Dove sono andate le piogge

In India, le piogge sono state tradizionalmente parte integrante della vita. La nostra economia, storia e cultura sono state regolarmente influenzate da episodi periodici di piogge e inondazioni, come anche dalla siccità. I monsoni hanno determinato in larga misura i nostri programmi quotidiani, gli eventi per il tempo libero e le celebrazioni.

Seduto sul balcone continuo a chiedermi come oggi le piogge siano  diventate imprevedibili. Prima, verso la fine di giugno, eravamo in attesa dello “scoppio” del monsone che, come avevamo imparato nelle lezioni di geografia,  nella parte del mio Paese in cui vivo, arrivano da sempre all’inizio di quel mese.

La stagione delle piogge era così prevedibile anche solo da 10 a 15 anni fa. I nostri genitori e nonni  potevano persino prevedere i diversi episodi di pioggia, ognuno con un nome diverso. Al giorno d’oggi, anche con tanto progresso tecnologico e lo studio di fenomeni diffusi in tutto il mondo, come El Nino e La Nina, le previsioni spesso vanno male.

I mesi di giugno e luglio erano mesi di pioggia intensa in diverse regioni. Il monsone diffondeva la sua forza intorno a noi che dovevamo limitare le nostre attività agli spazi di casa. I nostri dormitori all’ostello diventavano  intrisi di acqua. I nostri vestiti non si asciugavano mai e gli ingressi delle case si inondavano. Non c’era modo di evitare di bagnarci ogni volta che ci avventuravamo fuori anche solo per poco tempo.

Di solito, la pioggia faceva sì che non ci fosse tempo di giocare nelle ore serali. A volte, il calcio era l’unico gioco in cui la pioggia era benvenuta. Il brivido di giocare a calcio sotto l’acquazzone era qualcosa da ricordare e amare.

Andavamo nella sala da pranzo dell’ostello, in due o tre schiacciati sotto un solo ombrello, bagnati e tremanti. Lumache e millepiedi erano i nostri visitatori abituali. L’unica consolazione era una breve vacanza forzata per il nostro insegnante di educazione fisica; non sarebbe venuto a svegliarci alle 5:30 per fare jogging e sessioni di allenamento.

L’intera atmosfera cambiava, e la città diventava quasi deserta quando pioveva, in attesa della “calma dopo la tempesta”. Le gocce che scendevano dagli alberi, il gorgoglio nelle fogne e i numerosi mini-laghi nel terreno rendevano difficile il ritorno alla normalità per un bel po’ di tempo.

Tuttavia, divento nostalgico quando ricordo quei giorni di pioggia. Quel sonno intimo sotto la coperta, la gioia di giocare, di camminare sotto l’ombrello, di sorseggiare un caffè caldo e gustare le patatine fatte in casa di jackfruit, erano tutti momenti avvincenti.

È spaventoso che in un arco di dieci anni stiamo invece assistendo a una grande quantità di cambiamenti climatici. L’intensità della pioggia che abbiamo visto una volta non c’è più. O c’è un deficit, o c’è un’alluvione che colpisce milioni di vite.

I nostri sogni per una vita migliore si sono trasformati in una avidità per avere sempre di più che ha finito per distruggere il vero sostentamento della nostra stessa gente.

Nessun canto, nessuna preghiera, nessun matrimonio di rane (https://passoinindia.wordpress.com/2017/07/02/in-india-anche-le-rane-si-sposano/) può riportare l’abbondanza dei giorni passati.

Liberamente tradotto da https://www.thehindu.com/opinion/open-page/where-have-the-rains-gone/article28306837.ece?homepage=true