Tibet: nella realtà di un sogno !

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Dicono che qui, nelle montagne dell’Himalaya, vi sia il mitico regno di Shamballa, la terra degli illuminati, e dicono che esista veramente e che per accedervi si debba trovare un passaggio che é simultaneamente dentro e fuori di noi, nel nostro corpo e tra questi monti, i più alti del mondo. Forse la chiave per trovare Shamballa è nei testi che parlano del Tibet mistico, è nei canti dei poeti, degli eremiti, degli yogin tantrici che vissero e meditarono in questi luoghi. Nello Yoga tantrico, lo yoga esoterico che ha impregnato di sé questi luoghi, poesia e misticismo sono le vie verso l’uomo. Non esiste il concetto di inconscio, ma l’inconscio è rappresentato dalle terre inesplorate, dai luoghi remoti. Macrocosmo e microcosmo, dentro e fuori coincidono e tutte le cose, sia le forme del corpo umano che i monti, gli organi e i torrenti, sono il frutto del potere visionario della coscienza umana. Qui, dove l’inconscio dell’uomo è la terra stessa, la mistica Ma gcig esprime questo invito:

Si vada errando senza sosta, tra lande desolate e luoghi di ritiro.
Si stia come lo spazio, privo di dubbi e paure.
Senza dubbi e paure nell’immensità.

E le fanno eco le parole della Danzatrice del Cielo:

Il mondo è un’idea, è ciò che pensiamo, e non ha sostanza. Non c’è motivo di abbattimento, non siate depressi, amici; abbiate coraggio. Il mio corpo danza nel cielo e con destrezza si muove nella materia. Viaggiando ovunque, non ho trovato nulla che in definitiva sia reale. Voi, non riconoscendomi, mi considerate un’entità esterna. Ma quando mi riconoscerete, sbattendo le ali con una forza nascosta, superando persino i venti taglienti, potrete giungere a qualunque destinazione.

E le parole che il maestro Marpa disse al discepolo Milarepa:

Vai a vagare nei deserti di neve, nella solitudine degli aridi monti e sprofondati nella contemplazione.

Le montagne impervie dell’Himalaya paiono difendere questa saggezza antica. Mentre molto lontano, nel mondo, nascono e muoiono teorie dell’inconscio, qui l’intuizione originaria, simbolicamente rappresentata dalla magica terra di Shamballa, sembra essere difesa da un guerriero invincibile: l’Everest che, con la sua vetta, unisce terra e cielo e tutti gli opposti.

Il Tibet è una terra di dèi, demoni, demonesse, orchesse e spiriti selvaggi che sono l’incarnazione delle forze elementari ostili e delle potenze naturali di questo mondo. Gli antichi testi che descrivono la conquista del Tibet da parte degli yogin tantrici buddisti, che civilizzarono le popolazioni nomadi, definiscono le loro imprese come esorcismi di demoni e demonesse che rappresentano una natura impervia, difficile a essere conquistata, ma anche silenziosa, potente e affascinante. Gli antichi mistici e monaci appaiono come maghi o sciamani capaci di potenti esorcismi e di ogni sorta di magia, compresa quella di volare nell’aria. Ancora oggi il Tibet possiede una geografia mistica, in cui i picchi montani sono i falli delle divinità e le valli i corpi distesi delle demonesse. Molti tibetani praticano ancora il pellegrinaggio spirituale, circombulando intere montagne e laghi ritenuti sacri. In verità non c’è monte o lago o fiume in Tibet che non sia considerato sacro. I pellegrini ancora oggi parlano di come i monti sacri del Tibet inchiodino alla terra i corpi delle demonesse, che rappresentano l’energia sessuale selvaggia della natura.

(source: vojagesillumination)

Non potevamo pensare ad un’introduzione diversa per presentare il Tibet, impossibile da descrivere, senza parlare del misticismo e del profondo e vitale rapporto con la natura, che inevitabilmente lo animano. Iniziare a pensare al Tibet come prossima meta per un viaggio non è sicuramente impresa facile, oltre a considerare la sua posizione geografica infatti, bisogna inanzitutto coglierne lo spirito primordiale ed estremo. Il Tibet si divide in 7 regioni amministrative: Lhasa la capitale, Shigatse dove si trova il monte Everest, Shannan la culla della civiltà tibetana, Nagqu la residenza dei tibetani nomadi con grandi praterie, Ngari l’ultima rotta dei pellegrini orientale e selvaggia, Nyingchi le “Alpi Svizzere” del Tibet orientale e Chamdo il centro della cultura Khampa.

Lhasa:

La città di Lhasa si trova su un altopiano, dominata da tre vette: Marpori ovvero la montagna rossa, Chakpori ovvero la montagna di ferro e Barmari la montagna coniglio che la proteggono dal vento rigido che domina su tutto l’altopiano tibetano e vanta quindi un micro-clima che può essere definito temperato. Alcune delle attrazioni locali sono: il Potala Palace che costituisce un gruppo architettonico collocato in cima alla montagna, un insieme di templi, palazzi, dormitori e uffici. Dopo la restaurazione nel 17’sec., il palazzo divenne la residenza del Dalai Lama e il centro del potere politico dell’intera regione. Nel tempo questa affascinante opera d’arte ha ottenuto il nome di “paradiso delle arti” e nel 1994 venne nominato patrimonio Unesco. Numerosissimi i monasteri che colorano la città tra cui i più visitati sono: il tempio di Jokhang , uno tra i più venerati del Tibet, dove si trova la statua del Jowo Buddha che si dice essere stata benedetta dal Buddha stesso. Molti pellegrini compiono viaggi lunghi addirittura anni per poter visitare questo luogo simbolo, altri compiono quotidiane visite e circoambulano il monastero pregando e prostrandosi. Il monastero di Drepung, che si trova alla base di una montagna poco distante da Lhasa, ospitava un tempo quasi 1000 monaci e al suo interno il complesso si caratterizza con dormitori, sale di preghiera e templi. Altro importante monastero è quello di Sera, nel quale i monaci sono soliti compiere densi e lunghi dibattiti e nel pomeriggio si riuniscono nel cortile invitando i monaci più giovani a prendere parte a discorsi filosofici, misurando ognuno la conoscenza dei testi sacri del buddhismo e ponendosi domande a vicenda. Per arrivare al monastero di Ganden, situato su un’alta e verde montagna poco fuori da Lhasa, bisogna affrontare una bella scalata, arrivati alla cima però, lo spettacolo delle valli tutt’intorno, ripaga indubbiamente. Essendo un monastero utilizzato anche per le sepulture a cielo aperto, non è raro vedere avvoltoi e corvi sorvolare nell’aria. Un’altra attrazione della città è il “parco dei gioielli” il Norbulingka fatto realizzare intorno al 1740, ospita al suo interno giardini, fontane, piscine e un piccolo zoo. Poco distante da Lhasa si trova il Dark Yerpa, delle grotte scavate nella roccia, uno dei luoghi di ritiro spirituale più sacri del Tibet, situato in una spettacolare montagna calcarea nella valle di Yerpa, ad un’altitudine di circa 4000 m. ospita i monaci che vengono a meditare nella calma e nella meraviglia che regnano in questo monastero.

