Eredità e dote.

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Secondo la legge indiana in materia di eredità, le donne hanno diritto ad una quota di proprietà pari a quella dell’uomo. Nella realtà le cose stanno diversamente e dimostrano che, anche su questo tema, le donne rischiano di essere perdenti. Infatti, in molte famiglie patriarcali, ancora si ritiene che il patrimonio di famiglia, grande o piccolo che sia, dovrebbe andare al figlio (i) maschio, anche se nato dopo la sorella che viene così privata, ancora una volta, di un suo legittimo diritto, soffocato da una tradizione ripetuta e dura a morire. Sono proprio i suoi legami di sangue che la donna deve affrontare, la madre, il padre e il fratello, la sua intera famiglia, quelli che lei ha amato e curato. L’educazione della donna in India è infatti incentrata sul ruolo a lei tradizionalmente riservato ovvero essere figlia, moglie e madre e l’apice della vita di una donna è proprio il matrimonio, combinato dalle famiglie dei futuri sposi e che costa, ai parenti della sposa, la dazione di una cospicua dote; la giovane, per decisione del padre e del fratello, viene privata, per compensare l’impegno economico per lei profuso, della quota di eredità che, secondo legge, le spetterebbe alla morte del padre. Questo perché la sua legittima quota di proprietà le è già stata concessa sotto forma di spese erogate per il suo matrimonio e per la sua dote. Ma la medaglia ha due facce, ed infatti la dote sarà pretesa dalla famiglia dello sposo proprio perché la ragazza non avrà eredità e anzi costituirà un nuovo onere a carico della nuova famiglia in cui andrà a vivere (è la sposa che va a vivere nella casa dello sposo). Tutto questo nonostante che nel 1960 il Dowry Prohibition Act abbia vietato l’estorsione coniugale (ovvero la domanda di dote). In realtà anche il matrimonio è un affare compiuto più nell’interesse della famiglia e della stirpe che in quello della donna e il fasto manifestato ne misura lo status sociale. Va da sé che ad una donna cui spetta esclusivamente un ruolo di moglie e madre poco o nulla verrà neppure speso per la sua formazione “culturale” e quindi molte donne continuano a subire, non avendo alcuna indipendenza economica. Siamo in un’India dove, nel 2011, la Corte Suprema ha sentenziato che la donna non possa essere punita per aver commesso adulterio, reato condannabile fino ad allora con una multa o una reclusione fino a 5 anni, ritenendo improbabile che una donna possa sottrarsi alla supremazia maschile del marito; il che, secondo la Corte, rende pertanto l’uomo, più che la donna, maggiormente imputabile dell’infedeltà di quest’ultima. Una picconata al sistema tradizionale? Parrebbe di no, considerato che in questo modo è come se anche i giuristi avessero riconosciuto la superiorità del maschio sulla femmina.

Ovviamente, ancora una volta, non sarebbe giusto generalizzare, nel rispetto di quelle famiglie il cui comportamento aiuterà, si spera in un vicino futuro, a cambiare le cose. 

testo e foto by PASSOININDIA

Leggi anche in questo blog

“L’India difficile delle donne”

https://passoinindia.wordpress.com/2012/12/26/lindia-difficile-delle-donne/

“A rivederci Damini”

https://passoinindia.wordpress.com/?s=damini

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Liebster award

liebsteraward

http://spazioscrittura.wordpress.com/2014/02/09/liebster-award/ ci ha regalato questo premio. Grazie.

Ed ecco le  dieci domande del blog premiante:

1) Che significato ha per te il tuo blog

Delle intere mezzegiornate a cercare materiale per scrivere un articolo decente. Scherzo. E’ una grande passione da condividere con altri.

2)  Sogno nel cassetto

E’ il cassetto stesso, il sogno.

3) Con che frequenza pubblichi sul tuo blog

almeno una volta a settimana, senza un giorno fisso

4) Commento che ti ha fatto più piacere

Quando qualcuno mi dice che, con le storie che racconto, lo porto in giro per il mondo

5) Gruppo musicale preferito

Più di uno. La buona musica non è catalogabile.

6) Quale personaggio di quale romanzo ti piacerebbe essere

Mi piacerebbe essere il romanzo.

7) Fotografia: preferisci quelle in Bianco&Nero o a Colori?

Adoro fotografare. Uso il colore ma apprezzo moltissimo il bianco e nero.

