HAPPY DIWALI A TUTTI!

Significato del Diwali.

Dall’oscurità alla luce, dall’ignoranza alla conoscenza, dall’infelicità alla beatitudine, questo è davvero il messaggio vero e profondo che il festival di Diwali porta ogni anno con le sue gioiose celebrazioni. Il festival di Diwali è il festival più celebrato e tanto atteso che ispira le persone a credere nel potere del bene. Diwali è annunciato come uno dei festival più significativi degli indù ed è celebrato in tutta l’India e in tutto il mondo. Gli indù del nord celebrano principalmente questo festival per commemorare la leggenda del ritorno di Lord Rama nel Regno di Ayodhya dopo un esilio di 14 anni mentre nel Sud, è celebrato per ricordare la sconfitta di un demone chiamato Narakasura per mano del Signore Krishna. Tuttavia, il festival delle luci ha un grande significato anche in altre religioni, che includono il Sikhismo e il Giainismo, anche se per ragioni diverse. Questo articolo esplora il profondo significato di Diwali nel contesto di varie fedi e sistemi di credenze.


Significato spirituale nell’Induismo.
Il festival delle luci, Diwali è la speranza e ispira tutti ad accendere una candela piuttosto che maledire l’oscurità. Diwali non riguarda solo l’illuminazione esterna, ma promuove la consapevolezza della luce interiore che è il nucleo di ogni essere umano. La spiritualità è la vera essenza dell’Induismo e profetizza che una persona non è solo un corpo o una mente ma qualcosa al di là di essa – una fonte di energia pura, potente ed eterna, chiamata Atman. Diwali è la celebrazione della realizzazione di questa luce interiore, che ha il potere di mostrare la via della rettitudine anche nei momenti più bui dei tempi. Il risveglio del vero sé, Atman, introduce ciascuno alla pace immensa, alla compassione universale, all’amore e alla consapevolezza dell’unità di tutte le cose (conoscenza superiore). Questo è uno stato di vera felicità che Diwali commemora. Le storie e le leggende su questo festival possono cambiare da regione a regione, ma questa essenza sottostante rimane la stessa.

Importanza nel Giainismo.
Diwali è un’occasione molto speciale per il popolo della comunità Jain, come il Natale è per i cristiani o il Buddha Purnima è per i buddisti. Secondo la storia e le scritture jainiste, Lord Mahavira, l’ultimo dei Jain Tirthankaras, fondatore del Giainismo, raggiunse il Nirvana o Moksha nel giorno di Diwali a Pavapuri il 15 ottobre 527 aC. Si ritiene che, oltre al divino Signore stesso, il suo discepolo più devoto, Ganadhara Gautam Swami abbia raggiunto l’illuminazione (Kevalgyana) in questo giorno. Questo rende Diwali uno dei festival più significativi per i Jain. Le celebrazioni Jain di Diwali sono lontane dalla stravaganza ed infatti la comunità ascetica Jain celebra Diwali per tre giorni durante il mese di Kartik. Gli Shvetambara, discepoli di una delle maggiori correnti del giainismo, meditano e leggono ad alta voce gli insegnamenti di Lord Mahavira, nel Sutra Uttaradhyayan, l’ultimo insegnamento che diede prima della sua liberazione. Nel jainismo, la liberazione o moksha o nirvana è il più alto e il più nobile obiettivo è l’unico che una persona dovrebbe avere; altri obiettivi sono contrari alla vera natura dell’anima. Con la giusta visione, conoscenza e sforzi, tutte le anime possono raggiungere questo stato. Si dice che un’anima liberata (siddha) raggiunga la sua vera natura incontaminata di beatitudine, conoscenza e percezione infinite, liberandosi dal ciclo di nascita e morte dopo la distruzione di tutti i legami karmici. Questo è il motivo per cui il Giainismo è anche conosciuto come mokṣamārga o “via della liberazione. Durante il Diwali, molti jainisti fanno un pellegrinaggio a Pavapuri, nel Bihar, dove Mahavira raggiunge il Nirvana.

Importanza nel Sikhismo.
Nel Sikhismo, Diwali è considerato un giorno molto importante, in quanto molti eventi significativi della storia dei Sikh sono associati ad esso. I sikh celebrano Diwali in grande stile e il giorno viene anche chiamato “Bandi Chhorh Diwas”, che rappresenta il “giorno della liberazione dei detenuti”. In questo giorno del 1619, il sesto guru, Guru Hargobind Ji, insieme a 52 altri principi, fu rilasciato dal forte di Gwalior, dove tutti furono imprigionati per ordine dell’imperatore Mughal Jahangir. La comunità sikh si rallegrò per l’occasione illuminando il Tempio d’oro.
Un altro evento significativo che sottolinea l’importanza di Diwali per i sikh è il martirio di Bhai Mani Singh ji. In questo giorno, sacrificò la sua vita per proteggere la comunità sikh dal genocidio per mano dei Moghul nel 1737, cancellando le celebrazioni di Diwali al Tempio d’oro. Infatti nel 1737 ca., Bhai Mani Singh chiese al governatore di Lahore, viceré dell’impero moghul, il permesso di tenere il festival Diwali per celebrare il Divas Bandi Chhor presso l’Harmandir Sahib o tempio d’oro. Gli fu concesso per Rs. 5.000, quale tassa religiosa di jizya, imposta dai moghul ai non musulmani, che Bhai Mani Singh avrebbe raccolto come offerte dai Sikh che sarebbero venuti al tempio. Il Governatore ordinò invece ai militari di attaccare a sorpresa i Sikh durante il festival. Bhai Mani Singh ne venne a conoscenza e comunicò ai sikh di non andare al tempio d’oro. Non gli fu così possibile pagare il denaro ai Mughal che gli ordinarono di convertirsi all’Islam. Rifiutando di rinunciare alle sue convinzioni, venne giustiziato  per smembramento. La sua morte spinse i sikh a lottare per la libertà dall’oppressione moghul.

Quindi HAPPY DIWALI!

By PI

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La grande festa delle luci. In India, il Diwali.

