Makar Sankranti. La festa del Sole.

Oggi in India si è celebrata una festa molto importante per gli induisti (ma anche i Sikh, la festeggiano), ritenuta la più propizia di tutto l’anno. Infatti, il 14 gennaio è il giorno di Sankranti, considerato particolarmente sacro perché in questo giorno il Sole, secondo le scritture vediche, lascia il Sagittario (Dhanu Rashi)  ed entra nel Capricorno (Makar Rashi), iniziando così il suo viaggio dall’emisfero Sud (Dakshinayana) all’emisfero Nord (Uttarayana). Nell’astrologia indiana Shankranti significa trasmigrazione del Sole da uno zodiaco verso un altro zodiaco. Questa festa cade circa 21 giorni dopo il solstizio d’inverno (il giorno più breve e la notte più lunga dell’anno) che, nell’emisfero settentrionale, ha luogo tra il 20 e il 23 dicembre. Sono gli Ariani ad avere iniziato a celebrare come propizio per i festeggiamenti questo giorno che anche apre la stagione del raccolto.

sankranti-lotus

Anche nel poema Mahabharata, si racconta di questo giorno di buon auspicio. Bhishma Pitamah, uno dei protagonisti del grande capolavoro epico, pur ferito in guerra resistette 58 notti alla morte fino allo momento dello Uttarayan così da raggiungere la dimora celeste in un momento di buon auspicio. Ancora oggi si crede che morire in questo giorno porti la Moksha (liberazione dal ciclo delle reincarnazioni) o la salvezza per il defunto.

Da oggi, in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata, le giornate diverrano più lunghe e calde.

La festa, quindi, è dedicata a Surya Deva (il Dio Sole), il Signore dell’energia e della Luce, che nutre tutta la vita sulla Terra. Anche se ci sono dodici Sankranti nel calendario indù, il Makar Sankranti è quello religiosamente più significativo ed è diventato lo Sankranti per eccellenza. La festa, una delle poche che si celebra unanimemente in tutta l’India ed in una data fissa ogni anno, viene celebrata per due o quattro giorni, a seconda della regione, dove assume via via nomi diversi e dove variano anche i rituali celebrativi e le leggende locali che li animano. Gli induisti operano sacre abluzioni, fanno opere di carità, accendono falò un giorno prima di Makar Sankranti, celebrano il Dio Sole, offrono agli dei il Prasad (il cui nome significa “grazioso regalo”ed è rappresentato da cibo), preparano dolci e fanno, soprattutto in Sud India, un bagno d’olio; insomma, si compiono tutte le cerimonie rituali considerate di buon augurio. Gli stati di Bihar, Bengala, Punjab, Maharashtra, Gujarat, Rajasthan e Tamil Nadu celebrano la festa con grande fervore. In Tamil Nadu il festival è conosciuto come Pongal, in Assam come Bhogali Bihu, nel Punjab, come Lohiri, nel Gujarat e Rajasthan, come Uttararayan. Al di fuori dell’India, questo giorno è festeggiato in Nepal, dove conosciuto come Maghe Sakrati o Maghi, in Thailandia dove è chiamato Songkran e in Myanmar celebrato come Thingyan.

Buon Sankranti a tutti!

lohri

(foto da Hindutan Times. Celebrazioni e raccolta dei fiori di loto)

La Lohri, festa del raccolto, nord India

La Lohri è una festa importante del Nord dell’ India, celebrata da tutti (a prescinder dalla appartenenza religiosa)  il giorno 13 Gennaio (secondo il calendario indu) di ogni anno, che ha le sue origni nello stato del Punjab anche se oggi, grazie alla sua popolarità, è festeggiata anche in Haryana, Himachal Pradesh, Jammu e Delhi.