8) In che periodo storico ti piacerebbe vivere

La rivoluzione francese, che ha cambiato il mondo. Però senza rischiare che mi taglino la testa o di finire sotto qualche baionetta.

9) La tua più grande passione

Viaggiare. Sarebbe l’ideale poterlo fare spesso.

10) Marzullo-style: si faccia una domanda, si dia una risposta

Quale è il Paese del mondo che ha lasciato un segno? L’India, naturalmente!

Non volendo fare torto a nessuno nomino gli ultimi 5 followers che si sono iscritti al blog:

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http://spazioscrittura.wordpress.com/

Nomina altri blogger ed avvisali del premio.

con un grande in bocca al lupo.

La montagna di luce, il Koh-I-Noor.

Si disse che chi possedeva il Koh-i-Noor avrebbe governato il mondo anche se i fatti hanno dimostrato che portasse invece grande sfortuna. Secondo la leggenda la gemma potrebbe risalire a prima di Cristo, per i teorici sarebbe comparsa nei primi anni del 1300, per gli storici è dimostrata la sua esistenza negli ultimi due secoli e mezzo.

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Il Koh-i-Noor (in sanscrito “montagna di luce”) è il più famoso diamante del mondo, probabilmente estratto in Andra Pradesh, in India, da cui sarebbe derivato anche il suo gemello, il Darya – ye Noor (“mare di luce”). Più volte sequestrato come bottino di guerra, il diamante è appartenuto a molte dinastie, tra cui i Kakatiyas, i Rajput, i Mughal, gli Afsharid, i Durrani, i Sikh e, da ultimo, la corona britannica nelle cui mani ancora oggi si trova. Prima di essere tagliato era di ben 793 carati ed ora ne conta 105,6, pesa 21.6 grammi e rappresenta uno dei più grandi diamanti del mondo.

Babur, il primo sovrano moghul dell’India e discendente di Genghis Khan, cita nel Baburnama, la raccolta delle sue memorie, che una grande pietra, probabilmente proprio il Koh – i – Noor, era appartenuta ad un imperatore afghano senza nome costretto a cederla nel 1294 ad Alauddin Khilji. Sarebbe poi diventata di proprietà delle dinastie Tughlaq (che la strappò alla dinastia Kakatiya) e Lodi, e, infine, posseduto da Babur stesso nel 1526.

Anche Humayun, anch’egli sovrano moghul, menzionò un grande diamante nelle sue memorie e anche egli, che lo possedette, non ebbe grande fortuna. Suo figlio, il grande e illuminato Akbar, non tenne mai con sé il diamante e solo Shah Jahan, suo nipote, colui che ad Agra fece costruire il Taj Mahal per la sua amata sposa, utilizzò questo tesoro mettendolo nel suo bellissimo Trono del Pavone; ma Shah Jahan fu altrettanto sfortunato, visto che suo figlio Aurangzeb lo spodestò e lo fece rinchiudere nel Forte Rosso di Agra, fino alla sua morte. Aurangazeb fece tagliare il diamante da Hortenso Borgia, veneziano, che maldestramente ne ridusse il peso a ben 186 carati. La leggenda dice che Aurangzeb posizionò il Koh -i- Noor vicino ad una finestra in modo che Shah Jahan potesse vedere il Taj Mahal solo guardandone il riflesso nella pietra. Più tardi Aurangazeb portò il diamante nella capitale Lahore e lo aggiunse al suo tesoro dove rimase fino all’invasione del sovrano iraniano Nadir Shah nel 1739 che saccheggiò Agra e Delhi e, insieme al famoso Trono del Pavone, portò via anche il Koh -i- Noor.

Dopo l’assassinio di Nadir Shah nel 1747, la preziosa pietra passò nelle mani del suo generale, Ahmad Shah Durrani dell’Afghanistan. Nel 1830, Shujāh Shāh Durrani, il sovrano deposto dell’Afghanistan, riuscì a fuggire con il diamante e arrivò a Lahore dove il Maharajah Ranjit Singh, dell’ Impero Sikh, lo costrinse ad arrendersi. Ranjit Singh fu incoronato sovrano della regione del Punjab. Il 29 marzo 1849 gli inglesi conquistarono Lahore e il Punjab venne formalmente proclamato parte dell’Impero britannico in India. Una delle condizioni del Trattato di Lahore, scritto per formalizzare questa occupazione, era la seguente : “Il Koh-i-Noor, che è stato rubato a Shah Shujāhul-Mulk dal Maharajah di Lahore Ranjit Singh, deve essere ceduto da questi alla regina d’Inghilterra.”.