Deepawali, chiamata più comunemente Diwali, è una grande e luminosa festività indiana che si festeggia, in genere, tra ottobre e novembre. Il suo nome in sanscrito significa “fila di luci”. Questa festa simboleggia l’antica cultura indiana che insegna a sconfiggere l’ignoranza che sottomette l’umanità e a scacciare l’oscurità che avvolge la luce della conoscenza. In ogni leggenda, mito e storia Deepawali si trova il significato della vittoria del bene sul male e, con questo intento, le Dyias (piccole lampade di argilla) illuminano tutte le case, dentro e fuori. Infatti, la luce rende capace di buone azioni e, quindi, avvicina alla divinità. Durante il Diwali, le luci che illuminano ogni angolo dell’India, l’incenso che satura l’aria con il suo profumo, i fuochi di artificio che brillano e i petardi che scoppiano, sono tutti segno di obbedienza al cielo, al fine di ricevere prosperità, salute, ricchezza, conoscenza, pace.
Secondo la mitologia indu del grande poema epico 
Ramayana, il Diwali commemora il ritorno a Ayodhya del Re Rama, insieme a Sita, sua moglie, già rapita da Ravana, e Lakshmana, suo fratello, dopo 14 anni di esilio e dopo la sua vittoria sul demone Ravana, re dello Sri Lanka (vedi su questo blog “Dussehra”). Il popolo della città, al ritorno del re, accese file (avali) di lampade (dipa) in suo onore.
Il giorno del Diwali viene celebrato non solo in India ma anche in Sri Lanka, Nepal, Myanmar, Mauritius, Guyana, Trinidad & Tobago, Suriname, Malaysia, Singapore, Fiji etc., anche se con modalità diverse. Per gli induisti rappresenta una sorta di capodanno ovvero l’inizio di un nuovo anno durante il quale essi si profondono in azioni di devozione e preghiere alla dea 
Lakshmi, la consorte celeste di Vishnu. Si dice che nei tempi antichi fosse una festa per il raccolto. La festa nazionale vera e propria del Diwali avviene in un solo giorno e tutto il Paese è illuminato e festeggiano anche i sikh e i gianisti (per questi ultimi il Diwalii rapresenta il primo giorno dell’anno); nel giorno del Diwali tutti gli Uffici sono chiusi, trattandosi di festa nazionale. Nella tradizione induista, il Diwali si festeggia per cinque giorni consecutivi, ognuno dei quali rappresenta una storia divina, una leggenda o un mito.

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1° giorno: Dhanteras. Il primo giorno è chiamato Dhanteras o Dhantrayodashi che cade il tredicesimo giorno del mese di Kartik. La parola “Dhan” significa ricchezza e per questo ha una grande importanza per la ricca comunità mercantile dell’India occidentale. I pavimenti delle case e dei locali commerciali vengono decorati con beneauguranti disegni tradizionali Rangoli (fatti con pietre, fiori, polveri, farine o altro) per accogliere la dea della ricchezza e della prosperità. Le lampade sono tenute accese tutta la notte. E’ di buon auspicio comprare in questo giorno monili in oro o d’argento o almeno un nuovo utensile. Alla sera si accendono i piccoli Dyias di argilla, si fa la puja (la preghiera) a Lakshmi per scacciare gli spiriti maligni, si cantano inni religiosi e si preparano i dolci tradizonali (Naivedya) da offrire alla dea prima di mangiarli. Nei villaggi, è usanza venerare i vitellini in quanto, per gli agricoltori, sono la principale forma di reddito. Nel Sud, le vacche vengono venerate ed adornate perché ritenute l’incarnazione della Dea Lakshmi. La leggenda racconta del figlio sedicenne del re Hima il cui oroscopo ne previde la morte a causa di un morso di serpente, al quarto giorno del suo matrimonio. Quel giorno, la giovane moglie non gli permise di dormire. Fece un mucchio con tutti gli ornamenti e, aggiunto un sacco di monete d’oro e d’argento, li posò davanti alla camera del marito; poi, accese tante lampade e cominciò a cantare. Quando Yama, il dio della morte, arrivò sotto le spoglie di un serpente i suoi occhi vennero improvvisamente accecati dal bagliore di quelle luci brillanti, così da non riuscire ad entrare in camera del principe. Quindi, salì in cima al mucchio degli ornamenti e delle monete e si sedette lì tutta la notte ad ascoltare i canti melodiosi della donna. La mattina dopo se ne andò in silenzio. Così, la giovane moglie salvò il marito dalle grinfie della morte. Da allora, questo giorno di Dhanteras è conosciuto come il giorno della Yamadeepdaan e le lampade sono tenuta accese per tutta la notte in adorazione reverenziale di Yama, il dio della morte.
2° giorno: Nakra-Chaturdashi. Il secondo giorno si chiama Nakra-Chaturdashi o Choti Diwali e cade il quattordicesimo giorno del mese di Kartik. In questo giorno, Krishna ritorna da Pragyotishpur (Nepal), alla fine di un vaggio in cui ha ucciso il re demone Narakasur, liberato 16.000 figlie degli dei nell’ harem del re e recuperato i magnifici orecchini della dea Aditi. Per dimostrare di aver ucciso il demone, Krishna tornò a casa con il sangue del re spalmato sulla fronte. Nel Diwali, per purificare il sangue e lavare Krishna, le donne gli fanno il bagno in oli profumati. Da allora, l’abitudine di fare il bagno prima dell’alba è una tradizione in varie parti dell’India. Nel sud dell’India, per celebrare la vittoria di Krishna, alcuni credenti, davanti alla porta delle loro case, rompono dei meloni che rappresentano la testa del re demone. Dopo aver infranto il melone, la gente si fa in fronte una striscia con una miscela di curcuma e olio, che rappresenta il sangue di Krishna. Poi, è d’uso fare un bagno d’olio con sesamo, semi di cumino e pepe. Nel Maharashtra inoltre, sono usuali i bagni con olio e “Uptan” di farina di ceci e polveri profumate.
Un’altra storia racconta del re 
Bali, così potente da costitutire una minaccia per gli dei. Così Vishnu, sotto le sembianze di un bambino (batu Waman), lo pregò di dargli tanta terra che potesse coprire con tre dei suoi passi. Il re esaudì il suo desiderio. Vishnu riprese le sue vere sembianze e, con il suo primo passo, coprì il cielo intero, con il secondo, coprì la terra. Prima di fare il terzo passo, Vishnu chiese a Bali dove avrebbe dovuto fare il suo terzo passo. Bali offrì la sua testa. Mettendo il piede sulla sua testa, Vishnu lo spinse quindi verso il mondo sotto la terra. Allo stesso tempo, per la sua generosità, il Signore Vishnu gli diede la lampada della conoscenza e gli permise di tornare sulla terra una volta all’anno con milioni di lampade per dissipare le tenebre e l’ignoranza e diffondere lo splendore dell’amore e della saggezza. Per questo, il secondo giorno del Diwali si onora la credenza che la luce delle lampade allontani l’ignoranza e diffonda la radiosità dell’amore e della saggezza.
3° giorno: Lakshmi Puja. Il terzo giorno della festa di Diwali è interamente dedicato alla propiziazione della dea Lakshmi. Questo giorno è conosciuto anche con il nome di Puja Chopada. Il giorno della Lakshmi Puja cade in una notte oscura senza luna (Amavasya). I suoni gioiosi di campane e tamburi fluttuano dai templi dove l’uomo sta invocando la dea Lakshmi. Così l’oscurità impenetrabile viene trafitta da innumerevoli raggi di luce e con una fiammata di luce Lakshmi discende sulla terra in tutta la sua gloria celeste in mezzo al canto di inni vedici. La luce sublime della conoscenza sull’umanità e la devozione degli uomini vincono l’ignoranza. Per questo le luci illuminano i palazzi dei ricchi e le dimore dei poveri. Si ritiene che in questo giorno Lakshmi passeggi attraverso i campi verdi e rilasci benedizioni di abbondanza e prosperità. Quando il sole tramonta e il culto cerimoniale è finito, tutti i dolci fatti in casa vengono offerti alla dea. Si fa festa, ci si scambia regali, e, elegantemente vestiti, si va al templio e a visitare amici e parenti. Una delle usanze più curiose di questo Diwali è il gioco d’azzardo su larga scala soprattutto nel nord dell’India. Si ritiene che in questo giorno la dea Parvati giochi a dadi con il marito, Shiva, decretando che chiunque scommetta durante questo giorno abbia prosperità e ricchezza tutto l’anno.
Un’altra storia molto interessante del Diwali viene dal Kathopanisad. E’ la storia di un ragazzino chiamato 
Nichiketa il quale credeva che Yama, il dio della morte, fosse nero come la notte oscura di Amavasya. Ma quando lo incontrò di persona rimase perplesso nel vedere il volto calmo di Yama e la sua statura dignitosa. In questo giorno di Diwali, Yama spiegò a Nichiketa, che, solo passando attraverso il buio della morte, l’uomo vede la luce della più alta saggezza. Solo allora la sua anima può fuggire dalla schiavitù del suo corpo mortale e mescolarsi con il Potere Supremo. Fu così che Nichiketa capì l’importanza della vita mondana e il significato della morte e da quel momento partecipò alle celebrazioni Diwali.
4° giorno: Padwa o Varshapratipada. E’ il quarto giorno che segna l’incoronazione del re Vikramaditya, ed è l’inizio del Vikram-Samvat (è il calendario stabilito dall’imperatore indiano Vikramaditya ed è il calendario ufficiale del Nepal). In questo giorno, al Nord, si fa anche la Govardhan-Puja (detta anche Annakut). Secondo la storia scritta nel Vishnu-Purana (libro sacro Indu), il popolo di Gokul (un luogo nel Nord India), dopo la fine di ogni stagione dei monsoni, usava celebrare una festa in onore del Dio Indra (Dio della pioggia). Tuttavia, il giovane Krishna li fermò dicendo loro che, invece di adorare Indra, avrebbero dovuto pregare per la natura, considerato che la pioggia è un dono delle montagne; questo fece arrabbiare Indra che rispose coprendo d’acqua tutta Gokul. Krishna salvò Gokul sollevando la montagna Govardhan, tenendogliela sopra come un ombrello. Per commemorare questo giorno, la gente del Punjab, Haryana, Uttar Pradesh e Bihar costruiscono piccoli mucchi di sterco di vacca e li decorano con fiori per adorarli. In questo giorno, nei templi di Mathura e Nathadwara, si usa fare bagni di latte alle divinità che anche vengono vestite di abiti luccicanti e decorate con diamanti, perle, rubini e altre pietre preziose. Dopo le preghiere, vengono offerti agli dei tanti tipi di dolci deliziosi cerimoniosamente fatti a forma di montagna (Annakoot). Solo dopo questa offerta, i devoti possono ricevere il prasad dal bhog (il prasad è un alimento – frutta, dolce o altro da mangiare che viene offerto prima alla divinità – bhog – e poi consumata dai fedeli). La Dea Lakshmi viene adorata in ogni casa indù e la sua benedizione porterà successo e felicità. Questo giorno è considerato come il giorno più propizio per avviare una nuova impresa. In molte case indù è consuetudine che la moglie metta il tilak rosso sulla fronte di suo marito, una ghirlanda al suo collo e faccia la sua Aarthi (rituale durante il quale la luce emessa da una fiamma di canfora viene offerta alla Divinità) con una preghiera di lunga vita. La moglie riceve poi dal marito un regalo costoso in segno di apprezzamento di tutte le tenere cure ricevute. Questo Padwa Gudi è simbolo di amore e devozione tra moglie e marito. In questo giorno le coppie appena sposate vengono invitate a pranzo o a cena e ricevono regali.
5° giorno: Bhayya-Duj. Il quinto e ultimo giorno di Diwali è conosciuto come Bhayya-Duj. E’ noto anche in hindi come Bhav-Bij e in Marathi e nepalese come Bhai Tika. La leggenda dice che, in questo giorno di Diwali, Yama, il Dio della Morte, andò a trovare sua sorella Yami che gli mise il tilak di buon auspicio sulla fronte e lo nutrì con piatti speciali. Insieme mangiarono dolci, parlarono e si divertirono. Quando si lasciarono si scambiarono regali speciali e quel giorno Yama annunciò che, chiunque ricevesse tilak da sua sorella, non sarebbe mai stato rifiutato. Ecco perchè questo giorno di Bhayyaduj è conosciuto anche con il nome di Yama Dwitiya ed è simbolo di amore tra fratelli e sorelle. Il fratello deve andare a trovare sua sorella per festeggiare il Bhayyaduj.

