per meglio gestire l’altitudine che aumenta e mi guardo intorno, sorpreso e incredulo di essere quasi arrivato lassù. Proseguo lungo una mulattiera, in una foresta decorata da bandiere colorate su cui i fedeli hanno scritto le loro preghiere.Tra un albero e l’altro lo vedo, viene e scompare, si fa desiderare, mi chiama con il tocco delle sue campane. Mi sorpassano, con i loro piccoli bambini, le madri del luogo e i muli, che rasentano il precipizio, al servizio dei turisti già stanchi. Non mi scoraggio e proseguo, certo che ne avrò la meritata soddisfazione. Eccolo, lo vedo ancora, superbo, colorato, sacro, avvolto dalla nebbia del Buthan. In fondo al canyon, una cascata d’ acqua che salta 60 metri, considerata sacra in quel luogo interamente sacro, che crea un alveo attraversabile tramite un ponte. Arrivo esausto e, tolte le scarpe, tramite uno stretto passaggio, entro finalmente nella caverna della Tigre, alta e profonda che respira freddo e gela il sudore; nell’oscurità, dozzine di immagini di Bodhisattva, scintillanti lampade votive e una sacra scrittura realizzata in polvere d’oro e d’osso dal divino Lama. Mi trovo al Monastero di Taktsang Palphug, costruito a strapiombo sul fianco di una montagna a 3200 metri di altezza sul livello del mare (si fa per dire), 700 mt. sopra la Valle di Paro, Buthan, nelle pieghe della catena himalayana. Davanti agli occhi, una costruzione composta di più templi in cui dominano il colore rosso ed oro dei tetti e il bianco cangiante delle mura di mattoni. La roccia sorregge questo gompa dal 1692 quando venne posata la prima pietra di questo capolavoro. E il gompa ricambia l’affetto abbracciando la caverna di Taktsang Senge Samdup, anch’essa sacra, perché qui Padmasambhava meditò per tre mesi nell’VIII secolo. Infatti, i primi monaci buddisti erano asceti che, diffondendo il messaggio del Buddha, trovavano ricovero nelle grotte. Ebbene, questo Guru (vuol dire spiritualmente “pesante”), considerato il secondo Buddha è colui che, bramino, diffuse il buddismo tantrico attraverso il Bhutan e il Tibet nel ‘700. Padmasambhava è il guru Rinpoche(“prezioso”) per eccellenza, titolo onorifico utilizzato frequentemente all’interno del Buddismo tibetano, riservato ai lama e ai tulku, i bodhisattva   che hanno rinunciato alla moksa (la liberazione dal ciclo nascita, morte e rinascita) e si sono reincarnati per diffondere il messaggio illuminato. La caverna intorno alla quale è costruito il monastero si chiama Tana della Tigre e gli regala il nome, Taktsang, perché Padmasambhava è giunto lì dal Tibet cavalcando proprio una tigre volante. Si dice anche che quella tigre fosse in realtà la moglie di un imperatore che, volendo diventare discepola del Guru, si trasformò in una tigre portandolo sul suo dorso dal Tibet a Taktsang. Per questo il luogo è consacrato alla divinità della tigre. Tutto è mistico, l’edificio, i monaci in rosso, la splendida natura e il panorama mozzafiato. Persino colui che ne iniziò la costruzione, Tenzin Rabgye è considerato sacro perché ritenuto la reincarnazione del guru Padmasmabhava; egli infatti frequentava la grotta, si alimentava con poco cibo, e scongiurò ogni sorta di incidenti durante i lavori; si dice che in quel tempo la gente di Paro vide formarsi nel cielo, sopra il tempio, figure di diversi animali oltreché simboli religiosi come piogge di fiori che apparivano nell’aria e svanivano prima di toccare terra.

