Riflessioni.

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È ugualmente uno stolto nel campo pratico chi crede che le determinazioni essenziali della sua vita, la sua felicità o infelicità debbano venire dall’esterno, dall’oggetto.

Solo dall’interno possono venire.

L’essenziale non è quali oggetti gli si presentano, ma come egli li considera e come si determina in base a essi.

da “Il mio oriente” di Arthur Schopenhauer, filosofo (1788-1860). Egli trasse dagli insegnamenti orientali la base della sua filosofia.

 


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Le verità di Aurobindo (parte seconda)

(Parte Seconda) continua da Parte Prima

LA PSICOLOGIA DELLO YOGA INTEGRALE DI AUROBINDO E MERE (di Luisa Barbato) da http://www.psicologia-integrale.it/archives/1808

Aurobindo descrive la Sovramente (Overmind) come il piano dei grandi Dei e Dee dei Greci, Hindu, Maya e delle altre tradizioni. Nella sua visione gli Dei non sono mere creazioni del pensiero umano primitivo, ma sono esseri reali che esistono sul piano di coscienza chiamato Sovramentale. L’apertura della Sovramente permette anche di avere esperienze di coscienza cosmica, ossia di consapevolezza profonda delle forze cosmiche o universali (quindi non personali o individuali) che sono operative su ciascun piano di coscienza.

Questa coscienza cosmica può aprirsi anche prima della liberazione spirituale, ma, secondo Aurobindo arriva solitamente con la realizzazione sovramentale e, ovviamente, vivere in questa coscienza sovramentale in maniera permanente costituirebbe uno straordinario sviluppo transpersonale.

Per la Mente Illuminata egli scrive:

Una Mente non più di Pensiero Elevato, ma di luce spirituale. Qui la chiarezza dell’intelligenza spirituale, la sua luce tranquilla, dà posto o si subordina a un intenso lustro, uno splendore e illuminazione dello Spirito: un gioco di lampi e di potere irrompe dall’alto nella coscienza e aggiunge la calma e la vasta illuminazione e la vasta discesa di pace che caratterizza o accompagna l’azione dei principi spirituali, un ardore di realizzazione e un’estesi rapita di conoscenza” (“La Poesia Futura”).

La Mente Intuitiva, o Intuizione, si riferisce alla capacità di capire le cose immediatamente senza bisogno di un ragionamento conscio. In questo senso, l’intuizione può essere basata su un sentimento, o può essere un ragionamento subconscio rapido. Aurobindo riferisce invece questa capacità al piano supercosciente della Mente Intuitiva. Si tratta del potere della coscienza più vicino e intimo alla conoscenza originale per identità. Ottiene dei lampi di Verità e traduce questi lampi in idee intuitive. Quello che è pensiero di conoscenza nella Mente Superiore, diviene illuminazione nella Mente Illuminata e visone intima, diretta nell’Intuizione.

La Mente Superiore è il primo piano della coscienza spirituale dove si diventa costantemente e strettamente consapevoli del Sé, dell’Uno onnipresente, e dove si vedono e si conoscono le cose abitualmente con questa consapevolezza. E’ una mente pensante luminosa il cui strumento è il potere del pensiero elevato.

Ma questo Pensiero più grande non ha bisogno di un raziocinio ricercante e auto-critico, nessun processo logico passo dopo passo verso una conclusione, nessun meccanismo di espressione o di deduzioni e inferenze, nessuna costruzione o concatenamento deliberato di idee per arrivare a un insieme ordinato di conoscenza … Questa coscienza più elevata è conoscenza che si auto-formula sulla base di una consapevolezza del tutto auto esistente e che manifesta alcune parti della sua integrità, un’armonia dei suoi significati messa nella forma-pensiero” (“La Vita Divina”).

Si possono poi esaminare il Subconscio e l’Incosciente che sono elementi importanti della psicologia dello yoga integrale e che non vanno confusi con le analoghe definizioni della psicoanalisi. Nelle sedute di psicoterapia corporea, lavorando con il corpo, si riattivano le memorie emozionali, la storia antica di ciascuna persona vissuta non solo cognitivamente o emozionalmente, ma nella traccia profonda iscritta nel corpo. Possiamo considerare il percorso della psicoterapia corporea il primo importante passo verso la consapevolezza di sé, una consapevolezza integrata di tutti i livelli dell’essere.

