Il mito indu: la zangolatura dell’Oceano di latte

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Il SAGARA MANTHAN o Samudra Manthan o Ksheera Sagara Manthan raccontato nel Bhagavata Purana, nel Vishnu Purana, e nel poema epico Mahabharata, è uno dei più famosi miti dell’induismo. La storia comincia con l’eterna lotta tra  i DEVA (dei) e gli ASURA (antidei) che agognano al dominio sui tre mondi. I deva, allora non immortali, quindi semidei, hanno bisogno, per vincere i demoni, dell’AMRITA, nettare dell’immortalità che si trova dentro il grande OCEANO DI LATTE. Per raccogliere questo nettare è necessario frullare l’oceano, impresa grandiosa che, come VISHNU suggerisce ai deva, può riuscire solo se essi chiedono aiuto agli asura. Così i deva seguono il consiglio di Vishnu e promettono agli asura che divideranno con loro il nettare. Per zangolare l’immensa distesa di acqua, intendono utilizzare il monte più alto dell’ universo, il MANDARA e, per staccarlo dalla sua sede, interviene GARUDA, l’aquila divina, veicolo e seconda incarnazione di Vishnu, che porta il monte al centro dell’Oceano. (Ogni divinità dell’induismo ha un proprio animale caratteristico, che rispecchia una sua qualità essenziale e che è chiamato vahana, “veicolo” o “cavalcatura”, perché le divinità sono spesso rappresentate sedute su di essi).

Avendo essi anche bisogno di una corda da avvolgere intorno al monte affinché questo, ruotando, smuova il mare, accorre VASUKI, il re dei serpenti. I deva tengono la coda del serpente, gli asura la sua testa (forse l’hanno preteso o forse gli è stato concesso, visto che  l’enorme testa di Vasuki è considerata la parte più nobile). Grazie al loro grande sforzo, la montagna inizia a ruotare sempre più velocemente finché Vasuki vomita buttando fuori il suo veleno (HALAHAL) che ora invade l’oceano e rischia di avvelenare tutto ciò che vi si trova. I deva chiedono quindi aiuto a SHIVA che beve il veleno ma, su raccomandazione della sua consorte PARVATI, lo trattiene nella sua gola che da allora diventa blu e lo resterà per sempre. La montagna sta affondando ma Vishnu, sotto forma di KURMA, la tartaruga, sostiene la montagna con il suo carapace. L’oceano di latte, frullato, è ora tutto schiuma e latte. Dopo mille anni e più di fatica qualcosa finalmente viene a galla. Sono i RATHA, i tesori del mare. Vi sono dee, tra cui LAKSHMI, la dea della salute, fortuna e prosperità che prende subito per mano Vishnu diventandone consorte; SURA, dea del vino che inebria ed altre ninfee divine.Vi sono 3 animali, KAMADHENU, il bue bianco che soddisfa i desideri e che Vishnu darà ai saggi affinché il burro (ghee) derivato dal suo latte venga utilizzato nei sacrifici, AIRAVATA ed altri elefanti, UCHHAISHRAVAS, il divino cavallo a sette teste, che verrà dato agli Asura. Dalle acque emergono anche tre oggetti che vediamo rappresentati nell’immagine di Vishnu, KAUSTUBHA, il gioiello più prezioso al mondo, l’ARCO, che ricorda la belligeranza degli asura, la CONCHIGLIA che procura un suono (Om) che atterrisce i demoni e li fa fuggire. E poi, ancora, il PARIJAT, l’albero divino dai fiori perenni, che gli dei porteranno all’ Indraloka, il paradiso di Indra, CHANDRA, la luna che adorna la testa di Shiva, DHANVANTARI, il  medico degli dei con la coppa che contiene il nettare dell’immortalità! Ora devi e asura litigano per l’Amrita che ognuno vuole per sé. Vishnu dunque interviene questa volta sotto forma di MOHINI, l’eterno femminino. Tutti d’accordo che sia lei a distribuire il nettare. Ma lei, ballando, da agli asura vino inebriante e ai deva il nettare dell immortalità.

 

Significato del mito.

