Natale in India (Rudyard Kipling)

Con questa poesia, ritenuta da alcuni sardonica e da altri sentimentale, Kipling racconta del Natale in India, lontano da casa, in un clima alieno, in una atmosfera molto diversa rispetto alle gelate tradizionali del nord, all’agrifoglio e ai caminetti a legna di un Natale a casa, nel Regno Unito.

britain raj                                                   raj britannico

Natale in India
di Rudyard Kipling

Alba opaca dietro le tamerici, giallo zafferano il cielo
mentre le donne al villaggio macinano il grano
e i pappagalli cercano la riva, tra loro annunciandosi che è sorto il dì, l’abbagliante giorno d’Oriente.
Oh, la bianca polvere sulla strada! Il tanfo sui sentieri!
Oh, la viscida foschia che incombe sulla terra!
E a Casa festeggiano sotto le bacche d’agrifoglio – c’è posto nella loro allegria per noi esuli in India?
Giorno pieno dietro le tamerici, abbaglio d’azzurro il cielo –
mentre i buoi arrancano sotto il giogo, conducono lungo il sentiero chi è oltre speranze e affanni,
verso il ghat  sotto intrecciate ghirlande di fumo.
Invocate Rama, andando piano, nell’umile trasporto del  fratello –
invocate Rama – potrebbe udire, forse, la vostra voce!
Noi, coi nostri libri di inni e salmi, ci appelliamo ad altri altari, e auguriamo oggi che «gioiscano i buoni Cristiani!».
Alto mezzodì dietro le tamerici, ardente il sole su di noi –
mentre a Casa il Natale si disfa.
Al pranzo brinderanno a noi – essi che dicono d’amarci tanto, e ci dimenticano finché non sia passato un altro anno!
Oh, il lavoro che non conosce pause! Oh, la Heimweh acuta, incessante!
Oh, il nero mare che ci separa e la pianura aliena!
Giovinezza era a buon prezzo – e la vendemmo. Bello l’òro.
Speravamo d’averne tanto.
E oggi contiamo tutto il nostro guadagno!
Grigio crepuscolo dietro le tamerici, pappagalli volano a stormi – mentre a Casa il sole declina lento.
e il suo estremo raggio si beffa delle nostre pastoie che ci rimandano indietro quanto più avanziamo.
Duro il servizio, scarso il compenso -e lei, nei suoi vecchi cenci – l’India, la torva matrigna della nostra stirpe.
Se un anno le doniamo di noi se si entra nel santuario del tempio, la porta si richiude – e non si  può guardare indietro.
Notte nera dietro le tamerici, i gufi iniziano il coro –
mentre le absidi del tempio risuonano di voci e di grida.
Con vani anni alle spalle e disperati anni innanzi a noi,
onoriamo, fratelli, il gran Giorno del Natale!
Invochiamo una tregua, dunque, alle pene – festeggiamo con amici e vicini,
e stiamo in allegria, come s’usa nella nostra casta;
perché se «il riso è debole e forzato», e se tristezza lo segue,
ci saremo solo arricchiti di un altro beffardo Natale.

flag rudyard-kipling

la bandiera del Raj britannico e Kipling

Rudyard Kipling (1865 -1936), nato a Bombay, nell’India britannica, fu un poeta inglese, scrittore di racconti, e romanziere ed è ricordato soprattutto per aver descritto e celebrato l’imperialismo britannico in India, oltre che per i suoi racconti per bambini, come il famoso Libro della Giungla. Ricevette il Premio Nobel per la Letteratura nel 1907. Dopo la sua cremazione fu seppellito nell’Abbazia di Westminster. 

Kipling appartenne alla comunità degli inglesi trapiantati nelle colonie, trascorse la prima infanzia in India e poi fu mandato a studiare in Inghilterra all’età di otto anni. Il periodo inglese è definito, dallo scrittore stesso, di oscurità e dolore, vissuto lontano dalla famiglia, dal caldo e dall’ambiente esotico a cui si era affezionato dalla nascita. Il ritorno nel subcontinente, nel 1882, lo portò a lavorare come giornalista a Lahore, presso la Civil & Military Gazette; un incarico del genere gli permise di esplorare la realtà circostante, gli avvenimenti mondani, i fatti di cronaca, le feste e le sommosse indigene, l’amministrazione imperiale al pieno delle sue funzioni.

Salman Rushdie dichiara apertamente che nessuno scrittore occidentale ha mai conosciuto l’India al pari di Rudyard Kipling ed è proprio questa particolare conoscenza dei luoghi e dei dettagli che innalza i racconti dello scrittore anglo-indiano ad un innegabile valore artistico.

 

Kiplinghouse

La casa in cui nacque Rudyard Kipling, in India, è stata trasformata in un museo, ma l’autore è stato lasciato fuori dalla storia, non menzionato in tutto l’edificio a causa delle sue “sensibilità politiche”.

 

(penultimo e terzultimo periodo tratti dal sito http://www.griseldaonline.it/temi/l-altro/contaminazioni-paranoia-racconti-kipling-zullo.html

 

5 thoughts on “Natale in India (Rudyard Kipling)

  1. cordialdo scrive:

    Ciao, Un saluto cordialissimo. Grazie del rimando del quale ho preso buona nota per leggere nuoive notizie su Kipling. Felice 2016! Ciao

  2. passoinindia scrive:

    Che bello sentirti. Felice che il post sia stato utile. Consideralo dunque un piccolo regalo di natale. Auguri anche a te!

  3. passoinindia scrive:

    Fammi anche tu un regalo. Vieni a trovarci su http://www.passoinindia.com e diffondi…. Passaparola.

  4. marzia scrive:

    Ho sempre adorato Rudyard Kipling..
    Di lui noi, con i miei figli, abbiamo questo vademecum..

    “If you can keep your head when all about you
    Are losing theirs and blaming it on you;
    If you can trust yourself when all men doubt you,
    But make allowance for their doubting too:
    If you can wait and not be tired by waiting,
    Or being lied about, don’t deal in lies,
    Or being hated, don’t give way to hating,
    And yet don’t look too good, nor talk too wise;

    If you can dream—and not make dreams your master;
    If you can think—and not make thoughts your aim,
    If you can meet with Triumph and Disaster
    And treat those two impostors just the same:
    If you can bear to hear the truth you’ve spoken
    Twisted by knaves to make a trap for fools,
    Or watch the things you gave your life to, broken,
    And stoop and build ‘em up with worn-out tools;

    If you can make one heap of all your winnings
    And risk it on one turn of pitch-and-toss,
    And lose, and start again at your beginnings
    And never breathe a word about your loss:
    If you can force your heart and nerve and sinew
    To serve your turn long after they are gone,
    And so hold on when there is nothing in you
    Except the Will which says to them: “Hold on!”

    If you can talk with crowds and keep your virtue,
    Or walk with Kings—nor lose the common touch,
    If neither foes nor loving friends can hurt you,
    If all men count with you, but none too much:
    If you can fill the unforgiving minute
    With sixty seconds’ worth of distance run,
    Yours is the Earth and everything that’s in it,
    And—which is more—you’ll be a Man, my son! ”

    ” Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
    la perdono, e te ne fanno colpa.
    Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
    tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
    Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
    O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
    O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
    Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

    Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
    Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
    Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
    E trattare allo stesso modo questi due impostori.
    Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
    Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
    O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
    E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

    Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
    E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
    E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
    senza mai far parola della tua perdita.
    Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
    nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
    E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
    Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

    Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
    O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
    Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
    Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
    Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
    Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
    Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
    E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!”

    Rudyard Kipling

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...