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Shigatse:

Shigatse, in tibetano vuol dire “terra fertile”, ed è il nome dato ad uno dei sette distretti del Tibet che si trova alla confluenza dei fiumi Yarlong Tsangpo e Nyanghu, situato tra il Nepal e l’altopiano tibetano, questa regione ospita la vetta più alta del mondo: il monte Everest, chiamata anche Qomolangma ovvero la “terza dea”, circondato e sorretto da altre vette spettacolari, di poco meno elevate, che creano una cornice straordinaria. Moltissimi i campi base a disposizione dei turisti collocati a diverse altezze della montagna. In cima al monte Everest è sempre possibile vedere un ciuffo di nuvole che si spingono verso est, mosse dal vento dell’ovest simile al movimento di una bandiera che sventola. In alcuni momenti le nuvole si trasformano da onde in movimento in una piccola e sottile colonna di fumo o da destrieri galoppanti in magici veicoli delle dee, uno spettacolo che conduce facilmente in una dimensione solenne e immateriale. Appartenente al buddismo Nyingma, il monastero di Rongbuk è l’ opera architettonica  religiosa collocata in uno dei luoghi più alti del mondo, uno dei posti migliori per godere della vista del Monte Everest. Serve come campo base per i trekking e le escursioni ed è anche l’hotel più alto del mondo. Il monastero di Tashilhunpo, ha un magnifico stile architettonico con un tetto dorato e edifici gloriosi, dozzine di monasteri appartenenti a rami differenti del buddismo, aumentano l’atmosfera sacra di     quest’area. Il Grand Canion Yearlung Tsangpo è rinomato per la sua valle, la più lunga e profonda del mondo. Con rapide turbolente, gole impervie, picchi vertiginosi, lussureggianti foreste, questo posto é ricco di attrazioni.  In precedeza accessibile solo da gruppi di scienziati a causa della scarsità di comunicazioni e dell’aspro ambiente circostante, oggi risulta essere più facilmente raggiungibile. Qui si trova “la vetta in fiamme”, il Namchebawa che offre uno spettacolo sensazionale coperto dal mistero delle nuvole.

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Shannan:

Con più di duemila anni di storia e una natura spettacolare tutt’intorno, Shannan ospita numerosi reperti storici e scenari mozzafiato: laghi e fiumi imponenti tra cui il salato fiume Yarlulng Tsangpo, pittoresche foreste vergini, praterie e il primo monastero del Tibet. Yamdrok Lake è uno dei laghi sacri della regione, circondato da montagne innevate, senza sbocchi, appare in perfetto equilibrio tra l’acqua sciolta dei ghiacciai e quella evaporata del lago. Il monastero di Samye fu costruito secondo la descrizione dell’universo nelle scritture buddhiste, è famoso per il suo stile architettonico che unisce lo stile tibetano, cinese e indiano e rappresenta il centro dell’universo. Il palazzo di Yambulang, fu il primo costruito dal primo sovrano tibetano Nyatri Tsanpo nel secondo secolo A.C. , molte le reliquie al suo interno e rappresenta una forte attrazione per coloro che sono interessati alla storia di questo paese. Spettacolare la vista di cui si gode dal palazzo sulle campagne circostanti, i villaggi e le verdi praterie tutt’intorno. Il lago più sacro è il Lhamo La tso Lake, poco famoso a causa della sua posizione difficile da raggiungere e degli scarsi collegamenti, si dice che abbia il potero magico di mostrare il passato e il futuro di ognuno con una chiarezza pari all’intensità della devozione del fedele.

Nagqu:                                      

Scarsamente popolato, questo territorio si caratterizza per la sua natura protetta, i suoi paesaggi incontaminati, le montagne innevate, i laghi azzurri e il semplice stile di vita della sua gente.

Il Nam Tso Lake “ il lago celestiale”è venerato sia dai buddisti tibetani che da coloro che seguono la dottrina Bön, che si prostrano sulle rive del lago e ne pregano la divinità che lo abita. L’ immenso lago salato, è uno dei più straordinari spettacoli naturali, uno specchio su cui si riflettono le montagne e il cielo, e considerato un luogo di pellegrinaggio e di meditazione. Tutto intorno si trovano quattro monasteri costruiti in direzione dei quattro punti cardinali, numerosi gli antichi simboli che arricchiscono il lago, legati a storie del paese. Un paradiso per gli animali e luogo di pascolo per le madrie dei nomadi del nord del Tibet.  Questo luogo ospita, lungo le sue rive, un piccolo centro di ritiro spirituale chiamato Tashidor Gompa dove è anche possibile soggiornare per qualche notte. È una destinazione popolare per un’escursione di una notte, poco lontano da Lhasa, solitamente raggiungibile con tour di gruppo in jeep ma facilmente raggiungibile anche con viaggi singoli.