I sikh festeggiano il Diwali per ricordare il giorno in cui il sesto Guru Har Gobind ritornò nella città santa di Amritsar dopo aver lasciato la prigione in Gwalior liberando e stesso e alcuni re indu tenuti prigionieri dall’imperatore musulmano Jahangir (imperatore moghul, padre di Shah Jahan, colui che ha fatto costruire il Taj Mahal). Il Guru era stato imprigionato dal re moghul intollerante alla crescita del sikkismo.
Nel tempio più important per i sikh, il Golden Temple di Amritsar, si da lettura dei grande Libro sacro 
Guru Grant Sahib e alla sera tutta la zona del tempio è fortemente illuminata dalle piccole luci che decorano la struttura e dai lampi dei bellissimi fuochi d’artificio. I giainisti celebrano la festa perché nel giorno del Diwalii Mahavira, il 24 Tirthankara (importante figura spirituale), ha raggiunto la liberazione (moksha o nirvana) a Pavapuri il 15 ottobre, 527 a.c.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stato il primo Presidente della storia a festeggiare il Diwalii nella Casa Bianca nell’anno 2009.

testo by PASSOININDIA

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Gli illuminati del giainismo.

Secondo le tradizioni Jaina, i ventiquattro Tirthankaras, noti anche come Arihants o Jina, furono i propulsori della religione e della filosofia Jaina e raggiunsero l’illuminazione attraverso la meditazione e la realizzazione di sé. Di questi,i primi ventidue sono di dubbia storicità mente degli ultimi due, Parsvanatha, il 23° e Mahavira, il 24°, anche testimonianze buddiste confermano la storicità. Parsvanatha era il figlio del re Ashvasena di Varanasi e della sua regina Vaina. All’età di 30 anni abbandonò il trono scegliendo una vita da asceta e ricevendo, dopo 84 giorni di penitenza, l’lluminazione. Morì all’età di 100 anni, quasi 250 anni prima di Mahavira. Parsvanatha credeva nell’eternità della materia e lasciò dietro di sé un buon numero di seguaci che usavano indossare una veste tutta bianca.
Il ventiquattresimo ed ultimo Tirthankara fu Vardhamana Mahavira. Nato a Kundagrama, nello Stato del Bihar, fu un contemporaneo del Buddha. Suo padre, Siddhartha era il capo dei Jnatrikas, un clan Kshatriya. Sua madre era Trishala, una principessa Lichchhavi. Vardharnana ricevette una buona educazione e si sposò con Yashoda dalla quale abbe una figlia. All’età di trent’anni, Vardhamana lasciò la sua casa e divenne un asceta. Dopo 13 mesi abbandonò il solo capo che indossava e cominciò a vagare come un ‘monaco nudo’ in una completa austerita per dodici anni e. nel 13° anno della sua ascesi, all’età di 42 anni, raggiunse la ‘conoscenza suprema’. Più tardi fu conosciuto come ‘Mahavira’ (l’eroe supremo), o Jina ‘(il conquistatore). E ‘stato anche salutato come ‘Nirgrantha’ (libero da vincoli). Per i successivi 30 anni si trasferì da un posto all’altro finché morì a Pava (ora Pavapuri) all’età di 72 anni. La notte della sua salvezza, la gente celebrò la Festa delle Luci (Dipavali, che si celebra ancora oggi) in suo onore. Mahavira accolse la maggior parte delle dottrine religiose stabilite da Parsvanatha, operando tuttavia alcune modifiche. Parsvanatha, il predecessore di Mahavira, sosteneva quattro principi:

la verità, cioè non dire bugie (Satya)

la non-violenza e il vegetarianismo, vale a dire, che non operare qualsiasi forma di omicidio

il non possesso, vale a dire, la povertà volontaria

il non rubare, cioè non ricevere nulla che non sia stato dato volontariamente (Asteya)

Mahavira vi aggiunse il celibato (Brahmacharya).


Mahavira credeva che l’anima (jiva) e la materia (ajiva) fossero i due elementi di base esistenti. Secondo lui, l’anima è in uno stato di schiavitù creato dal desiderio accumulato attraverso le nascite precedenti. Mediante continui sforzi l’anima può essere sollevata da questa schiavitù ottendendo la sua liberazione finale (moksha). L’anima liberata diventa allora l”anima pura’ e brilla con la sua originalità. Secondo il Jainismo, un uomo è il creatore del proprio destino e si può raggiungere la ‘moksha’ perseguendo una vita di purezza, virtù e rinuncia. La Moksha può essere raggiunta osservando i tre principi cioè la giusta fede, la giusta conoscenza e la giusta azione.

Mahavira fu a favore di una vita di ascesi di severa ed estrema penitenza per il raggiungimento del più alto stato spirituale. Credeva anche che il mondo non è stato creato da un creatore supremo e che il mondo sia governato da una legge eterna di degrado e di sviluppo. Pensava che tutti gli oggetti, animati e inanimati avessero un’anima e che per questo potessero sentire dolore. Per questo ancora oggi si vedono jainisti con una mascherina sulla bocca per non inghiottire inavvertitamente insetti; inoltre la cucina dei gianisti esclude tuberi e vegetali che, essendo radici, non possono essere estirpati senza uccidere la pianta. Mahavira rifiutò l’autorità dei Veda e contestò i rituali vedici e la supremazia della classe sacerdotale indù. Prescrisse un codice di condotta per capifamiglia e monaci. Attirò persone di tutti i ceti sociali, ricchi e poveri, re e popolani, uomini e donne, principi e sacerdoti, e persino gli intoccabili. Al fine di evitare karma malvagi, un capofamiglia doveva rispettare i cinque voti.

Fu un principio cardine anche la carità di offrire i cibi ai bisognosi. Mahavira predicava anche che i fedeli laici non dovessero dedicarsi all’agricoltura, dal momento che questo comportava la distruzione di piante e insetti. Il Jainisimo crede che la vita monastica è essenziale per raggiungere la salvezza. 

Organizzò i suoi seguaci, in quattro ordini:

  • monaco (Sadhu)

  • monache (Sadhvi)

  • laico (Shravak)

  • laica (Shravika)

In seguito essi divennero noti come Jains.

Secondo la tradizione le dottrine originali insegnate da Mahavira erano contenuti in 14 testi antichi conosciuti come ‘Purva’.

india 171  foto by Passoinindia in Ranakpur Temple

Gli insegnamenti di Mahavira diventarono molto popolari tra le masse. I seguaci di Mahavira li diffusero lentamente in tutto il paese. Monaci Jain sono stati visti sulle rive del fiume Indo, quando Alessandro invase l’India nel 326 aC. Anche Chandragupta Maurya (nonno del famoso re buddista Ashoka) fu seguace del Jainismo e migrò verso sud per svilupparvi il gianismo. Durante i primi secoli dell’era cristiana, Mathura e Ujjain divennero grandi centri del Jainismo. Il Giainismo non si è diffuso velocemente come il Buddismo, pur evolvendosi come questo, e tuttavia, dai primi secoli dell’era cristiana, il giainismo aveva consolidato la sua posizione in India. Ma il Jainismo, a differenza del Buddhismo, non ha tentato di diffondere le sue dottrine di fuori dell’India. Anche se i seguaci di questa religione erano meno dei Buddisti, sono riusciti a sopravvivere durante i più di mille anni di assalto musulmano. Anche dei re patrocinarono e praticarono il Jainismo tra cui il sovrano di Kalinga (il moderno stato di Orissa) che dedicò alcune grotte all’uso dei monaci Jaina nelle colline Udayagiri. Quasi tutti i seguaci del Jainismo sono ricche comunità imprenditoriali. La Scuola di Arte Mathura ha prodotto molte immagini del Tirthankaras e altri oggetti di culto per i giainisti.

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La grande festa delle luci (Diwali).