Il Governatore Generale responsabile della ratifica di questo trattato era Lord Dalhousie, altresì incaricato di acquisire il Koh-i-Noor. Il lavoro di Dalhousie in India mirava principalmente allo stanziamento delle attività indiane per l’utilizzo della Compagnia delle Indie Orientali. Dalhousie dispose che il diamante dovesse essere presentato da Dulīp Singh, giovane successore del Maharaja Ranjit Singh, alla regina Vittoria nel 1850. E così egli fece. Il 1° febbraio 1850, il gioiello fu sigillato in una piccola cassaforte di ferro, racchiusa in una scatola rossa, entrambe chiuse da un nastro rosso e un sigillo di cera e conservate in una cassaforte presso il Tesoro di Bombay in attesa che una nave a vapore arrivasse dalla Cina e lo portasse, a cura del capitano J. Ramsay, in Inghilterra per essere consegnato alla regina Vittoria. Il 6 aprile 1850 il Koh-i-Noor, protetto da una cassaforte di ferro a bordo della nave capitanata da Lockyer, partiva da Bombay alla volta dell’Inghilterra in un viaggio che si rivelò difficile a causa del colera e delle burrasche in mare, confermando ancora una volta la sua fama di portatore di disgrazie.

Finalmente la nave arrivò in Gran Bretagna il 29 giugno 1850 e a Spithead, vicino a Portsmouth, il 1° luglio 1850, la grande gemma lasciò la nave. La mattina del 2 luglio 1850, Ramsay e Mackeson in compagnia del signor Onslow, il segretario privato del Presidente del Tribunale di Amministrazione della British East India Company, arrivarono a Londra con il treno dove consegnarono il diamante nelle mani del Presidente e del Vice Presidente della Compagnia. Il 3 luglio del 1950 il Koh-i-Noor venne finalmente consegnato alla regina.

Nel 1851 il pubblico britannico poté ammirarlo in occasione di una grande mostra all’uopo allestita in Hyde Park. Ma si riteneva che quella gemma, avendo un taglio a rosa, non brillasse a sufficienza e così, l’anno successivo, venne nuovamente tagliata. L’incarico di forgiare la “montagna di luce” venne dato a Mozes Coster, uno dei più grandi e famosi commercianti di diamanti olandesi che mandò a Londra uno dei suoi artigiani più esperti , Herr Voorsangerenti. Il 6 luglio 1852, con l’ausilio di un mulino a vapore costruito apposta per il lavoro, iniziò il taglio del diamante, sotto la supervisione personale del consorte della regina Vittoria, il principe Alberto; l’operazione richiese 38 giorni di 12 ore ciascuno. Il diamante venne ridotto da 186 (1/16) carati (37,21 g) agli attuali 105,602 carati ( 21,61 g). Effettivamente il nuovo taglio ovale conferì alla pietra maggiore brillantezza.La pietra venne poi montata su una spilla che Queen Victoria, proclamata imperatrice dell’India nel 1877, indossava spesso. Fu conservato al Castello di Windsor invece che con il resto dei gioielli della corona nella Torre di Londra.

Dopo la morte della regina Vittoria venne incastonato nella nuova corona di diamanti che la regina Alexandra indossò in occasione dell’incoronazione del marito, il re Edoardo VII. Alexandra è stata la prima regina consorte ad utilizzare il diamante nella sua corona, seguita dalla regina Maria Elisabetta, la consorte di re Giorgio VI e madre di Elisabetta.

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Il diamante attualmente abbellisce la corona della Regina Elisabetta ed è in mostra presso la Torre di Londra. Ancora oggi si ritiene che porti sfortuna al maschio, ma non alla donna, che lo indossi o lo possieda.

L’India ha rivendicato il Koh-i-Noor ritenendo illegale la sua dipartita nel 1800 e ne ha chiesto la restituzione. Quando la regina Elisabetta II visitò l’ India, durante la celebrazione del 50°anniversario di indipendenza nel 1997, molti indiani in India e in Gran Bretagna chiesero il ritorno del diamante. Il 21 febbraio 2013, durante una visita in India, David Cameron, il primo ministro britannico, dichiarò che sarebbe illogico restituirlo.

Se visiterete i gioielli della Corona nella Torre di Londra lo potrete ammirare magari sorridendo un po’, ora che sapete come si è svolta la sua storia.