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Ngari:

Questa destinazione è diventata una meta importante sia per i viaggiatori che per i pellegrini, grazie alle sue magnifiche distese verdeggianti, la sua cultura stimolante e la gente del posto solare e accogliente. Qui si trova una delle cime più venerate da Buddhisti, Induisti e Jainisti: il Monte Kailash, uno spettacolo indimenticabile, considerato il centro dell’universo. Gli induisti credono che questo monte sia la residenza di Lord Shiva, il creatore, il mantenitore e il distruttore del mondo e che da qui nascano il Gange e tutti i sacri fiumi dell’India.  Si crede anche che la nascita della dottrina Bön, abbia avuto origine proprio qui. I Jainisti invece credono che Lord Rishaba qui ottenne la liberazione. Per I buddhisti tibetani, questo è il luogo dove il saggio Milarepa sconfisse la dottrina Bön e fece del Buddhismo la prima religione del Tibet, essi credono inoltre che il monte impersonifichi la felicità eterna, ogni anno sono numerosi i fedeli che compiono pellegrinaggi intorno al monte. Oltre al suo immeno valore simbolico, la natura che riveste la montagna vale la pena di essere ammirata almeno una volta nella vita. Con una vetta che raggiunge quasi i 6,656 m. la sua cima sembra brillare sotto i riflessi del sole, numerosi i laghi che la circondano tra cui il Manasarovar lake. Il nome del lago in tibetano traduce “l’eterno e invincibile lago di giada” ed’è la sorgente di quattro fiumi sacri dell’Asia: Brahmaputra, Ghaghara, Sindhu and Sutlej, oltre ad essere un famoso luogo di pellegrinaggio. Assume la forma di una pera e le sue acque risplendono come cristalli di un blu luccicante sotto i raggi del sole. I pellegrini hindu e buddisti che giungono per venerare il lago, credono che le sue acque abbiano il potere di ripulire da tutti i peccati. Nella tradizione hindu si crede che il lago fu creato  da Brahma per permettere ai suoi figli di lavarsi dopo aver scalato la cima della montagna sacra, mentre per i buddisti la leggenda narra che la madre di Buddha fu trasportata qui dalle divinità e qui si immerse nelle acque del lago affinchè il suo corpo si purificasse, qui vide un elefante bianco venirle incontro dal monte kailash e non appena Buddha entrò nel suo grembo, ella lo diede alla luce.  Luogo di importanza storica è il palazzo di Guge, costruito sulla montagna , qui si trovano oggi reliquie dorate, grotte, monasteri e case che testimoniano di un antico regno in declino. Nonostante siano passati centinaia di anni alcuni dei monasteri e della case sopravvivono. Oltre alla sua ricca storia, questo sito archeologico è una grande attrattiva da cui godere della natura circostante e ammirare i resti di un glorioso passato. Il palazzo su tre livelli è un miracolo architettonico e un simbolo di un’antica nazione pacifica e devota. Un’opera architettonica che vale assolutamente la pena di essere visitata.

Nyingchi:

Tradotto come il “trono del sole”questa regione deve il nome alla sua posizione geografica, essendo il posto dove visibilmente sorge il sole, una terra pittoresca e un paradiso fertile nel selvaggio Tibet. Questa terra è benedetta da stupendi laghi, profonde gole, foreste immense e prati di azalee. È  considerata la

“Svizzera d’Oriente”e Jiangnan“la terra fertile del Tibet”, infatti non ci sono fiori di pesco in Svizzera e neanche cime innevate nello Jiangnan. Il lago Basum, è uno dei più grandi bacini del Tibet orientale, circondato da vette innevate e foreste, famoso per la sua primitiva pace e tranquillità, il blu intenso della superficie del lago rispecchia le alte montagne e la natura tutt’intorno. Il lago inoltre è un luogo di venerazione per i buddisti Nyingma, con un tempio realizzato al centro di una piccola isola e nella riva meridionale del lago i devoti pregano per richiedere la nascita di un figlio.

La vetta di Namjagbarwa tradotta con “la lancia che trapassa il cielo” con il suo magnifico aspetto, la sua ripida conformazione e il clima imprevedibile, è una vetta ambiziosa da scalare.

La foresta di Lulang ovvero “il posto dove dimenticare la nostalgia di casa” è un tipico altopiano montano con scenari alpini mozzafiato, rannicchiato tra le montagne e i ghiacciai, si innalza fino a 3700 metri con grandi foreste, villaggi, e una vegetazione molto ricca. Decorato con un cielo carico di nuvole, e vette innevate, questa immensa distesa di pini è una gioia per gli occhi e offre scenari idilliaci, con pascoli sereni, boccioli in fiore e ruscelli gorgoglianti.

Chamdo:                                  

Qamdo o la “congiuntura dei fiumi”, si trova nel Tibet orientale, ai piedi delle montagne Hengduan e del bacino idrologico dei fiume Jinsha, Lancang e Nu. È una delle aree dove si concentra la maggiore presenza di allevamenti e di aziende agricole e offre scenari naturali mozzafiato.  Il Ranwu lake, una delle attrazioni della regione offre una vista spettacolare della sua acqua verde cristallina, con montagne innevate tutt’intorno, colorate azalee e verdeggianti foreste. Costruito nel 1444 d.c. il monastero di Jampaling , poco lontano dal lago, è uno dei più grandi e più influenti del Tibet orientale, ospita un grande numero di monaci e la sua architettura è ben preservata con centinaia di statue del Buddha e di altri monaci e dipinti sacri al suo interno. Il ghiacciaio Laigu, altra importante attrazione turistica, comprende una serie di ghiacciai, ed’è uno dei tre più grandi ghiacciai del mondo.

Parlare di Tibet non è affatto facile, sarebbe come cercare di raccontare l’odore di un giardino fiorito di gelsomini o descrivere la foto del paradiso, ma per chi ha la fortuna di poterci andare e di poter testimoniare con i proprio occhi la sacralità e l’immensità della natura che regna in questi posti, beh, non ci sono parole che possano bastare!

