Ranakpur, il tempio giainista di Adinatha

A 95 km. dalla incantevole cittadina di Udaipur, che si affaccia sul grande lago Pichola, c’è Ranakpur, situata su una collina nei monti Aravalli, tra torrenti e verdi vallate, in Rajastan. Ranakpur è il più grande complesso di templi Jain dell’ India.Costruito in marmo bianco è dedicato ad Adinatha, il primo dei 24 Tirthankara (profeti) che, nel tempo, hanno rivelato il messaggio giainista al mondo. La parola Tirthankara significa “colui che ha attraversato il guado, che è vittorioso” perché ha raggiunto l’illuminazione e la liberazione dal ciclo delle rinascite, potendo così diventare una guida spirituale per gli uomini. Il Tirthankara è infatti colui che, secondo i principi del Jiainismo, è riuscito a liberarsi dal Karman cioè la parte materiale dell’anima, causa di sofferenze e conseguenza delle vite precedentemente vissute. La realtà comprende infatti un materia (ajiva) e spirito (jiva). Solo dopo aver ottenuto la “non composizione” dell’anima si può raggiungere il nirvana. A Ranakpur la figura di Adinatha è posizionata nella sala centrale di uno dei quattro templi che compone il grande edificio, e precisamente quello che prende il nome di Chaumukha che, come il suo nome suggerisce, ha quattro facce a simboleggiare la conquista del cosmo da parte di Tirthankara.

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Il giainismo proclama la non violenza, il rispetto di ogni essere vivente, dall’uomo al piccolo insetto (l’atto di uccidere è il più grave dei 18 peccati capitali sanciti nei sacri testi) ed il vegetarianesimo, escludendo anche alcuni vegetali dalla dieta (ad esempio i tuberi che crescono sotto terra); per questo motivo l’accesso è consentito solo dopo aver rimosso qualsiasi elemento si indossi in pelle o cuoio (scarpe, cinture, portafogli ecc.). Dentro, si resta senza fiato.

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Il complesso è infatti sostenuto da più di 1444 colonne di marmo, tutte finemente scolpite come pizzi con figure di dee danzanti, finemente incise ed ognuna di queste colonne, che non è uguale all’altra, cambia colore a seconda del gioco delle luci e delle ombre dovute alle diverse angolazioni dei raggi solari.

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Si dice che il tempio sia stato costruito da Seth Darna Sah, un uomo d’affari dell’epoca, con l’aiuto di Rana Khumba, un monarca Rajput che governava nel 15° secolo e che, in cambio del terreno su cui fondare l’opera, chiese che il tempio portasse il suo nome. Così Seth Darna Sath incaricò lo scultore Depa di fare il progetto, come testimonia una scritta su un pilastro vicino al santuario principale, datata 1439, anno di inizio della costruzione che fu terminata nel 1458. 

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La superficie, disegnata a croce, con quattro ingressi principali, è di 4800 metriquadri, con, oltre ai 1444 pilastri in marmo, 29 sale, 80 cupole, 5 guglie (ognuna delle quali ospita un santuario), il tutto governato da due campane di 108 chili l’una. Il Giainismo è una corrente filosofico religiosa che si è affermata nel VI a.C. Grazie a Mahavira (o Vaddhamana) che è il 24° Tirthankara. Il Giainismo è nato e si è sviluppato in India, quindi è normale che pratichi l’idolatria, come nell’induismo. Tuttavia, a differenza del cristianesimo, e di altre religioni, le statue dei Jaina Tirthankaras non rappresentano peculiari personalità. Tutte le statue sono, infatti, piuttosto simili. Ciò che è venerato, del resto, non è un Dio personificato, come Shiva (nell’induismo) o Cristo, ma tutto l’ordine del mondo ed in questo il giainismo è simile all’Islam che nega l’idolatria.

Se andate in Nord India visitate Ranakpur e rimarrete sorpresi!

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Foto fonti: www.columbia.edu (copertina), wikipedia (esterno), PASSOININDIA

CHAND BAORI ad ABHANERI.

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Nel distretto di Dausa, nel Rjastan, a 95 km. dalla romantica Jaipur, sulla strada che porta verso Agra, c’è un piccolo villaggio di nome Abhaner fondato nel 9° secolo dal re Raja Chand del regno di Gurjar; inizialmente fu chiamato con il nome di Abha Nagri, che significa città luminosa, ma, in seguito, la non corretta pronuncia di questa parola, ne trasformò il nome in Abhaneri. Questo villaggio che, se escludiamo le danze locali Ghoomar, Kalbelia e Bhawai che vi si svolgono, ha di per sé poco di interessante, è invece famoso per un luogo incredibile che ricorda i disegni di Escher. Questo posto è il CHAND BAORI, il più grande POZZO dell’India. E’ costruito a gradini, secondo uno schema inventato dagli indigeni, per raccogliere l’acqua piovana che veniva anche usata per le abluzioni di purificazione prima di entrare al Mata Temple Harshat che sta proprio di fronte al pozzo; questo tempio, costruito nel VII – VIII secolo Dc, e dedicato a Harshat Mata, la dea della felicità, è ora in rovina ma ricorda l’architettura medievale indiana e le immagini del tempio indicano che in realtà fosse dedicato al Dio Vishnu. Ma è il pozzo che sorprende di più: costruito nel VII secolo, per alcuni nel IX secolo, è strutturato in 3500 strettissimi gradini che, oltre a dare le vertigini, collegano 13 piani fino a raggiungere, alla profondità di trenta metri, il serbatoio dell’acqua, il cui livello variava in base al periodo dell’anno e, durante il periodo delle piogge, era più facilmente raggiungibile perché si dovevano fare meno scalini….

