Piplantri, gli alberi delle bambine

Ogni cultura ha le sue tradizioni che circondano la nascita di un bambino.

Nel villaggio indiano di Piplantri, nello Stato del Rajasthan, è usanza piantare ben 111 alberi ogni volta che nasce una bambina! Non è cosa da poco considerato come, in gran parte dell’India, la nascita di una figlia è da sempre considerata un peso per una famiglia. Essa infatti dovrà provvedere alla sua dote, propedeutica al suo matrimonio, che in India è quasi sempre combinato e costoso. La sposa andrà vivere nella famiglia dello sposo mentre il maschio, dopo l’unione, resterà con la famiglia di origine continuando a contribuire al suo sostentamento. Nei villaggi rurali era usanza fino a poco tempo fa sposare le figlie anche prima della maggiore età senza quindi dare loro una educazione completa. Insomma, in India le donne non hanno e non danno vita facile. A Piplantri si va controcorrente e si continua a seguire un’ usanza che Shyam Sundar Paliwal, ex leader del villaggio, cominciò in onore della figlia morta prematuramente. A Piplantri, quando nasce una bambina, i membri del villaggio si riuniscono per onorarla e offrono denaro. I genitori contribuiscono per un terzo della somma di 31.000 rupie, equivalenti a $ 500, e il denaro viene accantonato in un fondo ventennale per la ragazza. Ciò garantisce che la neonata, anche quando sarà adulta, non sarà mai considerata un onere finanziario per i suoi genitori. Essi, in cambio, sottoscrivono un accordo legale impegnandosi a maritare la figlia solo dopo la maggiore età e dopo un’istruzione adeguata e a prendersi cura dei 111 alberi piantati in suo onore.

Nel corso degli ultimi sei anni, a Piplantri sono stati piantati un quarto di milione di alberi. Gli abitanti del villaggio vivono nell’armonia che questa tradizione ha portato alla loro comunità. La criminalità è diminuita, la comunità si garantisce il sostentamento e le bambine sono amate.

Passoinindia.

La sposa è pronta. Ultimi ritocchi.Kamarband, Manng Tika, Hathphool e Bindi.

Oggi vi parlo del Kamarband, del Maang Tikka, dell’Hathphool e del Bindi. Dopodiché la sposa sarà finalmente pronta per il grande passo!

Kamarband

Il kamarband, conosciuto anche come patka, phenta, tagari è uno degli ornamenti più antichi della tradizione indiana e del Solah Shringar. E’ un gioiello che la sposa mette in vita e che, sottolineando i suoi fianchi, la rende ancora piu seducente e nel contempo le sostiene l’abito. Fin dal periodo Mughal (o Moghul) era considerato uno splendido ornamento. Si tratta di una catena o cintura più o meno sottile, più o meno eleaborata; le più preziose sono in oro completate da pietre e gemme come l’ametista, i rubini, ecc. Il Kamarband è’ un accessorio utilizzato anche nella vita comune nelle occasioni particolari e le giovani indiane lo mettono anche sopra i jeans. Le ballerine delle classiche danze Odishi, Bharatnatyam e Kathak lo indossano sopra il loro costume tradizionale. 

Waistband

Maang Tika

Questa importante decorazione va ad appoggiarsi sul centro della fronte che, secondo la mitologia indu, è il 6° Chakra, ajna in sanscrito, chiamato anche terzo occhio, al centro della fronte sopra gli occhi, uno dei centri in cui la tradizione indiana dello yoga e della medicina ayurvedica ritiene risieda l’energia e rappresentato da un fiore di loto. La sua posizione al centro della testa favorisce il controllo delle emozioni e la concentrazione ed implica l’unione del femminile con il maschile, a tutti i livelli, anche fisico e per tale ragione è associato al matrimonio quando le donne, sposandosi, entrano in una nuova fase della vita