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Deepawali, chiamata più comunemente Diwali, è una grande e luminosa festività indiana che si festeggia, in genere, tra ottobre e novembre. Il suo nome in sanscrito significa “fila di luci”. Questa festa simboleggia l’antica cultura indiana che insegna a sconfiggere l’ignoranza che sottomette l’umanità e a scacciare l’oscurità che avvolge la luce della conoscenza. In ogni leggenda, mito e storia Deepawali si trova il significato della vittoria del bene sul male e, con questo intento, le Dyias (piccole lampade di argilla) illuminano tutte le case, dentro e fuori. Infatti, la luce rende capace di buone azioni e, quindi, avvicina alla divinità. Durante il Diwali, le luci che illuminano ogni angolo dell’India, l’incenso che satura l’aria con il suo profumo, i fuochi di artificio che brillano e i petardi che scoppiano, sono tutti segno di obbedienza al cielo, al fine di ricevere prosperità, salute, ricchezza, conoscenza, pace.
Secondo la mitologia indu del grande poema epico 
Ramayana, il Diwali commemora il ritorno a Ayodhya del Re Rama, insieme a Sita, sua moglie, già rapita da Ravana, e Lakshmana, suo fratello, dopo 14 anni di esilio e dopo la sua vittoria sul demone Ravana, re dello Sri Lanka (vedi su questo blog “Dussehra”). Il popolo della città, al ritorno del re, accese file (avali) di lampade (dipa) in suo onore.
Il giorno del Diwali viene celebrato non solo in India ma anche in Sri Lanka, Nepal, Myanmar, Mauritius, Guyana, Trinidad & Tobago, Suriname, Malaysia, Singapore, Fiji etc., anche se con modalità diverse. Per gli induisti rappresenta una sorta di capodanno ovvero l’inizio di un nuovo anno durante il quale essi si profondono in azioni di devozione e preghiere alla dea 
Lakshmi, la consorte celeste di Vishnu. Si dice che nei tempi antichi fosse una festa per il raccolto. La festa nazionale vera e propria del Diwali avviene in un solo giorno e tutto il Paese è illuminato e festeggiano anche i sikh e i gianisti (per questi ultimi il Diwalii rapresenta il primo giorno dell’anno); nel giorno del Diwali tutti gli Uffici sono chiusi, trattandosi di festa nazionale. Nella tradizione induista, il Diwali si festeggia per cinque giorni consecutivi, ognuno dei quali rappresenta una storia divina, una leggenda o un mito.
1° giorno: Dhanteras. Il primo giorno è chiamato Dhanteras o Dhantrayodashi che cade il tredicesimo giorno del mese di Kartik. La parola “Dhan” significa ricchezza e per questo ha una grande importanza per la ricca comunità mercantile dell’India occidentale. I pavimenti delle case e dei locali commerciali vengono decorati con beneauguranti disegni tradizionali Rangoli (fatti con pietre, fiori, polveri, farine o altro) per accogliere la dea della ricchezza e della prosperità. Le lampade sono tenute accese tutta la notte. E’ di buon auspicio comprare in questo giorno monili in oro o d’argento o almeno un nuovo utensile. Alla sera si accendono i piccoli Dyias di argilla, si fa la puja (la preghiera) a Lakshmi per scacciare gli spiriti maligni, si cantano inni religiosi e si preparano i dolci tradizonali (Naivedya) da offrire alla dea prima di mangiarli. Nei villaggi, è usanza venerare i vitellini in quanto, per gli agricoltori, sono la principale forma di reddito. Nel Sud, le vacche vengono venerate ed adornate perché ritenute l’incarnazione della Dea Lakshmi. La leggenda racconta del figlio sedicenne del re Hima il cui oroscopo ne previde la morte a causa di un morso di serpente, al quarto giorno del suo matrimonio. Quel giorno, la giovane moglie non gli permise di dormire. Fece un mucchio con tutti gli ornamenti e, aggiunto un sacco di monete d’oro e d’argento, li posò davanti alla camera del marito; poi, accese tante lampade e cominciò a cantare. Quando Yama, il dio della morte, arrivò sotto le spoglie di un serpente i suoi occhi vennero improvvisamente accecati dal bagliore di quelle luci brillanti, così da non riuscire ad entrare in camera del principe. Quindi, salì in cima al mucchio degli ornamenti e delle monete e si sedette lì tutta la notte ad ascoltare i canti melodiosi della donna. La mattina dopo se ne andò in silenzio. Così, la giovane moglie salvò il marito dalle grinfie della morte. Da allora, questo giorno di Dhanteras è conosciuto come il giorno della Yamadeepdaan e le lampade sono tenuta accese per tutta la notte in adorazione reverenziale di Yama, il dio della morte.
2° giorno: Nakra-Chaturdashi. Il secondo giorno si chiama Nakra-Chaturdashi o Choti Diwali e cade il quattordicesimo giorno del mese di Kartik. In questo giorno, Krishna ritorna da Pragyotishpur (Nepal), alla fine di un vaggio in cui ha ucciso il re demone Narakasur, liberato 16.000 figlie degli dei nell’ harem del re e recuperato i magnifici orecchini della dea Aditi. Per dimostrare di aver ucciso il demone, Krishna tornò a casa con il sangue del re spalmato sulla fronte. Nel Diwali, per purificare il sangue e lavare Krishna, le donne gli fanno il bagno in oli profumati. Da allora, l’abitudine di fare il bagno prima dell’alba è una tradizione in varie parti dell’India. Nel sud dell’India, per celebrare la vittoria di Krishna, alcuni credenti, davanti alla porta delle loro case, rompono dei meloni che rappresentano la testa del re demone. Dopo aver infranto il melone, la gente si fa in fronte una striscia con una miscela di curcuma e olio, che rappresenta il sangue di Krishna. Poi, è d’uso fare un bagno d’olio con sesamo, semi di cumino e pepe. Nel Maharashtra inoltre, sono usuali i bagni con olio e “Uptan” di farina di ceci e polveri profumate.
Un’altra storia racconta del re 