Il nome Punjab significa “terra dei cinque fiumi”  ed è il nome di una delle regioni indiane più fertili, tanto che viene chiamata “granaio dell’India”; la maggior parte dei suoi abitanti lavora in agricoltura e perciò, nella loro vita, ogni stagione ha la sua importanza poiché da esse dipende il futuro raccolto. Per questo ad ogni stagione è dedicata una festa che viene celebrata con tutto l’entusiasmo e la gioia. La Lohri è appunto dedicata alla fine dell’ Inverno, cosi  la festa Basant è dedicata all’esordio della primavera, e, con la festa di  Teeyan, si celebrano i Monsoni.
Con la Lohri si  festeggia il solstizio di inverno (scientificamente però questo avviene il 21-22 Dicembre) e si saluta così la notta più lunga cui seguiranno giorni più lunghi. Sono state proposte numerose teorie  riguardanti la derivazione del termine ‘Lohri’. Molti sostengono che il festival prenda il nome dal Loi, moglie del Santo Kabir.  Altri credono che il termine ‘Lohri’  abbia origine da ‘loh’, il nome di una padella di ferro utilizzato per la preparazione dei cibi.
Lohri è la festa della fertilità  e del ringraziamento per il buon raccolto agli elementi naturali come l’acqua, il vento e il fuoco. La Lohri è tradizionalmente associata alla raccolta delle colture Rabi (la raccolta di primavera). Le persone offrono a Dio le arachidi, il rewri (un dolce tradizionale fatto con semi di sesamo), farina, burro e prodotti alimentari vari per ringraziarlo del un buon raccolto.
Quando ero piccolo aspettavo felice l’arrivo della Lohri che era una della mie feste perferite. Durante il giorno, andavo con i miei amici a bussare a tutte le porte del villaggio cantando le storie di  Dulha Bhatti, un famoso eroe leggendario.  Tutti ci offrivano i loro dolci, i popcorn, le arachidi e i soldi, di solito 5, 10 rupie. Tornavamo a casa contenti di questo nostro “piccolo raccolto” di Lohri, perché tornare a mani vuote era considerato di cattivo auspicio. Anche le ragazze, molto eleganti nei loro salwar kameez (nome del vestito tradizionale punjabi) facevano come noi e quasi sempre loro riuscivano ad ottenere una Lohri molto più cospicua.Se alzavo lo sguardo al cielo vedevo tutti, grandi e bambini, giocare con bellissimi  aquiloni che coloravano tutto il cielo. La sera la festa continuava ed era particolarmente viva nelle case abitate da novelli sposi (la famiglia della donna si recava a trovarla per portarle dei doni) o dove era appena nato un bambino. Era tradizione di offrire agli ospiti gachchak (un dolce fatto con  zucchero di canna e arachidi), gur (dolce fatto con zucchero di canna),moongphali (arachidi) e phuliya o popcorn Nella piazza principale e nei cortili delle case la gente si riuniva intorno a un falò che rendeva la notte più chiara. Intorno, tutti cantavano le canzoni tipiche della Lohri e ballavano, soprattutto le ragazze, la tipica danza tradizionale del Punjab chiamata “Gidha”, mentre i ragazzi ballavano la “Bhangra” al ritmo del dhol (tipico tamburo) fino a che il fuoco non si spegneva. Semi di sesamo, gur, zucchero candito e rewaries venivano buttati nelle fiamme. Alcune persone facevano  una preghiera e giravano intorno al fuoco in segno di rispetto per  questo elemento naturale. Gli induisti versavano anche latte e acqua intorno al falò. Questo rituale veniva  eseguito per ringraziare il dio del sole e cercare la sua protezione continua.
Ancora oggi la Lohri si festeggia nel modo che vi ho raccontato, con la stessa vivacità e gioia.

Sono contento che nulla sia cambiato a parte il fatto che oggi gli auguri di “Happy Lohri” si mandano e si ricevono anche via SMS.

Una leggenda legata alla Lohri racconta la storia di Dulla Bhatti  vissuto in Punjab, durante il regno di Mughal dell’imperatore Akbar, dove fu considerato un eroe perché, oltre a rubare i ricchi, salvò delle ragazze che furono prese con la forza per essere vendute nel mercato degli schiavi del Medio Oriente. Egli organizzò il loro matrimonio con ragazzi della loro religione con i rituali previsti , offrendo loro le doti.  Per questo nelle canzoni di Lohri  si esprime gratitudine a Dulla Bhatti.

testo by PASSOININDIA

La mia LOHRI

La Lohri è una festa importante del Nord dell’ India, celebrata da tutti (a prescinder dalla appartenenza religiosa)  il giorno 13 Gennaio (secondo il calendario indu) di ogni anno, che ha le sue origni nello stato del Punjab anche se oggi, grazie alla sua popolarità, è festeggiata anche in Haryana, Himachal Pradesh, Jammu e Delhi.