Buon viaggio e stay tuned!!

 

 

 

 

 

 

 

Mani invisibili.

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Articolo liberamente tradotto da un articolo di Sarika Malhotra | Edizione del 7 giugno, 2015 pubblicato su Business Today

Sul tratto Bundi-Bhilwara, lungo la National Highway 76, 40 km, è come un giorno qualunque finché un uomo in maglietta gialla arriva in motorino ad una bancarella di generi alimentari vicino al villaggio di Patiyal, nel distretto di Bundi. Su sue istruzioni, un gruppo di bambini, che stava cesellando piccole arenarie sul ciglio della strada, si sparpaglia. Alcuni si infilano nelle capanne dietro le macerie, mentre altri afferrano una cola-bar al banco. I bambini vengono immediatamente sostituiti da una manciata di donne che portano avanti lo stesso lavoro. Presto, un’auto Innova si ferma vicino al chiosco e uno straniero viene portato in giro per il luogo da un paio di uomini. Il gruppo trascorre circa 10 minuti sul posto. Lo straniero viene ricondotto al veicolo e, dopo una breve discussione con gli uomini, viene mandato via. Nel giro di pochi minuti dalla sua partenza, i bambini escono dalle capanne e riprendono il loro lavoro.

Esiste una precisione con cui viene organizzata l’intera sequenza, quasi come se venisse eseguita regolarmente. Lo straniero è un giornalista belga. Sta esaminando se l’arenaria della regione, utilizzata per ricostruire due dei punti di riferimento commerciali più strategici – Korenmarkt ed Emile Braun Square – nel centro storico di Ghent, in Belgio, sia di provenienza etica. A visitare l’area è anche un gruppo di acquirenti internazionali provenienti dal Belgio che finanziano progetti e ONG per assicurarsi la stessa cosa, ovvero che il lavoro che gira attorno all’ arenaria che intendono acquistare  implichi buone pratiche di lavoro nelle miniere e nelle cave, standard minimi di sicurezza e, soprattutto, nessun impiego di lavoro minorile. (….)

Il motivo della preoccupazione di queste aziende è evidente. Prendiamo il caso di Banjara Basti al Parana Village, nel distretto di Bundi. La baraccopoli, senza una connessione alla rete, ha 70 famiglie, con 150 bambini nella fascia di età da 4 a 10 anni e circa 50 nella fascia da 11 a 14. Nessun bambino va a scuola, ma tutti sanno come contare e calcolare. In realtà, il villaggio non ha scuole. Le scuole più vicine si trovano a Dabi e a Buddhpura – a cinque o sette chilometri di distanza – o nel villaggio di Parana raggiungibile attraverso l’autostrada a quattro corsie. Cinque minuti alle 8 e l’intero villaggio comincia. Gli anziani procedono verso le miniere, i giovani dai 16 ai 18 anni le raggiungono per caricare, sgomberare e scaricare e i bambini più piccoli si dirigono verso i cantieri dove fanno i ciottoli. I bambini iniziano a lavorare in questi cantieri dall’età di otto anni e apprendono sul posto di lavoro. Lavorano dalle 8:00 alle 17:00 e sono pagati Rs 2 per ciottolo dai proprietari o dagli appaltatori della cava.


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In effetti, come dimostra questo esempio, il lavoro minorile è ancora diffuso in diversi settori, in particolare nelle industrie orientate all’esportazione. La proposta di emendamento approvata dal Consiglio dei ministri a maggio potrebbe non essere sufficiente per controllare il lavoro minorile, poiché la maggior parte del lavoro viene svolto in case o in imprese domestiche sotto mentite spoglie.
Prendiamo ad esempio le cave di arenaria nel Rajasthan. Secondo il Dipartimento delle Miniere e della Geologia di Udaipur, il 70% della produzione di arenaria indiana si svolge in Rajasthan e nel 2013/14 l’erario statale ha guadagnato oltre 138 crore di Rs attraverso i contratti di locazione e le royalties. L’industria impiega 71.242 persone, secondo le stime ufficiali, ma il numero effettivo di lavoratori è molto di più.

Una fiorente economia di ciottoli nella regione viene in gran parte alimentata da bambini che fabbricano ciottoli e piccoli blocchi dai residui della cava di arenaria Questi residui si trovano in abbondanza nella regione e ora stanno portando ingenti guadagni ai proprietari di cave e agli appaltatori. I proprietari delle miniere vendono i materiali di scarto a imprenditori, intermediari o ingaggiano appaltatori che li fanno sottoporre a lavorazione nelle case, coinvolgendo principalmente bambini. Questi bambini fanno un buon lavoro di scalpellatura grazie alle loro mani flessibili. Dal 2004 la domanda europea di ciottoli è in crescita perché essi vengono utilizzati per realizzare pavimenti, vialetti, giardini e pietre decorative.

Rana Sengupta, Managing Trustee and CEO, Mine Labor Protection, spiega le dinamiche. “I ciottoli sono fatti strategicamente sia sul lato dell’autostrada, sia fuori dalle miniere, o sempre più fuori dalle case degli operai o dai magazzini. Di conseguenza, il lavoratore del ciottolo non rientra nel campo di applicazione di alcuna legge, sia essa la Legge sulle miniere o la legge sulle fabbriche. ” Ai sensi della legge sulle miniere, qualsiasi lavoratore di età inferiore ai 18 anni non è autorizzato a lavorare nelle miniere o vicinanze o nelle miniere trattandosi di un’attività pericolosa. Spesso i bambini di 14 anni fanno i ciottoli nell’area mineraria. La legge sulle fabbriche stabilisce che gli standard sulla sicurezza di base devono essere garantiti e soggetti a ispezione. “Quindi, in questa fascia, circa 1,5 lakh di persone operano in questa industria al 100% delle esportazioni senza essere registrati ovunque come lavoratori e tuttavia contribuiscono a questa economia in crescita”, afferma Sengupta.