Hathphool
L’ hathphool è un gioiello tradizionale del Rajasthan che significa ” fiore della mano” ed è popolare fin dal periodo Moghul. Si tratta di un ornamento che valorizza le mani della sposa impreziosite, oltre che dagli immancabili raffinati disegni fatti con l’henné, da una catena che scorre sul dorso, collegata a un bracciale piu o meno alto, splendidamente decorato, e ad un anello altrettanto guarnito. In origine l’ hathphool aveva 5 anelli ad ognuno dei quali era collegata una catena ed ognuna di esse rappresentava la forza di una dea specifica a protezione della nuova famiglia. Ci sono Hathphool più o meno preziosi, di foggia antica o moderna, ma tutti straordinariamente eleganti e spesso il loro design è coordinato al resto dei gioielli che la sposa indossa, come ad esempio la collana e gli orecchini.

Bindi

Per il bindi, il segno colorato sulla fronte, simbolo di fedeltà della sposa, vi rimando ad un articolo di PASSOININDIA

https://passoinindia.wordpress.com/2014/06/28/il-significato-del-bindi-e-del-sindoor/

428_bindi

Il nostro viaggio tra i gioielli della sposa, che più che sposa appare una principessa, è terminato.

Testo by PASSOININDIA

immagine copertina fonte http://jewellery-indiaa.blogspot.it/2009/08/jhoomer-hair-jewellery.html

immagine kamarband fonte http://www.weddingbliss.co.in/blog/indian-kamarband/

immagine (bindi) fonte http://www.planyourwedding.co.in/delhi/beauty/the-nostalgic-little-dots-beauty.aspx

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Sedici passi verso la bellezza. Il solah shringar.

Abbiamo ormai compreso quanto siano importanti i gioielli (ed anche il matrimonio) per la sposa, in rispondenza ad una antica tradizione culturale e religiosa che conferisce ad ognuno di essi un particolare significato.

In ogni gioielleria indiana, troverai un apposito spazio dedicato ai gioielli da sposa, in inglese i “Jewellery Bridal”, dove i potenziali acquirenti sono fatti accomodare con tutto rispetto e gentilezza. Da sempre, in India, alle spose che, a causa del matrimonio (quasi sempre combinato), devono lasciare la loro casa e la loro famiglia natia, (tradizionalmente vanno infatti a vivere con la famiglia del marito) vengono donati i preziosi gioielli, un corredo che rappresenta potere e femminilità e che viene chiamato “stridhan” o “dhan stri”, ovvero “la ricchezza delle donne”, visto che quei preziosi, oltre ad aggiungere loro bellezza, rappresentano qualcosa di personale che potrà essere utilizzato in caso di contingente necessità.

Da sempre ognI generazione tramanda le regole non scritte dei “Solah Shringar“, parola che potrebbe tradursi con “i sedici passi per la belleza di una donna” e spesso usata nei film di Bollywood e nelle canzoni; il “Solah Shringar” corrisponde alle sedici fasi della luna; si dice che queste fasi abbiano un effetto negativo sul ciclo mestruale della donna; il Solah Shringar, secondo la credenza, annullerebbe tale effetto; per questo sono sedici gli ornamenti che non possono mancare nell’abbellimento di una sposa indu. Lo spiega bene il libro di Ved Bhatnagar “Shringaar, the Ras raj, indian classical view” secondo cui il Shringar evoca immagini di bellezza, piacere dei sensi, e ringiovanimento…

I bellissimi gioielli della sposa sono di varia fattura secondo le culture regionali sono generalmente in oro giallo (per i più facoltosi anche iin platino), corredati di pietre di vario valore, dai diamanti ai rubini, dalle pietre ametista alle perle. Il valore dei gioielli della sposa rappresenta lo status della famiglia.

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Tutto il corpo è ingioiellato, dalla testa (sede della conoscenza e illuminazione), alle orecchie, al collo, alle braccia, agli avambracci, ai fianchi, alle caviglie e alle dita dei piedi. Parenti femminili ed amiche della sposa partecipano al rituale. In Queste parti del corpo “decorate” sono punti di pressione che corrispondono ai “chakra”, i centri di energia del corpo che, come sancito nelle scritture indiane, regolano il flusso del Prana, l’energia vitale, in tutto il corpo. E quando tutti questi punti sono attivati, l’intero corpo ottiene una corretta circolazione sanguigna e tutti gli organi funzionano come devono. I gioielli infonderebbero quindi benessere a tutto il corpo.