Giro tutto intorno al gompa, attraverso i piccoli passaggi, scalinate realizzate in roccia locale e ponti di legno sospesi e mi accorgo che nulla è fuori posto; tutto è in perfetta armonia con l’ambiente circostante; ci sono quattro templi principali e le residenze dei monaci. Mi spiegano che i monaci che praticano il buddismo Vajrayana (la religione di stato del Bhutan) devono vivere formalmente qui per tre anni prima di scendere nella valle di Paro. Oltre alla Tana della Tigre ci sono altre sette caverne, ma solo tre facilmente accessibili al pubblico. Cerco e trovo la magnificenza di una statua del Buddha. Il santuario principale di Taktshang è anche la residenza del Lama Capo, Karma Thupden Chokyi Nyenci. Gli interni non sono da meno del fuori, decorati con splendidi dipinti raffiguranti Klu, il semidio rappresentato con testa umana e corpo di serpente, che si dice risiedesse nei laghi a guardia di tesori nascosti; colorati arcobaleni, fiori di loto, il Buddha nella sua lotta contro i demoni e il paradiso che avvolge il santo Guru Padmashambahava. Mi affaccio ad una delle decorate balconate del tempio, conscio di aver vissuto un giorno fortunato. Dopo i lavori di restauro nel 2005 resi necessari da un incendio che colpì Taktshang nel 1998 e che costarono ben 135 milioni il tempio è risorto più bello di prima. Chissà, forse tornerò nella valle di Paro, durante il festival popolare di Tsechuene che ogni anno i bhutanesi celebrano in onore del grande Guru e che nel 2014 avrà luogo dall’11 al 15 Aprile. Se Padmashambahava vorrà, io ci sarò.

Testo PASSOININDIA 

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La salita al cielo. Il Kalavantin Durg.

Tra tanti luoghi strani al mondo, questo è uno di quelli. E’ il forte di Kalavantin Durg e si trova vicino alla città di Mumbai, nei Ghati occidentali chiamati anche Sahyadri, accanto al grande altopiano di Prabalgad, in Maharashtra, India.

La sua stranezza sta nel fatto che è situato sulla cima di una montagna alta più di 2300 metri. Secondo la leggenda fu costruito per la regina Kalavantin ma questo sembra davvero essere tutto ciò che si sa. Si ritiene che il Forte sia stato costruito intorno al periodo del Buddha, o forse intorno al 500 a.C. L’unico modo per salire sul pinnacolo dove si trova questa antica fortezza è una agghiacciante ripida salita che si sviluppa, in migliaia di gradini di roccia larghi 2-3 metri intagliati a mano nella roccia stessa, tutta intorno al picco. Per questo il Kalvantin Durg è anche chiamato la Salita al Cielo. Per chi volesse cimentarsi nel trekking sappia che non ci sono protezioni sul bordo e, per chi volesse scalare, neppure corde sulla parete. Insomma, non è un posto per chi soffre di vertigini e, oltretutto, la parte più difficile è proprio la discesa. Questo luogo affascinante è abbandonato, nel senso che non viene utilizzato per il suo scopo militare originale, ma è visitato da turisti, escursionisti e gente del posto ed è facilmente raggiungibile (si intende il punto di partenza della scalata!) dalla Mumbai-Pune Expressway.

Il periodo più consigliato per recarsi qui è quello che va da ottobre a maggio perché le stagioni dei monsoni rendono ancora più scivolosa la salita.
Da lassu’ si vede la città di Mumbai e altri forti nelle valli intorno.

Durante la festa di Holi, quando arriva la primavera (vedi su questo blog “Holi, la festa dei colori”, marzo 2013) le tribu’ adivasi del sottostante villaggio di Prabalmachi (1500 mt. alt.) ballano in cima a questa montagna e festeggiano il loro Shimga Festival perché considerano il forte una parte del loro patrimonio etico-culturale. Se vi soffermate da loro vi offriranno Thali Vegetariani, dal, riso e subzi, un tipico stufato indiano fatto con verdure e spezie.

Da lassù si gode un’ottima veduta sulle terre indiane circostanti ma il percorso per raggiungere il forte di Kalavantin Durg è considerato il più pericoloso al mondo.

foto da sito: http://benedante.blogspot.it/2013/11/kalavantin-durg.html