Mumbai racconta la sua lunga storia.

Mumbai, l’ex Bombay, che si stende su una lingua di terra che dalla costa acquitrinosa giunge fino al Mare Arabico è patria di circa 16 milioni di persone, ed è la più grande metropoli dell’India oltre che la più densamente popolata al mondo. La moderna Mumbai, caotica, multiculturale e cosmopolita, ha una lunga stroria da raccontare. La città nacque sopra sette isolette paludose, Colaba, Mazagaon, Mahim, Parel, Bombay Island, Worli e Old Woman Island, abitate dai nativi pescatori koli, e che erano sotto il dominio di Ashoka (268-232 a.C.), l’imperatore che si convertì al buddismo e  che governava quasi tutto il subcontinente indiano. Dopo la sua scomparsa, queste terre passarono sotto l’egida di vari governanti della dinastia Silahara finché, nel 1343 d.C., vennero annesse al Regno di Bahadur Shah, sultano del Gujarat che le dominò fino a quando, nel 1535, concesse Mumbai – insieme ad altre terre – ai portoghesi in cambio del loro aiuto per riconquistare il Paese occupato dai Moghul. I portoghesi chiamarono questa terra Bom Bahia, “buona baia”. Il suo nome originario era, invero, Mumbai, in onore della dea locale Mumba Devi.

I primi inglesi a visitare Mumbai, nel 1626, furono predoni che la incendiarono e distrussero navi minando ciò che nel frattempo Bombay era diventata, ovvero un punto cruciale per i commerci di sete preziose, cotone e tabacco.

Nel 1661, re Carlo II d’Inghilterra sposò Caterina di Braganza, l’infanta del re del Portogallo la cui famiglia offrì in dote l’sola più grande del territorio portoghese; quattro anni dopo Carlo ricevette anche le altre isole ed il porto. Ma Carlo non intendeva governare queste isole e, nel 1668, le affittò alla East India Company per soli 10 chili di oro all’anno. Il nome della città che i portoghesi le avevano dato,“Bon Bahia”, divenne Bombay, più consono alla fonetica inglese. Gli inglesi fortificarono la città e si insidiarono nella zona che ancora oggi è chiamata ”fort”. Nel giro di pochi anni la città si trasformò, superando anche malaria, colera e monsoni. Fu Gerald Aungier, quarto governatore di Bombay dal 1669 al 1677, a ripianificare massicciamente la città, dotandola di un porto, di una nuova banchina, di magazzini, di una dogana, di nuove strade che collegavano le isole, di un forte e di un castello, di una chiesa, di un ospedale e di una zecca. Egli disse: “Bombay  è la città che, con l’assistenza di Dio, è destinata ad essere costruita”. Aungier fece in modo che a Bombay arrivassero, per stabilirvisi, commercianti, artigiani e altri professionisti, come anche i prestatori di denaro. I coloni erano musulmani, indu, ed anche parsi, molto bravi negli affari, ed arrivarono anche dalla Gran Bretagna; così, in circa sette anni, la popolazione della città passò da 10.000 a 60.000 abitanti nel 1675. Chiunque infatti poteva acquistare un terreno e costruirvi le propria casa. Questa regione diventò così la prima vera colonia inglese, nel senso proprio del termine, dove persone si stanziavano allontanandosi dalla madrepatria; in altri luoghi dell’India infatti gli inglesi si erano avocati solo diritti commerciali come, ad esempio, insediare le loro imprese. La politica di Aungier fu di tolleranza religiosa, aperta alle autonomie locali e portò anche alla istituzione di tribunali e di una milizia locale che in seguito divenne la Polizia di Bombay.

Nel 1687, la compagnia delle Indie orientali, che operava a Surat, trasferì la sua sede a Bombay perché il suo porto, più profondo, poteva accogliere le grandi navi.

Nel 1688 gli inglesi catturarono, durante un confltto, 14 navi moghul e, nel febbraio 1689, i moghul invasero Bombay mettendo il castello sotto assedio finché, a fine anno, gli inglesi ottennero un patto di pace. Bombay, distrutta, entro la fine del 1700 risorse, ancora una volta. Venne costruita una nuova flotta, la Bombay Marine. I commercianti e gli artigiani cominciarono di nuovo ad arrivare e a mettere in pratica il loro talento: gli orafi realizzavano favolosi gioielli, i tessitori filavano stoffe preziose, i commercianti trattavano prodotti che arrivavano da tutta l’India. Nel 1730, i costruttori navali si spostarono a Bombay e venne  creata una nuova industria del cotone tanto che, nel 1854, fu aperto il primo mulino di cotone indiano. Agli inizi del 1800, a Bombay si fece molto lavoro di ingegneria e nel 1845 le sette piccole isole su cui si era formata la città divennero una grande isola. Nel 1853, fu aperta la linea ferroviaria indiana che in 21 miglia si estendeva da Bombay a Thana; nel 1860 furono avviati i lavori per la realizzazione della Great Indian Peninsular Railway che creò nuovo lavoro e incoraggiò altre persone a stabilirsi a Bombay. Nel 1864, Bombay contava 816.562 abitanti.

