Dalit. (parte 1)

immagine dalit

Dall’ultimo censimento indiano del 2001, i Dalit (che dal sanscrito significa “schiacciato”, “a pezzi”) risultano essere circa 167 milioni, oltre il 16 per cento della popolazione totale. I Dalit sono persone (dico persone) che appartengono a varie etnie (anche aborigene), religioni (ma prevalentemente induisti) e lingue. Sono coloro che svolgono lavori considerati impuri, quali, ad esempio, la conciatura di pelli, lo scavo di tombe, la rimozione di carcasse di animali e di rifiuti, la pulizia di strade, latrine e fogne, ed, in generale, qualunque lavoro che venga a contratto con liquidi e residui umani e animali.

Va premesso che, in India, il tipo di casta cui si appartiene determina lo status sociale e le relazioni tra le persone (quando si combina un matrimonio lo si fa accuratamente tra sposi della stessa casta). Ma i Dalit non sono “classificabili” in nessuna delle quattro caste ufficiali in cui si divide la società indiana (la casta più bassa è quella dei servi o shudra) (per approfondire rimando all’articolo sul blog PASSOININDIA (https://passoinindia.wordpress.com/2012/11/10/il-sistema-delle-caste-in-india-caste-system-in-india/).

Per questo sono chiamati “i fuori casta” o “quinta casta”.

Li chiamano anche “intoccabilì” perché ritenuti contagiosi, non per la salute, ma per il Dharma collettivo ed individuale, inteso come l’insieme delle norme che sostengono l’armonia dell’Universo. Infatti, “l’essere umano che adempie al Dharma, così come esposto dal canone rivelato e dalla tradizione, ottiene fama in questo mondo e incomparabile felicità dopo la morte”, così come è scritto sul Manusmitri. (II, 9). Questo antico testo indu che significa “Codice di Manu” (Manu è figlio del supremo Dio Brahma e capostipite dell’Umamità), databile (ma non è certo) tra il II° secolo a.C. e il II° secolo d.C., definisce le classi sociali nell’induismo e ne stabilisce le regole proprie. Nel Codice, gli Shudra che pure appartengono ad una casta, la più bassa, la quarta, sono definiti come “disprezzabili” e loro stessi “intoccabili”. La discriminazione dei Dalit, che non appartengono ad alcuna casta, è a maggior ragione supportata dai precetti che ivi sono dettati e che di fatto legittimano l’esclusione e la disuguaglianza come principio conduttore nelle relazioni sociali basate sul sistema castale. Questi “intoccabili” sono quindi tenuti in disparte dalla vita sociale e addirittura isolati in abitazioni lontane dal villaggio principale; a loro è impedita l’entrata al tempio, la frequenza delle scuole e l’utilizzo di sorgenti di acqua e di altri servizi pubblici. Ogni contatto fisico con le persone di casta è accuratamente evitato. Secondo il Manusmitri: “Gli uomini delle caste superiori che, nella loro follia, sposano una Shudra, presto degraderanno le loro famiglie allo stato di Shudra”. Nelle zone urbane qualcosa oggi è cambiato e la convivenza tra caste e fuori casta sembra risultare meno problematica. Grazie ad interventi legislativi i Dalit ricoprono anche cariche importanti a livello governativo e politico (circa l’8% dei seggi nei parlamenti nazionali e statali è riservato a loro), hanno diritto all’assistenza sanitaria e all’istruzione; possono accedere a concorsi pubblici e a corsi universitari grazie a quote loro riservate. Il che non è particolarmente gradito alle persone di casta che ravvisano in queste “riserve” una discriminazione al contrario. Del resto, la Costituzione indiana del 1951 vieta la discriminazione per intoccabilità dei Dalit ed ha disposto misure dirette al loro miglioramento sociale ed economico. Ambedkar, uno degli interventisti nella formazione della Costituzione, Dalit anche lui, prima di morire e convertirsi al buddismo, rinnegò la sua prima religione, l’induismo, secondo lui colpevole di aver incoraggiato le disuguaglianze per casta. Eppure, la storia insegna che l’emarginazione dei Dalit non finisce, anche se si convertono ad un’altra religione diversa dall’induismo perché, anche in quel caso, le regole della casta superano il dogma religioso e le caste dominanti non esitano a far valere la loro supremazia. Basti pensare che per i Dalit cristiani e per i Non-Dalit cristiani sono previsti cimiteri separati.

I Dalit, secondo le regioni in cui abitano, assumono nomi diversi, Paria, Harjian’s (figli di Dio), ecc.

Il 37 % dei Dalit vive ben al di sotto della soglia di povertà. Più del 54 % dei bambini dalit sono denutriti. Il 45 % dei Dalit non sa leggere o scrivere. 1/3 delle famiglie dalit non dispone dei servizi di base. Gli operatori sanitari pubblici si rifiutano di visitare case Dalit. Nel 27,6 % dei villaggi ai Dalit è impedito di entrare stazioni di polizia. Nel 37,8 % delle scuole governative i bambini Dalit devono sedersi separatamente anche mentre si mangia. Nel 23,5 % dei villaggi in India, i Dalit non ottengono in consegna la posta. Nel 48,4 % dei villaggi Dalit è stato negato l’accesso alle risorse idriche perché sono “intoccabili”.(fonte:http://www.salem-news.com/articles/january042013/india-raped-sw.php)

TESTO PASSOININDIA  (anche con l’ausilio di info sul web)

QUESTO ARTICOLO E’ PUBBLICATO ANCHE SU “OPERAINCERTA” RIVISTA MENSILE ON LINE fondata nel 2003                                        

http://www.operaincerta.it/archivio/105/archindex.html

che vi invito a visitare. 

9 thoughts on “Dalit. (parte 1)

  1. Silvia scrive:

    Forse lì in India la classificazione è più conclamata ed evidente, ma non ti credere che sia molto diverso anche qui, anche se ufficialmente le caste non ci sono.
    Buona giornata.

  2. tramedipensieri scrive:

    Certo che è …un pochetto “indigeribile” tutto ciò.

    buona giornata
    .marta

  3. mfantuz scrive:

    Ci vorrrebbe un bottone “non mi piace” quando un testo non lo condividi, ma al di là della battuta non capirò mai come l’animale “uomo” possa arrogarsi il diritto di schiavizzare un proprio simile. Non solo nasciamo con gli stessi diritti, ma dobbiamo ambire tutti in egual modo alla ricerca della felicità. E non parlo dell’India in particolare, paese che conosco ogni giorno di più, ma del mondo in generale. Buona serata.

    • passoinindia scrive:

      anche io non condivido questi comportamenti. Ma ti dirò che riesco a comprenderli. Ci sono ragioni ancestrali e profonde, fuori dal nostro modo di pensare, legate alla religione, ad antichissime tradizioni scritte e non scritte, di karma e di dharma e probabilmente, secondo me, anche a ragioni di “polis”, Altrimenti come spiegare a questa gente l’abisso dei poveri?

      • mfantuz scrive:

        Non ho motivo per non credere alle tue parole, tu conosci profondamente la cultura indiana, la mia era una riflessione di carattere generale.

  4. Reblogged this on trafantasiapensieroazione and commented:
    Davvero un pensiero che apre e descrive… rispetto al tema. Grazie amico indiano e mi permetto di segnalarVi un documentario girato qualche anno fa. Mi ha colpito molto, soprattutto mi hanno colpito gli occhi di chi parlava…ecco il link; http://insieme-together.org/film-documentari-cortometraggi/1-film/1-progetto-film-documentario-in-india

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...