Mumbai racconta la sua lunga storia.

Mumbai, l’ex Bombay, che si stende su una lingua di terra che dalla costa acquitrinosa giunge fino al Mare Arabico è patria di circa 16 milioni di persone, ed è la più grande metropoli dell’India oltre che la più densamente popolata al mondo. La moderna Mumbai, caotica, multiculturale e cosmopolita, ha una lunga stroria da raccontare. La città nacque sopra sette isolette paludose, Colaba, Mazagaon, Mahim, Parel, Bombay Island, Worli e Old Woman Island, abitate dai nativi pescatori koli, e che erano sotto il dominio di Ashoka (268-232 a.C.), l’imperatore che si convertì al buddismo e  che governava quasi tutto il subcontinente indiano. Dopo la sua scomparsa, queste terre passarono sotto l’egida di vari governanti della dinastia Silahara finché, nel 1343 d.C., vennero annesse al Regno di Bahadur Shah, sultano del Gujarat che le dominò fino a quando, nel 1535, concesse Mumbai – insieme ad altre terre – ai portoghesi in cambio del loro aiuto per riconquistare il Paese occupato dai Moghul. I portoghesi chiamarono questa terra Bom Bahia, “buona baia”. Il suo nome originario era, invero, Mumbai, in onore della dea locale Mumba Devi.

I primi inglesi a visitare Mumbai, nel 1626, furono predoni che la incendiarono e distrussero navi minando ciò che nel frattempo Bombay era diventata, ovvero un punto cruciale per i commerci di sete preziose, cotone e tabacco.

Nel 1661, re Carlo II d’Inghilterra sposò Caterina di Braganza, l’infanta del re del Portogallo la cui famiglia offrì in dote l’sola più grande del territorio portoghese; quattro anni dopo Carlo ricevette anche le altre isole ed il porto. Ma Carlo non intendeva governare queste isole e, nel 1668, le affittò alla East India Company per soli 10 chili di oro all’anno. Il nome della città che i portoghesi le avevano dato,“Bon Bahia”, divenne Bombay, più consono alla fonetica inglese. Gli inglesi fortificarono la città e si insidiarono nella zona che ancora oggi è chiamata ”fort”. Nel giro di pochi anni la città si trasformò, superando anche malaria, colera e monsoni. Fu Gerald Aungier, quarto governatore di Bombay dal 1669 al 1677, a ripianificare massicciamente la città, dotandola di un porto, di una nuova banchina, di magazzini, di una dogana, di nuove strade che collegavano le isole, di un forte e di un castello, di una chiesa, di un ospedale e di una zecca. Egli disse: “Bombay  è la città che, con l’assistenza di Dio, è destinata ad essere costruita”. Aungier fece in modo che a Bombay arrivassero, per stabilirvisi, commercianti, artigiani e altri professionisti, come anche i prestatori di denaro. I coloni erano musulmani, indu, ed anche parsi, molto bravi negli affari, ed arrivarono anche dalla Gran Bretagna; così, in circa sette anni, la popolazione della città passò da 10.000 a 60.000 abitanti nel 1675. Chiunque infatti poteva acquistare un terreno e costruirvi le propria casa. Questa regione diventò così la prima vera colonia inglese, nel senso proprio del termine, dove persone si stanziavano allontanandosi dalla madrepatria; in altri luoghi dell’India infatti gli inglesi si erano avocati solo diritti commerciali come, ad esempio, insediare le loro imprese. La politica di Aungier fu di tolleranza religiosa, aperta alle autonomie locali e portò anche alla istituzione di tribunali e di una milizia locale che in seguito divenne la Polizia di Bombay.

Nel 1687, la compagnia delle Indie orientali, che operava a Surat, trasferì la sua sede a Bombay perché il suo porto, più profondo, poteva accogliere le grandi navi.