Secondo Aurobindo quello che diagnostichiamo come un disagio psicologico è l’interferire del piano vitale con la coscienza fisica del corpo. Questa interazione produce la somatizzazione dell’emozione nel corpo e le terapie orientate al corpo agiscono proprio sulla somatizzazione, sull’influenza del vitale sul fisico, permettendo di espandere il campo delle emozioni che, invece di essere rivolte alla coscienza fisica, sono sperimentate coscientemente. Ma le emozioni possono seguire anche un altro percorso e, alternativamente, possono essere spinte giù e dietro la consapevolezza frontale, in quello che Aurobindo chiama Subconscio e che corrisponde all’Inconscio della psicologia occidentale. Aurobindo afferma che:

“…..esso contiene non le idee, le percezioni o le reazioni consce, ma come la sostanza fluida di queste cose. Ma anche tutto ciò che è coscientemente sperimentato affonda giù nel subcosciente, non come memorie precise, anche se sommerse, ma come oscure e ostinate memorie di esperienza, e queste possono emergere ad ogni momento come sogni, come ripetizioni meccaniche di passati pensieri, sentimenti, azioni ecc., come ‘complessi’ che esplodono dentro azioni e eventi, ecc. ecc. Il Subconscio è la causa principale del perché tutte le cose si ripetono e niente sembra cambiare, se non nelle apparenze. E’ la causa del perché la gente dice che il carattere non può essere cambiato, è anche la causa del costante ritorno delle cose delle quali abbiamo sperato di liberarci per sempre. Tutti i semi sono lì e tutti i Sanskara (percorsi fissi) della mente, del vitale e del corpo. E’ il supporto principale della morte, della malattia e l’ultima fortezza (all’apparenza inespugnabile) dell’Ignoranza. Tutto ciò che viene soppresso senza esserne pienamente liberati sprofonda là e rimane come semi pronti a germogliare ad ogni momento” (“Lettere sullo yoga”).

Il piano del Subconscio è anche responsabile delle malattie fisiche croniche o ricorrenti. Le memorie emozionali depositate nel corpo non vanno tuttavia confuse con la coscienza cellulare dello yoga integrale sviluppato da Aurobindo e da Mere. Per capire la differenza, occorre distinguere tra il Subconscio e l’Incosciente. Questo ultimo, da non confondere con l’Inconscio della psicologia che, come abbiamo detto coincide con il Subcosciente, rappresenta l’inversione densa e inconscia del Sacchidananda, ossia del livello più alto della coscienza. In esso, tutti gli esseri e l’esistenza sembrano scomparire, e in esso è contenuta la coscienza atomica e subatomica della materia, così come l’organizzazione molecolare della materia.

Nell’esperienza yogica l’Incosciente si estende esteriormente a tutte le sostanze materiali (persino una pietra ha una coscienza, per quanto elementare, ci dice Aurobindo), mentre internamente esso è di supporto alla coscienza delle cellule del corpo. Lo yoga delle cellule della Madre è proprio la trasformazione spirituale dell’Incosciente, il risvegliare la coscienza cellulare che è dormiente, ma presente. La Madre elaborò uno yoga delle cellule, dando alcuni strumenti formidabili, tra i quali un mantra – il mantra delle cellule – e questo yoga costituisce un’eccezionale esperienza di trasformazione spirituale dell’Inconsciente.

Ma che relazione esiste tra questo yoga cellulare, che cerca di risvegliare la coscienza nelle parti più piccole della materia, e gli altri strumenti psicologici che pure lavorano sulla consapevolezza corporea? Per capirlo è essenziale distinguere bene i piani sui quali lavorano le moderne pratiche psicoterapiche e lo yoga integrale. Le prime lavorano sul piano vitale e fisico, quindi sul Subconscio, mentre lo yoga delle cellule lavora sulla coscienza delle cellule che rappresenta il primo motore della trasformazione della materia, il supporto dello yoga integrale. Nessuna vera trasformazione degli esseri umani e della materia potrà veramente avvenire se non si arriva a toccare questa coscienza cellulare.

(continua…..)


Le verità di Aurobindo (parte prima)

Cercando, cercando, per soddisfare il bisogno quotidiano di saperne oggi un po’ più di ieri, ho trovato questo interessante articolo sul sito http://www.psicologia-integrale.it/archives/1808 scritto da LUISA BARBATO, titolato “LA PSICOLOGIA DELLO YOGA INTEGRALE DI AUROBINDO E MERE”. l’Autrice non me ne vorrà, anzi spero le farà piacere, considerato che ne cito il nome e la fonte. Lo ripropongo interamente perché non saprei riassumerlo senza rischiare di alterarne il significato. Oggi fa un caldo torrido e mi faccio una bella flebo di filosofia. Mi fate compagnia? Per praticità ho diviso l’articolo in varie parti e questa è la prima.

(Parte Prima)

“LA PSICOLOGIA DELLO YOGA INTEGRALE DI AUROBINDO E MERE (di Luisa Barbato)

La psicologia dello yoga integrale deriva dall’opera di Sri Aurobindo e Mere e dalle loro grandi conoscenze e esperienze. Si tratta di un sistema estremamente integrato che scandaglia dettagliatamente la psiche umana e la collega alle grande tradizioni spirituali dell’Occidente e dell’Oriente, in questo senso possiamo dire che Aurobindo è stato uno dei primi grandi iniziatori dello sviluppo transpersonale della psicologia.

Proviamo ad andare con ordine, perché tante sono le chiavi che troviamo nella vasta e complessa opera di questi due maestri illuminati. Sri Aurobindo definisce la materia come una manifestazione finita e dormiente della Realtà Divina, e l’evoluzione biologica come il processo intelligente tramite il quale lo Spirito si esprime nella materia. Questo percorso intelligente si compone di due movimenti: uno discendente o involutivo, attraverso il quale lo Spirito diviene materia, l’altro ascendete o evolutivo attraverso cui lo Spirito lentamente esprime le potenzialità divine racchiuse nella materia.

