Amo i gesti imprecisi – Valerio Magrelli

al bando la perfezione, la standardizzazione e il format…. per imparare ad essere più “easy”…..

RIFLESSIONI QUASI ANALITICHE

Amo i gesti imprecisi

Amo i gesti imprecisi,

uno che inciampa, l’altro

che fa urtare il bicchiere,

quello che non ricorda,

chi è distratto, la sentinella

che non sa arrestare il battito

breve delle palpebre,

mi stanno a cuore

perché vedo in loro il tremore,

il tintinnio familiare

del meccanismo rotto.

L’oggetto intatto tace, non ha voce

ma solo movimento. Qui invece

ha ceduto il congegno,

il gioco delle parti,

un pezzo si separa,

si annuncia.

Dentro qualcosa balla.

Valerio Magrelli

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A mio Padre, la persona con cui mi sono scontrato di più nella vita, ma anche quella a cui ho voluto più bene, e che ora darei tutto per avere con me! Ciao Papà.

L’ho letta, mi ha emozionato, mi piacerebbe che la leggeste anche voi. Farà piacere a chi l’ha scritta sapere cosa ne pensate…….

giacomoroma

“VITE INCROCIATE”

Mi serviva del tempo per tenerti di dentro,
per saggiare e sedare ogni nostro tormento.
Burrascoso e indomabile il nostro rapporto
che il destino ha voluto fosse poi troppo corto.
Adesso che gli anni sono presto passati,
ripenso ai momenti e ai discorsi lasciati.
Un uomo, due facce e una bottiglia al veleno,
ma un’anima sola ed un cuore sincero.
Lo sai che mi manchi, e mi manca un pochino
quel sorriso sereno che regalavi al mattino?
Eri un altro papà, eri quella persona
che sapevo esisteva ed era molto più buona.
Insieme abbiam fatto di tutto,
gioito, pianto, creato e distrutto,
ma un richiamo d’amore
ci ha tenuti allacciati anche senza parole.
Durante uno di quei lunghi silenzi che ci ostinavamo a seguire
non hai permesso alla droga di lasciarmi morire:
mi si schiudono gli occhi e ti vedo carponi
a soffiare la vita dentro ai miei fermi polmoni.
Che è successo papà… non avevamo discusso?
Si, ma avrei dovuto seguirti più spesso.
Passa un istante infinito e sento le urla di mamma,
che cerca al telefono una veloce ambulanza:
mio figlio è in overdose, è sdraiato giù in terra,
in questa casa con la morte è scoppiata una guerra!!
C’è Eleonora che piange e sento papà che smarrito
mi sussurra all’orecchio “Oggi ti ho partorito”!
Adesso la percezione è del tutto diversa,
non c’è astio o rancore…

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Einstein, moderno yogi

Saluto al sole

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Ho estratto uno stralcio di un famoso libro di Albert Einstein, “Il mondo come io lo vedo”. Libro notevole, perché questo scienziato-filosofo espone in chiave moderna e comprensibile per tutti concetti che Patanjali espose molti secoli prima. Solo in questo brano troviamo concetti come Ahimsa, Asteya, Aparigraha, Santosha, Tapas. Un breve squarcio di Luce della sua anima per indicarci il sentiero del Dharma da seguire. E per il quale, come dice Einstein, siamo venuti su questo pianeta.

“Ben singolare è la situazione di noialtri mortali.
Ognuno di noi è su questa terra per una breve visita; egli non sa il perchè, ma assai spesso crede di averlo capito.
Non si riflette profondamente e ci si limita a considerare un aspetto della vita quotidiana; siamo qui per gli altri uomini: anzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla…

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Il mondo come io lo vedo

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle   persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

(tratto da “Il mondo come io lo vedo”1931, Albert Einstein).

 

Il testo è stato scritto nel 1931, l’anno in cui tocca il picco in Europa la grande crisi del 1929 arrivata dall’America. Di lì a poco anche il Nazismo e la Seconda Guerra Mondiale.

La felicità

 

E crescendo impari che la felicita’ non e’ quella delle grandi cose.
Non e’ quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…

La felicita’ non e’ quella che affanosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente…
non e’ quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…,
la felicita’ non e’ quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.

Crescendo impari che la felicita’ e’ fatta di cose piccole ma preziose….
…e impari che il profumo del caffe’ al mattino e’ un piccolo rituale di felicita’, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicita’, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicita’ lieve.

E impari che la felicita’ e’ fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l’amore e’ fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi piu’ di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e’ una deliziosa felicita’.
E impari che i regali piu’ grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…
E impari che c’e’ felicita’ anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’e’ qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c’e’ nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
 

E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicita’.

