Le coppie dell’induismo. Shiva e Parvati.

 Shiva è una tra le più importanti divinità nell’Induismo, considerato creatore, distruttore del male e trasformatore. Nello Shivaismo, una corrente dell’Induismo, è ritenuto l’Essere Supremo, mentre nell’induismo classico l’Essere Supremo è costituito dalla Trimurti, la Trinità cui Shiva appartiene insieme a Brahma e Vishnu. La sua raffigurazione può essere quella benevola di uno yogi (asceta) che vive isolato su monte Kailash, in Himalaya, in compagnia della moglie Parvati e dei suoi due figli Ganesha e Kartikeya, oppure quella temibile che uccide i demoni. Shiva è anche conosciuto come Adiyogi Shiva, patrono dello yoga, della meditazione e delle arti. Nell’iconografia indu viene rappresentato con un serpente attorno al collo, la luna crescente, il terzo occhio sacro sulla fronte, il tridente (trishula), il tamburo (damaru) e il Gange, il fiume sacro, che scorre tra i suoi capelli. Shiva è anche adorato nella sua forma di lingam, simbolo fallico.

(sono varie le rappresentazioni del lingam di Shiva e dello yoni di Parvati)

shivalingam shiva-lingam.jpg

lingamdishiva

Parvati, il cui nome significa “figlia della montagna” è la dea benevola dell’induismo, simbolo di fertilità, amore e devozione, nonché espressione dell’energia e del potere creativo (Shakti) di Shiva, con il quale è quasi sempre raffigurata. Nella letteratura indu, Parvati assume diversi nomi, come descrive la Lalita Sahasranama, un testo del Brahmanda Purana (testo sacro) che ne contiene ben 1.000.

Nelle sue forme terrificanti Parvati è conosciuta come Durga e Kali. Insieme a Lakshmi, la dea della ricchezza e della prosperità, e Saraswati, la dea della conoscenza e dell’apprendimento, forma la Tridevi, la trinità delle dee indù.

Nell’iconografia indu, Parvati è raffigurata con due o più braccia che tengono talvolta una conchiglia, oppure una corona, uno specchio, un rosario, una campana, un piatto, un attrezzo agricolo, una canna da zucchero o fiori, come il loto. Così come Shiva è spesso rappresentato da un lingam, Parvati è rappresentata da uno yoni, simbolo dell’utero e della gestazione. E’ particolarmente adorata dalle donne.

Sia il sacro testo Ramayana (databile tra il VI° e il III° secolo a.C.) che il poema epico Mahabharata (databile tra il 400 a.C.-400 d.C.), i due maggiori poemi epici indu, raccontano della coppia Parvati-Sati (Parvati è la reincarnazione della prima moglie di Parvati, come leggerete nella loro storia) ma sono e i Purana (IV°- XIII° secolo) e le opere di Kalidasa, grande poeta della letteratura indiana classica, come il romanzo epico Kumārasāmbhavam, (V° e VI° secolo), che ci descrivono dettagli sulla loro unione.

E questa è dunque la loro storia.

