Ancora Vaisakhi. Festeggiamo insieme.

cultural08

Come ogni anno è tornata la Festa di Vaisakhi in India. Per i nuovi followers del blog (grazieeee!!!) ripubblico l’articolo che ne racconta tutta la tradizione. Eccolo.

Oggi, 14 di aprile, al mio Paese, nell’India settentrionale, festeggiamo, come tutti gli anni in questo giorno, la Vaisakhi chiamata anche Baisakhi, Vaishakhi o Vasakhi. E’ una festa celebrata da noi sikh ma anche dagli induisti e dai buddisti anche se per ragioni differenti. Per gli induisti è l’inizio del nuovo anno, ed è celebrato con bagni, feste e adorazioni. Ai buddisti ricorda la nascita, il risveglio e il passaggio alla via illuminata del Buddha nato come principe Siddharta. Per il sikkismo è particolarmente importante perché commemora il giorno in cui, nell’anno 1699, il decimo Guru Sikh, Gobind Singh, ha istituito il Khalsa Panth, cioè l’ordine dei Puri, che detiene il potere temporale (civile, militare, esecutivo) nella comunità Sikh ed ha attribuito il potere spirituale non più ad una persona, come era avvenuto sino ad allora, ma ad un libro il Guru Granth Sahib.  In Punjab (qui la festa si chiama visākhī), la regione del nord India maggiormente abitata da noi sikh,  è quindi  tutta una grande festa. I fulcri religiosi più fervidi di questa festa sono il Talwandi Sabo, il luogo dove il Guru ha vissuto nove mesi completando la scritturazione del Guru Granth Sahib, il nostro libro sacro, il  Gurudwara (tempio) di Anandpur Sahib, cioè il luogo di nascita del Khalsa e il Tempio d’Oro di Amritsar. In realtà, ovunque ci sia un gurudwara, c’è stata una grande folla per pregare e leggere Gurbani, i precetti del libro, cantare kirtan e fare il bagno nella piscina del tempio.  Questa festa è anche l’occasione, per  gli agricoltori, di  ringraziare Dio di aver avuto un buon raccolto e pregare che il successivo sia altrettanto prospero; la sera quindi la gente si è divertita eseguendo la Bhangra, una danza che racconta la storia di tutto il processo agricolo, dalla lavorazione del terreno, alla semina, alla raccolta.  La regione da cui provengo, il Punjab, il cui nome significa “terra dei cinque fiumi” è chiamata “granaio dell’India” perché i prodotti derivati dalla sua fertile terra (riso, mais, grano…) approvvigionano tutta l’india, prevalentemente arida, e costituiscono la prima risorsa del Punjab. Potete quindi comprendere l’importanza di una buona riuscita del seminato. In ogni villaggio la festa va avanti con coloratissimi mercati, abili giocolieri, e avvincenti partite di Kabaddi (cfr. post “kabaddi” su questo blog).

Il giorno di visākhī tutti gli Indiani commemorano anche il massacro di Amritsar avvenuto in questo giorno nel 1919. In quel giorno migliaia di indiani si trovavano al Jalianwalla Bagh, un parco nel cuore della città di Amritsar (cinto da mura con una stretta apertura di ingresso) proprio per celebrare il Baisakhi. Questo andava contro la legge marziale istituita dagli inglesi che vietava le riunioni di cinque o più persone in città. Quella legge marziale derivava da un periodo di grande tensione tra gli indiani e gli inglesi e seguì ad una serie di forti proteste in piazza guidate dal Partito del Congresso contro la legge che consentiva incarcerazioni arbitrarie di dissidenti senza alcun processo (Rowlatt Act); inoltre gli indiani erano sempre più avviliti per il fatto che dai loro sacrifici nella prima guerra mondiale non fosse derivato alcun riconoscimento. Era il periodo del messaggio gandiano della non violenza eppure spesso manifestazioni iniziate pacificamente diventavano feroci battaglie civili e questo portò il governatore inglese del Punjab Michael O’Dywer a dichiarare appunto la Legge marziale.

Ebbene, il 13 aprile 1919 un mezzo blindato marciò verso il parco  Jalianwalla Bagh di Amritsar  e i soldati, comandati dal generale O’Dywer, senza preavviso  fecero fuoco sulla folla che tentò di scappare gettandosi dai muri di cinta del parco e in un pozzo attiguo per evitare i proiettili. Ci furono 1516 tra morti (almeno 379) e feriti con 1650 proiettili sparati e senza alcun atto di soccorso da parte degli inglesi. Nei due mesi seguenti vennero fatte altre dure leggi marziali e perpetrate violenze contro gli indiani in tutto il Punjab. Persino il film Gandhi rappresenta questo fatto. O’Dywer non fu mai giustiziato, solo si dimise. Però nel 1940, ventuno anni dopo, fu assassinato per mano di Udham Singh, un attivista per l’indipendenza indiana, che volle vendicare il massacro cui lui assistette mentre stava offrendo acqua alla gente che era nel parco. Durante una riunione congiunta dell’Associazione delle Indie Orientali e della Società dell’Asia centrale a Caxton Hall, Londra, egli nascose una pistola dentro un libro appositamente tagliato per contenerla, entrò nella sala e sparò a O’Dywer che morì sul colpo. Udham venne arrestato, giudicato e impiccato. Quando il giudice gli chiese il suo nome egli rispose “sono Ram Singh Mohammad Azad” cioè il nuovo nome che si era dato, già prima di questo fatto, per dimostrare l’importanza di trascendere le divisioni di razza, casta, credo e religione, in nome dell’unità e indipendenza indiana. Infatti “Ram” è un nome indù, “Mohammad”  un nome musulmano e “Singh” un nome sikh. “Azad” significa essere liberi. Ma questa è un’altra storia.

 

Testo by Passoinindia con l’ausilio di fonti Wikipedia e dei miei ricordi.

5 thoughts on “Ancora Vaisakhi. Festeggiamo insieme.

  1. ebenavarini scrive:

    Reblogged this on Sentiero Sottile di Ebe Navarini and commented:
    Oggi è Vaisakhi in India o Wesack come abbiamo ri-nominato la festa sihk-indo-buddista. La festa per noi è la celebrazione del ‘passaggio’ o Risveglio del Buddha. Il Risveglio non è onorifico ma potenzialmente disponibile per ciascuno di noi. Non basta volere bisogna Essere.

  2. tramedipensieri scrive:

    La festa dei colori, della luce.

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