Nel 1688 gli inglesi catturarono, durante un confltto, 14 navi moghul e, nel febbraio 1689, i moghul invasero Bombay mettendo il castello sotto assedio finché, a fine anno, gli inglesi ottennero un patto di pace. Bombay, distrutta, entro la fine del 1700 risorse, ancora una volta. Venne costruita una nuova flotta, la Bombay Marine. I commercianti e gli artigiani cominciarono di nuovo ad arrivare e a mettere in pratica il loro talento: gli orafi realizzavano favolosi gioielli, i tessitori filavano stoffe preziose, i commercianti trattavano prodotti che arrivavano da tutta l’India. Nel 1730, i costruttori navali si spostarono a Bombay e venne  creata una nuova industria del cotone tanto che, nel 1854, fu aperto il primo mulino di cotone indiano. Agli inizi del 1800, a Bombay si fece molto lavoro di ingegneria e nel 1845 le sette piccole isole su cui si era formata la città divennero una grande isola. Nel 1853, fu aperta la linea ferroviaria indiana che in 21 miglia si estendeva da Bombay a Thana; nel 1860 furono avviati i lavori per la realizzazione della Great Indian Peninsular Railway che creò nuovo lavoro e incoraggiò altre persone a stabilirsi a Bombay. Nel 1864, Bombay contava 816.562 abitanti.

Dal gateway di Bombay passava il cotone grezzo del Gujarat che veniva spedito a Lancashire in Inghilterra per essere filato, tessuto e reinviato a Bombay dove sarebbe stato venduto sul mercato indiano. Lo scoppio della guerra civile americana nel 1861, che mise in crisi il mercato del cotone americano, e l’apertura del Canale di Suez nel 1869 fecero si che l’Occidente si voltasse verso Bombay, realizzando così la sua fortuna.

Nel 1858, dopo la Prima Guerra d’Indipendenza del 1857, la East India Company, accusata di cattiva gestione, fu chiamata a restituire le isole alla Corona britannica. Dal 1862 al 1867 Bombay ebbe come governatore Sir Baartle che, costruendo, tra l’altro, i caratteristici edifici gotico–coloniali, come il Victoria Terminus contribuì a realizzare quella che è l’odierna Mumbai.

Nel 19° secolo, oltre al Victoria Terminus, vennero costruiti alcuni degli edifici che ancora oggi possiamo ammirare: il General Post Office, Municipal Corporation, il Prince of Wales Museum, Torre di Rajabai e Bombay University, Elphinstone college e il Cawasji Jehangir Hall, il mercato Crawford, il Segretariato Vecchio (Old Customs House) e il Dipartimento lavori pubblici (PWD). Il Gateway of India (porta dell’India), che si affaccia sul mare Arabico, è il simbolo di Mumbai, e fu costruito in questo punto, all’Apollo Bunder (molo),  per commemorare la visita a Bombay del re Giorgio V e della regina Maria nel 1911. Da qui passarono anche i Viceré e i nuovi governatori inglesi di Bombay.

 A Mumbai fu lanciato, nel 1842, il movimento di liberazione “Quit India”, capeggiato dal Mahatma Gandhi e dagli altri leader del Congresso nazionale indiano. I leader indiani furono arrestati dagli inglesi ma il movimento percorse la sua ineluttabile storia che condusse, dopo molteplici vicissitudini politiche e sociali, all’Indipendenza dell’India, il 15 agosto 1947, quando gli inglesi lasciarono l’India, passando, gli ultimi, proprio attraverso il Gateway of India, esattamento dove erano arrivati 282 anni prima. 

Nel 1995 la città ha cambiato nuovamente il suo nome recuperando quello che anticamente le avevano dato i pescatori d’altura in onore della loro amata dea Mumba.

(Testo PassoinIndia)

articolo tratto da http://www.passoinindia.com

per altri articoli e racconti di viaggio 

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8 thoughts on “Mumbai racconta la sua lunga storia.

  1. tramedipensieri ha detto:

    Una città così popolata dev’essere proprio bella..ma a me fa paura tutta questa gente forse perché non ci sono abituata …

  2. Chiunque tu sia, Mumbai ti prende per la collottola e scuote forte 🙂

  3. cor-pus15 ha detto:

    bello e molto interessante, come sempre.

    temo che un mio commento di risposta a tramedipensieri, troppo pieno di link a miei vecchi post su Mumbai, sia finito nello spam.

    un caro saluto. 🙂

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