RAGPICKER

 Dallo scrigno di POESIE  dell’amico Marco

(http://ipensierielepoesie.wordpress.com/)

ho tratto questa bellissima poesia.

Ringrazio Marco di averla scritta.

*****

RAGPICKER

Giovani anime derelitte

nei loro sguardi la serietà di un vecchio

giovinezza bruciata tra montagne di rifiuti

nelle discariche che la vita ci regala.

 

Persi sono i loro anni migliori

per uno sputo di sopravvivenza

umiliati nel cuore

da disprezzabili genti.

 

Tutto il giorno a sbattersi

per poche rupie

per un misero pasto

che non riempirà la loro magrezza

ma sazierà la loro dignità.

(Fantuzzi Marco)

***

per saperne di più leggi

“RASHMI CHE RACCOGLIE RIFIUTI”

https://passoinindia.wordpress.com/2014/03/04/rashmi-che-raccoglie-rifiuti/

Il regno delle donne

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Il regno delle donne 

C’è un regno tutto tuo
che abito la notte
e le donne che stanno lì con te
son tante, amica mia,
sono enigmi di dolore
che noi uomini non scioglieremo mai.
Come bruciano le lacrime
come sembrano infinite
nessuno vede le ferite
che portate dentro voi.
Nella pioggia di Dio
qualche volta si annega
ma si puliscono i ricordi
prima che sia troppo tardi.

Guarda il sole quando scende
ed accende d’oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole.
E se passa il temporale
siete giunchi ed il vento vi piega
ancor più forti voi delle querce e poi
anche il male non può farvi del male.

Una stampella d’oro
per arrivare al cielo
le donne inseguono l’amore.
Qualche volta, amica mia,
ti sembra quasi di volare
ma gli uomini non sono angeli.
Voi piangete al loro posto
per questo vi hanno scelto
e nascondete il volto
perché il dolore splende.
Un mistero che mai
riusciremo a capire
se nella vita ci si perde
non finirà la musica.

Guarda il sole quando scende
ed accende d’oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole
dopo il buio ancora il sole.
E se passa il temporale
siete prime a ritrovare la voce
sempre regine voi
luce e inferno e poi
anche il male non può farvi del male.

Alda MERINI (donna).

L’invito.

Non mi interessa quanti anni hai,
voglio sapere se rischierai di sembrare ridicolo per amore,
per i tuoi sogni, per l’avventura di essere vivo.

Non mi interessa quali pianeti sono in quadratura con la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dispiacere,
se sei stato aperto dai tradimenti della vita o ti sei inaridito e chiuso
per la paura di soffrire ancora.

Voglio sapere se puoi sopportare il dolore, mio o tuo,
senza muoverti per nasconderlo, sfumarlo o risolverlo.

Voglio sapere se puoi vivere con la gioia, mia o tua;
se puoi danzare con la natura e lasciare che l’estasi ti pervada
dalla testa ai piedi senza chiedere di essere attenti,
di essere realistici o di ricordare i limiti dell’essere umani.

Non mi interessa se la storia che racconti è vera,
voglio sapere se riusciresti a deludere qualcuno per mantenere fede a te
stesso;
se riesci a sopportare l’accusa di tradimento senza tradire la tua anima.

Voglio sapere se puoi essere fedele e quindi degno di fiducia.

Voglio sapere se riesci a vedere la bellezza anche quando non è sempre
bella; e se puoi ricavare vita dalla Sua presenza.

Voglio sapere se riesci a vivere con il fallimento, mio e tuo,
e comunque rimanere in riva a un lago e gridare alla luna piena
d’argento: “Sì!”

Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai,
voglio sapere se riesci ad alzarti dopo una notte di dolore e di
disperazione,
sfinito e profondamente ferito e fare ugualmente quello che devi per i
tuoi figli.

Non mi interessa chi sei e come sei arrivato qui,
voglio sapere se rimani al centro del fuoco con me senza ritirarti.

Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato,
voglio sapere chi ti sostiene all’interno, quando tutto il resto ti
abbandona.

Voglio sapere se riesci a stare da solo con te stesso e se
apprezzi veramente la compagnia che ti sai tenere nei momenti di vuoto.