Tarakasura, un demonio potente, portava il terrore tra uomini e dei ma nessuno era in grado di sconfiggerlo. Venne quindi chiesto aiuto al grande Signore Brahma che rispose che solo il figlio di Shiva avrebbe potuto distruggere quel malvagio. Ma Shiva, dopo la morte della moglie, la Dea Sati, si era ormai ritirato a meditare sull’ Himalaya e si poteva disturbarlo. Brahma disse quindi che era necessario porsi in adorazione di Mahadevi, la grande dea di cui Sati era un’incarnazione. Mahadevi, invocata, disse loro che si sarebbe reincarnata per sposare Shiva così il loro figlio avrebbe sconfitto Tarakasura. Himavat, re del Regno dell’Himalaya e la sua regina Menaka avevano una figlia, Parvati, nome che significa “delle colline”, una bellissima bambina, educata, che, invece di giocare con gli amici, preferiva dedicarsi alla devozione del Dio Shiva. Tutti la chiedevano in sposa, ma Parvati voleva come marito solo il Dio Shiva. Himavat ne sarebbe stato felice ma sapeva che Shiva era in meditazione. Apparve allora il saggio Narada, l’indisciplinato figlio di Brahma, mai espulso dagli dei perchè ogni sua azione, alla fine, si concludeva positivamente. Egli disse che Parvati era la Dea Mahadevi reincarnatasi per sposare Shiva ed avvisò Parvati che il suo percorso sarebbe stato tutt’altro che semplice. Narada invitò dunque il re Himavat a condurre sua figlia da Shiva che avrebbe servirlo nelle sue puja (preghiere) giornaliere. Dunque Shiva vide Parvati ma non riusciva a riconoscerla come reincarnazione della sua amata Sati. Ma Shiva acconsentì che Parvati si fermasse per aiutarlo. Il tempo passava e gli dei, sempre più terrorizzati dal demone Tarakasura, temevano che a nulla valesse su Shiva il fascino di Parvati e quindi si recarono da Kamadeva, Dio dell’amore, che promise loro di aiutarli. Prese allora il suo arco fiorito con le frecce di canna da zucchero e andò dove Shiva stava meditando, sparandogli cinque frecce d’amore. Così Shiva si accorse della bellezza di Parvati. Questo gli fece perdere la concentrazione della meditazione, e così aprì il suo terzo occhio e bruciò Kamadeva che divenne cenere. Poi si rivolse a Parvati e le disse, arrabbiato, di andarsene. Parvati era afflitta perché innamorata di Shiva. Apparve allora di nuovo il saggio Narada che le consigliò di agire non con il suo fascino ma con la sua devozione. Parvati capì che per conquistare Shiva avrebbe dovuto fare una lunga penitenza e si ritirò quindi in un bosco sull’Himalaya per meditare. Rati, la consorte di Kamadeva, era disperata per la morte del marito e spaventata da Shiva. Fu Parvati a prometterle che un giorno, quando avesse conquistato Shiva, gli avrebbe chiesto di riportare in vita il suo amato. Parvati sapeva di essere la reincarnazione di Sati che aveva rinunciato alla sua vita perché suo padre Daksha aveva offeso Shiva (come è descritto nei Purana, un gruppo di testi sacri hindū, redatti in lingua sanscrita). Per anni Parvati invocò Shiva che però non appariva mai. Attraverso la sua lunga meditazione Parvati divenne potente, digiunò, lasciando cibo, acqua e aria. Molti asceti vennero da lei ma lei non li notò. Ma gli Dei erano inquieti ed andarono a reclamare dal dio Brahma. Questi, insieme a Vishnu, si recò da Shiva dicendogli di porre fine alla penitenza di Parvati oppure l’intero regno sarebbe bruciato. Shiva comprese la forza di Parvati e cominciò a credere…

Parvati venne un giorno raggiunta da un asceta che le chiese il perché di tanta penitenza. Lei rispose che lo faceva per amore. Quel giovane era Shiva, che scoppiò a ridere. Poi le chiese come avrebbe potuto sposare un asceta che non ha casa e si circonda di cenere e teschi. Parvati si arrabbiò molto a quella considerazione e rispose con orgoglio che Shiva è il padrone dei tre mondi! A queste parole il giovane si rivelò essere Shiva, il suo amato Shiva che la guardò teneramente e si rese conto che Parvati era davvero la reincarnazione della sua defunta moglie Sati. Si guardarono e si sentirono che in realtà si appartenevano da tempo. Quindi Shiva si recò dal re Himavat, il padre di Parvati, a chiedere la mano di sua figlia, il quale acconsentì al matrimonio che presto avvenne in pompa magna. Dalla loro unione nacque il dio Kartikeyan che sconfisse il malvagio Tarakasura.

Shiva riportò in vita Kamadeva, come Parvati aveva promesso a Rati.

Parvati è celebrata con il Teej festival, di cui parleremo prossimamente.

(testo by Passoinindia)

altri articoli correlati

https://passoinindia.wordpress.com/2015/02/25/lo-yatra-alla-grotta-di-amarnath/

https://passoinindia.wordpress.com/2016/09/28/il-tempio-natraj-a-chidambaram/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/09/16/perche-ganesh-ha-la-testa-di-un-elefante-la-festa-di-ganesh-il-ganesh-chaturthi-festival-parte-prima/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/09/17/perche-ganesh-ha-la-testa-di-un-elefante-la-festa-di-ganesh-il-ganesh-chaturthi-festival-parte-seconda/

vieni a trovarci su FB https://qui http://www.facebook.com/passoinindia/

e per i tuoi viaggi in India, itinerari, consigli, racconti di viaggio e preventivi vai su http://www.passoinindia.com oppure scrivi a info@passoinindia.com

Annunci

Jagannath, il tempio dei misteri (Orissa).