Bali, così potente da costitutire una minaccia per gli dei. Così Vishnu, sotto le sembianze di un bambino (batu Waman), lo pregò di dargli tanta terra che potesse coprire con tre dei suoi passi. Il re esaudì il suo desiderio. Vishnu riprese le sue vere sembianze e, con il suo primo passo, coprì il cielo intero, con il secondo, coprì la terra. Prima di fare il terzo passo, Vishnu chiese a Bali dove avrebbe dovuto fare il suo terzo passo. Bali offrì la sua testa. Mettendo il piede sulla sua testa, Vishnu lo spinse quindi verso il mondo sotto la terra. Allo stesso tempo, per la sua generosità, il Signore Vishnu gli diede la lampada della conoscenza e gli permise di tornare sulla terra una volta all’anno con milioni di lampade per dissipare le tenebre e l’ignoranza e diffondere lo splendore dell’amore e della saggezza. Per questo, il secondo giorno del Diwali si onora la credenza che la luce delle lampade allontani l’ignoranza e diffonda la radiosità dell’amore e della saggezza.
3° giorno: Lakshmi Puja. Il terzo giorno della festa di Diwali è interamente dedicato alla propiziazione della dea Lakshmi. Questo giorno è conosciuto anche con il nome di Puja Chopada. Il giorno della Lakshmi Puja cade in una notte oscura senza luna (Amavasya). I suoni gioiosi di campane e tamburi fluttuano dai templi dove l’uomo sta invocando la dea Lakshmi. Così l’oscurità impenetrabile viene trafitta da innumerevoli raggi di luce e con una fiammata di luce Lakshmi discende sulla terra in tutta la sua gloria celeste in mezzo al canto di inni vedici. La luce sublime della conoscenza sull’umanità e la devozione degli uomini vincono l’ignoranza. Per questo le luci illuminano i palazzi dei ricchi e le dimore dei poveri. Si ritiene che in questo giorno Lakshmi passeggi attraverso i campi verdi e rilasci benedizioni di abbondanza e prosperità. Quando il sole tramonta e il culto cerimoniale è finito, tutti i dolci fatti in casa vengono offerti alla dea. Si fa festa, ci si scambia regali, e, elegantemente vestiti, si va al templio e a visitare amici e parenti. Una delle usanze più curiose di questo Diwali è il gioco d’azzardo su larga scala soprattutto nel nord dell’India. Si ritiene che in questo giorno la dea Parvati giochi a dadi con il marito, Shiva, decretando che chiunque scommetta durante questo giorno abbia prosperità e ricchezza tutto l’anno.
Un’altra storia molto interessante del Diwali viene dal Kathopanisad. E’ la storia di un ragazzino chiamato 
Nichiketa il quale credeva che Yama, il dio della morte, fosse nero come la notte oscura di Amavasya. Ma quando lo incontrò di persona rimase perplesso nel vedere il volto calmo di Yama e la sua statura dignitosa. In questo giorno di Diwali, Yama spiegò a Nichiketa, che, solo passando attraverso il buio della morte, l’uomo vede la luce della più alta saggezza. Solo allora la sua anima può fuggire dalla schiavitù del suo corpo mortale e mescolarsi con il Potere Supremo. Fu così che Nichiketa capì l’importanza della vita mondana e il significato della morte e da quel momento partecipò alle celebrazioni Diwali.
4° giorno: Padwa o Varshapratipada. E’ il quarto giorno che segna l’incoronazione del re Vikramaditya, ed è l’inizio del Vikram-Samvat (è il calendario stabilito dall’imperatore indiano Vikramaditya ed è il calendario ufficiale del Nepal). In questo giorno, al Nord, si fa anche la Govardhan-Puja (detta anche Annakut). Secondo la storia scritta nel Vishnu-Purana (libro sacro Indu), il popolo di Gokul (un luogo nel Nord India), dopo la fine di ogni stagione dei monsoni, usava celebrare una festa in onore del Dio Indra (Dio della pioggia). Tuttavia, il giovane Krishna li fermò dicendo loro che, invece di adorare Indra, avrebbero dovuto pregare per la natura, considerato che la pioggia è un dono delle montagne; questo fece arrabbiare Indra che rispose coprendo d’acqua tutta Gokul. Krishna salvò Gokul sollevando la montagna Govardhan, tenendogliela sopra come un ombrello. Per commemorare questo giorno, la gente del Punjab, Haryana, Uttar Pradesh e Bihar costruiscono piccoli mucchi di sterco di vacca e li decorano con fiori per adorarli. In questo giorno, nei templi di Mathura e Nathadwara, si usa fare bagni di latte alle divinità che anche vengono vestite di abiti luccicanti e decorate con diamanti, perle, rubini e altre pietre preziose. Dopo le preghiere, vengono offerti agli dei tanti tipi di dolci deliziosi cerimoniosamente fatti a forma di montagna (Annakoot). Solo dopo questa offerta, i devoti possono ricevere il prasad dal bhog (il prasad è un alimento – frutta, dolce o altro da mangiare che viene offerto prima alla divinità – bhog – e poi consumata dai fedeli). La Dea Lakshmi viene adorata in ogni casa indù e la sua benedizione porterà successo e felicità. Questo giorno è considerato come il giorno più propizio per avviare una nuova impresa. In molte case indù è consuetudine che la moglie metta il tilak rosso sulla fronte di suo marito, una ghirlanda al suo collo e faccia la sua Aarthi (rituale durante il quale la luce emessa da una fiamma di canfora viene offerta alla Divinità) con una preghiera di lunga vita. La moglie riceve poi dal marito un regalo costoso in segno di apprezzamento di tutte le tenere cure ricevute. Questo Padwa Gudi è simbolo di amore e devozione tra moglie e marito. In questo giorno le coppie appena sposate vengono invitate a pranzo o a cena e ricevono regali.
5° giorno: Bhayya-Duj. Il quinto e ultimo giorno di Diwali è conosciuto come Bhayya-Duj. E’ noto anche in hindi come Bhav-Bij e in Marathi e nepalese come Bhai Tika. La leggenda dice che, in questo giorno di Diwali, Yama, il Dio della Morte, andò a trovare sua sorella Yami che gli mise il tilak di buon auspicio sulla fronte e lo nutrì con piatti speciali. Insieme mangiarono dolci, parlarono e si divertirono. Quando si lasciarono si scambiarono regali speciali e quel giorno Yama annunciò che, chiunque ricevesse tilak da sua sorella, non sarebbe mai stato rifiutato. Ecco perchè questo giorno di Bhayyaduj è conosciuto anche con il nome di Yama Dwitiya ed è simbolo di amore tra fratelli e sorelle. Il fratello deve andare a trovare sua sorella per festeggiare il Bhayyaduj.

