Bastoncini profumati. L’incenso indiano.

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Vero è che gli incensi furono utilizzati nell’antico Egitto per favorire un collegamento con i morti e persino la tomba di Tutankamon fu stipata di profumi e incensi. Anche i Babilonesi ne fecero uso nelle cerimonie religiose. In Israele fu importato nel 5° secolo aC e da lì, secondo alcuni, si sarebbe diffuso verso la Grecia, Roma e India. Una leggenda racconta che Ippocrate (460-377 aC) combatté la peste ad Atene bruciando piante aromatiche in tutta la città. Presso i romani divenne importante elemento per i sacrifici pubblici e privati. Anche gli indiani d’America hanno da sempre corredato di incenso le loro cerimonie religiose. Nella penisola arabica il commercio di incenso si sviluppò per secoli, soprattutto in Oman. E persino l’Antico e il Nuovo Testamento raccontano di questa inebriante sostanza che costituì prezioso dono per la nascita di Cristo insieme all’oro e alla mirra. Le Chiese cattolica romana, protestante e ortodossa lo bruciano in particolari occasioni. Probabilmente anche i Maya e gli Atzechi lo utilizzarono per culto. L’incenso arriva in Cina nel 200 dC e in Giappone grazie ai monaci buddisti che ivi si recavano per diffondere il loro messaggio. In Tibet cominciò ad essere importante supporto alla meditazione. Eppure, l’odore di incenso mi conduce inevitabilmente all’India. Tra villaggi e templi indiani continua a stimolare i sensi un inebriante profumo di incenso che appartiene da secoli alla tradizione popolare e viene utilizzato ancora oggi per scopi religiosi. Si parla di incenso già nei Veda, gli antichi testi sacri, scritti dagli Arii che nel 2200 aC arrivarono nell’India nord occidentale, dove se ne descrive il suo impiego per la profumazione ambientale e per la medicina ayurvedica (che, secondo i più, prende origine proprio dalla tradizione dei Veda) praticata dagli antichi monaci; questi veri e propri medici ayurvedici, per esaltarne il potere curativo, ne definirono gli ingredienti fatti di frutta, come l’anice stellato, di materiale arboreo come il legno di sandalo, di aloe, di cedro, di cassia, di radici, come la curcuma, il vetiver, lo zenzero, di fiori come chiodi di garofano e patchouli. Nella più antica tradizione popolare si utilizzavano anche gelsomino, rosa, sandalo, champa, cedro e muschio.

Ma il grande palcoscenico dell’incenso è la profonda tradizione religiosa durante il rituale induista, buddista e giainista della Dhupa quando, durante la Puja, cioè la preghiera, l’incenso viene offerto alla divinità per conferigli rispetto, per allontanare i demoni, oltre che in segno di purificazione. L’incenso, bruciando, simboleggia il fuoco che trasforma la materia in spirito.

Un tempo usato sotto forma di Dhoop (pasta), oggi il suo più diffuso utilizzo è sotto forma di bastoncini chiamati agarbathi che in sanscito significa odore, aroma, realizzati con polvere di carbone e masala cioè una miscela di spezie arrotolate attorno a un bastoncino di bambu’. Ma non fu sempre così. Fu agli inizi del 1900 che al Maharaja di Mysore venne in mente da avvolgere la pasta dell’incenso su bastoncini di bambu’ arrotolati a mano da artigiani locali soprattutto donne, il che migliorò l’economia locale grazie al gran successo popolare che questa nuova forma ebbe grazie alla facilità d’uso. L’incenso viene tuttavia utilizzato anche sotto forma di coni e resine. Ancora oggi Mysore, con Bangalore, nello Stato del Karnataka, rappresentano i maggiori centri di produzione degli incensi.

L’incenso è anche l’antenato dell’aromaterapia praticata per ridurre ansia e stress ed accendere l’energia. La molecola dell’odore stimola, infatti, attraverso i nervi olfattivi, il sistema limbico, una zona primitiva del cervello responsabile dell’origine e della gestione delle emozioni che, anche attraverso essi, compone la memoria, determina il comportamento e sviluppa l’ apprendimento.

Nella mia piccola casa l’accensione di un incenso è ormai un consolidato piacere come bere il caffé la mattina. Ne assaporo l’aroma, i ricordi che evoca, il colore e la forma dategli da mani lontane che simbolicamente stringo preparandomi ad allumare quella piccola fonte di estasiante profumo.

(by Passoinindia)

immagine di copertina https://kihm2.wordpress.com/2009/04/21/incense-1906-2/

9 thoughts on “Bastoncini profumati. L’incenso indiano.

  1. tramedipensieri scrive:

    Adoro l’odore, o meglio, il profumo di certi incensi tipo il sandalo… lo accenderei tutti i giorni….!
    Gran bel post…!

    un caro saluto
    .marta

  2. passoinindia scrive:

    Io ne faccio un uso eccessivo. Praticamente una dipendenza. Grazie dei complimenti. Detti da te valgono il doppio.

  3. unpodimondo scrive:

    E’ passato un periodo, alcuni anni fa, in cui mia figlia ne usava parecchi. Adesso a casa mia sono passati di moda. Io li userei anche ma ho letto che molti sono fatti con ingredienti non proprio salutari. Bisognerebbe aver la certezza di trovare incensi completamente naturali.

  4. Haniela maya scrive:

    Bellissimo il tuo blog. Sono capitata per caso (si fa per dire😉 )
    Complimenti! Namasté

  5. Haniela Maya scrive:

    A casa mia non mancano mai ogni tipo di incenso ^__^ , se poi arriva da ogni parte del mondo ancora meglio!

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