 

Mi trovo a Puri, nello Stato indiano orientale dell’Orissa, vicino al tempio indu di Jagannath, particolarmente importante per gli induisti; il tempio è infatti uno dei quattro char dhams, cioè una delle quattro importanti mete di pellegrinaggio situate nei quattro punti cardinali dello Stato indiano che nella vita un induista deve visitare per ottenere la liberazione dai peccati e la salvezza eterna. Gli altri tre templi di questo tenore sono Badrinath, al Nord, Rameshwaram, al Sud, Dwarka, ad ovest. Per completezza va detto che esiste anche un altro Char Dham che conosciuto come “Chota CharDham“, nello Stato di Uttarakhand e conosciuto come “Terra degli Dei”.

Ma oggi è del Jagannath temple che vi voglio raccontare. Il tempio è dedicato al Signore Jagannath, considerato il Dio e monarca supremo dello Stato di Orissa, nonché avatar del dio Visnu. Il termine avatar, dal sanscrito, significa “disceso” ed è la consistenza che assume un Deva (dio) o una Devi (dea) quando si incarna in un corpo fisico per svolgere determinati compiti. Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Vishnu, tra cui le più note sono Krishna e Rama. Il Dio Jagannath di Puri è importante perchè rappresenta tutte le divinità dei culti religiosi che rientrano nell’ambito dell’Induismo. Così è Shiva per un Saivite, Ganapati per un Ganapatya (devoto del Dio Ganesh con la testa di elefante), Kalika per un Sakta (colui che adora Sakti come moglie di Shiva) eccetera. Per questo il tempio di Puri è il luogo dove si realizza la massima integrazione tra correnti religiose differenti, vedica (strettamente collegata agli insegnamenti dei testi sacri Veda che originano dagli Arii, il popolo che nel 2200 a.C. arrivò in India nord occidentale), puranica (dagli antichissimi testi sacri Purana), tantrica (dai testi sacri risalenti 6° sec. d.C., ma di ispirazione anteriore e ricchi di simboli esoterici), vaisnava (dal Dio Vishnu), gianista, buddista e persino quella delle tribù aborigene, senza alcuna distinzione di casta. L’uguaglianza è mantenuta anche riguardo alla consumazione dei cibi a base di riso bollito che giornalmente vengono offerti. Pensate che ogni giorno avviene la preparazione del prasadam, il sacro cibo servito nel tempio prima agli dei e poi ai fedeli; e qui cade il primo mistero del tempio; infatti, seppur ad essere preparata è sempre la stessa quantità, sia che i fedeli siano 2000 o 20000, mai ne avanza e mai risulta insufficiente. La cottura del prasadam avviene impilando ben 7 contenitori uno sull’altro, che cuociono sulla legna e quello più alto è il primo a compiere la sua cottura e poi, in ordine, quello immediatamente sotto, fino all’ultimo. E questo è uno degli altri fatti inspiegabili del tempio.

Pare che il tempio sia stato costruito nel 12° secolo durante il regno del re Anantavarman Chodaganga Deva (1077-1150), sovrano della dinastia orientale di Ganga che governava la parte meridionale di Kalinga, storica zona dell’India nella regione costiera orientale che oggi comprende parte dello Stato di Odisha (Orissa) e una parte dello Stato di Andhra Pradesh. Il tempio, circondato da ben 30 templi, è la più grande attrazione di Puri; alto ben 65 metri (uno dei più alti in India) è delimitato da due muri, uno esterno, il Meghanada Pracira e uno interno, il Kurma Pracira. L’attuale struttura, risultato di una serie di manipolazioni nel tempo per mano dei vari governanti dello Stato che ne ha alterato il disegno originale, è uno splendido esempio di architettura Kalinga, l’antico nome di Orissa (Odisha).

Da più di un millennio, ogni giorno, al tempio di Jannagarh, un prete sale fino in cima alla cupola del tempio, alto come un palazzo di 45 piani, per cambiare la bandiera che tira sempre in direzione opposta a quella del vento (!). Se questo rituale dovesse saltare, il tempio dovrebbe essere chiuso per i successivi 18 anni.

Sul gopuram (la torre del tempio tipica del Sud India), a venti metri di altezza, è installato l’imponente Chakra di Sudarshan, costruito con tecniche ancora sconosciute, così in alto e così grande che è visibile da ogni angolo di Puri; da qualunque punti vi si arrivi, il simbolo guarda sempre dritto verso lo spettatore. Sopra il tempio non volano e non si posano uccelli ed anche ai velivoli è vietato farlo. Stesso mistero di realizzazione incombe sulla cupola principale che in nessun momento della giornata, comunque giri il sole, non fa alcuna ombra. Tutti fatti tuttora inspiegati.