Tutti gli esseri sono uniti in un unico Sé e Spirito, ma sono divisi da una certa separazione della coscienza, un’ignoranza del loro vero Sé e della Realtà nella mente, nel vitale e nel corpo. E’ possibile, tramite una determinata disciplina psicologica, rimuovere questo velo di coscienza separata e divenire consapevoli del vero Sé, della Divinità dentro di noi e nel tutto. Questa Unità e Coscienza è involuta, qui, nella materia, e l’Evoluzione è il metodo tramite il quale essa libera se stessa”. (“La vita Divina”).

La scala verticale della coscienza.

Aurobindo descrive il processo involutivo che porta il Divino nella materia finita usando la metafora dei gradini discendenti di una scala che chiama “piani di coscienza”. Se elenchiamo questi piani di coscienza dal più alto al più basso in ordine discendente abbiamo:

1. Sacchidananda (Brahman, il Divino trascendente)

2. Supermente (Coscienza infinita auto-determinantesi)

3. Sovramente (Coscienza cosmica, piano degli dei e delle dee)

4. Mente Intuitiva

5. Mente Illuminata

6. Mente Superiore

7. Mente

8. Vitale

9. Fisico

10. Subcosciente (inconscio personale e universale della psicologia)

11. Incosciente (materia propria e Non-Essere esistenziale)

Ciascun piano di coscienza costituisce un universo a sé stante e l’intera esistenza può essere rappresentata come uno spettro, una serie ordinata di livelli. Questi ultimi ascendono dall’Inconscio, che si pone come il piano più denso e la base della materia, al Sacchidananda che è pienamente cosciente e non manifestato, ed è il culmine della scala.

Sachchidananda è l’Essere Uno Divino con il triplice aspetto di Esistenza (Sat), Coscienza (Chit) e Beatudine (Ananda). Dio, che è Sachchidananda, si manifesta come infinita Esistenza la cui essenzialità è Coscienza, della quale, di nuovo, l’essenzialità è beatitudine. Il cammino tradizionale di conoscenza (Jnana Yoga) in India ha lo scopo di eliminare successivamente il corpo, il vitale, ossia il piano emozionale, e la mente per realizzare un’immersione diretta fondendosi nella Realtà sopracosmica di Sachchidananda. Tuttavia, per una auto-conoscenza integrale, dice Aurobindo, è necessario attraversare ciascuno dei piani supercoscienti, inclusa la Supermente, e ascendere al Sachchidananda.

Con Supermente Aurobindo intende un piano supercosciente dell’essere che, non solo è al di sopra della mente, ma è anche oltre la mente e radicalmente differente da essa. Con mente egli si riferisce non solo alla mente ordinaria, ma anche ai piani supercoscienti della mente, ossia alla Mente più Alta, Illuminata, Intuitiva e alla Sovramente. Tutti questi piani supercoscienti della mente sono infatti pieni di luce, ma anche di oscurità, di conoscenza, ma anche di ignoranza, seppur in misura sempre minore man mano che si ascende nei vari piani, mentre la Supermente è la Coscienza di verità, totalmente priva di ignoranza.

Con Supermente si intende la piena Coscienza di verità della Natura Divina nella quale non c’è posto per il principio della divisione e dell’ignoranza; è sempre piena di luce e di conoscenza superiore a tutta la sostanza mentale o ai movimenti mentali. Tra la supermente e la mente umana c’è tutta una gamma di piani o di strati di coscienza – si possono vedere in vari modi – nei quali l’elemento o la sostanza della mente, e di conseguenza i suoi movimenti, divengono più e più illuminati e potenti e vasti. La Sovramente è il più alto di questi piani, è pieno di luci e poteri, ma dal punto di vista di ciò che è al di sopra, è la linea dell’anima che si distoglie dalla conoscenza completa e indivisibile e discende verso l’Ignoranza. Poiché, sebbene essa venga dalla Verità, è qui che inizia la separazione degli aspetti della Verità, le forze e il loro operare, come se essi fossero verità indipendenti, e questo è il processo che termina con la discesa nella Mente ordinaria, nel Vitale e nella Materia, in una divisione completa, frammentazione, separazione dalla Verità indivisibile al di sopra. Non c’è più la conoscenza essenziale, totale, perfettamente armonizzante e unificante, o piuttosto la conoscenza per sempre armoniosa, perché una per sempre, che è la caratteristica della Supermente. In quest’ultima, le divisioni mentali e le opposizioni cessano, i problemi creati dalla nostra mente divisa e frammentata scompaiono e la Verità è vista come un tutto luminoso. Nella Sovramente non c’è ancora l’attuale caduta nell’Ignoranza, ma è compiuto il primo passo che renderà la caduta inevitabile”. (“Lettere sullo yoga”).

 (CONTINUA….SE VI VA…)