La matrice aziendale è semplice. Un lavoro è pagato Rs 2 per ogni ciottolo. Se il proprietario della miniera ottiene il lavoro tramite un appaltatore, gioca solo per la sua commissione e il costo del lavoro. I ciottoli da una tonnellata di solito hanno da 200 a 300 pezzi di pietra (a seconda delle dimensioni della pietra). L’esportatore riceve le pietre da venditori, intermediari e proprietari di cave e lo vende a un grande compratore internazionale per m2.000 per container (circa da m6.5 a m9 per metro quadrato). Questo è venduto nel mercato estero a m18 per metro quadrato. Ora, visti i margini coinvolti, la maggior parte dei proprietari di miniere ha iniziato a esportare direttamente alle aziende internazionali. Il rapporto costi / benefici di essere nel business è evidente.

Nessun datore di lavoro dimostra di impiegare bambini. Tutti i datori di lavoro nei loro libri dimostrano che stanno pagando gli stipendi minimi richiesti agli adulti. La maggior parte di questo denaro diventa denaro nero.

L’estrazione contribuisce quasi per il 2% al PIL del paese e, secondo il censimento del 2011, l’8,3% della forza lavoro totale in questo settore sono bambini. Tuttavia, il numero effettivo di bambini lavoratori raramente emerge. L’estrazione mineraria è statale ma il tema del lavoro minorile rimane centrale. Non esiste un sistema per monitorare la situazione lavorativa nelle miniere e nelle cave. Sengupta spiega che i funzionari del dipartimento del lavoro non sono solo incaricati delle attività minerarie in un particolare Stato. Hanno anche la responsabilità dei lavoratori in tutti gli istituti del governo centrale in uno Stato, come ad esempio Ferrovie, poste e telegrafi, tra gli altri. “Inoltre, un funzionario per l’applicazione del lavoro (LEO) è responsabile di quattro distretti, che nel Rajasthan equivalgono a circa due lakh di lavoratori minerari, quindi non è umanamente possibile monitorare la situazione dei lavoratori delle miniere e delle cave. ” È interessante notare che nella regione i lavoratori delle miniere non hanno alcuna prova di essere occupati. Questo nonostante il fatto che abbiano lavorato per anni nelle miniere, spesso sotto lo stesso appaltatore o proprietario. Che cosa, quindi, ci si può aspettare dal lavoro svolto nelle unità domestiche o nei cantieri?
Mentre la maggior parte dei proprietari di miniere dice che nessuno sotto i 18 anni vi è impiegato, probabilmente non c’è modo di misurare l’età esatta dei lavoratori. Le prove di età, compresi i certificati di nascita, sono difficilmente disponibili in questo segmento, sottolinea Kushal Singh, ex presidente della Commissione nazionale per la protezione dei diritti dell’infanzia (NCPCR). “Quanti datori di lavoro o appaltatori chiedano prove dell’età è discutibile: nei casi in cui sono disponibili prove, non vi è menzione dell’autenticità dell’età”. I proprietari della cava insistono sul fatto che danno lavoro agli appaltatori e li pagano in base al pezzo, e spetta all’appaltatore portare a termine il lavoro.

A Kailash Nagar a Delhi est circa 50.000 bambini sono impegnati nel taglio del filo dei jeans. Ottengono 40 paisa per pezzo per il taglio del filetto e 75 paisa per il confezionamento. Questi bambini non lavorano in nessuna fabbrica o unità produttiva, né vanno a cercarlo, il lavoro. Arriva a due passi da casa. Un lotto di solito ha 25 pezzi. Il taglia-filo si adatta bene alle dita. Nessuno sa da dove arrivino questi pezzi. Sono contati, distribuiti, pagati e controllati da una signora della colonia che riceve 10 paisa per pezzo come spese di gestione. Poiché nessun veicolo riesce ad entrare nelle vie strette, l’agente porta la merce fuori dalla colonia in un risciò e li carica su un furgone. Questo agente fa parte di un’intricata rete di fornitura a Delhi, che è frammentata, prevalentemente orientata all’esportazione, specializzata nella produzione di abbigliamento e oggetti da abbellimento.

La società di consulenza Technopak stima che nel 2012 l’industria indiana dell’indumento readymade (RMG) abbia prodotto quasi il 13% della produzione globale e che l’India sia stata il sesto esportatore di capi al mondo. Le esportazioni hanno raggiunto $ 13,71 miliardi nel 2011/12 e $ 14,94 miliardi nel 2013 / 14. I mercati più importanti sono l’UE, gli USA e gli EAU.

“Nell’ultimo decennio a causa della crescente consapevolezza e dell’ obbligo di certificazioni internazionali obbligatorie come la certificazione di produzione mondiale responsabile nel settore abbigliamento, il lavoro minorile è diminuito nelle fabbriche e nelle unità produttive”, afferma un esportatore di medie dimensioni di Delhi. Tuttavia, è notevolmente aumentato nelle unità domestiche e nelle case attraverso il lavoro a cottimo che viene esternalizzato. Anche se la maggior parte dei processi nelle unità di esportazione di medie dimensioni è meccanizzata, la finitura viene esternalizzata tramite gli appaltatori. Si tratta essenzialmente lavori manuali, come ricami, abbellimenti, bordature, incisioni su pietra e taglio del filo, che sono la parte più importante nella catena del valore. Anche se l’outsourcing è una parola proibita nella comunità degli esportatori, è un dato di fatto che ciò avvenga. Un esportatore di medie dimensioni di Delhi ha confermato che almeno il 60% delle unità esternalizza e finisce il lavoro attraverso appaltatori o fabbricanti che esternalizzano ulteriormente ai subappaltatori. Un altro esportatore ha sottolineato che, date le norme di conformità, nessun lavoro può uscire dalla fabbrica.