Simbolicamente, questo mito rappresenta lo sforzo spirituale degli esseri umani per ottenere l’immortalità o la liberazione (Moksha) dal ciclo delle rinascite attraverso pratiche yogiche come la concentrazione, il ritiro dei sensi, l’autocontrollo, il distacco, le austerità e la rinuncia. Il corpo umano è un cosmo, proprio come l’oceano di latte, dove gli dei rappresentano gli organi di senso, la virtù e il principio del piacere, la purezza e l’intelligenza, mentre i demoni rappresentano l’illusione, le tendenze malvagie, il principio del dolore, l’oscurità e grossolanità del corpo. La zangolatura dell’oceano è il processo del cambiamento che richiede l’integrazione e lo sfruttamento di energie positive e negative, di corpi sottili e grossolani. Le negatività concorrono a rafforzare la determinazione e il carattere. L’oceano di latte (ksheer sagar) è la mente o la coscienza, nell’induismo sempre paragonata a un oceano (mano sagaram) mentre pensieri, emozioni, e proiezioni della mente sono assimilati alle movimento delle onde. L’oceano simboleggia anche il Samsara o il mondo fenomenico (samsara sagaram), un misto tra il bene e il male che partecipano alla continuazione del mondo e svolgono un ruolo importante nella liberazione degli esseri umani. Il veleno è la morte e il comportamento causato dal desiderio e dall’attaccamento che produce karma negativo. Il nome della montagna, Mandhara  è formato da due parole che significano uomo e linea (o punto) che quindi simboleggia una mente ferma in uno stato di concentrazione. La tartaruga qui sta per pratyahara, il ritiro in se stessi, essenziale per praticare la concentrazione (dharana) e la meditazione o la contemplazione (dhyana). Dio, il Sé o Vishnu, è il supporto per la mente in qualsiasi azione spirituale. La tartaruga ha un duro guscio e un corpo tenero tenere, come lo stato mentale di uno yogi, impenetrabile ma compassionevole qe pieno di devozione a Dio. La tartaruga simboleggia anche la testa umana. Il guscio è il cranio e le parti interne sono il cervello. La testa è il supporto di tutte le attività spirituali proprio come Vishnu è nella zangolatura dell’oceano.