Secondo gli induisti la donna sposata è una rappresentante della dea Lakshmi (ricordate che l’oro è il suo metallo simbolo) mentre il marito è il rappresentante simbolico del dio Vishnu. Le ragazze non sposate raramente indossano gioielli o abiti appariscenti (di sete davvero stupende), prerogative delle sole donne sposande o sposate.

Matrimonio a parte, i gioielli compaiono con il loro significato nelle fasi importanti della vita, come ad esempio la nascita di un figlio.

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                                         salwar-kameez

Di alcuni abbiamo già parlato, di altri parleremo. Tra i 16 must del Solah Shringar vi è l’abito, tradizionalmente rosso, talvolta marrone, oro, magenta o verde. Può trattarsi di saree (la lunga stoffa che si avvolge attorno al corpo), lehenga (una lunga gonna ricamata e plissettata che lascia nudi la parte bassa della schiena e l’ombelico – tipico del nord) o di salwar kurta (una camicia lunga indossata su classici pantaloni indiani), comunque sia di stoffa preziosa (seta ad esempio) ornati di pietre, perline e fili d’oro. Prima, la sposa lava, olia ed acconcia i suoi capelli (con gioielli, perle o fiori) e fa un bagno a base di miscela di farina di ceci, curcuma e sandalo in polvere, kesar (zafferano) e olio. L’itar, il profumo, infonde alla sposa un buon odore. Poi, l’incarnato del viso viene illuminato da fard e rossetto e dall’immancabile kajal o kohl che rende accattivante lo sguardo.

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Ecco, insieme al vestito, anche la cura dei capelli, il bagno ed il kajal fanno parte dei 16 passi di bellezza, insieme con il mehndi, i disegni all’henné che decorano il corpo e di cui vi ho già raccontato. La prossima volta non mi resta che parlarvi degli ultimi gioielli della sposa: maangtika, il bindi, kamarband, hathphool. Ci sarete?

(testo by PASSOININDIA)

contributi:

foto di copertina,fonte: http://blog.cbazaar.com/solah-sringar-for-an-indian-bride/

foto abito lehenga, fonte: https://www.a1designerwear.com/chic-maroon-lehenga-cholia

foto abito salwar kurta, fonte:

http://salwarsuitsneckdesigns2014.blogspot.it/2014/12/punjabi-salwar-kameez-suits-salwar.html

foto abito saree, fonte: http://sanjjayasaree.blogspot.it/2011/12/saree-types.html

foto di sposa seduta, fonte: http://www.weddingsonline.in/blog/the-solah-shringar-sixteen-steps-to-beauty/

foto bagno sposa, fonte:

http://bangalorebride.blogspot.it/2013/10/solah-shringar-16-adornments-that.html

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I gioielli della sposa. Il nath.

Le donne (e le spose) indiane vogliono essere belle secondo la tradizione. Il naso è la caratteristica più importante di un volto e da esso dipende la sua fisionomia. Un bel naso ispira bellezza e, se questo è impreziosito da un anello, affascina chiunque lo guardi. Questo piccolo ornamento ha conquistato il cuore di poeti e pittori che hanno raffigurato donne indiane e dee ornate con decorazioni al naso. Gli anelli nasali o nath (nel sud si chiamano mukhuttis) sono molto comuni in India ma, in realtà, sono nati in Medio Oriente. E’ quasi certo che siano stati i Moghul a portare in India l’usanza di questa decorazione femminile. Tra i resti storici dell’antica architettura della civiltà indiana non vi sarebbero infatti raffigurazioni femminili con questo anello e neppure l’antica letteratura indiana ne farebbe menzione. Non vi sarebbe neppure prova di esso nelle sculture delle civiltà della valle dell’Indo o nelle sculture e pitture murali nei templi di Ajanta, Ellora, Badami, Bhuvaneshwar, Gaya, Mathura, Udaygiri eccetera. Nessuna prova del nath ci sarebbe nei reperti archeologici, ad esempio le monete, degli scavi di Harappa e di Mohenjadaro e in quelli dei regni dinastici Kushan e Gupta. Non vi sarebbe alcuna menzione di ornamenti al naso nella letteratura vedica o in altri testi sacri. Neppure nel Sangam, l’antica letteratura tamil, o nella letteratura sanscrita. Neppure è menzionato nella letteratura Amarkosh, l’antica lessicografia, cioè un dizionario di sanscrito scritto dall’ antico studioso indiano Amarasimha. Va detto tuttavia che secondo alcuni studiosi il Nath avrebbe uno stretto legame con la religione induista tanto che in alcune figure di dee, come ad esempio la dea della ricchezza Mahalakshmi, vi è rappresentazione dell’anello al naso.

