IL TRENO DEL CANCRO

Non appena l’orologio segna le 21:00, la trasandata e poco illuminata stazione di Bathinda riprende a vivere, presa d’assalto da una valanga di deboli pazienti che si accalcano sulle piattaforme e si fanno spazio a sgomitate per un prendere un posto nel “treno del cancro”. Ramkishan, un uomo sulla cinquantina, respirando a fatica e tossendo, rimane seduto sulla banchina finchè la folla non si calma, poi prende lentamente a camminare per raggiungere il treno e sedersi a lato del finestrino nel posto riservato.

“Sto andando all’ospedale di Bikaner”, dice quasi senza fiato. “ Mi hanno detto che ho raggiunto lo stadio finale di cancro”.  Questo potrebbe essere il mio ultimo viaggio”.

Il treno a 12 compartimenti ha ottenuto questo macabro nome da un’improvvisa ondata di casi di cancro nello stato del Punjab nel nord-est dell’India, provocati da un inquinamento crescente e dall’uso sempre maggiore di pesticidi e soprattutto da una poco efficace risposta delle autorità governative.

I pazienti arrivano da ogni parte del Punjab per prendere il treno delle 21:30 che li porta nella città-deserto di Bikaner dove possono ottenere  cure specialistiche, arrivando la mattina presto dopo sette ore di viaggio. In questa occasione, l’unico compartimento del treno riservato, con una capacità di 72 posti, viene occupato da trenta pazienti malati di cancro.

Inizialmente questo treno era conosciuto come “il treno TB” perchè veniva usato dai pazienti affetti di tubercolosi che dovevano raggiungere ospedali lontani, ma negli ultimi anni ha ottenuto il nome di “L’ESPRESSO DEL CANCRO”.

Questo treno è utilizzato dai pazienti affetti da tumore, circa il 60% dei posti è occupato da pazienti diretti a Bikaner. Molti altri pazienti viaggiano stipati nei compartimenti generali poichè non possono permettersi di pagare un biglietto.

Simarpal Kaur, 50 anni, è un professore che come altri pazienti siede sul treno, condanna la crescita del cancro dovuta all’acqua contaminata e ai pesticidi utilizzati per i cereali , la frutta e la verdure.

Consapevole del problema, il governo del Punjab ha organizzato un Sistema di purificatori per l’acqua nei villaggi maggiormente colpiti come Bhuttiwala soprannominato il “villaggio del cancro”. Ma i residenti condannano il fatto che questi purificatori non vengano puliti regolarmente e quindi non funzionano a dovere.

” Non sono state condotte ricerche sufficienti sulla prevalenza del cancro in Punjab e dunque non abbiamo informazioni a sufficienza.” dice il Dr. Pritpal Singh del centro per bambini speciali, Baba Farid.

“Le persone non rivelano che qualcuno nella loro casa è malato, per paura di essere stigmatizzati, dunque alcuni casi vengono alla luce quando il paziente ha già raggiunto lo stato finale della malattia.”

Otto mesi fa il centro di Baba Farid ha condotto una ricerca nel villaggio di Bhuttiwala, che identificava 20 pazienti malati di cancro, quando ritornarono a vedere le condizioni di saluti dei pazienti, 18 erano già morti.

Un’ inchiesta di Greenpeace report  condotta da scienziati dell’università di Exeter nel Regno Unito, trovò che il 20% dei campioni dell’acqua dei pozzi aveva livelli di nitrato sopra il limite di sicurezza di 50mg per litro, stabilito dall’organizzazione della sanità mondiale. Il nitrato è una sostanza che può provocare gravi danni alla salute soprattutto nei bambini.

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Nel 2010 il centro Baba Farid si è consultato con il Laboratorio di Micro Tracce Minerali , in uno studio da cui sono usciti fuori risultati incredibili che hanno trovato alti livelli di metalli pesanti come il bario, il cadmio, il magnese, il piombo e l’uranio in bambini di età tra i 13 e i 18 anni.  Nonostante ciò abbia provocato un gran baccano e abbia scatenato le autorità a muoversi, poco o quasi nulla è stato fatto e quel poco che è stato fatto non ha avuto nessun risultato, secondo il Dr Singh. che racconta che ogni giorno ha a che fare con circa 30 nuovi casi di bambini affetti da malformazioni congenite, autismo e ritardo mentale.