Il grande serpente Vasuki rappresenta il desiderio o l’intenzione. Nel simbolismo indù, il desiderio è tradizionalmente paragonato a mille serpenti incappucciati.  Per ottenere la liberazione occorre intenzione e iniziazione alla spiritualità. I desideri sono anche le forze motrici delle nostre azioni o dei nostri sacrifici. Le azioni guidate dal desiderio sono responsabili del karma, mentre le azioni senza desideri, che sono eseguite per il benessere del mondo, come i sacrifici quotidiani, o come offerte sacrificali a Dio, portano alla liberazione. Sia gli dei che i demoni usano il desiderio come corda (mezzi). Tuttavia, le divinità agitano l’oceano secondo le istruzioni di Vishnu per il benessere dei mondi e per proteggerli dal male, mentre i demoni lo agitano unicamente con l’intenzione egoistica di usare l’Amrita per i propri fini. Per questo, alla fine, i demoni non riescono a raggiungere la liberazione.
Per agitare gli oceani, sia gli dei che i demoni tengono il serpente costantemente. Ciò simboleggia autocontrollo o controllo dei desideri nella pratica spirituale. La zangolatura (Manthan) è la trasformazione spirituale o la purificazione della mente e del corpo sul sentiero della liberazione. Quando il latte è sbollentato, il burro si separa dal latte. Nello zangolarsi spirituale,  “sattva”, la brillantezza mentale (medha) e la pura intelligenza, bianche come il burro, si separano dalle impurità proprio come fa il burro, il che consente di vedere le cose chiaramente e la mente si stabilizza nella contemplazione del Sé. Così come il burro funge da offerta in un sacrificio di fuoco (yajna), il sattva e l’intelligenza servono da offerte nel sacrificio interiore (antar yajna) della mente e del corpo. Quando il burro viene riscaldato sul fuoco, diventa burro chiarificato, che viene usato anche nei sacrifici come offerta. L’immortalità o la liberazione è il burro chiarificato o il prodotto finale nella pratica dello yoga, proprio come l’ Amrit è nella zangolatura degli oceani. L’Halahal, il veleno, rappresenta tutta la negatività che affiora nella nostra coscienza quando iniziamo la pratica spirituale. Rappresenta il dolore e la sofferenza, i cattivi pensieri, i sentimenti negativi e le emozioni come la rabbia, l’orgoglio, il dubbio, l’illusione o la disperazione che avviano l’esperienza all’inizio della pratica spirituale. L’intervento di Lord Shiva per risolvere il problema dell’halahal simboleggia l’importanza dello yoga o dell’ascetismo, della virtù e della purezza nella vita spirituale, l’importanza della grazia divina (anugraha) e della mediazione di un maestro spirituale (guru) nel processo della liberazione. Lord Shiva simboleggia uno yogi o un rinunciante (Sanyasi). Rappresenta i valori ascetici di rinuncia, equanimità, disciplina, virtù, conoscenza e autocontrollo. È puro, sincero, intelligente, propizio e interiormente distaccato. È in grado di consumare il veleno sorto dalla zangolatura dell’oceano perché è puro, forte e divino. Lord Shiva è anche il signore del respiro, prananath o praneshwar che, nel corpo, è purificatore e stabilizzatore. È il signore degli organi, che mantiene puri in mente e corpo rimuovendo le loro impurità e influenze maligne, negatività, irrequietezza, stress, paura e pigrizia. Gli yogi avanzati ottengono un grande controllo sul loro respiro, che molti possono anche trattenere per una lunga durata. Durante la meditazione imparano anche a mantenere le loro menti ferme e libere dalle impurità trattenendo il respiro in gola, vicino al palato. I vari oggetti che escono dall’oceano simboleggiano i poteri o le perfezioni psichiche, spirituali o soprannaturali (siddhi), che si manifestano quando uno yogi avanza sul sentiero dello yoga o della liberazione. Secondo la tradizione indù, bisogna stare attenti a tali poteri poiché possono seriamente interferire con il proprio progresso spirituale. Dovrebbero essere usati con grande cautela e discrezione per il benessere del mondo o di altri, piuttosto che per guadagni egoistici. Probabilmente è per questo che dèi e demoni distribuiscono prontamente quei poteri senza alcuna discussione, dal momento che non vogliono essere distratti dal loro obiettivo finale di raggiungere la liberazione. Lakshmi simboleggia la ricchezza materiale o l’abbondanza. Il simbolismo che sta alla base dell’atto di donarla a Vishnu è che, poiché tutta la ricchezza nell’universo appartiene a Dio o Brahman (Vishnu), è necessario restituirgli tutta la ricchezza che un devoto trova o guadagna nella sua vita. Il suo sacrificio lo terrà libero dal debito karmico e faciliterà i suoi progressi sul sentiero.
Come dichiara l’Isa Upanishad, Brahman è il vero abitante dell’universo e ogni cosa nell’universo appartiene a lui. Si dovrebbe quindi vivere disinteressatamente, compiendo tutte le azioni come offerta a Dio. Le Scritture come la Bhagavadgita suggeriscono anche che sul sentiero spirituale, quando la ricchezza si manifesta come il frutto delle proprie azioni, si dovrebbe rinunciare ad essa e offrirla a Dio come sacrificio.
Dhanvantari è il medico divino. Rappresenta la salute o il benessere fisico. Durante la zangolatura dell’oceano si manifesta alla fine con la brocca che contiene l’Amrit. Dhanvantari simboleggia il vigore fisico, l’energia e lo splendore mentale che derivano dalla lunga e ardua pratica dello yoga e dell’austerità e che, se prolungate portano alla liberazione e all’immortalità. Quindi, il corpo di un essere liberato (jivanmukta) non è solo sano ma anche divino come un vaso dell’immortalità.