Il nome Punjab significa “terra dei cinque fiumi”  ed è il nome di una delle regioni indiane più fertili, tanto che viene chiamata “granaio dell’India”; la maggior parte dei suoi abitanti lavora in agricoltura e perciò, nella loro vita, ogni stagione ha la sua importanza poiché da esse dipende il futuro raccolto. Per questo ad ogni stagione è dedicata una festa che viene celebrata con tutto l’entusiasmo e la gioia. La Lohri è appunto dedicata alla fine dell’ Inverno, cosi  la festa Basant è dedicata all’esordio della primavera, e, con la festa di Teeyan, si celebrano i Monsoni.

Con la Lohri si  festeggia il solstizio di inverno (scientificamente però questo avviene il 21-22 Dicembre) e si saluta così la notta più lunga cui seguiranno giorni più lunghi. Sono state proposte numerose teorie  riguardanti la derivazione del termine ‘Lohri’. Molti sostengono che il festival prenda il nome dal Loi, moglie del Santo Kabir.  Altri credono che il termine ‘Lohri’  abbia origine da ‘loh’, il nome di una padella di ferro utilizzato per la preparazione dei cibi.

Lohri è la festa della fertilità  e del ringraziamento per il buon raccolto agli elementi naturali come l’acqua, il vento e il fuoco. La Lohri è tradizionalmente associata alla raccolta delle colture Rabi (la raccolta di primavera). Le persone offrono a Dio le arachidi, il rewri (un dolce tradizionale fatto con semi di sesamo), farina, burro e prodotti alimentari vari per ringraziarlo del un buon raccolto.

Quando ero piccolo aspettavo felice l’arrivo della Lohri che era una della mie feste perferite. Durante il giorno, andavo con i miei amici a bussare a tutte le porte del villaggio cantando le storie di  Dulha Bhatti, un famoso eroe leggendario.  Tutti ci offrivano i loro dolci, i popcorn, le arachidi e i soldi, di solito 5, 10 rupie. Tornavamo a casa contenti di questo nostro “piccolo raccolto” di Lohri, perché tornare a mani vuote era considerato di cattivo auspicio. Anche le ragazze, molto eleganti nei loro salwar kameez (nome del vestito tradizionale punjabi) facevano come noi e quasi sempre loro riuscivano ad ottenere una Lohri molto più cospicua.Se alzavo lo sguardo al cielo vedevo tutti, grandi e bambini, giocare con bellissimi  aquiloni che coloravano tutto il cielo. La sera la festa continuava ed era particolarmente viva nelle case abitate da novelli sposi (la famiglia della donna si recava a trovarla per portarle dei doni) o dove era appena nato un bambino. Era tradizione di offrire agli ospiti gachchak (un dolce fatto con  zucchero di canna e arachidi), gur (dolce fatto con zucchero di canna), moongphali (arachidi) e phuliya o popcorn Nella piazza principale e nei cortili delle case la gente si riuniva intorno a un falò che rendeva la notte più chiara. Intorno, tutti cantavano le canzoni tipiche della Lohri e ballavano, soprattutto le ragazze, la tipica danza tradizionale del Punjab chiamata “Gidha”, mentre i ragazzi ballavano la “Bhangra” al ritmo del dhol (tipico tamburo) fino a che il fuoco non si spegneva. Semi di sesamo, gur, zucchero candito e rewaries venivano buttati nelle fiamme. Alcune persone facevano  una preghiera e giravano intorno al fuoco in segno di rispetto per  questo elemento naturale. Gli induisti versavano anche latte e acqua intorno al falò. Questo rituale veniva  eseguito per ringraziare il dio del sole e cercare la sua protezione continua.

Ancora oggi la Lohri si festeggia nel modo che vi ho raccontato, con la stessa vivacità e gioia. Sono contento che nulla sia cambiato a parte il fatto che oggi gli auguri di “Happy Lohri” si mandano e si ricevono anche via SMS.

Una leggenda legata alla Lohri racconta la storia di Dulla Bhatti  vissuto in Punjab, durante il regno di Mughal dell’imperatore Akbar, dove fu considerato un eroe perché, oltre a rubare i ricchi, salvò delle ragazze che furono prese con la forza per essere vendute nel mercato degli schiavi del Medio Oriente. Egli organizzò il loro matrimonio con ragazzi della loro religione con i rituali previsti , offrendo loro le doti.  Per questo nelle canzoni di Lohri  si esprime gratitudine a Dulla Bhatti.

testo by PASSOININDIA

foto by http://the-long-walk-home.blogspot.it/2011/01/of-lohri-and-its-good-ole-robin-hood.html

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