Dal gateway di Bombay passava il cotone grezzo del Gujarat che veniva spedito a Lancashire in Inghilterra per essere filato, tessuto e reinviato a Bombay dove sarebbe stato venduto sul mercato indiano. Lo scoppio della guerra civile americana nel 1861, che mise in crisi il mercato del cotone americano, e l’apertura del Canale di Suez nel 1869 fecero si che l’Occidente si voltasse verso Bombay, realizzando così la sua fortuna.

Nel 1858, dopo la Prima Guerra d’Indipendenza del 1857, la East India Company, accusata di cattiva gestione, fu chiamata a restituire le isole alla Corona britannica. Dal 1862 al 1867 Bombay ebbe come governatore Sir Baartle che, costruendo, tra l’altro, i caratteristici edifici gotico–coloniali, come il Victoria Terminus contribuì a realizzare quella che è l’odierna Mumbai.

Nel 19° secolo, oltre al Victoria Terminus, vennero costruiti alcuni degli edifici che ancora oggi possiamo ammirare: il General Post Office, Municipal Corporation, il Prince of Wales Museum, Torre di Rajabai e Bombay University, Elphinstone college e il Cawasji Jehangir Hall, il mercato Crawford, il Segretariato Vecchio (Old Customs House) e il Dipartimento lavori pubblici (PWD). Il Gateway of India (porta dell’India), che si affaccia sul mare Arabico, è il simbolo di Mumbai, e fu costruito in questo punto, all’Apollo Bunder (molo),  per commemorare la visita a Bombay del re Giorgio V e della regina Maria nel 1911. Da qui passarono anche i Viceré e i nuovi governatori inglesi di Bombay.

 A Mumbai fu lanciato, nel 1842, il movimento di liberazione “Quit India”, capeggiato dal Mahatma Gandhi e dagli altri leader del Congresso nazionale indiano. I leader indiani furono arrestati dagli inglesi ma il movimento percorse la sua ineluttabile storia che condusse, dopo molteplici vicissitudini politiche e sociali, all’Indipendenza dell’India, il 15 agosto 1947, quando gli inglesi lasciarono l’India, passando, gli ultimi, proprio attraverso il Gateway of India, esattamento dove erano arrivati 282 anni prima. 

Nel 1995 la città ha cambiato nuovamente il suo nome recuperando quello che anticamente le avevano dato i pescatori d’altura in onore della loro amata dea Mumba.

(Testo PassoinIndia)

articolo tratto da http://www.passoinindia.com

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Perché Ganesh ha la testa di un elefante? La festa di Ganesh: il Ganesh Chaturthi Festival (parte seconda)

continua da parte prima 

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Ganesh contro il serpente e la luna. Questa è un’altra storia di Ganesh. Un giorno Ganesh, sul dorso del suo topo domestico, stava tornando da una festa dove si era rimpinzato di dolci e prelibatezze; quando un serpente incrociò il loro cammino, il topo si spaventò e gettò Ganesh per terra. La luna nel cielo cominciò allora a ridere schernendoli e irritando Ganesh che si ruppe una delle sue zanne e colpì e maledisse la luna che lentamente scomparve, diventando invisibile a tutti. Poi Ganesh legò il serpente sulla pancia come una cintura che appunto indossa nella sua iconografia. La luna implorò il perdono di Ganesh che, benevolo, modificò la sua maledizione, consentendole di ricrescere ed essere visibile in tutta la sua gloria e splendore nel cielo notturno. Per questo i devoti di Ganesh credono malaugurante guardare la luna nella notte del Ganesha Chaturthi Festival di cui vi racconterò tra poco. Il serpente che gira intorno alla vita rappresenta l’energia in tutte le forme. Il topo rappresenta invece l’umiltà e la sottomissione alla divinità, è piccolo e, si sa, normalmente spaventa gli elefanti; ma la saggezza di Ganesh gli consente di non stupirsi delle sproporzioni del mondo e di superare le sue paure.

