L’odore della memoria

Ricorre di frequente che, tornando a casa con l’intento di mandare via un po’ di polvere, mi ritrovi invece ad osservare vari oggetti che invadono l’arredamento. Sono memorie accumulate negli anni che accendono i ricordi di un tempo più o meno remoto. I primi ad arrivare furono quelli ritenuti più congeniali ad un alloggio funzionale ed alla moda, quando ancora due servizi da pietanza e qualche soprammobile, connotati da una firma prestigiosa, sembravano fare la differenza. Con gli anni arrivarono nuove cose, a testimonianza di emozioni di viaggio, grandi vasi di vetro riempiti di terre d’altrove, vecchie targhe di irripetibili on the road, mappe segnate dai percorsi improvvisati, saccenti fotografie dell’accaduto e guide pratiche del viaggiatore. Gli oggetti del vissuto cominciavano a sostituirsi alle vettovaglie inutilizzate ed al corredo da baule mai impiegato ed oggi li hanno ampiamente soppiantati. Lo sguardo cade su piccoli elefanti arrivati da un’Africa lontana, su una locomotiva posterizzata affiancata da una vecchia Ford T Model, sui simboli religiosi dell’incredibile India. Negli angoli di casa ci sono mucchi di pietre rubate al mare, di tutti i colori, sulle quali, non so perché, non si posa mai la polvere; sono sassi levigati dal ritorno delle onde che hanno scoperto gli intarsi della loro anima pennellata dai miei viaggi emozionali. Agli amici chiedo spesso di tralasciare souvenirs e portarmi terra e pietre da stringere nelle mani. Cerco la ragione di questo bisogno di possedere empiriche prove di un luogo amato senza confidare invece sull’autonoma capacità della memoria a sovvenire. Eppure, mi dico, sono comportamenti comuni. L’elaborazione di un ricordo sembra resa più agevole dal possesso di qualcosa che lo incarna perché non sempre confidiamo sui voli pindarici della mente che pure potenzierebbe quel ricordo. La mente, del resto, è più caparbia nel configurarsi il futuro.

Gli odori, invece, quasi sempre non si possono conservare ed allora, un profumo ritrovato riaccende la memoria sensoriale che ci regala la migliore prova di sé. I ricordi allora riaffiorano inaspettati dai meandri più reconditi, forti, concisi, superbi. Per questo, il ritorno di un viaggio sarà sempre sublimato dall’inchino del mio zaino che esala il suo ultimo respiro.

 Testo e Photo by PASSOININDIA

Il tempo è il vero protagonista dei romanzi, anche del romanzo della vita (Marcel Proust).