Non vi è menzione del nath nel Natyashastra di Bharata, un antico trattato sulle arti, tra cui anche quella di abbellirsi, che elenca diversi ornamenti, scritto tra il 200 a.C. e il 200 d.C. ed attribuito a Bharata, considerato il padre dell’arte teatrale indiana. Il nath si trova invece tra le figure femminili del tempio di Khajurao o del tempio di Konarak. Solo dal 15°-16° secolo questo ornamento ha cominciato ad apparire nei quadri Rajput. Tuttavia, secondo la maggioranza degli esperti nel campo della gioielleria storica, le donne musulmane indossavano il nath e gli anelli al naso fecero la loro comparsa quando i Mughals governarono l’India. L’ anello al naso proveniva da culture islamiche ed è stato oggetto di scambio culturale tra gli indiani e gli arabi. Nei tempi antichi il nath era obbligatorio per ogni sposa musulmana. Così, gli ornamenti al naso hanno cominciato ad attrarre le donne indiane e dal 17 ° secolo hanno guadagnato popolarità in tutta l’India.

Al giorno d’oggi il nath è associato alla religione induista. Il piercing delle orecchie e del naso è un sacramento prescritto dal sanskaara (il dettame del buon comportamento indu) per tutti gli induisti. Per le femmine è prescritto non appena arriva la pubertà, o prima del matrimonio, come anche riportato nelle Scritture indù quale ad esempio il Sushruta-Samhita, un antico testo di medicina in sanscrito del 6° secolo a.C. E’ ormai usuale che l’anello al naso venga indossato durante la cerimonia del matrimonio quando la coppia gira sette volte intorno al fuoco sacro, secondo la cerimonia indu della Saath Pheras, per chiedere alla Dea Parvati lunga vita, prosperità e buona salute per il marito. Si ritiene che solo il marito possa offrire in dono a una donna il gioiello ornamentale del naso. In alcune regioni è usanza che sia lo zio materno della sposa a fargliene dono. In alcuni stati la dimensione del nath misura il potere finanziario del suocero della sposa. Il nath è quindi l’ornamento principale delle donne sposate. La notte delle nozze lo sposo lo rimuove per dimostrare la fine della verginità della sua sposa. Talvolta esso non viene rimosso e rimane un simbolo delle donne sposate come il Sindoor e il Mangal-Sutra ed è una parte essenziale del Shodash-Shringar, che descrive i sedici abbellimenti di una sposa. Se l’ornamento al naso cade o viene perso è considerato un cattivo presagio. In passato, si diceva che una ragazza non sposata o una vedova non potesse indossare il nath. Ma, al giorno d’oggi, in qualsiasi funzione culturale, matrimonio o festa religiosa, le donne di tutte le età lo indossano, per cultura, religione, glamour, moda. Ce ne sono di varie fatture secondo le diverse culture. Per finire, la antica medicina dell’agopuntura sostiene che il piercing naso porta benefici e, secondo quella ayurveda, le donne che hanno il loro naso bucato sulla narice sinistra abbiano meno dolore mestruale e più facilità nel parto. Quel che è certo è che sono davvero bellissimi!