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Il topo, che guarda Ganesh con adorazione, simboleggia anche l’intelletto capace di arrivare ovunque a placare i nostri istinti grazie alla sua capacità di discernere ovvero di valutare oggettivamente una situazione. Altre storie raccontano che Ganesha ruppe la sua zanna per scrivere il grande poema Mahabharata e quindi la zanna rappresenta lo spirito di sacrificio in onore della sapienza. Egli infatti è anche il protettore di scrittori e studenti. Anche la zanna è uno dei simboli nelle raffigurazioni di Ganesh che egli solitamente tiene nella mano in basso a destra.

Ganesh e Kubera. Un altro aneddoto, tratto dal Purana, narra che il tesoriere di Svarga (il paradiso) e dio della ricchezza, Kubera, andò un giorno sul Monte Kailash per ricevere il darshan (la visione) di Shiva. Essendo estrememente vanitoso egli inviò Shiva ad una festa nella sua bellssima città, Alakapuri, così che lui potesse sfoggiarla in tutta la sua ricchezza. Shiva sorrise e gli disse: ‘Non posso venire, ma puoi invitare mio figlio Ganesh. Ti avverto però che è un mangiatore vorace’. Kubera si sentiva tuttavia fiducioso di poter soddisfare anche l’appetito più insaziabile anzi ciò gli dava modo di manifestare ancora di più la sua opulenza. Così Kubera offrì a Ganesh, arrivato in città, un bagno cerimoniale, abiti sontuosi ed un grande banchetto. Ganesh mangiò e poiché era insaziabile divorò anche le pietanze degli altri ospiti, continuando a volere cibo. Poi cominciò a mangiare oggetti e arredamento. Kubera allora terrorizzato lo supplicò di smettere. Ganesh disse ‘Ho fame. Se non mi dai qualcosa da mangiare, io mangerò anche voi’. Allora Kubera chiese aiuto a Shiva che gli diede un pugno di riso dicendogli che qualcosa di così semplice avrebbe saziato Ganesha, se fosse stato offerto con umiltà e amore.

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Quando Kubera offrì umilmente il riso a Ganesh, che intanto aveva inghiottito quasi tutta la città, Ganesh si calmò soddisfatto. Ganesh è un dio ghiotto e quindi rappresentato con un piatto di dolci nella mano sinistra oltre che una grande pancia umana che rappresenta l’intero cosmo. Il dolce simboleggia anche la dolcezza dell’anima. Ganesh è anche venerato come il distruttore della vanità, egoismo e orgoglio.

Ganesh è tradizionalmente raffigurato con 4 mani ma a volte anche con più mani fino a 16; ogni mano tiene un diverso simbolo. Le quattro braccia di Ganesh rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata; nella mano in alto a destra Ganesh tiene un pungolo, che lo aiuta a spingere l’umanità in avanti sulla via eterna e a rimuovere gli ostacoli dal mondo. Il cappio nella mano sinistra di Ganesh gli serve per catturare tutte le difficoltà. Il rosario che talvolta tiene nell’altra mano suggerisce che la ricerca della conoscenza deve essere continua. Ganesh può essere rappresentato in piedi, seduto, danzante, bambino, seduto sulle ginocchia di sua madre. E’ uno delle cinque principali divinità indù insieme a Brahma, Vishnu, Shiva e Durga la cui venerazione è chiamata puja panchayatana. Per la setta induista Ganapatya, Ganesh è la divinità più importante. Ganesh è uno dei più importanti dei dell’induismo e viene adorato anche nel Jainismo e nel Buddismo.