I sikh festeggiano il Diwali per ricordare il giorno in cui il sesto Guru Har Gobind ritornò nella città santa di Amritsar dopo aver lasciato la prigione in Gwalior liberando e stesso e alcuni re indu tenuti prigionieri dall’imperatore musulmano Jahangir (imperatore moghul, padre di Shah Jahan, colui che ha fatto costruire il Taj Mahal). Il Guru era stato imprigionato dal re moghul intollerante alla crescita del sikkismo.
Nel tempio più important per i sikh, il Golden Temple di Amritsar, si da lettura dei grande Libro sacro 
Guru Grant Sahib e alla sera tutta la zona del tempio è fortemente illuminata dalle piccole luci che decorano la struttura e dai lampi dei bellissimi fuochi d’artificio. I giainisti celebrano la festa perché nel giorno del Diwalii Mahavira, il 24 Tirthankara (importante figura spirituale), ha raggiunto la liberazione (moksha o nirvana) a Pavapuri il 15 ottobre, 527 a.c.

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stato il primo Presidente della storia a festeggiare il Diwalii nella Casa Bianca nell’anno 2009.

http://www.whitehouse.gov/blog/2011/10/26/diwali-white-house

diwali-india

foto:

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DEEPAWALI O DIWALI (LA FESTA DELLE LUCI) HAPPY DIWALI!