Testo PASSOININDIA con l’ausilio di http://zora-nathcultureofindia.blogspot.it/

foto fonte: http://blog.gehnaindia.com/tag/nath/

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I gioielli della sposa. Bichua e chooda.

E’ frequente vedere, in India, donne e uomini indossare anelli ai piedi. Si chiamano Bichua e, come tanti altri monili indiani, hanno tradizionalmente un preciso significato culturale e religioso. Già nell’antico testo del Ramayana, Sita, rapita da Ravana, getta il suo anello per far sì che il Signore Rama la trovi. Da allora i Bichua appartengono al corredo di gioielli di una donna che sta per sposarsi. Spesso è lo sposo a porli sul secondo dito di entrambi i piedi della sposa, durante il rituale delle nozze e, da quel momento, connotano lo status di moglie della donna. Usualmente i Bichua sono in argento poiché l’oro, oltre ad essere considerato troppo onorevole per essere posto in zone sotto la vita, è simbolo della dea della ricchezza, Laksmi, e sarebbe un segno di irriverenza indossarlo sui piedi. I Bichua vengono indossati a coppie sul secondo dito di entrambi i piedi oppure anche su tutte le dita escluso il mignolo e, normalmente, non vengono mai rimossi. Anche gli uomini Tamil ne fanno uso da tempi remoti per farsi identificare come sposati. Anticamente, nelle culture più conservatrici, le spose avevano il volto coperto da un velo e allora un piccolo specchio che adornava il bichua consentiva loro di guardarsi. I Bichua avrebbero tuttavia anche altri “poteri”; infatti, oltre ad aumentare il vigore sessuale dell’uomo, curerebbero, secondo la riflessologia, i problemi ginecologici e, regolandone il mestruo, sarebbero un toccasana per l’apparato riproduttivo della donna; infatti, indossare l’anello al secondo dito del piede, massaggiando con la camminata il nervo che si collega all’utero e al cuore, aiuterebbe a riequilibrare il “prana”, cioè la “forza vitale” di cui ogni essere vivente è dotato, garantendo un buono stato di salute. L’argento, di cui è fatto quasi sempre il Bichua, è inoltre, un buon conduttore e perciò assorbirebbe l’energia polare della terra e la trasferirebbe al corpo.

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Ugualmente frequente in India, soprattutto, nel Punjab, è vedere donne indu e sikh indossare una grande quantità di braccialetti in entrambe le braccia. Sono i Chooda o Choora che le spose ricevono dalla madre o dallo zio materno ovvero 21 braccialetti di solito color avorio e rosso, un tempo in avorio, oggi per lo più in plastica. La sposa li indossa, dal polso all’avambraccio, per circa 40 giorni (un tempo anche per periodi più lunghi) dopo il suo matrimonio per ricordare alla gente il suo status di nuova sposa e solo il marito potrà rimuoverli. In questo periodo, per preservarne l’integrità, alla sposa è concesso astenersi dal fare i lavori domestici. Se resta incinta li può smettere anche prima del tempo.

(continua…)

PASSOININDIA

foto,fonte: http://www.sijo.in/?id=374

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Chi mi ha offerto questa fanciulla? Il matrimonio indiano – parte 1

Gli indiani chiamano il matrimonio vaha e la cerimonia di nozze vivaah sanskar La cerimonia nuziale è tradizionalmente condotta in tutto o in parte in sanscrito, il linguaggio delle cerimonie sante. Il rituale è quello degli antichi testi vedici e varia secondo le tradizioni familiari e locali, le risorse delle famiglie ed altri fattori.

Però in ogni rito sono sempre presenti queste fasi, considerate le più importanti della celebrazione. Ve lo voglio riportare perché sono parole che arrivano dai sacri testi antichi indiani e, secondo me, da lì traspare il significato vero del matrimonio indiano, solitamente combinato dalle famiglie reciproche degli sposi.