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Oggi in India la festa di Ganesh è al suo culmine. Infatti i festeggiamenti sono iniziati qualche giorno fa con la Chaturthi Festival che cade nel quarto giorno di luna crescente del mese di bhadrapada, secondo il calendario indu (settembre/ottobre). Peranto, ogni anno essa avrà luogo in giorni diversi. Questa festa è importante e particolarmente sentita in Maharastra dove, per capirci, si trova Mumbai. In onore di Ganesh, che abbiamo visto essere molto goloso, è usanza preparare dei dolci (modaka, laddoo, kadubu, karanjis) da offrire alla divinità sugli altari domestici, nei templi o nelle strade. Si spaccano anche cocchi che sono simbolo dell’ego. Questo è il giorno più sacro dedicato a Ganesh. La gente, in onore di ciò che fece Parvati, preapara delle statuine in terracotta, gesso o cartapesta. Ganesh viene così adornato con un dothi rosso, ghirlande di fiori, stoffe in seta e coperto di unguento rosso e pasta di sandalo. Questo rituale si chiama Pranapratishhtha e comprende il canto degli inni vedici dei Rig Veda, Upanishad, Purana. Si organizzano rappresentazioni teatrali con tema i contenuti dei testi sacri. Siu allestiscono campi per la donazione di sangue, si fanno la carità ed altre iniziative assistenziali. Tutte queste pratiche religiose durano appunto qualche giorno finché si arriva alla data in cui la festa ha il suo momento più importante, l’Ananta Chaturdashi che appunto quest’anno è caduta il 17 settembre ovvero oggi. Allora le strade si riempiono di una grande folla, gruppi di persone che trasportano in processione dei grandi Ganesh tra danze, canti e rotture di cocchi.

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I Ganesh, sia quelli grandi preparati da abili artigiani molto tempo prima dell’evento, sia quelli piccoli realizzati in famiglia, vengono portati sulla spiaggia ed immersi in mare. Dove non esiste mare sarà un fiume o un lago a ricevere le figure o anche piccole baccinelle casalinghe o le vasche dei templi. Importante è che Ganesh venga portato in acqua. Mumbai è la città in cui questa festa è più sentita e ogni anno a sfilare sono più di 200.000 figure di Ganesh. In questa festa è vietato guardare la luna che ha deriso Ganesh.

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Testo by PASSOININDIA

leggi anche la storia di Shiva e Parvati qui

https://passoinindia.wordpress.com/2017/10/15/le-coppie-dellinduismo-shiva-e-parvati/

immagini fonte:

http://www.festivalsky.com/ganesh-chaturthi-in-mumbai.html

http://aravindb1982.hubpages.com/hub/Why-you-should-not-see-the-moon-on-Ganesh-Chaturthi-Story-of-the-Syamantaka-gem

contributi

http://www.boldsky.com/yoga-spirituality/faith-mysticism/2012/lord-ganesha-wife-030252.html

http://www.patheos.com/blogs/whitehindu/2014/09/ganesha-everything-you-need-to-know/

http://www.guidaindia.com/

http://www.amritapuri.org/3714/ganesha.aum

www.induism.it

www.hinduism.about.com

www.wikipedia.com

La festa del Dio Krisha, il Janmashtami.

Oggi in tutta l’India c’è la grande festa induista di Janmashtami che celebra il dio Krishna, conosciuto anche come Kanha o Govinda. Chiunque sia stato in India ha visto questa divinità celebrata in templi ed altari di strada o domestici ed ora vi racconto la sua storia.

Krishna è la divinità suprema e popolarissima per l’induismo, l’ottava incarnazione (avatar) di Lord Vishnu. E’ bella la storia di Krisha e anche un po’ familiare, se vista con gli occhi di un occidentale. I testi sacri indu Mahābhārata, Harivamsa, Bhagavata Purana e Vishnu Purana raccontano della nascita e della vita di Krishna, ambientata in nord India soprattutto negli attuali Stati di Uttar Pradesh, Bihar, Haryana, Delhi e Gujarat. Secondo storici e astrologi la data di nascita di Krishna, conosciuta appunto come Janmashtami, sarebbe riconducibile al 18 luglio del 3228 aC. Il suo nome, Krishna, deriva dal sanscrito che significa “nero”, “dark” o “blu scuro” e per questo spesso Krishna è raffigurato con la pelle nera o blu.