Fonti:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2282104/The-Koh-noor-diamond-stay-Britain-says-Cameron-rules-returning-gem-India-final-day-visit.html

http://famousdiamonds.tripod.com/koh-i-noordiamond.html (tradotto dall’inglese)

 http://en.wikipedia.org/wiki/Koh-i-Noor (tradotto dall’inglese)

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/india/7798130/India-demands-return-of-Koh-i-Noor-diamond.html

Chi mi ha offerto questa fanciulla? Il matrimonio indiano – parte 1

Gli indiani chiamano il matrimonio vaha e la cerimonia di nozze vivaah sanskar La cerimonia nuziale è tradizionalmente condotta in tutto o in parte in sanscrito, il linguaggio delle cerimonie sante. Il rituale è quello degli antichi testi vedici e varia secondo le tradizioni familiari e locali, le risorse delle famiglie ed altri fattori.

Però in ogni rito sono sempre presenti queste fasi, considerate le più importanti della celebrazione. Ve lo voglio riportare perché sono parole che arrivano dai sacri testi antichi indiani e, secondo me, da lì traspare il significato vero del matrimonio indiano, solitamente combinato dalle famiglie reciproche degli sposi.

Il Kanyadaan, l’addio del padre alla figlia che lascia la casa

La cerimonia Kanyadaan viene eseguita dal padre e, se morto, da qualcuno scelto dalla sposa. Il padre accompagna la figlia, poi prende la sua mano e la mette dentro quella dello sposo, che la accetta, mentre gli sposi pronunciano il kama-sukta (inno alla’amore)

Chi mi ha offerto questa fanciulla?
Kama (il dio dell’amore) me l’ha data, affinché io possa amarla
L’amore è il donatore, l’amore è l’accettore
Vieni mia sposa, oceano d’amore


Con amore ti ricevo,
Possa rimanere tua, tua propria, O dio dell’amore
In verità, tu sei la prosperità stessa
come il cielo mi ha dato te, possa la terra accoglierti

Poi, il padre chiede allo sposo di condurre la ragazza nella sua ricerca del dharma (la vita morale e legale), Artha (ricchezza) e kama (amore).Lo sposo ripete la promessa tre volte e finisce così il rituale del Kanyadaan.   

Kanyadaan

Il Panigrahana. Lei e lui uniscono le loro mani.

Gli sposi si tengono per mano come simbolo della loro unione coniugale imminente, e lo sposo annuncia la sua accettazione delle responsabilità rappresentate da quattro divinità: Bhaga, la ricchezza, Aryama, i cieli, la via lattea, Savita, lo splendore, il nuovo inizio, e Purandhi, la saggezza. Lo sposo guarda ad ovest e la sposa si siede di fronte a lui con la faccia ad oriente. Tendendosi per mano recitano questo mantra vedico. Le mani degli sposi sono unite sopra il fuoco (Mandapa), acceso in onore del dio Agni, che testimonia l’unione della coppia.

Prendo la tua mano nella mia, anelito di felicità
Ti chiedo di vivere con me, come tuo marito
Finché entrambi invecchieremo

Gli Dei Bhaga, Aryama, Savita e Purandhi, ti hanno condotta a me
perché io, con te, possa compiere il mio Dharma di capofamiglia.

Il Saptapadi. I sette passi. Il matrimonio diventa giuridicamente valido.

Il Saptapadi inizia con una prefazione del sacerdote seguita dai voti degli sposi:

Prefazione del Sacerdote:

Ascoltiamo con trionfo il mondo di uomini e donne, uniti nel vincolo del matrimonio da Saptapadi per promuovere ulteriormente la gioia della vita.

Gli sposi compiono intorno al fuoco sette passi ognuno dei quali rappresenta un impegno reciproco della coppia e dà validità giuridica al matrimonio.In alcune regioni, si legano insieme un capo di abbigliamento indossato dalla sposa con quello indossato dallo sposo (ad esempio una sciarpa). In altre, lo sposo tiene la mano destra della sposa nella sua mano destra. Il circuito del fuoco consacrato è guidato dalla sposa o dallo sposo, secondo la regione. Di solito, la sposa porta lo sposo nel primo circuito. Nel Nord, i primi sei circuiti sono guidati dalla sposa, e quello finale dallo sposo. In India centrale, la sposa va avanti allo sposo nei primi tre o quattro circuiti.