Tratto da “L’invito all’ascolto della vita”
di Oriah Mountain Dreamer (pseudonimo)

scrittrice spirituale

questo il suo blog http://oriahsinvitation.blogspot.it/

(foto PASSOININDIA)

Quando sarò vecchia

JENNY JOSEPH – Attenzione (1961)

 

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola

con un cappello rosso che non si intona e non mi dona

e spenderò la mia pensione in brandy e in guanti estivi

e in sandali di satin, e poi dirò che non abbiamo soldi per il burro.

E mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca

e arrafferò gli assaggi nei negozi e premerò i campanelli degli allarmi

e farò scorrere il mio bastone lungo tutte le inferriate

e mi rifarò della sobrietà della mia gioventù

Uscirò in pantofole sotto la pioggia

e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri

e imparerò a sputare.

Potrò indossare terribili camicie e ingrassare

e mangiare tre libbre di salsicce in una sola volta

o solo pane e sottaceti per una settimana

e accumulare nelle scatole penne e matite e sottobottiglia da birra e cianfrusaglie

Ma ora dobbiamo mettere vestiti che ci rendano sobri

e pagare l’affitto e non imprecare per strada

e dare il buon esempio ai bambini.

Dobbiamo avere amici a cena e leggere i giornali.

Ma forse dovrei cominciare a fare un po’ di pratica adesso?

Così la gente che mi conosce non rimarrà troppo scioccata e sorpresa

quando d’improvviso sarò vecchia e comincerò a vestirmi di viola

 

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Warning

When I am an old woman I shall wear purple
With a red hat which doesn’t go, and doesn’t suit me.
And I shall spend my pension on brandy and summer gloves
And satin sandals, and say we’ve no money for butter.
I shall sit down on the pavement when I’m tired
And gobble up samples in shops and press alarm bells
And run my stick along the public railings
And make up for the sobriety of my youth.
I shall go out in my slippers in the rain
And pick flowers in other people’s gardens
And learn to spit.

You can wear terrible shirts and grow more fat
And eat three pounds of sausages at a go
Or only bread and pickle for a week
And hoard pens and pencils and beermats and things in boxes.

But now we must have clothes that keep us dry
And pay our rent and not swear in the street
And set a good example for the children.
We must have friends to dinner and read the papers.

But maybe I ought to practice a little now?
So people who know me are not too shocked and surprised
When suddenly I am old, and start to wear purple.

Gente speciale

 

Io non so 
se siamo gente speciale. 

Guardiamo gli altri 

la loro vita 
perfettamente costruita 
secondo  canoni comuni. 

Noi  

non costruiamo la vita 
con pezzi di Lego

non accettiamo 
la retta informe del vivere

stringiamo 
gli stomaci con  rabbia e disincanto

viviamo 
le rughe inermi di una foglia

cadiamo 
nell’infinito dolore del finito

spremiamo 
le nostre rozze quotidianità

disordiniamo 
le nostre incaute certezze

azzanniamo 
il raro gusto dell’imprevisto

colpiamo 
i nostri cuori  già colpiti

ci sfamiamo 
con un incontenibile tramonto

vomitiamo
l’acqua delle nostre lacrime

offendiamo 
la mente nelle nostre fauci

ci sventriamo 
bramando emozioni

sganciamo 
il cervello dal cuore

passiamo 
notti più lunghe dei giorni

custodiamo 
dolci segreti e aspre verità

levighiamo 
le nostre rughe di saggezza

concediamo 
soprattutto a noi stessi.

Noi 
Ci facciamo da padri.

Noi
Siamo i figli che non abbiamo avuto.

 

 

testo by PASSOININDIA

photo by Robert Doisneau

Un pezzo di prato

Non amo molto raccontare di me, almeno non pubblicamente. Oggi lo faccio con questa mia semplice storia scritta in un momento particolare della mia vita. Lo faccio oggi, anche oggi particolare.