E crescendo impari che la felicita’ non e’ quella delle grandi cose.
Non e’ quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…

La felicita’ non e’ quella che affanosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente,…
non e’ quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…,
la felicita’ non e’ quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.

Crescendo impari che la felicita’ e’ fatta di cose piccole ma preziose….
…e impari che il profumo del caffe’ al mattino e’ un piccolo rituale di felicita’, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicita’, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicita’ lieve.

E impari che la felicita’ e’ fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l’amore e’ fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi piu’ di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e’ una deliziosa felicita’.
E impari che i regali piu’ grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…
E impari che c’e’ felicita’ anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’e’ qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c’e’ nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.

E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

da: “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach.

Sviluppare la coscienza… (Alejandro Jodorowsky)

Mi piace sviluppare la mia coscienza per capire perché sono vivo, cos’è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i disegni dell’universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili e si crea false forme di condotta, plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri, non per via delle deviazioni narcisistiche della loro personalità, ma per come si sono evolute interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta, la cui sessualità vive insoddisfatta, il cui corpo s’intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Mi piace invecchiare perché il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale.
Non mi piace la gente che per retaggi infantili trasforma le bugie in superstizioni.
Non mi piace che ci sia un papa che predica senza condividere la sua anima con una “papessa”.
Non mi piace che la religione sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.
Mi piace collaborare e non competere.
Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna che potremmo chiamare Dio interiore.
Non mi piace l’arte che serve solo a celebrare il suo esecutore.
Mi piace l’arte che serve per guarire.
Non mi piacciono le persone troppo stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca il riso.
Mi piace affrontare, volontariamente, la mia sofferenza, con l’obiettivo di espandere la mia coscienza.

            ( Alejandro Jodorowsky)

Viaggiare

Viaggiare

Posted on gennaio 18, 2013  da noruleswords.wordpress.com

Viaggiare è una delle cose più belle che esistano. Le sensazioni che ti regala un viaggio, ciò che provi quando le gomme dell’auto mordono l’asfalto, è qualcosa di sublime. Lasciarsi trascinare dal proprio istinto e godersi il viaggio è molto più appagante dell’arrivo alla meta. Perché in quel momento ti rendi conto che qualcosa è terminato.

Viaggiare senza destinazione, senza sapere dove stai andando, facendoti trasportare da meravigliose emozioni e dall’istinto, è inimitabile. Essere in viaggio stimola la tua mente. Non sai cosa troverai dietro la prossima curva, non sai quale panorama potrai godere una volta uscito dalla galleria, mentre il sole ti abbaglierà perforando il parabrezza e il suo calore vitale colmerà il tuo corpo di gioia.
I campi di grano riempiranno d’invendibile oro i tuoi occhi, verdi vallate costellate di vigne che produrranno ottimo nettare degli dei s’inerpicheranno dentro di te fino a raggiungere il tuo cuore, fianchi di montagne e alte vette innevate si staglieranno all’orizzonte a ricordare la loro immensa eternità.
Intanto i giri del motore accompagnano le tue sensazioni, le cullano come dolci onde del mare calmatosi dopo una bufera, come una nonna che cantando una ninna nanna vuole far addormentare un cucciolo d’uomo, e quell’ottuso e soffice rombo ti ricorda che stai ancora viaggiando, che stai percorrendo strade sconosciute verso mete forestiere, che non sei sul solito percorso del quale conosci a memoria la posizione di buche e tombini, la durata del rosso ai semafori, le precedenze e la posizione di tutte le strisce pedonali.
La radio a basso volume trasmette una canzone rock che ti fa venire voglia di prendere un flessibile ed eliminare per sempre il tettuccio della tua auto, perché tu possa godere anche del vento che accarezza amichevolmente le guance facendole arrossire quasi d’imbarazzo, come un caldo abbraccio di un vecchio amico.
Sì viaggiare, cantava uno che di musica ne capiva davvero.
Poi ti accorgi che devi ancora girare le chiavi nel cruscotto, e allora sorridi, perché ti rendi conto che riesci ancora a viaggiare nel migliore dei modi.

da NORULESWORDS.WORDPRESS.COM

Considero valore

Considero valore

ogni forma di vita,

la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore

il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore

il vino finchè dura il pasto,

un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,

due vecchi che si amano.

Considero valore

quello che domani non varra’ piu’ niente,

e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore

tutte le ferite.

Considero valore

risparmiare acqua,

riparare un paio di scarpe,

tacere in tempo,

accorrere a un grido,

chiedere permesso prima di sedersi,

provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore

sapere in una stanza dov’e’ il nord,

qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore

il viaggio del vagabondo,

la clausura della monaca,

la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore

l’uso del verbo amare

e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)