Al momento della distribuzione dell’elisir, il Signore Vishnu si manifesta come Mohini, una bella fanciulla celestiale che assicura che l’Amrita venga distribuita agli dei piuttosto che ai demoni, compiendo così il suo dovere di sostenitore di Rta (ordine e regolarità), Karma e Dharma.
Gli Asura sono persone malvagie. Nessuno ha negato loro l’immortalità. Lo hanno negato a se stessi con le loro azioni e intenzioni crudeli e malvagie. Le azioni di Vishnu simboleggiano il ruolo di Dio nella creazione come sostenitore del Dharma. Suggerisce che non importa quanto sei bravo, o quanto buona possa essere la tua azione attuale, non puoi sfuggire ai peccati del tuo passato o al karma che hai subito come conseguenza delle tue azioni. Negando la distribuzione di Amrit ai demoni, salva il mondo dalla loro oppressione e protegge il Dharma.
Mohini simboleggia anche il potere di Maya, che illude i mondi e gli esseri dal perseguire la liberazione sottoponendoli a delusione, desiderio, dualità e ignoranza. A causa della loro natura malvagia e delle qualità demoniache, gli asura cadono facilmente sotto l’incantesimo di Maya perdendo la possibilità di diventare immortali. Gli dei sono intenzionati a ottenere l’immortalità. Quindi, sono concentrati su di essa e si mantengono quindi liberi dall’incantesimo.
C’è anche un messaggio importante in questo. La vita umana è preziosa perché solo gli umani possono praticare la spiritualità e ottenere la liberazione usando la loro intelligenza. Pertanto, le persone non dovrebbero buttare via la preziosa opportunità perseguendo desideri malvagi o impegnandosi in azioni egoistiche sotto l’incantesimo di Maya. Dovrebbero praticare lo yoga, coltivare le qualità divine e lavorare per la liberazione per diventare immortali, senza ilkudersi o distrarsi e senza perdere la concentrazione sulla liberazione. Questo è in breve il simbolismo nascosto nella storia di Sagar Manthan.

Perché Ganesh ha la testa di un elefante? La festa di Ganesh: il Ganesh Chaturthi Festival (parte seconda)

continua da parte prima 

https://passoinindia.wordpress.com/2015/09/16/perche-ganesh-ha-la-testa-di-un-elefante-la-festa-di-ganesh-il-ganesh-chaturthi-festival-parte-prima/

Ganesh contro il serpente e la luna. Questa è un’altra storia di Ganesh. Un giorno Ganesh, sul dorso del suo topo domestico, stava tornando da una festa dove si era rimpinzato di dolci e prelibatezze; quando un serpente incrociò il loro cammino, il topo si spaventò e gettò Ganesh per terra. La luna nel cielo cominciò allora a ridere schernendoli e irritando Ganesh che si ruppe una delle sue zanne e colpì e maledisse la luna che lentamente scomparve, diventando invisibile a tutti. Poi Ganesh legò il serpente sulla pancia come una cintura che appunto indossa nella sua iconografia. La luna implorò il perdono di Ganesh che, benevolo, modificò la sua maledizione, consentendole di ricrescere ed essere visibile in tutta la sua gloria e splendore nel cielo notturno. Per questo i devoti di Ganesh credono malaugurante guardare la luna nella notte del Ganesha Chaturthi Festival di cui vi racconterò tra poco. Il serpente che gira intorno alla vita rappresenta l’energia in tutte le forme. Il topo rappresenta invece l’umiltà e la sottomissione alla divinità, è piccolo e, si sa, normalmente spaventa gli elefanti; ma la saggezza di Ganesh gli consente di non stupirsi delle sproporzioni del mondo e di superare le sue paure.

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Il topo, che guarda Ganesh con adorazione, simboleggia anche l’intelletto capace di arrivare ovunque a placare i nostri istinti grazie alla sua capacità di discernere ovvero di valutare oggettivamente una situazione. Altre storie raccontano che Ganesha ruppe la sua zanna per scrivere il grande poema Mahabharata e quindi la zanna rappresenta lo spirito di sacrificio in onore della sapienza. Egli infatti è anche il protettore di scrittori e studenti. Anche la zanna è uno dei simboli nelle raffigurazioni di Ganesh che egli solitamente tiene nella mano in basso a destra.