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Tuttavia, gli studi confermano il fatto che il lavoro viene sempre più esternalizzato in diverse fasi. Un rapporto della Society for Labor and Development, New Delhi, nel febbraio 2013, rileva che il numero di subappaltatori o fabbricanti nella regione di Kapashera-Dundehera a Haryana è aumentato da meno di cinque nel 2000 a più di 90 del 2012.

Prabhat Kumar, National Manager, Child Protection presso l’ONG internazionale Save The Children, spiega le dinamiche. “Il lavoro esternalizzato è sempre dato a una persona giuridica o ad un adulto, ma raggiunge i bambini all’interno della famiglia: qualsiasi tipo di lavoro manuale sul capo che non avviene all’interno della fabbrica ha un’alta probabilità di coinvolgere bambini”. Kumar afferma che il profitto nell’industria RMG dipende dal mantenere bassi i costi di produzione e garantire un volume di scambi elevato. “Più lunga è la catena di approvvigionamento, minore è il pagamento ad ogni passaggio. Inoltre, il costo di mercato del prodotto finito dipende dalla qualità del lavoro che si svolge sui gradini più bassi della catena di approvvigionamento, come il ricamo a mano e il pagamento a cottimo “.

Shanta Sinha, ex presidente della NCPCR, afferma che il cottimo è la peggiore forma di sfruttamento, poiché l’intera famiglia, soprattutto i bambini, viene coinvolta nella produzione. “Poiché i pezzi vengono prodotti o finiti in unità domestiche, questi lavoratori rimangono disorganizzati, non rientrano mai nella legge sulle fabbriche, non ricevono salari minimi, non hanno condizioni di lavoro salutari o alcuna sicurezza sociale “. Che si tratti di ciottoli, indumenti confezionati, mattoni, braccialetti, artigianato, articoli sportivi, gemme e gioielli, la maggior parte di queste attività viene misurata sulle unità di lavoro eseguite e i pagamenti vengono effettuati a cottimo.

In effetti, le percentuali e il lavoro minorile sono completamente a favore del datore di lavoro piuttosto che per la famiglia povera. Anche per un lavoratore semi-qualificato o non qualificato, un datore di lavoro a Gurgaon pagherebbe 5.500 rupie come salario di base, oltre al 12 per cento di previdenza, 1,75 per cento ESI (Schema assicurativo statale dipendenti), congedo di maternità di un mese senza salario e un bonus una volta all’anno, più gli straordinari. Non c’è da stupirsi, quindi, se è qui che le equazioni si trasformano in favore del lavoro a cottimo.

Poi, c’è l’ecosistema della moneta nera e le dinamiche del mercato del lavoro per adulti. Kailash Satyarthi, vincitore del premio Nobel per la pace e fondatore dell’organizzazione per i diritti dei bambini Bachpan Bachao Andolan, spiega la matrice. “Nessun datore di lavoro dimostra di occuparsi di figli, tutti i datori di lavoro nei loro libri dimostrano che stanno pagando gli stipendi minimi richiesti agli adulti.” La maggior parte di questi soldi diventa denaro nero. I produttori calcolano le loro spese in modo tale che il 30-60 per cento sia mostrato come costo del lavoro nel costo complessivo di produzione, e la maggior parte di questo denaro diventa denaro nero “, dice. Questo denaro raramente entra in circolazione, non è sottoposto a tassazione e alimenta un’economia monetaria nera parallela. Mentre non ci sono cifre esatte sulla dimensione di questa economia del denaro nero, Satyarthi evidenzia i numeri di base. “In media ci sono 200 giorni lavorativi:  sei bambini che lavorano a un costo medio di Rs 15 per bambino al giorno, costano 18.000 crore di Rs in un anno Se questi sei bambini lavoratori vengono sostituiti con sei adulti i lavoratori, le dinamiche cambiano completamente poiché un lavoratore adulto costerebbe almeno Rs 115 al giorno, cioe a 1,38,000 crore di Rs. Questa differenza di 1,20,000 crore di Rs è denaro nero. ” Se il lavoro minorile verrà sostituito da adulti e agli adulti venisse pagato il salario minimo giornaliero, allora non sarà necessario che i bambini lavorino. Visto che gli adulti saranno ben ricompensati, il loro potere di spesa aumenterà e darà un nuovo impulso all’economia.

Bharti Sharma, ex presidente di NCPCR, afferma che i produttori hanno tagliato i costi nel tentativo di rimanere competitivi. “La questione rimane strettamente legata alla promozione delle esportazioni: se parli con gli organismi di promozione delle esportazioni, tutto quello che diranno è che non c’è lavoro minorile nella catena del valore delle esportazioni.

Il ministero del lavoro sostiene che il lavoro minorile è in declino in India. Il ministero afferma che l’applicazione della legge sul lavoro minorile (Proibizionismo e regolamentazione) del 1986 viene effettuata dai governi statali e dal governo centrale nelle rispettive sfere. E nella legge è prevista la nomina di “ispettori” da parte del governo allo scopo di garantire la conformità. Tuttavia, a Nuova Delhi, il NCPCR, che è stato istituito come risposta all’India tra i primi paesi a ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ha una storia diversa da raccontare, non avendo neppure una squadra di persone nominate.

Gli osservatori ritengono che la legge vigente sul lavoro minorile (proibizionismo e regolamentazione) del 1986, che vieta il coinvolgimento dei bambini in determinati tipi di professioni e che disciplina le condizioni di lavoro in altri, sia obsoleta e dovrebbe essere al passo con i tempi. La legge sull’emendamento del lavoro (proibizionismo e regolamento) del 2012 è stata approvata dal Consiglio dei ministri il 13 maggio. La più grande area grigia rispetto all’emendamento è che un bambino, dopo l’orario scolastico, può aiutare la sua famiglia nei campi, nel lavoro a casa o raccolta forestale. La maggior parte dei bambini rientra in questa categoria. Si pensi che l’agricoltura, che costituisce il 14% del PIL dell’India, coinvolge il numero massimo di bambini.