Primo passo

Voto dello sposo:

“O, tu che nutri il cibo che sostiene la vita, nutri i miei visitatori, amici, genitori e prole con cibi e bevande. O! bella signora, io, come una forma di Vishnu, faccio questo primo passo con te per il cibo.”

Voto della sposa:

Sì, tutto il cibo che si guadagna con fatica, io salvaguarderò e preparerò per nutrirti. Prometto di rispettare i tuoi desideri, e nutrire i tuoi amici e la tua famiglia.”

Secondo passo

Voto dello sposo:

“O, signora riflessiva e bella, con una casa ben gestita, con purezza di comportamento e di pensiero, che ci renderanno forti, energici e felici. O! bella signora, io, come Vishnu, faccio il secondo passo con te per la forza del corpo, il carattere e l’essere.”

Voto della sposa:

Sì, io gestirò la casa secondo la mia capacità e la mia ragione. Prometto di mantenere una casa sana che dà forza ed energia.”

Terzo passo

Voto dello sposo:

“O, signora abile e bella, prometto di dedicarmi a guadagnare da vivere con mezzi leciti, di discutere, e di permette di gestire e preservare la nostra ricchezza.O! cara signora, io, come forma di Vishnu, faccio questo terzo passo con te per prosperare così nella nostra ricchezza”.

Voto della sposa:

“Sì, mi unisco a te nel gestire il nostro reddito e le spese. Prometto di meritare il tuo consenso, sulla gestione della nostra ricchezza che fa crescere e sostenere la nostra famiglia.”

Quarto passo

Voto dello sposo:

“O, cara signora, io prometto di avere fiducia nelle tue decisioni sulla famiglia e nelle tue scelte, io prometto di dedicarmi ad aiutare la nostra comunità a prosperare, e di impegnarmi nelle faccende fuori della casa.Questo ci deve portare rispetto. O! mia signora, io, come Vishnu, faccio questo quarto passo con te per prendere parte al nostro mondo.

Voto della sposa:

“Sì, prometto la casa migliore per noi, di anticipare e fornire le cose necessarie per la vita quotidiana e per la felicità della nostra famiglia.”

Quinto passo

Voto dello sposo:

“O, signora di abilità e di pensieri puri, prometto di consultarmi con te ed impegnarmi nella gestione delle nostre mucche, la nostra agricoltura e la nostra fonte di reddito, prometto di contribuire al nostro paese!O!mia signora esperta, io, come forma di Vishnu, faccio questo quinto passo con te per crescere insieme le nostre aziende agricole e il bestiame.”

Voto della sposa:

“Sì, prometto di partecipare e proteggere il bestiame, la nostra agricoltura e le imprese. Essi sono una fonte di yogurt, latte, burro chiarificato e reddito, tutti utili per la nostra famiglia, necessari per la nostra felicità.”

Sesto passo

Voto dello sposo:

“O, bella signora, amerò solo te, cercherò di avere figli, per crescere una famiglia, per sperimentare tutte le stagioni della vita.O!mia bella signora, io, come Vishnu, faccio questo sesto passo con te per sperimentare ogni stagione della vita.”

Voto della sposa:

“Mi sentirò una cosa sola con te, con il tuo consenso, sarò il mezzo di godimento di tutti i tuoi sensi .Attraverso le stagioni della vita, io ti custodirò nel mio cuore. Io ti adorerò e ti completerò.”

Settimo passo

Voto dello sposo:

“O amici, ci permettono di fare il settimo passo insieme per questa promessa, la nostra amicizia, perché tu sia mia moglie per sempre.”

Voto della sposa:

“Sì, oggi ti ho guadagnato, ti ho assicurato il massimo dell’amicizia .Mi ricorderò i voti che abbiamo appena fatto e di adorarti per sempre e sinceramente con tutto il cuore.”