Ganesh e Kubera. Un altro aneddoto, tratto dal Purana, narra che il tesoriere di Svarga (il paradiso) e dio della ricchezza, Kubera, andò un giorno sul Monte Kailash per ricevere il darshan (la visione) di Shiva. Essendo estrememente vanitoso egli inviò Shiva ad una festa nella sua bellssima città, Alakapuri, così che lui potesse sfoggiarla in tutta la sua ricchezza. Shiva sorrise e gli disse: ‘Non posso venire, ma puoi invitare mio figlio Ganesh. Ti avverto però che è un mangiatore vorace’. Kubera si sentiva tuttavia fiducioso di poter soddisfare anche l’appetito più insaziabile anzi ciò gli dava modo di manifestare ancora di più la sua opulenza. Così Kubera offrì a Ganesh, arrivato in città, un bagno cerimoniale, abiti sontuosi ed un grande banchetto. Ganesh mangiò e poiché era insaziabile divorò anche le pietanze degli altri ospiti, continuando a volere cibo. Poi cominciò a mangiare oggetti e arredamento. Kubera allora terrorizzato lo supplicò di smettere. Ganesh disse ‘Ho fame. Se non mi dai qualcosa da mangiare, io mangerò anche voi’. Allora Kubera chiese aiuto a Shiva che gli diede un pugno di riso dicendogli che qualcosa di così semplice avrebbe saziato Ganesha, se fosse stato offerto con umiltà e amore.

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Quando Kubera offrì umilmente il riso a Ganesh, che intanto aveva inghiottito quasi tutta la città, Ganesh si calmò soddisfatto. Ganesh è un dio ghiotto e quindi rappresentato con un piatto di dolci nella mano sinistra oltre che una grande pancia umana che rappresenta l’intero cosmo. Il dolce simboleggia anche la dolcezza dell’anima. Ganesh è anche venerato come il distruttore della vanità, egoismo e orgoglio.

Ganesh è tradizionalmente raffigurato con 4 mani ma a volte anche con più mani fino a 16; ogni mano tiene un diverso simbolo. Le quattro braccia di Ganesh rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata; nella mano in alto a destra Ganesh tiene un pungolo, che lo aiuta a spingere l’umanità in avanti sulla via eterna e a rimuovere gli ostacoli dal mondo. Il cappio nella mano sinistra di Ganesh gli serve per catturare tutte le difficoltà. Il rosario che talvolta tiene nell’altra mano suggerisce che la ricerca della conoscenza deve essere continua. Ganesh può essere rappresentato in piedi, seduto, danzante, bambino, seduto sulle ginocchia di sua madre. E’ uno delle cinque principali divinità indù insieme a Brahma, Vishnu, Shiva e Durga la cui venerazione è chiamata puja panchayatana. Per la setta induista Ganapatya, Ganesh è la divinità più importante. Ganesh è uno dei più importanti dei dell’induismo e viene adorato anche nel Jainismo e nel Buddismo.

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Oggi in India la festa di Ganesh è al suo culmine. Infatti i festeggiamenti sono iniziati qualche giorno fa con la Chaturthi Festival che cade nel quarto giorno di luna crescente del mese di bhadrapada, secondo il calendario indu (settembre/ottobre). Peranto, ogni anno essa avrà luogo in giorni diversi. Questa festa è importante e particolarmente sentita in Maharastra dove, per capirci, si trova Mumbai. In onore di Ganesh, che abbiamo visto essere molto goloso, è usanza preparare dei dolci (modaka, laddoo, kadubu, karanjis) da offrire alla divinità sugli altari domestici, nei templi o nelle strade. Si spaccano anche cocchi che sono simbolo dell’ego. Questo è il giorno più sacro dedicato a Ganesh. La gente, in onore di ciò che fece Parvati, preapara delle statuine in terracotta, gesso o cartapesta. Ganesh viene così adornato con un dothi rosso, ghirlande di fiori, stoffe in seta e coperto di unguento rosso e pasta di sandalo. Questo rituale si chiama Pranapratishhtha e comprende il canto degli inni vedici dei Rig Veda, Upanishad, Purana. Si organizzano rappresentazioni teatrali con tema i contenuti dei testi sacri. Siu allestiscono campi per la donazione di sangue, si fanno la carità ed altre iniziative assistenziali. Tutte queste pratiche religiose durano appunto qualche giorno finché si arriva alla data in cui la festa ha il suo momento più importante, l’Ananta Chaturdashi che appunto quest’anno è caduta il 17 settembre ovvero oggi. Allora le strade si riempiono di una grande folla, gruppi di persone che trasportano in processione dei grandi Ganesh tra danze, canti e rotture di cocchi.

