Ossa a Benares.

                Manikarnika-Ghat1

In India, secondo il rito antyesti, delineato nel Sutra Grihya, un uomo, quando muore, viene bruciato, per consacrare il samskara, l’ultimo sacramento che segna la fine della vita del corpo. Con la cremazione, entro 24 ore dalla morte, il corpo diventa cenere, si purifica e si prepara alla rinascita. La salma, priva di bara, viene denudata, immersa nell’acqua sacra, lavata, cosparsa di ghee (burro), avvolta in una stoffa e poi portata in processione, tra canti e danze, nel luogo ove verrà eseguita la cremazione, la riva di un fiume o un campo all’aperto fuori dal villaggio. Poi, messo un pezzo di legno in bocca al defunto, il fuoco viene acceso e appiccato al cadavere. Solitamente gli uomini sono cremati a faccia in su e le donne a faccia in giù. Attorno al rogo, in genere fatto di 300 chili di legno di sughero, sono poste le offerte di legno di sandalo, foglie di mango e canfora. Più in passato che oggi venivano anche sacrificati animali. Il figlio maggiore (altro motivo per cui si auspica che una nascita porti un maschio) compie un giro intorno alla pira, prima che i partecipanti a questo rito si purifichino nell’acqua e gli uomini si taglino capelli e barba. Le donne non sono ammesse perché deboli al pianto considerato, come tutti i liquidi corporali, sostanza inquinante. Le ceneri vengono poi disperse dentro acque sacre. Per gli induisti il posto migliore per morire è Benares, altrimenti detta Varanasi, sulle rive del Gange, il fiume madre; qui si arriva moribondi o cadaveri perché morire o bruciare in questo luogo garantisce la moksa o nirvana, la liberazione dal samsara, il ciclo di rinascita-morte-rinascita che imprigiona gli uomini e li fa rinascere in una forma diversa (non necessariamente umana); è il loro comportamento (kharma) tenuto nella vita terrestre a determinare la condizione in cui la loro anima rinascerà. L’anima liberata dal corpo torna al cosmo o ad uno dei paradisi e inferni induisti e lì rimane per la durata definita dal karma fino a quando è pronta a rinascere. La reincarnazione, che per noi occidentali rappresenta una speranza (chi non vorrebbe rinascere?), per la cultura indiana generalmente intesa rappresenta un vincolo punitivo senza uscita, tant’è che i puri brahmini, la casta più alta e più vicina a Brahma, il dio assoluto, verranno in morte liberati da questo fardello e l’atman, la loro anima individuale, incontrerà quella universale. Solo coloro già considerati puri ovvero bambini sotto i due anni, donne gravide, sadhu (quegli uomini nudi corparsi di cenere), animali, lebbrosi, affetti da vaiolo, vittime di violenze e chi è morto per il morso di un serpente non necessitano di cremazione e quindi vengono sepolti o gettati nelle acque con un peso al collo. Per morire ci vuole la legna, tanta legna affinché il corpo arda del tutto per purificarsi perfettamente; la legna costa e così la quantità che un uomo o una famiglia può permettersi di utilizzare misura il suo status sociale. Così le famiglie fanno sacrifici per risparmiare denaro, oltre che per la dote della figlia, anche per la legna che brucerà il loro corpo. Mediamente un funerale costa tra $ 12 e $ 71. E se non sarà possibile morire o bruciare a Varanasi, qualche loro caro porterà in un vaso le loro ceneri sulle rive della Ganga per donarle al fiume, secondo il loro desiderio. Poca legna significa resti incombusti di cadaveri che verranno riversati nelle acque del fiume, uno dei più inquinati del Sud Asia. Così cenere e mezzi corpi se ne vanno a galla fino a valle, tra fiori, lumi e poveri giovani che filtrano l’acqua alla ricerca dell’oro indossato dai cremati. Pare che per “pulire” velocemente il fiume dagli scarti umani vengano allevate e rilasciate nel fiume speciali tartarughe, cui è stato insegnato a cibarsi di carne umana morta, che ne consumano circa una libbra al giorno.

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Benares, dai palazzi di potenti Maharaja e coloratissimi templi, con l’albergo dove Terzani amava soggiornare, con gli affollati gradini che conducono all’acqua sulla riva occidentale del fiume (la sola ritenuta purificatrice), con grandi falò del Manikarnika ghat, i cani che rosicchiano residui d’ossa e i bufali che giocano con ghirlande di calendule. Al tramonto si celebra la cerimonia del fuoco, in onore del dio Agni, al suono di tamburi sacerdotali e di preghiere, alla luce di grandi fiaccole sventolate in un rituale che si ripete ogni sera da tempo. Dal 1990 il governo ha costruito, anche a Varanasi, forni crematori elettrici sicuramente più igienici.

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Anche George HARRISON ha le sue ceneri sciolte nel Gange.

(Testo by PASSOININDIA)

Fonti immagini:

http://www.nationalgeographic.it/fotografia/2013/04/08/foto/varanasi_la_vita_scorre_sul_fiume-1598704/1/ e http://www.kashigatha.com/attractions_in_banaras.php

(puoi trovare PASSOININDIA su FACEBOOK)

11 thoughts on “Ossa a Benares.

  1. ludmillarte scrive:

    grazie per approfondire tradizioni/usanze che conosco solo in piccola parte.
    (sono rimasta anche piuttosto colpita dall’uso di quelle tartarughe!).
    buon we. Lud

  2. Sono stato al Manikarnica, di notte, è stata una delle esperienze più intense.

  3. Grazie…lo posto sul mio blog, subito. Namaste, buona giornata.

  4. Reblogged this on trafantasiapensieroazione and commented:
    Dall’amico indiano…grazie. Leggete con cura.

  5. giò scrive:

    grazie del bellissimo post!le ceneri di un mio compagnio di pratica,un fratello per me, sono state disperse nel Gange…è una cerimonia che potendo sceglierei anche per me…Giò

  6. tramedipensieri scrive:

    Interessante…il tuo post ci avvicinano sempre di più all’India e alle sue genti…
    grazie

    .marta

  7. Allucinante e affascinante allo stesso tempo!!! Non me l’avevano mai spiegato così bene. Grazie.

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