Nel sud dell’India, dopo il mantra recitato in ognuno dei sette giri la coppia dice queste parole:

“Ora facciamo un giuramento insieme. Dovremo condividere l’amore, lo stesso cibo, i nostri punti di forza, gli stessi gusti. Saremo una sola mente ed osserveremo i nostri voti. Io sarò il Samaveda,il Rigveda, sarò il Mondo Superiore,tu la Terra, io sarò il Sukhilam, tu il proprietario – insieme vivremo e genereremo dei figli, e altre ricchezze, vieni, bella ragazza!
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Il Sama Veda, Samveda, o Samaveda (dal sanscrito Sama “melodia” e Veda “conoscenza”,) contiene mantra cantati dall’officiante durante i riti, E’ il terzo dei quattro Veda, le antichissime scritture indù, insieme con il Rig Veda, il YajurVeda, e il Atharva Veda. Sono tutti i testi sacri dei popoli Ari che intorno al XX secolo A,C. Invasero l’india settentrionale, e da cui è nata la civiltà vedica che costituisce la base della religione induista. Il Rig Veda (dal sanscrito Rig” lode , verso” e Veda “conoscenza”) è uno dei più antichi testi esistenti in qualsiasi lingua indo- europea. Si ritiene che il Rigveda sia stato composto nella regione nord-occidentale del subcontinente indiano , all’incirca tra il 1700-1100 aC ( il primo periodo vedico).

Nei matrimoni indiani del Nord, la sposa e lo sposo dicono queste parole, dopo aver completato i sette passi:

“Abbiamo fatto i sette passi. Sei diventata mia per sempre. Sì, siamo diventati una coppia. Sono diventato tuo quindi non posso vivere senza di te. Tu non puoi vivere senza di me. Cerchiamo di condividere le gioie. Siamo l’unione di parola e significato. Tu sei il pensiero ed io sono il suono. Che la notte sia miele dolce per noi. Che la mattina sia miele dolce per noi. Che la terra sia miele dolce per noi. Che il cielo sia miele dolce per noi. Che le piante siano miele dolce per noi. Che il sole sia tutto il miele per noi. Possano le mucche produrre per noi latte dolce come miele. Come i cieli sono stabili, come la terra è stabile, come le montagne sono stabili, come l’intero universo è stabile, così la nostra unione sarà definitiva”.

Ma il matrimonio indiano non comincia né finisce qui. Ma ve lo racconterò un’altra volta.

(Liberamente tratto e tradotto da wikipedia).

fonti foto: http://marriage2014.blogspot.it/2013/02/indian-marriage-dresses-2013-indian.html

http://www.weddingsonline.in/blog/significance-of-saptapadi-or-saat-pheras/

http://www.balamanibride.com/cultural-traditions/saptapadi-in-bengali-weddings/

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PERIODO: APRILE PROSSIMO

DURATA: 16 GIORNI

SISTEMAZIONE: sempre in hotel di qualità e una notte in campo tendato attrezzato in Ladakh

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PREZZO: circa € 1.070 (a testa) per due partecipanti. Il prezzo include la sistemazione in camera standard in pensione completa durante tutto il tour (eccetto a Delhi, Agra, and Jaipur – solo colazione), autovettura con autista, ingressi ai monumenti, giro in elefante ad Amber Fort, servizi di guida locale parlante inglese per i giri turistici, assistenza all’aeroporto in arrivo e partenza.

Possibilità di avere una guida parlante italiano per tutto il tour.

 Sono esclusi il volo che costa mediamente tra i 500 e i 700 Euro in classe economy e il volo interno Delhi -Leh il cui costo è variabile e da verificare al momento della prenotazione.

Se il numero di partecipanti aumenta il prezzo scende.

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Il Magh Mela.

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Il 14 gennaio scorso è iniziato il Magh Mela, una festa religiosa induista che dura 45 giorni, fino al 28 febbraio durante i quali, in date prestabilite, gli indu, per ottenere la moksa, si immergono nelle acque del Gange, soprattutto dove questo si unisce allo Yamuna e allo Saraswati, come prescritto nelle sacre scritture vediche. Vi ho raccontato già del Kumbha Mela (vedi  “La grande brocca e le quattro gocce” – archivio mese di gennaio 2013 – https://passoinindia.wordpress.com/?s=brocca ) e a questo vi rimando per capirne di più. Ebbene, il Magh Mela è un Khumba Mela un po’ ridotto, dove comunque partecipano migliaia di persone. Ha luogo ogni anno nella città di Prayag (Allahabad), a due ore di auto da Benares. Magh deriva dal nome del mese in cui ha inizio l’evento, secondo il calendario induista.

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Migliaia di persone vi partecipano, giungendovi con ogni mezzo, anche a piedi e alloggiando prevalentemente in campi tendati. Si recitano mantra, danze e si fanno processioni, oltre a bruciare i cadaveri dei defunti per garantire loro il nirvana.

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fonte foto: http://blogs.sacbee.com/photos/2010/01/kumbh-mela-festival.html

 

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