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I Ganesh, sia quelli grandi preparati da abili artigiani molto tempo prima dell’evento, sia quelli piccoli realizzati in famiglia, vengono portati sulla spiaggia ed immersi in mare. Dove non esiste mare sarà un fiume o un lago a ricevere le figure o anche piccole baccinelle casalinghe o le vasche dei templi. Importante è che Ganesh venga portato in acqua. Mumbai è la città in cui questa festa è più sentita e ogni anno a sfilare sono più di 200.000 figure di Ganesh. In questa festa è vietato guardare la luna che ha deriso Ganesh.

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Testo by PASSOININDIA

leggi anche la storia di Shiva e Parvati qui

https://passoinindia.wordpress.com/2017/10/15/le-coppie-dellinduismo-shiva-e-parvati/

immagini fonte:

http://www.festivalsky.com/ganesh-chaturthi-in-mumbai.html

http://aravindb1982.hubpages.com/hub/Why-you-should-not-see-the-moon-on-Ganesh-Chaturthi-Story-of-the-Syamantaka-gem

contributi

http://www.boldsky.com/yoga-spirituality/faith-mysticism/2012/lord-ganesha-wife-030252.html

http://www.patheos.com/blogs/whitehindu/2014/09/ganesha-everything-you-need-to-know/

http://www.guidaindia.com/

http://www.amritapuri.org/3714/ganesha.aum

www.induism.it

www.hinduism.about.com

www.wikipedia.com

La festa del Dio Krisha, il Janmashtami.

Oggi in tutta l’India c’è la grande festa induista di Janmashtami che celebra il dio Krishna, conosciuto anche come Kanha o Govinda. Chiunque sia stato in India ha visto questa divinità celebrata in templi ed altari di strada o domestici ed ora vi racconto la sua storia.

Krishna è la divinità suprema e popolarissima per l’induismo, l’ottava incarnazione (avatar) di Lord Vishnu. E’ bella la storia di Krisha e anche un po’ familiare, se vista con gli occhi di un occidentale. I testi sacri indu Mahābhārata, Harivamsa, Bhagavata Purana e Vishnu Purana raccontano della nascita e della vita di Krishna, ambientata in nord India soprattutto negli attuali Stati di Uttar Pradesh, Bihar, Haryana, Delhi e Gujarat. Secondo storici e astrologi la data di nascita di Krishna, conosciuta appunto come Janmashtami, sarebbe riconducibile al 18 luglio del 3228 aC. Il suo nome, Krishna, deriva dal sanscrito che significa “nero”, “dark” o “blu scuro” e per questo spesso Krishna è raffigurato con la pelle nera o blu.

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Krishna fu figlio della principessa Devaki, sua madre e Vasudeva, suo padre. Krishna nacque quando Madre Terra, sconvolta dai peccati commessi sulla Terra, chiese aiuto al Dio Vishnu che andò a trovare sotto forma di mucca. Vishnu, accettando di aiutarla, le promise che lui, Vishnu, sarebbe nato sulla Terra. Intanto, sulla Terra, un principe di nome Kansa aveva mandato suo padre Ugrasena, re di Mathura in prigione per usurpargli il trono. Ma un giorno una gran voce dal cielo profetizzò che l’8° figlio della sorella di Kansa (Devaki, la futura madre di Krishna) avrebbe ucciso Kansa. Kansa allora mise Devaki e suo marito Vasudeva in prigione dove, in seguito, Vishnu apparve loro per dirgli che lui stesso sarebbe stato il loro ottavo figlio e avrebbe ucciso Kansa e distrutto il peccato del mondo. Krishna quindi, in qualità di Vishnu, produce il concepimento e diventa anche prole. Infatti a causa della sua simpatia per la Terra, il divino Vishnu stesso discese nel grembo di Devaki e nacque come suo figlio, cioè Krishna. Al momento del concepimento e della nascita di Krishna, Devaki e Vasudeva avevano già concepito 7 figli. I primi sei figli di Devaki furono uccisi da Kansa mentre il settimo sembrò perire in un aborto spontaneo ma in realtà il vero grembo che portò avanti la gravidanza segreta fu quello di un’altra donna, Rohini. Fu così che nacque Balarama, il fratello maggiore di Krishna. Krishna apparteneva al clan dei Yadava da Mathura (oggi quartiere dell’Uttar Pradesh), ed essendo proprio l’ottavo figlio, Vasudeva sapeva che la sua vita era in pericolo; per salvarlo, fece segretamente portare Krishna fuori della cella della prigione dai suoi genitori adottivi, Yasoda e Nanda.