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Krishna fu figlio della principessa Devaki, sua madre e Vasudeva, suo padre. Krishna nacque quando Madre Terra, sconvolta dai peccati commessi sulla Terra, chiese aiuto al Dio Vishnu che andò a trovare sotto forma di mucca. Vishnu, accettando di aiutarla, le promise che lui, Vishnu, sarebbe nato sulla Terra. Intanto, sulla Terra, un principe di nome Kansa aveva mandato suo padre Ugrasena, re di Mathura in prigione per usurpargli il trono. Ma un giorno una gran voce dal cielo profetizzò che l’8° figlio della sorella di Kansa (Devaki, la futura madre di Krishna) avrebbe ucciso Kansa. Kansa allora mise Devaki e suo marito Vasudeva in prigione dove, in seguito, Vishnu apparve loro per dirgli che lui stesso sarebbe stato il loro ottavo figlio e avrebbe ucciso Kansa e distrutto il peccato del mondo. Krishna quindi, in qualità di Vishnu, produce il concepimento e diventa anche prole. Infatti a causa della sua simpatia per la Terra, il divino Vishnu stesso discese nel grembo di Devaki e nacque come suo figlio, cioè Krishna. Al momento del concepimento e della nascita di Krishna, Devaki e Vasudeva avevano già concepito 7 figli. I primi sei figli di Devaki furono uccisi da Kansa mentre il settimo sembrò perire in un aborto spontaneo ma in realtà il vero grembo che portò avanti la gravidanza segreta fu quello di un’altra donna, Rohini. Fu così che nacque Balarama, il fratello maggiore di Krishna. Krishna apparteneva al clan dei Yadava da Mathura (oggi quartiere dell’Uttar Pradesh), ed essendo proprio l’ottavo figlio, Vasudeva sapeva che la sua vita era in pericolo; per salvarlo, fece segretamente portare Krishna fuori della cella della prigione dai suoi genitori adottivi, Yasoda e Nanda.

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Questi erano di Gokula (oggi quartiere di Mathura) e Nanda era il capo di una comunità di vaccari e si stabilì a Vrindavana. Le storie dell’infanzia e della giovinezza di Krishna raccontano come sia diventato un mandriano, i suoi scherzi maliziosi quando ruba il burro e il suo ruolo di protettore del popolo di Vrindavana. Per questo egli è raffigurato spesso come un bimbo con il burro nelle mani o vicino a pecore e mucche.

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Infatti Krishna è conosciuto anche come Govinda, “il raccoglitore delle vacche” o Gopala, “Protettore delle mucche”, riferendosi proprio alla sua infanzia. Krishna fu protettore della sua gente, uccise i demoni Putana e Trinavarta, è domò il serpente Kaliya che aveva avvelenato le acque del fiume Yamuna provocando la morte dei butteri. Ecco perché nell’iconografia indu Krishna è spesso raffigurato mentre balla su Kaliya. Kaliya-Mardan1

Krishna protesse il suo popolo di Vrindavana dall’ira di Indra, re dei deva (divinità) e signore delle piogge e dei temporali che si arrabbiò quando Krishna aveva consigliato alla gente di Vrindavana di prendersi cura dei loro animali e del loro ambiente invece di adorare Indra ogni anno, spendendo le proprie risorse; come Krishna racconta nella Bhagavat Purana, Indra, furioso, si vendicò con l’invio di una grande tempesta; Krishna allora sollevò la collina di Govardhan e la tenne sopra le persone, proprio come un ombrello. La Rasa Lila o Rasa dance, descritta nella Bhagavata Purana e nella Gita Govinda, ad esempio, racconta le storie di gioco di Vishnu con le le gopi, le pastorelle di Vrindavana, soprattutto con Radha, divenuta sua consorte. 

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L’infanzia di Krishna è un’infanzia divertita, Krishna suona il suo flauto e le gopi arrivano subito introno a lui, sulle rive del fiume Yamuna, dove cantano e ballano. Infatti Krisha viene anche raffigurato come un giovane rilassato con il suo strumento musicale o visto come un amante perfetto. Anche quando combatte contro il serpente Kaliya, Krishna sembra giocare, non è in alcun pericolo reale. Questa idea di avere un dio giocoso è molto importante nell’induismo. La giocosità di Krishna ha ispirato molte celebrazioni, come il Rasa-lila e, appunto, la odierna festa di Janmashtami in cui si fanno piramidi umane per rompere vasi di terracotta (handis) sospesi in aria da cui si rovescia il latte su tutte le persone sottostanti. Ecco perché Janmashtami è una celebrazione divertente che unisce la gente. Alla fine, Krisha, ragazzo, tornò a Mathura e uccise suo zio materno, Kansa, ripristinando il vero re, padre di Kansa, Ugrasena, come il re del Yadava. Diventato un principe di corte, Krishna fece amicizia con Arjuna (il grande protagonista del racconto della Baghavat Gita) e altri principi suoi cugini. Più tardi, prese i suoi sudditi Yadava e li portò alla città di Dwaraka (nella moderna Gujarat), dove stabilì il suo regno. Krishna sposò Rukmini, principessa di Vidarbha, che gli aveva chiesto di salvarla dalla proposta di matrimonio di Shishupala. Oltre lei, Krishna sposò altre regine, Rukmini, Satyabhama, Jambavati, Kalindi, Mitravinda, Nagnajiti, Bhadra e Lakshmana e, successivamente, ben 16.000 fanciulle imprigionate dal demone Narakasura, che uccise, per salvare il loro onore. Secondo l’usanza sociale del tempo, infatti, tutte le donne prigioniere sotto il controllo di Narakasura furono degradate e non avrebbero più potuto sposarsi. Perciò Krishna le sposò per ripristinare il loro status nella società. Nella tradizione vaisnava (da Vishnu), una delle tre correnti principali dell’induismo, insieme a Shivaismo e Shaktismo, le mogli di Krishna sono forme della dea Lakshmi, consorte di Vishnu, o speciali anime che hanno raggiunto questa qualifica dopo molte vite di austerità, mentre le sue due regine, Rukmani e Satyabhama, sono espansioni di Lakshmi.