I mei ricordi girano 
intorno ad una casa
quando ancora il prato 
era un posto in cui giocare
e i vecchi mi tenevano per mano 
 
Mi sovviene la domenica
il sugo della nonna
quel sapore che non dimentico 
che non si fa più
perchè oggi manca il tempo 
 
Quando saltavo sul letto intatto
l’odore della naftalina
scivolava dagli armadi 
perchè allora si voleva conservare

 
Mi divertivo a fingere la spesa 
davanti a una bilancia 
e alla carta del pane 
su cui scrivere il conto
 
E ad uno zio 
che mi
ha fatto da padre
tiravo i piedi 
per farlo divertire
 
Dormivo in un letto 
coperto da un telo a fiori 
senza una piega
protetta da un paio di sedie
per non farmi cadere
 
Le lasagne fatte in casa
si bollivano su una stufa di ghisa
e il rumore del coperchio 
rimosso per la legna
mi suona ancora fresco
 
Con un piccolo borsellino 
regalato dalla nonna
ed un bambolotto
mi inventavo la donna
che non sarei mai diventata
 
Il minestrone cuoceva per ore
verdura fresca e pulita
insieme alla crosta di formaggio
in cui affondavo i denti
 
Ricordo l’odore della brillantina
in quel piccolo bagno freddo 
che dava sul balcone
la Jacuzzi ad angolo 
era una piccola conca di plastica
 
Mi capita a volte
di sentire sull’autobus
arrivare da un uomo d’altri tempi 
il profumo della Linette
la brillantina dello zio
unico vezzo concesso
 
Gli occhi dolci della nonna
e le spalle buone dei miei vecchi
li ritrovo
quando penso 
a quanto la vita si prenda 
in questo scambio iniquo
 
Se passeggio
nei vicoli di paese 
guardo su, 
sui poggioli ammuffiti 
dove un tempo 
si affacciavano le zie
 
e sotto, il fornaio,
che oggi non c’è più, 
vestiva la farina 
usata per il pane
 
C’era un piccolo spazio
davanti ad una chiesa
dedicato alle altalene
ferro rosso arrugginito
dove le foglie a terra – dei platani
schioppettavano al passaggio
 
Mi facevo una tenda
sul poggiolo della casa
con vecchie stoffe
fermate da mollette 
rubate al bucato
 
Credevo 
di essere una squaw
oppure una gran dama
dipendeva dalla quantità 
della stola 
usata per coprirmi
 
Quando calpesto 
il mio prato 
quello che ho dovuto pagare – per averlo – 
viene fuori il profumo
di un’erba infestante
infestante la memoria
 
che associo 
alla riva di un fiume
vicino ad un’altra chiesa
dove sguazzavano girini
da pescare col secchiello 
perché a quell’età 
non comprendi il valore della vita
 
Rivedo il cimitero 
io per niente foscoliana
onorato dai miei vecchi 
perché a quell’età 
comprendi invece il valore della vita
 
Ho in mente 
la moto di un ragazzo 
il mio primo amore
che mi ha regalato 
le canzoni di Neil Young
e il sogno americano
 
Oggi alleva cavalli 
nell’entroterra ligure
 
Non ci siamo 
mai baciati
 
Ho lasciato quella casa
e tutto l’odore di buono 
quando se ne è andata 
la prima parte di me 
velocemente, crudelmente
 
Dalla mia nuova casa 
con il prato (comprato)
rivedo mille volte 
le scene a cui 
non ci è concesso tornare
 
Gli alberi 
gli uccelli 
i gatti 
sono sempre 
gli stessi
 
Oggi 
fai prima 
a trovare una moneta
che un pezzo di prato.

TESTO E PHOTO BY PASSOININDIA

Un appunto

>
> Un appunto
>
> La vita – è il solo modo
> per coprirsi di foglie,
> prendere fiato sulla sabbia,
> sollevarsi sulle ali;
>
> essere un cane,
> o carezzarlo sul suo pelo caldo;
>
> distinguere il dolore
> da tutto ciò che dolore non è;
>
> stare dentro gli eventi,
> dileguarsi nelle vedute,
> cercare il più piccolo errore.
>
> Un’occasione eccezionale
> per ricordare per un attimo
> di che si è parlato
> a luce spenta;
>
> e almeno per una volta
> inciampare in una pietra,
> bagnarsi in qualche pioggia,
> perdere le chiavi tra l’erba;
> e seguire con gli occhi una scintilla
> nel vento;
>
> e persistere nel non sapere
> qualcosa d’importante.
>

di Wislawa Szymborska
>