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Questi erano di Gokula (oggi quartiere di Mathura) e Nanda era il capo di una comunità di vaccari e si stabilì a Vrindavana. Le storie dell’infanzia e della giovinezza di Krishna raccontano come sia diventato un mandriano, i suoi scherzi maliziosi quando ruba il burro e il suo ruolo di protettore del popolo di Vrindavana. Per questo egli è raffigurato spesso come un bimbo con il burro nelle mani o vicino a pecore e mucche.

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Infatti Krishna è conosciuto anche come Govinda, “il raccoglitore delle vacche” o Gopala, “Protettore delle mucche”, riferendosi proprio alla sua infanzia. Krishna fu protettore della sua gente, uccise i demoni Putana e Trinavarta, è domò il serpente Kaliya che aveva avvelenato le acque del fiume Yamuna provocando la morte dei butteri. Ecco perché nell’iconografia indu Krishna è spesso raffigurato mentre balla su Kaliya. Kaliya-Mardan1

Krishna protesse il suo popolo di Vrindavana dall’ira di Indra, re dei deva (divinità) e signore delle piogge e dei temporali che si arrabbiò quando Krishna aveva consigliato alla gente di Vrindavana di prendersi cura dei loro animali e del loro ambiente invece di adorare Indra ogni anno, spendendo le proprie risorse; come Krishna racconta nella Bhagavat Purana, Indra, furioso, si vendicò con l’invio di una grande tempesta; Krishna allora sollevò la collina di Govardhan e la tenne sopra le persone, proprio come un ombrello. La Rasa Lila o Rasa dance, descritta nella Bhagavata Purana e nella Gita Govinda, ad esempio, racconta le storie di gioco di Vishnu con le le gopi, le pastorelle di Vrindavana, soprattutto con Radha, divenuta sua consorte. 

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L’infanzia di Krishna è un’infanzia divertita, Krishna suona il suo flauto e le gopi arrivano subito introno a lui, sulle rive del fiume Yamuna, dove cantano e ballano. Infatti Krisha viene anche raffigurato come un giovane rilassato con il suo strumento musicale o visto come un amante perfetto. Anche quando combatte contro il serpente Kaliya, Krishna sembra giocare, non è in alcun pericolo reale. Questa idea di avere un dio giocoso è molto importante nell’induismo. La giocosità di Krishna ha ispirato molte celebrazioni, come il Rasa-lila e, appunto, la odierna festa di Janmashtami in cui si fanno piramidi umane per rompere vasi di terracotta (handis) sospesi in aria da cui si rovescia il latte su tutte le persone sottostanti. Ecco perché Janmashtami è una celebrazione divertente che unisce la gente. Alla fine, Krisha, ragazzo, tornò a Mathura e uccise suo zio materno, Kansa, ripristinando il vero re, padre di Kansa, Ugrasena, come il re del Yadava. Diventato un principe di corte, Krishna fece amicizia con Arjuna (il grande protagonista del racconto della Baghavat Gita) e altri principi suoi cugini. Più tardi, prese i suoi sudditi Yadava e li portò alla città di Dwaraka (nella moderna Gujarat), dove stabilì il suo regno. Krishna sposò Rukmini, principessa di Vidarbha, che gli aveva chiesto di salvarla dalla proposta di matrimonio di Shishupala. Oltre lei, Krishna sposò altre regine, Rukmini, Satyabhama, Jambavati, Kalindi, Mitravinda, Nagnajiti, Bhadra e Lakshmana e, successivamente, ben 16.000 fanciulle imprigionate dal demone Narakasura, che uccise, per salvare il loro onore. Secondo l’usanza sociale del tempo, infatti, tutte le donne prigioniere sotto il controllo di Narakasura furono degradate e non avrebbero più potuto sposarsi. Perciò Krishna le sposò per ripristinare il loro status nella società. Nella tradizione vaisnava (da Vishnu), una delle tre correnti principali dell’induismo, insieme a Shivaismo e Shaktismo, le mogli di Krishna sono forme della dea Lakshmi, consorte di Vishnu, o speciali anime che hanno raggiunto questa qualifica dopo molte vite di austerità, mentre le sue due regine, Rukmani e Satyabhama, sono espansioni di Lakshmi.