La tradizione induista e i testi sacri sono ricchi di storie su Krishna, così come è ricca la sua iconografia. Nei templi lo troviamo anche raffigurato come un uomo in piedi in posizione formale, solo o associato ad altre figure come suo fratello Balarama e sua sorella Subhadra, o con le sue regine come Rukmini o con la sua consorte gopi Radha. La sua scomparsa segna la fine del Dvapara Yuga e l’inizio del Kali Yuga (l’attuale età), che è datata febbraio 17/18, 3102 aC.

Nella festa di Janmashtam i devoti di Sri Krishna lo adorano, vegliano tutta la notte ascoltando i suoi racconti e le sue imprese, recitando gli inni della Gita, e cantando canti devozionali, tra cui il mantra Om namo Bhagavate Vasudevaya.

Oggi, a Dwaraka, il regno di Krishna, il tempio Dwarkadhish è affollato più del solito. I fedeli arrivano numerosi per avere il Darshan, la visione sacra. Il signore Krishna è lavato e decorato con preziosi ornamenti e i fedeli gli fanno continue offerte di cibo, soprattutto prodotti lattiero-caseari. Dopo mezzanotte, celebrando il Janmashtami, con la frase “Nand Gher Anand Bhaio, Jay Kaanha Laal Ki“, i devoti accolgono il Signore supremo Krishna fino alle 2 e mezza della mattina quando il tempio viene chiuso.

Anche a Vrindavan questa occasione viene celebrata con grande sfarzo e spettacolo. Raslilas o drammi religiosi vengono eseguiti per ricreare le storie della vita di Krishna e per commemorare il suo amore per Radha. Si canta e si danza. A mezzanotte, la statua del bambino Krishna è bagnata e messa in una culla, che viene cullata, tra il soffio di conchiglie e il suono delle campane.

Più ad ovest, a Mumbai, il Dahi Handi è il modo più popolare di celebrare Janmashtami o Krishnashtami.

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Il Dahi Handi è una pentola di terracotta sospesa in aria e piena di burro e yogurt. I fedeli formando una piramide umana, che simboleggia l’armonia del gruppo, devono consentire a chi è in alto alla pila di romperla con un oggetto duro, ad esempio una noce di cocco, affinché il burro possa cadere su di loro.

Le persone coinvolte in questa performance sono noti come Govinda Pathak; tutto avviene al ritmo del Govinda Ala Re“, un enorme applauso costantemente cantato durante la performance. Il Dahi Handi viene celebrata con estrema devozione e aggiunge grande fervore per le strade di Mumbai.

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Mentre le celebrazioni al tempio di Dwarkadhish rivelano il lato spirituale di Krishna, il festival Dahi Handi evidenzia la sua natura maligna. Janmashtami viene ovviamente celebrata anche a Mathura similarmente a come avviene a Dwaraka.

La festa di Janmashtami sarebbe anche proprizia per la fertilità della coppia che, allo scopo, è tenuta a seguire un preciso rituale che comprende l’adorazione di Krishna in forma di bambino a cui, oltre alla puja, ovvero la preghiera, vengono offerti bastoncini di incenso, lampade, foglie di basilico, pasta di sandalo e Bhog (cibo sacro) di burro.

Non è bellisssima, la storia di Krishna?

Il nome di Krishna compare nei testi buddisti come Kanha che, foneticamente equivalente a Krishna. Anche i fedeli bahá’i  credono che Krishna fosse una una manifestazione di Dio.

(per i baha’i guarda qui https://passoinindia.wordpress.com/tag/bahaullah/

Testo by PASSOININDIA

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Rashmi che raccoglie rifiuti.