Il Kanyadaan, l’addio del padre alla figlia che lascia la casa

La cerimonia Kanyadaan viene eseguita dal padre e, se morto, da qualcuno scelto dalla sposa. Il padre accompagna la figlia, poi prende la sua mano e la mette dentro quella dello sposo, che la accetta, mentre gli sposi pronunciano il kama-sukta (inno alla’amore)

Chi mi ha offerto questa fanciulla?
Kama (il dio dell’amore) me l’ha data, affinché io possa amarla
L’amore è il donatore, l’amore è l’accettore
Vieni mia sposa, oceano d’amore


Con amore ti ricevo,
Possa rimanere tua, tua propria, O dio dell’amore
In verità, tu sei la prosperità stessa
come il cielo mi ha dato te, possa la terra accoglierti

Poi, il padre chiede allo sposo di condurre la ragazza nella sua ricerca del dharma (la vita morale e legale), Artha (ricchezza) e kama (amore).Lo sposo ripete la promessa tre volte e finisce così il rituale del Kanyadaan.   

Kanyadaan

Il Panigrahana. Lei e lui uniscono le loro mani.

Gli sposi si tengono per mano come simbolo della loro unione coniugale imminente, e lo sposo annuncia la sua accettazione delle responsabilità rappresentate da quattro divinità: Bhaga, la ricchezza, Aryama, i cieli, la via lattea, Savita, lo splendore, il nuovo inizio, e Purandhi, la saggezza. Lo sposo guarda ad ovest e la sposa si siede di fronte a lui con la faccia ad oriente. Tendendosi per mano recitano questo mantra vedico. Le mani degli sposi sono unite sopra il fuoco (Mandapa), acceso in onore del dio Agni, che testimonia l’unione della coppia.

Prendo la tua mano nella mia, anelito di felicità
Ti chiedo di vivere con me, come tuo marito
Finché entrambi invecchieremo

Gli Dei Bhaga, Aryama, Savita e Purandhi, ti hanno condotta a me
perché io, con te, possa compiere il mio Dharma di capofamiglia.

Il Saptapadi. I sette passi. Il matrimonio diventa giuridicamente valido.

Il Saptapadi inizia con una prefazione del sacerdote seguita dai voti degli sposi:

Prefazione del Sacerdote:

Ascoltiamo con trionfo il mondo di uomini e donne, uniti nel vincolo del matrimonio da Saptapadi per promuovere ulteriormente la gioia della vita.

Gli sposi compiono intorno al fuoco sette passi ognuno dei quali rappresenta un impegno reciproco della coppia e dà validità giuridica al matrimonio.In alcune regioni, si legano insieme un capo di abbigliamento indossato dalla sposa con quello indossato dallo sposo (ad esempio una sciarpa). In altre, lo sposo tiene la mano destra della sposa nella sua mano destra. Il circuito del fuoco consacrato è guidato dalla sposa o dallo sposo, secondo la regione. Di solito, la sposa porta lo sposo nel primo circuito. Nel Nord, i primi sei circuiti sono guidati dalla sposa, e quello finale dallo sposo. In India centrale, la sposa va avanti allo sposo nei primi tre o quattro circuiti.

Primo passo

Voto dello sposo:

“O, tu che nutri il cibo che sostiene la vita, nutri i miei visitatori, amici, genitori e prole con cibi e bevande. O! bella signora, io, come una forma di Vishnu, faccio questo primo passo con te per il cibo.”

Voto della sposa:

Sì, tutto il cibo che si guadagna con fatica, io salvaguarderò e preparerò per nutrirti. Prometto di rispettare i tuoi desideri, e nutrire i tuoi amici e la tua famiglia.”

Secondo passo

Voto dello sposo:

“O, signora riflessiva e bella, con una casa ben gestita, con purezza di comportamento e di pensiero, che ci renderanno forti, energici e felici. O! bella signora, io, come Vishnu, faccio il secondo passo con te per la forza del corpo, il carattere e l’essere.”

Voto della sposa:

Sì, io gestirò la casa secondo la mia capacità e la mia ragione. Prometto di mantenere una casa sana che dà forza ed energia.”