Deepawali, chiamata più comunemente Diwali, è una grande e luminosa festività indiana che si festeggia, in genere, tra ottobre e novembre, e quest’anno il 13 Novembre. Il suo nome in sanscrito significa “fila di luci”. Questa festa simboleggia l’antica cultura indiana che insegna a sconfiggere l’ignoranza che sottomette l’umanità e a scacciare l’oscurità che avvolge la luce della conoscenza. In ogni leggenda, mito e storia Deepawali si trova il significato della vittoria del bene sul male e, con questo intento, le Dyias (piccole lampade di argilla) illuminano tutte le case, dentro e fuori. Infatti, la luce rende capace di buone azioni e, quindi, avvicina alla divinità. Durante il Diwali, le luci che illuminano ogni angolo dell’India, l’incenso che satura l’aria con il suo profumo, i fuochi di artificio che brillano e i petardi che scoppiano, sono tutti segno di obbedienza al cielo, al fine di ricevere prosperità, salute, ricchezza, conoscenza, pace.
Secondo la mitologia indu del grande poema epico Ramayana, il Diwali commemora il ritorno a Ayodhya del Re Rama, insieme a Sita, sua moglie, già rapita da Ravana, e Lakshmana, suo fratello, dopo 14 anni di esilio e dopo la sua vittoria sul demone Ravana, re dello Sri Lanka (vedi su questo blog “Dussehra”). Il popolo della città, al ritorno del re, accese file (avali) di lampade (dipa) in suo onore.
Il giorno del Diwali viene celebrato non solo in India ma anche in Sri Lanka, Nepal, Myanmar, Mauritius, Guyana, Trinidad & Tobago, Suriname, Malaysia, Singapore, Fiji etc., anche se con modalità diverse. Per gli induisti rappresenta una sorta di capodanno ovvero l’inizio di un nuovo anno durante il quale essi si profondono in azioni di devozione e preghiere alla dea Lakshmi, la consorte celeste di Vishnu. Si dice che nei tempi antichi fosse una festa per il raccolto. La festa nazionale vera e propria del Diwali avviene in un solo giorno e tutto il Paese è illuminato e festeggiano anche i sikh e i gianisti (per questi ultimi il Diwalii rapresenta il primo giorno dell’anno); nel giorno del Diwali tutti gli Uffici sono chiusi, trattandosi di festa nazionale. Nella tradizione induista, il Diwali si festeggia per cinque giorni consecutivi, ognuno dei quali rappresenta una storia divina, una leggenda o un mito.
1 ° giorno: Dhanteras. Il primo giorno è chiamato Dhanteras o Dhantrayodashi che cade il tredicesimo giorno del mese di Kartik. La parola “Dhan” significa ricchezza e per questo ha una grande importanza per la ricca comunità mercantile dell’India occidentale. I pavimenti delle case e dei locali commerciali vengono decorati con beneauguranti disegni tradizionali Rangoli (fatti con pietre, fiori, polveri, farine o altro) per accogliere la dea della ricchezza e della prosperità. Le lampade sono tenute accese tutta la notte. E’ di buon auspicio comprare in questo giorno monili in oro o d’argento o almeno un nuovo utensile. Alla sera si accendono i piccoli Dyias di argilla, si fa la puja (la preghiera) a Lakshmi per scacciare gli spiriti maligni, si cantano inni religiosi e si preparano i dolci tradizonali (Naivedya) da offrire alla dea prima di mangiarli. Nei villaggi, è usanza venerare i vitellini in quanto, per gli agricoltori, sono la principale forma di reddito. Nel Sud, le vacche vengono venerate ed adornate perché ritenute l’incarnazione della Dea Lakshmi. La leggenda racconta del figlio sedicenne del re Hima il cui oroscopo ne previde la morte a causa di un morso di serpente, al quarto giorno del suo matrimonio. Quel giorno, la giovane moglie non gli permise di dormire. Fece un mucchio con tutti gli ornamenti e, aggiunto un sacco di monete d’oro e d’argento, li posò davanti alla camera del marito; poi, accese tante lampade e cominciò a cantare. Quando Yama, il dio della morte, arrivò sotto le spoglie di un serpente i suoi occhi vennero improvvisamente accecati dal bagliore di quelle luci brillanti, così da non riuscire ad entrare in camera del principe. Quindi, salì in cima al mucchio degli ornamenti e delle monete e si sedette lì tutta la notte ad ascoltare i canti melodiosi della donna. La mattina dopo se ne andò in silenzio. Così, la giovane moglie salvò il marito dalle grinfie della morte. Da allora, questo giorno di Dhanteras è conosciuto come il giorno della Yamadeepdaan e le lampade sono tenuta accese per tutta la notte in adorazione reverenziale di Yama, il dio della morte.
2 ° giorno: Nakra-Chaturdashi. Il secondo giorno si chiama Nakra-Chaturdashi o Choti Diwali e cade il quattordicesimo giorno del mese di Kartik. In questo giorno, Krishna ritorna da Pragyotishpur (Nepal), alla fine di un vaggio in cui ha ucciso il re demone Narakasur, liberato 16.000 figlie degli dei nell’ harem del re e recuperato i magnifici orecchini della dea Aditi. Per dimostrare di aver ucciso il demone, Krishna tornò a casa con il sangue del re spalmato sulla fronte. Nel Diwali, per purificare il sangue e lavare Krishna, le donne gli fanno il bagno in oli profumati. Da allora, l’abitudine di fare il bagno prima dell’alba è una tradizione in varie parti dell’India. Nel sud dell’India, per celebrare la vittoria di Krishna, alcuni credenti, davanti alla porta delle loro case, rompono dei meloni che rappresentano la testa del re demone. Dopo aver infranto il melone, la gente si fa in fronte una striscia con una miscela di curcuma e olio, che rappresenta il sangue di Krishna. Poi, è d’uso fare un bagno d’olio con sesamo, semi di cumino e pepe. Nel Maharashtra inoltre, sono usuali i bagni con olio e “Uptan” di farina di ceci e polveri profumate.
Un’altra storia racconta del re Bali, così potente da costitutire una minaccia per gli dei. Così Vishnu, sotto le sembianze di un bambino (batu Waman), lo pregò di dargli tanta terra che potesse coprire con tre dei suoi passi. Il re esaudì il suo desiderio. Vishnu riprese le sue vere sembianze e, con il suo primo passo, coprì il cielo intero, con il secondo, coprì la terra. Prima di fare il terzo passo, Vishnu chiese a Bali dove avrebbe dovuto fare il suo terzo passo. Bali offrì la sua testa. Mettendo il piede sulla sua testa, Vishnu lo spinse quindi verso il mondo sotto la terra. Allo stesso tempo, per la sua generosità, il Signore Vishnu gli diede la lampada della conoscenza e gli permise di tornare sulla terra una volta all’anno con milioni di lampade per dissipare le tenebre e l’ignoranza e diffondere lo splendore dell’amore e della saggezza. Per questo, il secondo giorno del Diwali si onora la credenza che la luce delle lampade allontani l’ignoranza e diffonda la radiosità dell’amore e della saggezza.