La mattina e la sera Rashmi (questo non è il suo vero nome) è una straccivendola, di pomeriggio una studentessa appassionata e, nel resto del tempo, un grande aiuto per il lavoro del padre e per le faccende quotidiane della madre. Rashmi ha sedici anni, frequenta la scuola e vive in una baraccopoli. Con il suo lavoro di straccivendola finanzia non solo la propria istruzione, ma anche quella delle sue due sorelle perché il reddito del padre è sufficiente a malapena per i bisogni di base.

“Il mio obiettivo è quello di diventare il membro più istruito della mia famiglia. Voglio diventare un medico e curare le persone che vivono nelle baraccopoli., ” ha detto la ragazza. “Devo lavorare sodo in questi giorni. Sto puntando a guadagnare 200 Rs, il doppio di quello che normalmente realizzo in un giorno. Pertanto devo spesso camminare per circa 15 km attraverso la città per raccogliere la spazzatura “, ha detto Rashmi .

Dopo quattro ore di lavoro al mattino, va a scuola. Dopo la scuola, si cambia abito e si dirige verso un’altra parte della città, per lavorare altre sei ore, cercando di evitare di essere scoperta dai compagni di scuola . “Temo solo i miei compagni di classe. Se venissero a sapere del mio lavoro, inizierebbero a prendere le distanze da me ed io avrei perso alcuni amici preziosi”, ha detto Rashmi, che ha iniziato la raccolta di rifiuti a partire dall’età di sette anni. Ma negli ultimi quattro mesi, la ragazza non ha pagato la tassa di iscrizione, perché ha dovuto spendere i suoi magri risparmi per curare una sorella. Ma Rashmi è risoluta a non chiedere aiuto.

“Voglio solo che la gente cambi il suo atteggiamento verso gli straccivendoli. Parlano di noi come se fossimo animali. Vogliamo po ‘di rispetto , questo è tutto “, ha detto .

Rashmi prevede di azzerare presto le spese in sospeso, visto che sua madre ha intenzione di unirsi a lei nell’umile lavoro.

Una ricerca ha svelato che l’ 80% di giovani straccivendoli, alcune delle quali hanno iniziato questo lavoro molto presto nella loro vita, sono tossicodipendenti.. Ma Rashmi non solo ha resistito ma ha anche intenzione di combattere questo male. “Non mi piacciono le persone che masticano tabacco o assumono droghe “, ha detto . La sua ispirazione è Anandi, protagonista di una popolare serie TV sul difficile viaggio di una sposa bambina .”Mi piace l’atteggiamento di Anandi e un giorno la incontrerò”, ha detto Rashmi,

(libera traduzione da http://www.hindustantimes.com/india-news/slum-girl-collects-trash-to-fund-own-sisters-education/article1-1190506.aspx)

CHI SONO I RAGPICKERS.

La maggior parte dei “ragpickers” o straccivendoli (uomini, donne e bambini) è estremamente povera, analfabeta, e appartiene a famiglie di immigrati rurali che giugono nelle grandi città con la speranza, poi non soddisfatta, di trovare un lavoro. E così queste famiglie poverissime, per sopravvivere, devono contare sui propri figli che iniziano questa attività a 5-8 anni e che per la maggior parte non vanno a scuola. La raccolta avviene direttamente nelle discariche, nei bidoni dell’immondizia o presso le abitazioni. E’ un lavoro terribile con mani e piedi nudi a contatto con i rifiuti in decomposizione, a temperature altissime, veleni chimici e infezioni che colpiscono una salute già precaria a causa della malnutrizione che porta anemia e ritardi nella crescita. Le schede dei circuiti bruciate per estrarre il rame producono fumi altamente tossici. I bambini sono gestiti da intermediari che pagano poco (circa 1 dollaro al giorno – le tazze da tè di plastica possono essere venduti per 8 rupie al chilo, circa 15 centesimi) e che rivenderanno a ben altro prezzo il materiale raccolto, stoffa, carta, stagno bottiglie, plastica, parti metalliche, vetro. I raccoglitori di rifiuti portano a casa per la loro famiglia il cibo di scarto trovato. Non di rado questi bambini diventano dipendenti da tabacco e alcool. Nella sola New Delhi, ci sono 300.000 ragpickers, con altri 300.000 a Mumbai, di cui 120.000 hanno meno di 14 anni.