“in un’azione di contenimento dei danni, il governo del Punjab ha creato delle unità di bonifica dell’acqua, ma questo è stato solo un gesto simbolico in quanto molte di queste strutture non sono mai state messe in funzione” dice il Dr. Singh. “Dunque alle persone non resta che bere acqua contaminata e farsi il bagno con l’acqua del rubinetto che proviene direttamente dai canali dove senza pudore, vengono smaltiti gli scarichi industriali. Inoltre l’uso intensivo dei pesticidi nelle fattorie e l’eccessivo sfruttamento dell’acqua del suolo per l’irrigazione dei campi, ha contaminato le acque. È un circolo vizioso di inquinamento del suolo, dell’acqua e del cibo”.

È  la cosidetta “rivoluzione verde” che viene incriminata per questo disastro di inquinamento delle risorse che sembra non avere margini di ripresa. C’è stato un periodo in cui, nel 1960 la crescita agricola ha raggiunto livelli altissimi al punto che il Punjab venne definito “la dispensa dell’India”, un periodo in cui le risorse abbondavano così come l’uso di pesticidi. E questo uso incontrollato e irragionevole ha dato vita alla Green Revolution, ma ha anche creato questa straziante situazione. Nessuno può negare che la rivoluzione verde ha aumentato gli standard di vita della popolazione del Punjab e adesso difficilmente si vedono capanne nella regione, qui infatti anche I contadini hanno case private, guidano macchine e indossano abiti firmati. La rivoluzione era assolutamente necessaria in quel periodo, se non fosse avvenuta, difficilmente si sarebbe riusciti a sfamare la sempre più crescente popolazione Indiana.

Il governo del Punjab ha commissionato la sua ricerca sul cancro nel 2010, dalla quale è emerso che su 100.000 persone 130 sono affette da tumore , un numero in linea con la media nazionale di 137 . Il dott. Singh critica fortemente la metodologia usata e considera questa ricerca una beffa.

Il Dr Karnjit Singh, direttore della sanità del Punjab, insiste a dire che sono molteplici I fattori che furono responsabili per l’aumento dei casi di cancro all’interno dello stato. “ ci sono vari fattori come l’epatite b, l’infezione da virus e il fumo, sarebbe improprio dire che sono stati I pesticidi la causa della diffusione dei casi di tumore” dice.

Il governo federale dell’india ha espresso preoccupazione riguardo l’avvelenamento da pesticidi e ha pianificato di modificare la legislatura sui fertilizzanti e sui pesticidi nonostante sia certa l’opposizione delle lobby che commerciano con questi prodotti. Anche se il governo smentisce la pressione di queste lobby. “Se c’é una qualche lobby, è una lobby per I contadini” afferma il ministro dello stato per l’agricoltura, Sanjeev Kumar Baliyan.

Solo nel 2017 il governo ha acconsentito ad eliminare l’uso di endosolfato e tutte le riserve di pesticidi hanno superato la data di scadenza.

Baliyan afferma che il governo non può stabilire un divieto assoluto nell’uso dei pesticidi, ma che sta cercando delle alternative come la coltivazione organica. Ovviamente la complicità tra il governo e le lobby di pesticidi è un discorso fondamentale per capire come mai la situazione venga così poco presa sul serio.

Tutti I pazienti che usano questo treno affrontano questo viaggio per poter essere accolti dalle cure dell’ospedale regionale per il tumore l’Acharya Tulsi e del centro di ricerche Prince Bijay Singh Memorial Hospital in Bikaner che come molti degli ospedali del Punjab è coperto da una serie di benefici che rientrano nello schema di aiuti del primo ministro del Punjab per le cure dei malati di cancro.

Uno di questi passeggeri è Madan Lal di 68 anni che insieme a sua sorella occupano la cabina letto, dove possono almeno provare a distendersi. Lal che arriva dal villaggio di Mallan nel distretto di Faridkot in Punjab, ha subito diversi trattamenti alla gola nell’ultimo anno e si è dovuto recare più di 30 volte all’ospedale di  Bikaner.