3 ° giorno: Lakshmi Puja. Il terzo giorno della festa di Diwali è interamente dedicato alla propiziazione della dea Lakshmi. Questo giorno è conosciuto anche con il nome di Puja Chopada. Il giorno della Lakshmi Puja cade in una notte oscura senza luna (Amavasya). I suoni gioiosi di campane e tamburi fluttuano dai templi dove l’uomo sta invocando la dea Lakshmi. Così l’oscurità impenetrabile viene trafitta da innumerevoli raggi di luce e con una fiammata di luce Lakshmi discende sulla terra in tutta la sua gloria celeste in mezzo al canto di inni vedici. La luce sublime della conoscenza sull’umanità e la devozione degli uomini vincono l’ignoranza. Per questo le luci illuminano i palazzi dei ricchi e le dimore dei poveri. Si ritiene che in questo giorno Lakshmi passeggi attraverso i campi verdi e rilasci benedizioni di abbondanza e prosperità. Quando il sole tramonta e il culto cerimoniale è finito, tutti i dolci fatti in casa vengono offerti alla dea. Si fa festa, ci si scambia regali, e, elegantemente vestiti, si va al templio e a visitare amici e parenti. Una delle usanze più curiose di questo Diwali è il gioco d’azzardo su larga scala soprattutto nel nord dell’India. Si ritiene che in questo giorno la dea Parvati giochi a dadi con il marito, Shiva, decretando che chiunque scommetta durante questo giorno abbia prosperità e ricchezza tutto l’anno.
Un’altra storia molto interessante del Diwali viene dal Kathopanisad. E’ la storia di un ragazzino chiamato Nichiketa il quale credeva che Yama, il dio della morte, fosse nero come la notte oscura di Amavasya. Ma quando lo incontrò di persona rimase perplesso nel vedere il volto calmo di Yama e la sua statura dignitosa. In questo giorno di Diwali, Yama spiegò a Nichiketa, che, solo passando attraverso il buio della morte, l’uomo vede la luce della più alta saggezza. Solo allora la sua anima può fuggire dalla schiavitù del suo corpo mortale e mescolarsi con il Potere Supremo. Fu così che Nichiketa capì l’importanza della vita mondana e il significato della morte e da quel momento partecipò alle celebrazioni Diwali.
Giorno 4: Padwa o Varshapratipada. E’ il quarto giorno che segna l’incoronazione del re Vikramaditya, ed è l’inizio del Vikram-Samvat (è il calendario stabilito dall’imperatore indiano Vikramaditya ed è il calendario ufficiale del Nepal). In questo giorno, al Nord, si fa anche la Govardhan-Puja (detta anche Annakut). Secondo la storia scritta nel Vishnu-Purana (libro sacro Indu), il popolo di Gokul (un luogo nel Nord India), dopo la fine di ogni stagione dei monsoni, usava celebrare una festa in onore del Dio Indra (Dio della pioggia). Tuttavia, il giovane Krishna li fermò dicendo loro che, invece di adorare Indra, avrebbero dovuto pregare per la natura, considerato che la pioggia è un dono delle montagne; questo fece arrabbiare Indra che rispose coprendo d’acqua tutta Gokul. Krishna salvò Gokul sollevando la montagna Govardhan, tenendogliela sopra come un ombrello. Per commemorare questo giorno, la gente del Punjab, Haryana, Uttar Pradesh e Bihar costruiscono piccoli mucchi di sterco di vacca e li decorano con fiori per adorarli. In questo giorno, nei templi di Mathura e Nathadwara, si usa fare bagni di latte alle divinità che anche vengono vestite di abiti luccicanti e decorate con diamanti, perle, rubini e altre pietre preziose. Dopo le preghiere, vengono offerti agli dei tanti tipi di dolci deliziosi cerimoniosamente fatti a forma di montagna (Annakoot). Solo dopo questa offerta, i devoti possono ricevere il prasad dal bhog (il prasad è un alimento – frutta, dolce o altro da mangiare che viene offerto prima alla divinità – bhog – e poi consumata dai fedeli). La Dea Lakshmi viene adorata in ogni casa indù e la sua benedizione porterà successo e felicità. Questo giorno è considerato come il giorno più propizio per avviare una nuova impresa. In molte case indù è consuetudine che la moglie metta il tilak rosso sulla fronte di suo marito, una ghirlanda al suo collo e faccia la sua Aarthi (rituale durante il quale la luce emessa da una fiamma di canfora viene offerta alla Divinità) con una preghiera di lunga vita. La moglie riceve poi dal marito un regalo costoso in segno di apprezzamento di tutte le tenere cure ricevute. Questo Padwa Gudi è simbolo di amore e devozione tra moglie e marito. In questo giorno le coppie appena sposate vengono invitate a pranzo o a cena e ricevono regali.
5° giorno: Bhayya-Duj. Il quinto e ultimo giorno di Diwali è conosciuto come Bhayya-Duj. E’ noto anche in hindi come Bhav-Bij e in Marathi e nepalese come Bhai Tika. La leggenda dice che, in questo giorno di Diwali, Yama, il Dio della Morte, andò a trovare sua sorella Yami che gli mise il tilak di buon auspicio sulla fronte e lo nutrì con piatti speciali. Insieme mangiarono dolci, parlarono e si divertirono. Quando si lasciarono si scambiarono regali speciali e quel giorno Yama annunciò che, chiunque ricevesse tilak da sua sorella, non sarebbe mai stato rifiutato. Ecco perchè questo giorno di Bhayyaduj è conosciuto anche con il nome di Yama Dwitiya ed è simbolo di amore tra fratelli e sorelle. Il fratello deve andare a trovare sua sorella per festeggiare il Bhayyaduj.

I sikh festeggiano il Diwali per ricordare il giorno in cui il sesto Guru Har Gobind ritornò nella città santa di Amritsar dopo aver lasciato la prigione in Gwalior liberando e stesso e alcuni re indu tenuti prigionieri dall’imperatore musulmano Jahangir (imperatore moghul, padre di Shah Jahan, colui che ha fatto costruire il Taj Mahal). Il Guru era stato imprigionato dal re moghul intollerante alla crescita del sikkismo.
Nel tempio più important per i sikh, il Golden Temple di Amritsar, si da lettura dei grande Libro sacro Guru Grant Sahib e alla sera tutta la zona del tempio è fortemente illuminata dalle piccole luci che decorano la struttura e dai lampi dei bellissimi fuochi d’artificio. I giainisti celebrano la festa perché nel giorno del Diwalii Mahavira, il 24 Tirthankara (importante figura spirituale), ha raggiunto la liberazione (moksha o nirvana) a Pavapuri il 15 ottobre, 527 a.c.

Il neo rieletto Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è stato il primo Presidente della storia a festeggiare il Diwalii nella Casa Bianca nell’anno 2009.

http://www.whitehouse.gov/blog/2011/10/26/diwali-white-house

(fonte foto: internet)