Si prenda l’esempio della coltivazione del tabacco. I bambini ottengono tra Rs 10 e Rs 30 al giorno per fare il lavoro più noioso nella catena di produzione del tabacco. Fin dalla piantagione fino alla fase finale di preparazione dei prodotti da inviare alle unità produttive, i bambini sono la scelta preferita degli appaltatori e degli agricoltori.
Nel solo distretto di Bihar, Samastipur, circa 25.000 bambini sono coinvolti nella filiera produttiva del tabacco, secondo Dilip Kumar Giri, vicepresidente dell’unità di Bihar di Bachpan Bachao Andolan. “La maggior parte di questi bambini è iscritta alle scuole e frequenta regolarmente la scuola.La più grande attrazione per loro e le loro famiglie è il pasto di mezzogiorno. Anche il vestito e la borsa di studio per le caste arretrate ed estremamente arretrate sono una grande attrazione e dopo essere tornati dalla scuola si impegnano nella produzione di tabacco “, dice. L’India è il terzo produttore mondiale di tabacco al mondo dopo Cina e Brasile. In effetti, uno dei maggiori problemi a livello mondiale nella filiera del tabacco è stato l’uso del lavoro minorile. Il tabacco e i prodotti del tabacco contribuiscono per circa 20.000 crore di Rs alle entrate erariali tramite accise. L’India ha guadagnato $ 833,42 milioni nel 2011/12 e $ 1,01 miliardi nel 2013/14 dalle esportazioni di tabacco.

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Secondo l’ICAR-Central Tobacco Research Institute, Andhra Pradesh, il Bihar rappresenta 0,20 lakh di produzione di tabacco nel paese. La gente del posto dice che quasi il 70% dell’economia di Samastipur, il 60% di Vaishali e il 40% di Muzaffarpur dipendono dal tabacco. Pramod Kumar, sarpanch di Satanpur nel distretto di Samastipur, spiega che la maggior parte dei processi in produzione sono esternalizzati e quindi sono gli appaltatori che usano il lavoro minorile. Questo lavoro è economico. Ad esempio, un appaltatore paga 5.000 rupie ai bambini per eliminare le infestanti in piantagioni di un ettaro, ma dovrebbe sborsare circa 8.500 rupie per i lavoratori adulti. Allo stesso modo, dopo che la raccolta viene effettuata dagli adulti, i bambini vengono utilizzati dagli appaltatori per acquisire le piante. Di solito, un bambino viene pagato solo da Rs 20 a Rs 30 per il lavoro mentre gli adulti vengono pagati  da Rs 150 a Rs 200. Un acro produce 10 quintali di tabacco. Usando il lavoro minorile, su ogni acro vengono risparmiate Rs 20.000. Gli appaltatori e gli agricoltori insistono sul fatto che se smetteranno di utilizzare il lavoro minorile, i loro profitti si ridurranno drasticamente, poiché tutto il costo viene risparmiato solo sul mercato del lavoro, sia nella fase agricola che nella fase di lavorazione.

È un dato di fatto che i costi di produzione e quindi gli appalti aumenteranno in molti settori ad alta intensità di manodopera senza lavoratori minorenni. Davuluri Venkateswarlu, direttore della Glocal Research and Consultancy Services, a Hyderabad, ha condotto uno studio sul vantaggio in termini di costi dell’utilizzo di bambini in confronto al costo del lavoro per adulti nel settore dei semi di cotone ibrido in Andhra Pradesh. Per finanziare la sostituzione totale del lavoro minorile nel settore dei semi di cotone, è necessario un aumento di almeno il 12% del prezzo di approvvigionamento e un ulteriore aumento dell’8% per soddisfare i costi dell’inflazione annuale ogni anno. Se i salari nel settore dei semi di cotone devono essere alla pari con le retribuzioni minime stabilite dal governo, è necessario un aumento del 37,7 per cento del prezzo di approvvigionamento.
Nel 2010, il ministero del Commercio degli Stati Uniti ha scritto al governo indiano che l’amministrazione Obama stava considerando un divieto di importazione di granito e arenaria dall’India, dal momento che le miniere in Rajasthan stavano violando le norme internazionali sul lavoro.

“Gli acquirenti che vogliono etichettare la pietra come eticamente approvata senza stipulare condizioni per le loro controparti commerciali indiane, dovrebbero essere pronte a pagare un premio alla lavorazione dei ciottoli senza utilizzo di bambini, anche se ciò significa ridurre i loro profitti” dice Sengupta. “La loro insistenza nell’assicurarsi prodotti privi di manodopera minorile sta solo peggiorando la situazione. Oggi i bambini sono addestrati dai loro impiegati a negare che fanno i ciottoli, i loro genitori sono minacciati se non dicono che non hanno debiti né problemi di salute e che i loro figli vanno a scuola quando la realtà è l’opposto”.

Nel frattempo, la società civile saluta la proposta di emendamento sul lavoro minorile (Proibizionismo e regolamento) come un passo nella giusta direzione. Ma se le cose cambieranno, resta da vedere, considerando le realtà socio-economiche in India.Li

Liberamente tradotto da un articolo di Sarika Malhotra | Edizione del 7 giugno, 2015 pubblicato su Business Today

https://m.businesstoday.in/story/child-labour-in-india-how-it-being-hidden-from-authorities/1/219448.html

Partenza di gruppo per Pasqua: Heritage Rajasthan dal 01 al 09 Aprile 2018

Un viaggio in Rajasthan, India del Nord, per ammirare quella che fu la terra di re e guerrieri, terra di grandi ricchezze, contesa dai popoli di un passato che è ancora oggi testimoniato da magnifiche dimore, palazzi, fortezze e tesori leggendari. Qui le antiche tradizioni sono fortemente mantenute da gente ospitale e sorridente in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Per programma dettagliato scrivici su

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Il mio Natale a Delhi. (e Buone Feste a tutti!)