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I danzatori KALBELIYAS

Questa è la storia dei Kalbeliyas, induisti, noti anche come Sapera,Jogira o Jogi, originari della regione di Barmer, in Rajasthan, tribù nomade di zingari, tradizionalmente noti come incantatori di serpenti (vedi su questo blog il post “Incantatori di serpenti”) che hanno trovato una fonte alternativa di reddito dalla danza e dai canti tradizionali delle loro donne che ballano nei loro tipici abiti dai colori e ricami accuratamente accostati, mentre gli uomini suonano strumenti a percussione tra cui il pungi,originariamente utilizzato per ipnotizzare i rettili. I movimenti della danza hanno somiglianze con quelli dei serpenti. Vivono in spazi fuori dal villaggio in campi di fortuna chiamatiDeras, conoscono bene la flora e la fauna del luogo e fanno rimedi a base di erbe che usano per varie malattie e che vendono procurandosi così una fonte alternativa di reddito insieme a quella che, ancora sporadicamente, arriva loro dall’arte dello spettacolo all’interno (ad esempio ai matrimoni) e fuori dell’India; ma molti membri della comunità lavorano nei campi o pascolano bovini per sopravvivere. Le canzoni dei Kalbelias, anche improvvisate, hanno a tema storie tratte dal folklore e dalla mitologia; balli speciali vengono eseguiti durante la Holi (leggi in questo blog il post “Holi la festa dei colori”). Questi canti e danze fanno parte di una tradizione orale che si tramanda oralmente da generazioni e per salvaguardarle, nel 2010, sono stati dichiarati Patrimonio Immateriale dall’UNESCO.

questo video racconta la storia che vi ho descritto. Se è di vostro interesse, merita di essere visto tutto perché è ben fatto.

anche questo merita una visita
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I Guardiani della Terra che abbracciarono gli alberi – I Bishnois

Le donne del popolo Bishnoi allattano al seno i loro bambini e contemporaneamente i cuccioli orfani di antilope e di cinkara (una specie di gazzella). Ecco perché:

La parola Bishnoi deriva da bis (venti) e noi (nove); essi infatti sono seguaci dei 29 principi enunciati da Guru Jambheshwar. I Bishnois sono conosciuti in tutto il mondo come i primi protettori dell’ambiente. Circa 562 anni, fa quando nessuno poteva ancora prevedere che danneggiare l’ambiente significa farsi del male, Guru Jambheshwar ha dato loro il messaggio di proteggere gli alberi e la fauna selvatica formulando questi 29 principi mirati alla conservazione della biodiversità della zona e per assicurare una conduzione pacifica della vita sociale della comunità.

Dei 29 principi, dieci sono diretti all’igiene personale e al mantenimento di una buona salute di base, sette ad un sano comportamento sociale, e cinque all’adorazione di Dio. Otto principi sono stati prescritti per preservare la biodiversità e incoraggiare il buon allevamento degli animali, incluso il divieto di uccidere gli animali, di abbattere alberi verdi, e di fornire protezione a tutte le forme di vita. La comunità deve fare attenzione che la legna da usare sia priva di piccoli insetti e non indossa panni blu perché il blu deriva da un colorante ottenuto dal taglio di una grande quantità di arbusti.

I Bishnois si trovano in Rajasthan, in Punjab,in Haryana, in Madhya Pradesh e in Uttar Pradesh (quindi prevalentemente nel nord India). La comunità dei Bishnois è stata fondata da Guru Jambheshwar nato a Bikaner nel 1451 ed lì sepolto. Egli ebbe una visione e capì che la causa della siccità era stata causata dall’interferenza delle persone con la natura. In seguito, divenne un sanyasi (uomo santo) noto come Swami Maharaj Jambeshwa. Egli lasciò ai suoi seguaci delle Scritture in carattere nagrichiamate Shabdwani che consistono di 120 Shabds. I Bishnois sono i discendenti di immigrati provenienti da Bikaner, parti dell’Haryana e del Punjab e sono quasi esclusivamente di casta Jats o Rajput, anche se spesso abbandonano il nome della casta e si descrivono semplicemente come Bishnoi. Oggi i Bishnois sono occupati nei settori dell’ information technology, dell’ingegneria, della medicina, della ricerca, lavorano per il governo, nei servizi di difesa, nella diplomazia o come assistenti sociali.