La prima domanda che sorge spontanea è: perchè tutti questi malati di tumore provenienti dal Punjab viaggiano fino in Rajasthan per delle cure, quando lo stesso Punjab si vanta di avere dei buoni centri per la cura del cancro?

Sources: translation from Al Jazeera document.

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Bikaner, alle porte del deserto del Thar (Rajasthan).

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Testo passoinindia
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Karni Mata Temple, il tempio dei topi.

Di tutto si può dire dell’India ma non che non sorprenda ogni volta. Sapete, vicino a Bikaner, in Rajasthan, c’è un posto dove i topi scorrazzano avanti e indietro, grassi e felici, chi può dire se per l’abbondante cibo che viene loro offerto o se per la devozione prestata loro dai fedeli.

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Ora, per un momento, lasciate fuori la comune ripugnanza verso questi piccoli esseri ed ascoltate questa storia. Nel famoso tempio dedicato a Karni Mata, l’incarnazione della divinità, da cui esso prende il nome, ci sono all’incirca 20.000 topolini (Kabbas) che regalano al sito il nome di “tempio dei ratti”. Questi animaletti sono considerati sacri e attirano quindi, oltre che turisti, moltissimi pellegrini indu che offrono loro di tutto, in prevalenza latte, ghee, il burro chiarificato, e prasad, un composto commestibile solitamente fatto con semolino, zucchero, ghee, cardamomo e uvetta, associato al rituale religioso, un po’ come l’ostia cristiana; se guardi bene qualcuno offre loro persino vino ed è per questo che talvolta si vede l’animaletto barcollare!

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Ora, è vero che in India gli animali in genere sono sacri, scimmie, vacche e quant’altro sappiamo, ma che si adorino addirittura i topi… non è affatto frequente. Tutto questo origina da una leggenda; sarebbe infatti tutto merito di Yama, il dio della morte, implorato da Karni Mata, una fanciulla indu, affinché riportasse in vita il suo figliastro Laxman annegato in uno stagno; Yama esaudì la preghiera di Karni Mata consentendo a Laxman e agli altri suo figli di reincarnarsi come topi. Tra le migliaia di topini marroncini, ci sono, in giro, pochissimi topini bianchi ritenuti particolarmente santi in quanto manifestazione di Karni Mata e dei suoi figli. Un’altra storia racconta che Karni Mata volle punire dei soldati che disertarono una battaglia e ai quali risparmiò la vita trasformandoli in ratti; perciò, ancora oggi, quegli uomini-topolini servono in eterno Karni Mata. Ora, non fatevi impressionare, provate a immaginare che quei topolini in fondo sono domestici, affettuosi, curati e non provenienti dall’esterno… I devoti non provano alcuna avversione e condividono con loro il cibo, mangiando ciò che è stato da questi rosicchiato perché bene augurante. Già dall’ingresso se ne vedono a gruppetti, fuori, nel cortile esterno del tempio e i pellegrini si comportano come in qualsiasi altro tempio, pii e scalzi. I turisti, solitamente, tengono i loro calzini perché questo, come in ogni tempio, è permesso.

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Quando, alle 4 della mattina, il Karni Mata Temple apre le sue porte, comincia l’Aarti, il un rituale religioso indù, parte della puja (preghiera), in cui i devoti offorno alla murti (l’icona sacra della divinità) la luce ottenuta dall’accensione di stoppini imbevuti di ghee o canfora; contestualmente, hanno luogo le offerte di cibo (bhog) ai ratti.

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Il tempio, in stile Moghul e Rajput, risale al XV° secolo ma è stato trasformato nel tempo, per mano di Ganga Singh, il Maharaja di Bikaner, e poi nel 1999, fino alla sua forma attuale.

I topi incisi sull’argento delle massicce finestre della costruzione in marmo antistante il tempio ricordano che quello è il loro tempio sacro; dentro, altre porte e pannelli riportano scene raffiguranti la dea e sui quadroni del marmo bianco e nero dove si prostrano i fedeli, slittano i topolini che realizzano perfetti schemi composti intorno a grandi ciotole di metallo piene di latte.

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Se solo uno di essi viene ucciso, deve essere sostituito con uno fatto di argento massiccio.

(Testo by Passoinindia)

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(foto dell’aarty, courtesy wikipedia)