In India anche le rane si sposano.

Tutti sanno che in molte parti dell’India l’acqua scarseggia e ad essa è legata la vita dei contadini che, già poveri, quando il monsone tarda ad arrivare, rischiano di perdere il frutto del loro duro lavoro. Sono molti i suicidi che si registrano tra gli agricoltori. Questo vasto Paese, in quanto a numero di dighe, si pone dopo Cina e Stati Uniti contandone più di cinquemila. La siccità rimane comunque un serio problema aggravato dai cambiamenti climatici e dall’uso di combustibili fossili impiegati per lo sviluppo industriale. Quando non piove da tempo le riserve d’acqua, anche quelle dei pozzi, non sono più sufficienti e il prezzo per l’acquisto di autobotti di questa preziosa risorsa tende a salire.

Pochi sanno che in molti villaggi rurali, ad esempio negli Stati di Assam, Orissa, Tripura, Karnataka, per citarne alcuni, ha luogo un particolarissimo rituale che origina dalla antichissima tradizione vedica, quella raccolta nei libri sacri indù, che viene celebrato da secoli perché ritenuto prospero per avere abbondanti piogge. Ebbene, secondo una credenza mitologica occorre unire in matrimonio due rane selvatiche allo scopo di chiedere pietà agli dei della pioggia come sono Indra, Parjanya e Varuna. Nella religione induista, Indra è signore della folgore e dio del temporale, delle piogge e della magia; Varuṇa è una delle più antiche e importanti divinità vediche ed il più importante Asura nel Ṛigveda (Asura è il termine con cui nel Ṛgveda, il testo vedico risalente tra il XX e il XV secolo a.C., vengono chiamate alcune divinità tra cui appunto anche Varuṇa e Indra), controlla l’Ordine cosmico, e tutti i fenomeni celesti e sotterranei; Parjanya, vedico, è un dio della pioggia e colui che fertilizza la terra. Quindi, se si vuole l’acqua piovana, è a loro che bisogna rivolgersi.

Il matrimonio tra rane è una vera e propria celebrazione gioiosa così come quando a sposarsi sono le persone, tra preghiere, addobbi e vivande a base di riso. Gli anfibi, sono catturati senza alcuna violenza dal loro ambiente naturale e, visibilmente perplessi, vengono lavati e vestiti secondo tradizione. Alla sposa, come rituale di nozze richiede, viene applicato sulla testa il sindoor (https://passoinindia.wordpress.com/2014/06/28/il-significato-del-bindi-e-del-sindoor/), il segno in polvere di colore rosso.

La cerimonia ha luogo di solito in un sacro tempio ed è seguita con ardore da tutti gli abitanti del villaggio che, con profonda devozione, accarezzano dolcemente la coppia. Al termine, i due novelli sposi vengono benedetti e rilasciati nel loro ambiente naturale.

(testo by PassoinIndia)

 

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I danzatori KALBELIYAS

Questa è la storia dei Kalbeliyas, induisti, noti anche come Sapera,Jogira o Jogi, originari della regione di Barmer, in Rajasthan, tribù nomade di zingari, tradizionalmente noti come incantatori di serpenti (vedi su questo blog il post “Incantatori di serpenti”) che hanno trovato una fonte alternativa di reddito dalla danza e dai canti tradizionali delle loro donne che ballano nei loro tipici abiti dai colori e ricami accuratamente accostati, mentre gli uomini suonano strumenti a percussione tra cui il pungi,originariamente utilizzato per ipnotizzare i rettili. I movimenti della danza hanno somiglianze con quelli dei serpenti. Vivono in spazi fuori dal villaggio in campi di fortuna chiamatiDeras, conoscono bene la flora e la fauna del luogo e fanno rimedi a base di erbe che usano per varie malattie e che vendono procurandosi così una fonte alternativa di reddito insieme a quella che, ancora sporadicamente, arriva loro dall’arte dello spettacolo all’interno (ad esempio ai matrimoni) e fuori dell’India; ma molti membri della comunità lavorano nei campi o pascolano bovini per sopravvivere. Le canzoni dei Kalbelias, anche improvvisate, hanno a tema storie tratte dal folklore e dalla mitologia; balli speciali vengono eseguiti durante la Holi (leggi in questo blog il post “Holi la festa dei colori”). Questi canti e danze fanno parte di una tradizione orale che si tramanda oralmente da generazioni e per salvaguardarle, nel 2010, sono stati dichiarati Patrimonio Immateriale dall’UNESCO.

questo video racconta la storia che vi ho descritto. Se è di vostro interesse, merita di essere visto tutto perché è ben fatto.

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