Holy Cities: Tirumala, South India — The City Pilgrim Project

Un articolo molto interessante su una delle città sacre dell’India.

Tirumala è un luogo di pellegrinaggio in cima a un monte dove è sorta una vera e propria cittadina. Qui i pellegrini fanno a gara per donare al tempio i propri capelli. E il tempio si arricchisce…. Avevamo scoperto l’esistenza di questo luogo qualche anno prima guardando un documentario che raccontava questa celebre (ma per […]

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Il lancio dei nascituri (India).

Sarebbe facile giudicare ciò che sto per raccontarvi. Nell’India rurale, soprattutto negli Stati di Maharastra e Karnataka, ha luogo un rituale che induisti e musulmani, insieme, celebrano probabilmente da almeno 700 anni. Secondo la leggenda, alcune famiglie cui stava per morire un bimbo furono avvisate da un santo che chiese di costruire un santuario dal quale, in segno di fede verso di lui, avrebbero dovuto essere gettati i nascituri malati. Questa pratica va avanti da allora fino ad oggi. Presso alcuni templi, come ad esempio la moschea di Baba Umer Durga, a Solapur, in Maharastra, i sacerdoti prendono i bambini, solitamente entro due mesi dalla nascita, per braccia e gambe e li gettano dal tetto, in offerta al dio in segno di ringraziamento per la loro salute e di augurio di buona fortuna. I bambini fanno un volo di 15 metri prima di cadere sopra ad una coperta tenuta da altri fedeli indu e musulmani. I genitori ed una folla immensa che canta e balla attende l’arrivo del piccolo che ovviamente si libera in un pianto dirotto. Lo stesso avviene al tempio indu di Sri Santeswar in Karnataka, durante la prima settimana di dicembre quando, ogni anno, circa 200 bambini, la cui età è mediamente sotto i due anni, vengono lanciati dal tempio. Eppure questo rituale pare non essere parte né della tradizione indù classica né di quella musulmana. Tutto ciò può apparire meno macabro se pensiamo che inizia in un periodo in cui la mortalità infantile era elevata più di oggi quando tuttavia troppe famiglie hanno ancora un accesso limitato ai servizi sanitari. Nel 2009 la commissione nazionale per la protezione dei diritti dei bambini intervenne a tentare di fermare questa pratica ritenuta inutile e dannosa per la salute psichica dei piccoli e quindi illegale. Ancora oggi le organizzazione per i diritti dei minori continuano a denunciare questo fenomeno che tuttavia sembra non sia mai stato causa di lesioni per i nascituri. E speriamo non lo sia nel futuro. Perché in India le tradizioni sono dure a morire. E dove non arriva la tutela dello Stato, arriva la superstizione.

(passoinindia)

immagine da http://zafigo.com/stories/zafigo-stories/4-indian-festivals-with-unique-rituals/

In India anche le rane si sposano.

Tutti sanno che in molte parti dell’India l’acqua scarseggia e ad essa è legata la vita dei contadini che, già poveri, quando il monsone tarda ad arrivare, rischiano di perdere il frutto del loro duro lavoro. Sono molti i suicidi che si registrano tra gli agricoltori. Questo vasto Paese, in quanto a numero di dighe, si pone dopo Cina e Stati Uniti contandone più di cinquemila. La siccità rimane comunque un serio problema aggravato dai cambiamenti climatici e dall’uso di combustibili fossili impiegati per lo sviluppo industriale. Quando non piove da tempo le riserve d’acqua, anche quelle dei pozzi, non sono più sufficienti e il prezzo per l’acquisto di autobotti di questa preziosa risorsa tende a salire.

Pochi sanno che in molti villaggi rurali, ad esempio negli Stati di Assam, Orissa, Tripura, Karnataka, per citarne alcuni, ha luogo un particolarissimo rituale che origina dalla antichissima tradizione vedica, quella raccolta nei libri sacri indù, che viene celebrato da secoli perché ritenuto prospero per avere abbondanti piogge. Ebbene, secondo una credenza mitologica occorre unire in matrimonio due rane selvatiche allo scopo di chiedere pietà agli dei della pioggia come sono Indra, Parjanya e Varuna. Nella religione induista, Indra è signore della folgore e dio del temporale, delle piogge e della magia; Varuṇa è una delle più antiche e importanti divinità vediche ed il più importante Asura nel Ṛigveda (Asura è il termine con cui nel Ṛgveda, il testo vedico risalente tra il XX e il XV secolo a.C., vengono chiamate alcune divinità tra cui appunto anche Varuṇa e Indra), controlla l’Ordine cosmico, e tutti i fenomeni celesti e sotterranei; Parjanya, vedico, è un dio della pioggia e colui che fertilizza la terra. Quindi, se si vuole l’acqua piovana, è a loro che bisogna rivolgersi.

Il matrimonio tra rane è una vera e propria celebrazione gioiosa così come quando a sposarsi sono le persone, tra preghiere, addobbi e vivande a base di riso. Gli anfibi, sono catturati senza alcuna violenza dal loro ambiente naturale e, visibilmente perplessi, vengono lavati e vestiti secondo tradizione. Alla sposa, come rituale di nozze richiede, viene applicato sulla testa il sindoor (https://passoinindia.wordpress.com/2014/06/28/il-significato-del-bindi-e-del-sindoor/), il segno in polvere di colore rosso.

La cerimonia ha luogo di solito in un sacro tempio ed è seguita con ardore da tutti gli abitanti del villaggio che, con profonda devozione, accarezzano dolcemente la coppia. Al termine, i due novelli sposi vengono benedetti e rilasciati nel loro ambiente naturale.

(testo by PassoinIndia)

 

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