EQUILIBRIO TRA ARTE E RELIGIONE

Mahabharata_-_Shakuntala

Per fortuna le glorie della letteratura classica indiana come Vatsayana, Kalidasa o Jayadeva non sono nate nell’India laica e moderna del 21° secolo. Perché, se così fosse stato, probabilmente né le loro opere magistrali – l’anima della letteratura classica indiana – né loro stessi sarebbero sopravvissuti ai giorni nostri.

Come avrebbe potuto il poeta Jayaveda della ‘Gita Govinda’, concentrarsi tanto sia sul fervore religioso che sugli scherzi sessuali tra Krishna e Radha?

E sarebbe ancora così altamente sensuale il ‘Kumarasambhava’, l’inno romantico di Kalidasa alla nascita del figlio di Shiva e Parvati, in cui il dio indù dell’amore, Rati, lamenta la morte del suo amato Kama?

Data la natura altamente liberale del suo contributo di civiltà al mondo, l’ironia di abbandonare l’apertura culturale in India non avrebbe potuto essere più stridente. Oggi, in India, gruppi di “vigilantes” culturali, piccoli ma in crescita, stanno attaccando tutto, dai libri e film ad atteggiamenti di arte occidentali se li ritengono dannosi per la loro fede o se non sono conformi alla loro nozione di purezza e moralità.

I libri vengono sempre maciullati e gli autori sono costretti a riscriverli; i testi delle canzoni cambiano, e film e mostre d’arte vengono banditi come blasfemi e quindi il liberalismo culturale viene imbavagliato.

La polemica intorno ai testi dell’insegnante in pensione Dina Nath Batra rafforza semplicemente questo costante declino del liberalismo culturale in India, cosa che mina non solo il peso dell’espansione del Paese sulla scena mondiale, ma anche il suo contributo di civiltà come principale centro intellettuale fin dalla storia più antica del genere umano.

Non permetteremo che gli scrittori insultino l’induismo ed i nostri dèi e dee con la scusa della ricerca scolastica“, dichiara l’insegnate di 85 anni. Nella sua lista dei desideri per l’istruzione scolastica in India c’è la messa a termine dell’insegnamento della lingua inglese e delle lingue straniere in genere e l’istituzione di un call center per inculcare i valori culturali del nazionalismo tra i bambini.

Egli ha mandato tanti libri al macero, ha detto che i piani di studio devono essere ottimizzati e il liberalismo deve essere messo in discussione; per questo si è guadagnato il soprannome di ‘Ban-Man’ (l’uomo che censura).

Ma la costante erosione nel liberalismo non è puramente un fenomeno religioso o culturale. Ha una dimensione economica dovuta secondo alcuni alla dislocazione causata da un’economia in crescita e dal divario tra gioventù urbana che abbraccia i valori occidentali e il più tradizionale resto della società. E il più delle volte, viene giocata la carta religiosa.

Parte del problema è che l’India non è riuscita ad avviare un serio dibattito circa l’equilibrio tra arte e religione e tra libertà di espressione e difesa dei sentimenti religiosi.

Questo è un periodo deprimente, ma istruttivo nell’evoluzione della società indiana, in cui grandi sezioni restano ancora liberali. Speriamo che l’ illiberalismo, culturale o religioso, non diventi tradizionale in modo che i nostri Kalidas e Jayadeva non si rivoltino nelle tombe.

liberamente tradotto da articolo su HINDUSTAN TIMES del 30 Jul 2014 (Jaipur) autore:Krittivas Mukherjee

immagine di Raja Ravi Varma che ritrae Shakuntala, personaggio del poema epico Mahabharata