Fu re d’Egitto ma non dell’India (Alessandro Magno).

alexander

Lui era il Grande Alessando, detto Magno. Dopo numerose battaglie che ne decretarono l’appellativo e dopo essersi fatto re d’Egitto ed aver conquistato la Persia, questo guerriero macedone, nel 326 a.C., si spinse sino in India con il suo potente esercito. Vi entrò attraverso l’unica via all’epoca possibile, il Khyber Pass, che collegava, oggi come allora, il Pakistan con l’Afghanistan. Altri famosi condottieri come Dario, Gengis Khan, arabi e i turchi percorsero questo valico. Così arrivò in Punjab, attraversando il fiume Jhelum, all’epoca chiamato Idaspe. Laggiù, c’era il regno del grande Poro che dominava un territorio oggi pakistano.

Si sa, l’astuzia è la prima forza in battaglia e, mentre le sue truppe erano ancora ben visibili al di là della sponda del fiume sotto gli occhi del re Poro, Alessandro, inaspettatamente, attraversò, con parte dei suoi uomini, a 27 km. a monte del suo campo, quel fiume profondo ed irruento.

Poro, che aveva sottovalutato il grande guerriero, mandò suo figlio a contrastare, con una piccola guarnigione, l’avanzata di Alessandro che, ancora una volta, pur avendo perso in battaglia il suo cavallo, riuscì ad avere la meglio e ad uccidere il figlio del re. Poi, i due grandi eserciti si fronteggiarono. Secondo un disegno vincente più volte adottato da Alessandro, una parte delle sue milizie attaccò da dietro le forze di Poro. Ma eravamo in India e Poro, pronto con la cavalleria sui fianchi e la fanteria dietro, schierava, oltre ad uomini, anche enormi elefanti, così grandi che i cavalli di Alessandro si spaventarono e la sua cavalleria non potè creare alcuna breccia per raggiungere i combattenti di Poro. Alessandrò attaccò quindi sulla sinistra delle forze del re, il che costrinse quest’ultimo a chiamare la cavalleria stanziata sul lato destro. Così, gli uomini di Alessandro poterono avanzare e fronteggiare il nemico. Immaginate la battaglia, guerrieri, arcieri, giavellotti, catapulte, carri da guerra, cavalli, elefanti, polvere, sangue. Non si moriva solo di ferite di lancia ma anche sotto il calpestio dei pachidermi e sotto i loro pesanti resti mortali. I cavalli, terrorizzati dagli elefanti e dal suono dei tamburi indiani, scaraventavano a terra i loro cavalieri. Ma, onorando la sua leggenda, il Grande Alessandro ebbe la meglio ed inseguì personalmente il re Poro ormai ferito sul suo elefante. Ma l’animale, anch’esso morente, scivolò verso terra, inginocchiandosi, consentendo al re di scendere. Insieme a lui anche gli altri pachidermi si inginocchiarono, essendo così addestrati, e la battaglia terminò. Poro, creduto morto, fu spogliato della sua corazza e il grande animale cercò invano di proteggere il suo re ormai preda dell’assalto del nemico. Quando Alessandro, colpito dalla strenua resistenza di Poro gli chiese come voleva essere trattato, il re rispose “Trattami, Alessandro, nel modo in cui un re tratta un altro Re”. E così, Alessandro il Grande, sempre spietato verso i suoi oppositori, dal temperamento incontrollabile ed ambizioso, convinto di avere una natura divina, risparmiò la vita al suo avversario e ai suoi 200 elefanti. Poro continuò quindi a governare il suo regno anche dopo la battaglia di Hydaspes che fu l’ultima grande battaglia combattuta da Alessandro.

Alessandro, utilizzando le mappe non corrette dei Greci, credeva che il mondo finisse a solo 1000 km di distanza da quel punto, ai margini dell’India. La sua intenzione era quella di proseguire la marcia e le sue conquiste. Ma il suo esercito questa volta si rifiutò di avanzare verso est. Tornarono quindi verso Babilonia. Alessandro, per punire i suoi uomini, decise di attraversare le avversità del deserto di Makran dove sete e fame li decimarono. Il fiume Hydaspes segna quindi l’estensione più orientale delle conquiste di Alessandro.

In India Alessandro Magno è conosciuto anche come “Sikandar”.

L’arrivo in India di Alessandro Magno ha promosso una penetrazione della cultura ellenica in Asia occidentale ed è questa la più grande e vera conquista, anche se involontaria, di Sikandar.

Le prime rappresentazioni “umane” del Buddha, proprie di quel periodo, hanno preso a modello le statue greche di Apollo. La commistione tra l’arte greca e quella indiana ha dato infatti origine all’arte del Gandhara dove temi religiosi buddisti sposano rappresentazioni tipiche della cultura e della mitologia ellenica. Alcune pratiche cerimoniali come il bruciare l’incenso, posare fiori e alimenti sugli altari sono simili a quelle praticate dagli antichi Greci. L’astronomia indiana, che sino ad allora credeva che la Terra fosse piatta e circolare è stata influenzata, da quel momento, dal concetto greco di una terra sferica circondata da pianeti.

Alessandro morì a Babilonia il 13 giugno 323 a.C., dopo aver conquistato tutto il conquistabile, almeno sino all’India.

Testo PASSOININDIA (con l’ausilio delle info sul web)

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6 thoughts on “Fu re d’Egitto ma non dell’India (Alessandro Magno).

  1. dacqu scrive:

    Wow, non pensavo che l’arrivo di Alessandro in India fosse stato così influente :O

  2. solounoscoglio scrive:

    interessantissimo! grazie!

  3. […] Fu re d’Egitto ma non dell’India (Alessandro Magno).. […]

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