Humayun, secondo imperatore moghul

E, dopo Babur, discendente di Tamerlano, quel condottiero turco mongolo che arrivò in India nel 1398, salì al trono suo figlio Humayun che regnò dal 1540 al 1556. Questo re moghul era tuttavia più interessato all’oppio e all’astrologia che al suo grande regno nelle mire dei suoi fratelli minori e dei generali afghani che avevano appoggiato il padre in battaglia. Tra questi ultimi, il più potente era Sher Khan Suri che conquistò il Bihar, il Bengala e poi Delhi. Nel 1540 Humayun fu infatti sconfitto a Kanauj, in quella terra che oggi è l’Uttar Pradesh e fu costretto a chiedere rifugio al fratello che governava in Afghanistan, su quel territorio che proprio lui gli aveva assegnato. La tradizione turco mongola prevedeva infatti che, alla morte del padre, il primogenito assegnasse possedimenti ai fratelli minori. Fu una vana richiesta, quella di Humayun, che dovette ripiegare in Persia, ad Herat, presso lo Shah Tahmap, di una dinastia safanide che impose lo sciismo come religione di Stato cui aderì anche Humayun stesso.
Delhi restò per ben 5 anni nelle mani di Sher Shah Suri che vi apportò diverse riforme
amministrative e tributarie che lo fanno ricordare come il più efficiente dei sultani afghani. Quando Humayun tornò in India nel 1555, a capo di un esercito di persiani, riconquistò il Punjab, Agra e il trono di Delhi che era in mano ai poco accorti eredi di Sher Shah Suri morto un anno prima in battaglia. Un anno dopo Humayun, forse in preda agli effetti dell’oppio, morì cadendo sulle scale di pietra del suo osservatorio astronomico. Arrivò quindi il tempo di Akbar, nipote di Babur, che, di tutt’altra pasta, salì al trono a 13 anni. Il suo nome, ben meritato, significa “grande”.
La salma di Humayun si trova ancora oggi nel mausoleo fatto costruire per lui a Delhi da sua moglie Hamida Banu Begum nel 1562, capolavoro intatto dell’arte islamica.

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Testo by PassoinIndia

 

Babur, primo moghul in India

All’inizio del XVI° secolo, l’India era frammentata in vari domini. Il governatore di Lahore, Daulat Khan, chiese a Babur di togliergli dai piedi Ibrahim (1517-1526), l’ultimo Lodi, sultano di Delhi. I lodi erano un clan di afghani elevatisi al rango di nobili grazie al denaro guadagnato con l’allevamento dei cavalli; avevano ottenuto dai loro predecessori sul trono di Delhi il potere sul Punjab. Babur non vide l’ora, avendo da sempre sognato di mettere le mani su quella terra che all’ora si chiamava Hindustan. Lo chamavano “la tigre”, era di origine turco-mongola, discendente di Tamerlano da parte di padre e di Gengis Khan da parte di madre, a capo di un piccolo regno centro asiatico che invase l’Afghanistan. Ora era pronto anche per l’India. Il suo esercito di diecimila uomini turchi e afghani e cannoni a miccia, una volta in India, combatterono a Panipat per mezza giornata contro i cento uomini e i diecimila elefanti di Ibrahim che, alla fine, fuggì sconfitto. E’ così che, il 21 aprile del 1526, cominciò il potere dei Moghul in India. Babur depredò Delhi di tutti i suoi tesori e divise il bottino con i suoi guerrieri che, poco dopo, costeggiando la Yamuna, giusero fino ad Agra che sarebbe diventata in futuro capitale dell’impero Moghul. Ad Agra, Babur dovette presto affrontare Mahmud, fratello di Ibrahim, sopravvissuto allo scontro di Panipat, che aveva organizzato un grande esercito nel Bengala, appoggiato dalla confederazione Rajput fedele al sovrana Rana Sanga (1509-1528). Era il marzo del 1527. Questo esercito era molto più numeroso di quello di Babur che, accerchiato, cercò di sostenere i suoi uomini distribuendo loro i pezzi delle coppe d’oro destinate al vino e fece voto di non bere mai più. Nel frattempo, la confederazione si stava sgretolando a causa di rivalità di casta all’interno dell’esercito e perse così qualche alleato ma anche la guerra contro Babur. Due anni dopo, Babur conquistò anche il potere sulla regione oggi chiamata Uttar Pradesh, assicurandosi in pratica il dominio su tutta l’India settentrionale.

Babur morì a Delhi nel 1530. Gli successe il figlio, Humayun (regnò dal 1530 al 1540), che aprì le porte alla cultura persiana, il secondo di una grande dinastia, quella Moghul, tra cui si ricordano Akbar (1556-1605), promotore del dialogo tra religioni, Jahangir (1605-1627), mecenate dell’arte, Shah Jahan (1627-1658), comittente del celebre Taj Mahal, Aurangzeb (1658-1707),  intollerante e crudele.

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Testo PassoinIndia