Terzo passo

Voto dello sposo:

“O, signora abile e bella, prometto di dedicarmi a guadagnare da vivere con mezzi leciti, di discutere, e di permette di gestire e preservare la nostra ricchezza.O! cara signora, io, come forma di Vishnu, faccio questo terzo passo con te per prosperare così nella nostra ricchezza”.

Voto della sposa:

“Sì, mi unisco a te nel gestire il nostro reddito e le spese. Prometto di meritare il tuo consenso, sulla gestione della nostra ricchezza che fa crescere e sostenere la nostra famiglia.”

Quarto passo

Voto dello sposo:

“O, cara signora, io prometto di avere fiducia nelle tue decisioni sulla famiglia e nelle tue scelte, io prometto di dedicarmi ad aiutare la nostra comunità a prosperare, e di impegnarmi nelle faccende fuori della casa.Questo ci deve portare rispetto. O! mia signora, io, come Vishnu, faccio questo quarto passo con te per prendere parte al nostro mondo.

Voto della sposa:

“Sì, prometto la casa migliore per noi, di anticipare e fornire le cose necessarie per la vita quotidiana e per la felicità della nostra famiglia.”

Quinto passo

Voto dello sposo:

“O, signora di abilità e di pensieri puri, prometto di consultarmi con te ed impegnarmi nella gestione delle nostre mucche, la nostra agricoltura e la nostra fonte di reddito, prometto di contribuire al nostro paese!O!mia signora esperta, io, come forma di Vishnu, faccio questo quinto passo con te per crescere insieme le nostre aziende agricole e il bestiame.”

Voto della sposa:

“Sì, prometto di partecipare e proteggere il bestiame, la nostra agricoltura e le imprese. Essi sono una fonte di yogurt, latte, burro chiarificato e reddito, tutti utili per la nostra famiglia, necessari per la nostra felicità.”

Sesto passo

Voto dello sposo:

“O, bella signora, amerò solo te, cercherò di avere figli, per crescere una famiglia, per sperimentare tutte le stagioni della vita.O!mia bella signora, io, come Vishnu, faccio questo sesto passo con te per sperimentare ogni stagione della vita.”

Voto della sposa:

“Mi sentirò una cosa sola con te, con il tuo consenso, sarò il mezzo di godimento di tutti i tuoi sensi .Attraverso le stagioni della vita, io ti custodirò nel mio cuore. Io ti adorerò e ti completerò.”

Settimo passo

Voto dello sposo:

“O amici, ci permettono di fare il settimo passo insieme per questa promessa, la nostra amicizia, perché tu sia mia moglie per sempre.”

Voto della sposa:

“Sì, oggi ti ho guadagnato, ti ho assicurato il massimo dell’amicizia .Mi ricorderò i voti che abbiamo appena fatto e di adorarti per sempre e sinceramente con tutto il cuore.”

Nel sud dell’India, dopo il mantra recitato in ognuno dei sette giri la coppia dice queste parole:

“Ora facciamo un giuramento insieme. Dovremo condividere l’amore, lo stesso cibo, i nostri punti di forza, gli stessi gusti. Saremo una sola mente ed osserveremo i nostri voti. Io sarò il Samaveda,il Rigveda, sarò il Mondo Superiore,tu la Terra, io sarò il Sukhilam, tu il proprietario – insieme vivremo e genereremo dei figli, e altre ricchezze, vieni, bella ragazza!
saptapadi sacred-knot

Il Sama Veda, Samveda, o Samaveda (dal sanscrito Sama “melodia” e Veda “conoscenza”,) contiene mantra cantati dall’officiante durante i riti, E’ il terzo dei quattro Veda, le antichissime scritture indù, insieme con il Rig Veda, il YajurVeda, e il Atharva Veda. Sono tutti i testi sacri dei popoli Ari che intorno al XX secolo A,C. Invasero l’india settentrionale, e da cui è nata la civiltà vedica che costituisce la base della religione induista. Il Rig Veda (dal sanscrito Rig” lode , verso” e Veda “conoscenza”) è uno dei più antichi testi esistenti in qualsiasi lingua indo- europea. Si ritiene che il Rigveda sia stato composto nella regione nord-occidentale del subcontinente indiano , all’incirca tra il 1700-1100 aC ( il primo periodo vedico).