I terreni su cui posano le discariche riempite e collassate dai rifiuti vengono alla fine venduti per lo sviluppo residenziale. La stessa Mumbai è costruita su una discarica, che ha collegato quello che una volta era un gruppo di isole. Per un Paese come l’India, che non ha una politica di gestione dei rifiuti urbani e nessun programma di riciclaggio, il lavoro dei ragpickers ha una certa utilità sociale. Nonostante questo, le autorità poco o nulla fanno per tutelare questi lavoratori. I bambini sono ufficialmente banditi dalla raccolta dei rifiuti, anche se, a parte le molestie di routine da parte della polizia, le autorità chiudono un occhio. I ragpickers non hanno rappresentanza politica o accesso ai basilari servizi comunali.

http://1800recycling.com/2010/07/indias-slumdog-ragpickers/

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foto fonti: http://www.zimbio.com/pictures/4PIG931RI9c/Indian+Rag+Pickers+Forage+Recyclables+Delhi/3_y4ybJVrPj

http://green.in.msn.com/greennews/article.aspx?cp-documentid=4442111&page=3

altre immagini su  http://petercaton.co.uk/archive/social/child-rag-pickers-of-delhi

La salita al cielo. Il Kalavantin Durg.

Tra tanti luoghi strani al mondo, questo è uno di quelli. E’ il forte di Kalavantin Durg e si trova vicino alla città di Mumbai, nei Ghati occidentali chiamati anche Sahyadri, accanto al grande altopiano di Prabalgad, in Maharashtra, India.

La sua stranezza sta nel fatto che è situato sulla cima di una montagna alta più di 2300 metri. Secondo la leggenda fu costruito per la regina Kalavantin ma questo sembra davvero essere tutto ciò che si sa. Si ritiene che il Forte sia stato costruito intorno al periodo del Buddha, o forse intorno al 500 a.C. L’unico modo per salire sul pinnacolo dove si trova questa antica fortezza è una agghiacciante ripida salita che si sviluppa, in migliaia di gradini di roccia larghi 2-3 metri intagliati a mano nella roccia stessa, tutta intorno al picco. Per questo il Kalvantin Durg è anche chiamato la Salita al Cielo. Per chi volesse cimentarsi nel trekking sappia che non ci sono protezioni sul bordo e, per chi volesse scalare, neppure corde sulla parete. Insomma, non è un posto per chi soffre di vertigini e, oltretutto, la parte più difficile è proprio la discesa. Questo luogo affascinante è abbandonato, nel senso che non viene utilizzato per il suo scopo militare originale, ma è visitato da turisti, escursionisti e gente del posto ed è facilmente raggiungibile (si intende il punto di partenza della scalata!) dalla Mumbai-Pune Expressway.

Il periodo più consigliato per recarsi qui è quello che va da ottobre a maggio perché le stagioni dei monsoni rendono ancora più scivolosa la salita.
Da lassu’ si vede la città di Mumbai e altri forti nelle valli intorno.

Durante la festa di Holi, quando arriva la primavera (vedi su questo blog “Holi, la festa dei colori”, marzo 2013) le tribu’ adivasi del sottostante villaggio di Prabalmachi (1500 mt. alt.) ballano in cima a questa montagna e festeggiano il loro Shimga Festival perché considerano il forte una parte del loro patrimonio etico-culturale. Se vi soffermate da loro vi offriranno Thali Vegetariani, dal, riso e subzi, un tipico stufato indiano fatto con verdure e spezie.

Da lassù si gode un’ottima veduta sulle terre indiane circostanti ma il percorso per raggiungere il forte di Kalavantin Durg è considerato il più pericoloso al mondo.

foto da sito: http://benedante.blogspot.it/2013/11/kalavantin-durg.html

Flash mob at the station

Flash mob (dall’inglese flash: lampo, inteso come cosa rapida, improvvisa, e mob: folla) è un termine coniato nel 2003 per indicare una riunione, che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita. Il raduno viene generalmente organizzato via internet (email, social networks) o telefonia cellulare. Le regole dell’azione possono essere illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che questa abbia luogo o possono essere diffuse con un anticipo tale da consentire ai partecipanti di prepararsi adeguatamente. Generalmente la finalità dei flash mob è di intrattenimento o spettacolo; il termine non è usato per eventi e performance organizzate a fini politici, commerciali, di lucro o di protesta (definizione da WIKIPEDIA).

Qui proponiamo due esempi di flash mob organizzati in luoghi apparentemente distanti ma forse non così tanto. Li accomuna la stazione ma in un caso è Mumbay (India) e nell’altro caso è Londra. L’entusiasmo e lo stupore delle persone che guardano è lo stesso. La gioia di chi partecipa anche.