Il luogo di pellegrinaggio più importante per i Bishnois si trova al villaggio chiamato Mukam in Nokha Tehsil, nel distretto di Bikaner in Rajasthan.

Essendo grandi amanti degli animali selvatici si dedicano alla loro protezione e perciò si vedono cervi e antilopi pascolare nei loro campi, nonostante la grave carenza di acqua che attanaglia il Rajastan, dove vivono le maggiori comunità Bishnois. Essi non usano la legna per le cremazioni e, anche se sono indu, preferiscono dare sepoltura ai morti. E questo non è l’unico precetto dell’induismo ad essere rifiutato perché anche la separazione castale viene bandita.

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I Bishnois raccontano la storia di Amrita Devi, una donna Bishnoi che, insieme a più di 363 Bishnois, inclusi donne e bambini, è morta per salvare gli alberi di Khejarli, un villaggio nel distretto di Jodhpur, in Rajasthan (India), 26 km a sud-est della città di Jodhpur, da cui prendono il nome. Quasi due secoli fa, nel 1730, Abhay Singh Maharajah di Jodhpur richiese del legno per la costruzione del suo nuovo palazzo. Allora il re mandò i suoi soldati a tagliare gli alberi nella vicina regione di Khejarli. Ma quando Amrita Devi e gli abitanti dei villaggi locali lo vennero a sapere, si opposero agli uomini del re e abbracciarono gli alberi per proteggerli. Fu detto loro che il taglio degli alberi sarebbe stato risparmiato solo in cambio di denaro. Amrita rifiutò questo ricatto, considerandolo un insulto alla sua fede religiosa tanto che preferì perdere la sua vita e quella dei suoi compagni per salvare gli alberi. Questo episodio viene ricordato come il grande sacrificio di Khejarli. Alcuni dei Bishnois uccisi sono stati sepolti nel villaggio di Khejerli vicino a Jodhpur, dove è stata eretta una semplice tomba con quattro pilastri. Ogni anno, nel mese di settembre, i Bishnois si riuniscono in quel luogo per commemorare il sacrificio estremo fatto dal loro popolo per preservare la loro fede e la loro religione.

I Bishnois usualmente indossano una camicia bianca, un dhoti e turbante. Questo vestiario è l’ideale per il clima caldo secco del deserto. Essi prestano particolare attenzione alla pulizia nelle loro case. Un solo raccolto di miglio perlato (bajra) cresce durante la stagione dei monsoni. I cespugli, che crescono nei campi, proteggono la sabbia sciolta dall’erosione eolica fornendo così il necessario foraggio per gli animali durante la carestia. I Bisnois vivono spesso in piccoli villaggi chiamati Dhannis, costituiti da poche capanne rotonde con intricati tetti di paglia. I pavimenti di fango sono intonacati con sterco di vacca per tenere lontano i parassiti. Gli interni sono ariosi e puliti. C’è un granaio per proteggere le loro scorte e una vasta per immagazzinare acqua.

Queste le loro regole:

Osservare 30 giorni di intoccabilità dopo la nascita del bambino

Osservare una segregazione di 5 giorni, mentre una donna è nel suo ciclo mestruale

Fare un bagno di prima mattina

Rispettare le regole ideali di vita: Modestia, pazienza, purificazione

Eseguire due volte al giorno il rituale Sandhya

Elogiare Dio, il Signore Vishnu nelle ore serali (Aarti)

Eseguire Yajna (Havan) tutte le mattine (un antico rituale di offerte accompagnate da canto dei mantra vedici)

Filtrare il latte, l’acqua e la legna da ardere

Pronunciare parole pure in tutta sincerità

Adottare la regola del perdono e della pietà

Non rubare

Non condannare o criticare

Non mentire

Non sprecare il tempo

Osservare il digiuno di preghiera nel giorno di Amavashya (giorno che coincide con il Diwali – vedi articolo su questo blog) e fare offerte a Vishnu

Amare e avere pietà di tutti gli esseri viventi

Non tagliare il verde degli alberi, salvare l’ambiente

Allontanare la lussuria, l’ira, l’avidità e l’attaccamento

Accettare cibo e acqua solo se purificati dalla comunità

Fornire un rifugio comune per capre/pecore per evitare che vengano macellati nei macelli

Non sterilizzare il bue

Non usare oppio

Non fumare e fare uso di tabacco

Non assumere bhang (un preparato dalle foglie e fiori (gemme) della pianta di cannabis femmina, affumicati o consumato come bevanda nel subcontinente indiano) o canapa

Non bere vino o qualsiasi tipo di liquore

Non mangiare carne, rimanere sempre vegetariani puri

Non usare mai panni blu

(testo liberamente tratto e tradotto da http://en.wikipedia.org/wiki/Bishnois)

Ancora oggi i Bishnoi evitano i comfort moderni, compresa l’energia elettrica e l’acqua corrente in sintonia con una economia compatibile con l’ambiente circostante. A chi farà un viaggio in Rajastan sarà certamente proposto un bishnoi safari, nel deserto del Thar.

 foto tratta da: goinnovative.wordpress.com