Nei matrimoni indiani del Nord, la sposa e lo sposo dicono queste parole, dopo aver completato i sette passi:

“Abbiamo fatto i sette passi. Sei diventata mia per sempre. Sì, siamo diventati una coppia. Sono diventato tuo quindi non posso vivere senza di te. Tu non puoi vivere senza di me. Cerchiamo di condividere le gioie. Siamo l’unione di parola e significato. Tu sei il pensiero ed io sono il suono. Che la notte sia miele dolce per noi. Che la mattina sia miele dolce per noi. Che la terra sia miele dolce per noi. Che il cielo sia miele dolce per noi. Che le piante siano miele dolce per noi. Che il sole sia tutto il miele per noi. Possano le mucche produrre per noi latte dolce come miele. Come i cieli sono stabili, come la terra è stabile, come le montagne sono stabili, come l’intero universo è stabile, così la nostra unione sarà definitiva”.

Ma il matrimonio indiano non comincia né finisce qui. Ma ve lo racconterò un’altra volta.

(Liberamente tratto e tradotto da wikipedia).

fonti foto: http://marriage2014.blogspot.it/2013/02/indian-marriage-dresses-2013-indian.html

http://www.weddingsonline.in/blog/significance-of-saptapadi-or-saat-pheras/

http://www.balamanibride.com/cultural-traditions/saptapadi-in-bengali-weddings/

KARWA CHAUTH – una festa indiana – davanti alla luna, le donne celebrano i loro mariti

Oggi le donne indiane, soprattutto nel Nord e nell’Ovest India, festeggiano il “ Karwa Chauth”; è per loro un giorno di digiuno da cibo e acqua, dedicato ai loro mariti per ottenerne la longevità e il benessere. “Karwa” significa “ vaso di terracotta “ e rappresenta la pace e la prosperità mentre “Chauth” vuol dire “quarto giorno” perchè questa festa si celebra il quarto giorno di luna piena del mese di Kartik che cade in ottobre o novembre, secondo il calendario indiano. Tutte le donne sposate si alzano presto e, prima dell’alba, mangiano il pasto preparato per loro dalla suocera; con il sorgere del sole, cominciano il loro digiuno. Durante il giorno, non fanno i lavori di casa e visitano parenti e amici da cui ricevono regali, tra cui anche le Karwas. Alla sera, le donne indossano i vestiti tradizionali , “sari” o “ sute”, solitamente dei colore beneauguranti rosso, arancio o oro, o il loro abito da sposa, si truccano, si dipingono le mani con l’henné , appongono il loro “bindi” (simbolo di coniugio) sulla fronte e si decorano con gioielli. Durante la serata, e prima di terminare il digiuno, le donne si riuniscono tutte insieme in un gruppo, disponendosi sedute in cerchio, e, con i loro “thalis puja” ( il piatto con le offerte per la preghiera) che si passano di mano in mano, si raccontano la storia del Karwa Chauth. Quando la luna appare, le donne le offrono l’acqua e si mettono vicino al loro marito, riflettendone il volto in un secchio di acqua o guardandolo attraverso una dupatta (il velo che le donne indiane portano in testa) o un setaccio per la farina. Poi, i mariti offrono loro l’acqua e il cibo, bevendo e mangiando insieme. Dopo la rottura del digiuno, le donne ricevono i regali dai loro mariti. Questa festa cade nel periodo della semina del frumento e il Karvas è anche il vaso dove viene conservato il frumento; così, il digiuno del Karwa Chauth è altresì considerato una preghiera, oltre che per il proprio marito, anche per un buon raccolto. I Sikh non praticano questa festa in quanto il digiuno è proibito dalla loro religione perché mortificante per il loro corpo, tranne nei casi in cui sia richiesto per motivi di salute.

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