La tradizione induista e i testi sacri sono ricchi di storie su Krishna, così come è ricca la sua iconografia. Nei templi lo troviamo anche raffigurato come un uomo in piedi in posizione formale, solo o associato ad altre figure come suo fratello Balarama e sua sorella Subhadra, o con le sue regine come Rukmini o con la sua consorte gopi Radha. La sua scomparsa segna la fine del Dvapara Yuga e l’inizio del Kali Yuga (l’attuale età), che è datata febbraio 17/18, 3102 aC.

Nella festa di Janmashtam i devoti di Sri Krishna lo adorano, vegliano tutta la notte ascoltando i suoi racconti e le sue imprese, recitando gli inni della Gita, e cantando canti devozionali, tra cui il mantra Om namo Bhagavate Vasudevaya.

Oggi, a Dwaraka, il regno di Krishna, il tempio Dwarkadhish è affollato più del solito. I fedeli arrivano numerosi per avere il Darshan, la visione sacra. Il signore Krishna è lavato e decorato con preziosi ornamenti e i fedeli gli fanno continue offerte di cibo, soprattutto prodotti lattiero-caseari. Dopo mezzanotte, celebrando il Janmashtami, con la frase “Nand Gher Anand Bhaio, Jay Kaanha Laal Ki“, i devoti accolgono il Signore supremo Krishna fino alle 2 e mezza della mattina quando il tempio viene chiuso.

Anche a Vrindavan questa occasione viene celebrata con grande sfarzo e spettacolo. Raslilas o drammi religiosi vengono eseguiti per ricreare le storie della vita di Krishna e per commemorare il suo amore per Radha. Si canta e si danza. A mezzanotte, la statua del bambino Krishna è bagnata e messa in una culla, che viene cullata, tra il soffio di conchiglie e il suono delle campane.

Più ad ovest, a Mumbai, il Dahi Handi è il modo più popolare di celebrare Janmashtami o Krishnashtami.

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Il Dahi Handi è una pentola di terracotta sospesa in aria e piena di burro e yogurt. I fedeli formando una piramide umana, che simboleggia l’armonia del gruppo, devono consentire a chi è in alto alla pila di romperla con un oggetto duro, ad esempio una noce di cocco, affinché il burro possa cadere su di loro.

Le persone coinvolte in questa performance sono noti come Govinda Pathak; tutto avviene al ritmo del Govinda Ala Re“, un enorme applauso costantemente cantato durante la performance. Il Dahi Handi viene celebrata con estrema devozione e aggiunge grande fervore per le strade di Mumbai.

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Mentre le celebrazioni al tempio di Dwarkadhish rivelano il lato spirituale di Krishna, il festival Dahi Handi evidenzia la sua natura maligna. Janmashtami viene ovviamente celebrata anche a Mathura similarmente a come avviene a Dwaraka.

La festa di Janmashtami sarebbe anche proprizia per la fertilità della coppia che, allo scopo, è tenuta a seguire un preciso rituale che comprende l’adorazione di Krishna in forma di bambino a cui, oltre alla puja, ovvero la preghiera, vengono offerti bastoncini di incenso, lampade, foglie di basilico, pasta di sandalo e Bhog (cibo sacro) di burro.

Non è bellisssima, la storia di Krishna?

Il nome di Krishna compare nei testi buddisti come Kanha che, foneticamente equivalente a Krishna. Anche i fedeli bahá’i  credono che Krishna fosse una una manifestazione di Dio.

(per i baha’i guarda qui https://passoinindia.wordpress.com/tag/bahaullah/

Testo by PASSOININDIA

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