Partire è sempre quasi una fretta. Tremendo il pensiero di aver omesso qualcosa di utile, pur se non essenziale. Retaggio occidentale. Poi, lo zaino sale sulle spalle, come un bimbo da accudire. Comincia il delirio aeroportuale ed il compiacimento del mio vedermi in uno specchio occasionale; la mia faccia è già cambiata. Il viaggio è una intermittenza di momenti veloci, negli spostamenti tra i terminal, e di attimi lenti, in attesa sulla fila di sedie del gate, prima di accoccolarmi sulle poltrone datate degli aerei servita da hostess consumate e sorridenti. Già in volo entro in un altro mondo, di paesaggi cartonati e nuvole incotonate. Arrivare a Delhi, che è ancora notte, non rassicura; questa città ti punta addosso occhi di pece vibranti in un bianco latteo troppo spesso appartenente a corpi avvolti in misere stole lanose. Ma la stanchezza viene vinta dall’andare, dall’essere inevitabilmente assorbita dal traffico di Delhi che si sta senza preavviso risvegliando. E’ una polvere fina quella che si insinua tra i miei vestiti e si posa sulla pelle. Delhi non cambia mai. Ogni volta vorrei non conoscerla per emozionarmi come la prima volta. Delhi, la grande metropoli, ogni volta si mostra duramente. Non c’è concessione, nessuna occasione di riscatto per i corpi dormienti sui rickshaw, se non in un’altra vita. Tutto qui corre veloce, ognuno ha più fretta dell’altro. I tuc tuc, come giocattoli, le moto, come ferri vecchi, dribblano auto frenetiche, camion colorati, pedoni soccombenti e vacche sacre e pacifiche. Imbocco a piedi una delle piccole deviazioni dalla strada principale dove il tassista si è fermato all’indirizzo ordinato ed ha atteso il suo prezzo. Qualche cane randagio si sposta da me come un moribondo ed i miei passi cercano con cura stabilità tra pozze di acqua lasciate dalla pioggia e scarti di rifiuti. Ogni via è incoronata da lunghi fili elettrici intrecciati, dove più, dove meno, affiancati da cartelli pubblicitari che paiono obsoleti. Carretti di ogni buona mercanzia stanno guadagnando il loro posto ai lati del percorso, sotto case provate da una costruzione selvaggia ed intensa necessaria all’alto numero di abitanti. Attirata da portoni in ferro elegantemente decorati, ricorro alla memoria di qualche anno fa e cerco quell’uscio, antispazio di una ripida rampa di scale. Ho trovato la mia destinazione e gli occhi dei bambini fattisi più grandi. Sono tornata. Grandi stelle scintillanti su qualche balcone mi ricordano che è quasi Natale.

 

testo by PASSOININDIA.

 

 

Vi racconto Calcutta (Kolkata)…


Lasciato quello che è il solo aeroporto internazionale dell’India orientale, percorro i 17 chilometri e in poco tempo mi trovo a Calcutta, nome ufficiale della città fino al 2001, capitale dello Stato indiano del Bengala Occidentale e terza città più popolosa dell’India tutta (18 milioni di abitanti) cosa che, sinceramente, non si fa fatica a percepire! Sarà che questa città è il primo centro commerciale, finanziario e culturale dell’India orientale, o che il suo porto nato nel 1870, sul fiume Hooghly (emissario del Gange) ed unico porto fluviale in India, è altamente operativo, rendendo Kolkata il terzo polo produttivo dopo Mumbai e Delhi, ma certo il traffico è davvero intenso. Tra la gente, indaffarata e veloce, scorrono via auto, bus, tuc tuc e non solo. Kolkata è la sola città dove è ancora possibile vedere rickshaw trainati da uomini a piedi ed è l’unica dotata di una serie di tram, seppur disponibili solo per alcune zone. Ecco anche la auto gialle, le storiche ed originali Ambassador, ormai fuori produzione, che servono da taxi pubblici. Pur non avendo fretta, intendo utilizzare anche la metropolitana, la più antica dell’India…

Per favore continua a leggere qui https://www.passoinindia.com/single-post/2017/11/27/LA-EFFERVESCENTE-KOLKATA

 

Per altri racconti di viaggio ed itinerari http://www.passoinindia.com

 

iL VISTO PER L’INDIA SI POTRA’ FARE NELL’AEROPORTO DI DESTINAZIONE?

l’India ha avviato un processo per rendere il Paese ancora più accogliente, prevedendo per più di 40 paesi stranieri la possibilità di fare il visto all’arrivo in aeroporto e non più quindi presso l’Ambasciata del Paese di origine.

Tra questi Paesi ci sono: Stati Uniti , Regno Unito, Canada , Brasile, Australia , Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita , Germania , Francia, Italia , Svezia , Olanda, Svizzera , Spagna, Belgio , Austria, Danimarca , Polonia, Norvegia e Irlanda.

Attualmente la possibilità di ottenere il visto all’arrivo potrebbe essere prevista presso gli aeroporti internazionali di Delhi , Chennai , Kolkata , Mumbai ,Kochi, Hyderabad , Bangalore , Cochin e Thiruvananthapuram ma sembra che potrebbe essere estesa ad altri aeroporti come Goa , Gaya , Chandigarh e Amritsar che hanno un grande flusso di turisti stranieri.

Con questo sistema l’India conterebbe di raccogliere valuta estera per combattere il problema del crescente disavanzo pubblico oltre che per incentivare ancora di più il turismo.

Nel 2012 , l’India ha ricevuto 6,58 milioni di turisti stranieri , con un aumento del 4,3 per cento rispetto all’anno precedente. Le entrate in valuta estera in India nel 2012, grazie al turismo, sono state 17,74 miliardi dollari, con un incremento del 7,1 per cento. I turisti stranieri, da gennaio ad agosto 2013, hanno portato in India 12.025 milioni dollari, con una crescita del 6,7 per cento.

fonte: http://www.ndtv.com/article/india/india-starts-process-to-extend-visa-on-arrival-to-40-nations-429228

 

ATTENZIONE: AD OGGI PER L’ ITALIA TUTTO QUESTO NON E’ ANCORA OPERATIVO!!!!!!!!!!!!