Solo gli indù possono entrare nel tempio che tuttavia è visibile dalla cima dell’ Emar Matha, l’edificio situato vicino alla porta orientale del tempio. Chiunque visiti il tempio racconta che quando si oltrepassa la porta principale (Simhadwaram), si sente il suono dell’oceano che lambisce quella terra ma, quando si torna indietro nella stessa direzione da cui si è arrivati, quel suono non si sente più. Inoltre, la brezza del mare, che per natura di giorno dovrebbe arrivare verso terra e la sera andare verso il mare, a Puri fa il giro opposto.

La molteplicità dei rituali del tempio (c.d. “niti”) richiede la disponibilità di più di mille persone impegnate nel tempio, a partire dalla rimozione del sigillo per la apertura della porta alle cinque di mattina (Dwarpitha) in seguito alla quale si svolgono, nell’arco della mattinata, vari rituali che comprendono diversi cambi degli abiti e delle decorazioni delle divinità, anche con oro e pietre preziose, il loro bagno, compresa la pulizia dei denti, la lettura dell’Astrologo del tempio, il sacrificio del fuoco, la preghiera al sole fino al momento della colazione delle divinità, quando vengono fatte offerte di dolci e frutta. Nel pomeriggio le divinità si riposano e la sera comincia con la Sakala Dhupatà, la messa a letto delle divinità. La porta è sigillata poi dal Sevayat (Talichha Mohapatra) ed il tempio viene chiuso per la notte. Oltre a Jagannatha, altre divinità sono adorate nel tempio come Balabhadra e Subhadra e tutte insieme formano la trinità fondamentale. Con il divino Sarsarsano, anch’egli ivi adorato, costituiscono il Caturdha Murti, le quattro immagini divine. La maggior parte delle divinità sono fatte di pietra o metallo mentre Jagannath è in legno. Ogni dodici anni, con un particolare rituale (Navakalevara) le figure in legno vengono sostituite con nuove ricavate da alberi sacri che vengono scolpiti per realizzare una copia esatta della precedente. Le statue dismesse vengono sepolte l’una sull’altra e si crede che si disintegrino da sole.

Ogni anno, presso il tempio di Jannagath, si celebra il Rath Yatra, il più antico in India e nel mondo, letteralmente “viaggio su carri” (yatra vuol dire viaggio mentre i carri in lingua Odia sono chiamati ratha o rotho o deula). Le tre principali divinità, tra suoni musicali, in una atmosfera davvero festosa, vengono trasportate al fiume su carri decorati simili alle strutture del tempio per raggiungere, tirati con corde dai fedeli, il tempio di Gundicha che dista 2 chilometri. Ogni anno vengono costruiti carri nuovi con legno ricavato da un particolare albero. Fino al giorno prima della festa è vietato il darshan, il contatto visivo con la divinità di Jannagath per due settimane.

Un rituale che dura da secoli.

(testo by PASSOININDIA) vuoi viaggiare in India? vai su http://www.passoinindia.com

https://www.facebook.com/passoinindia/

 

 

 

 

Il tempio Natraj a Chidambaram.

Siamo in India del Sud, Tamil Nadu, vicino a Tanjore, esattamente a Chidambaram dove si erge il bellissimo tempio di Natraj, costruito durante il periodo Chola  (848-1280 d.C.), la dinastia che conferì, a quello che oggi è il Tamil Nadu, un prospero periodo in cui furono costruiti templi magnifici. Questo complesso, che copre ben 40 acri, ha quattro gopuram, le alte torri tipiche del’India meridionale che caratterizzano lo stile dravidico; i suoi santuari principali sono datati ancora più indietro nel tempo, almeno al VI° secolo. Il Natraj Temple è particolarmente speciale per ciò che simboleggia per gli induiso essendo il centro della devozione a Shiva (bhakti shivita) dell’ India del Sud.

Questo è anche uno dei cinque grandi templi indiani dedicati agli elementi primordiali di cui Shiva è Signore, etere, aria, fuoco, acqua e terra e qui, al Natraj Temple, il dio è l’esempio del primo.

Natraj, da cui il tempio prende il nome, non è altro che un avatar di Shiva, rappresentato come il ballerino cosmico che nella sua danza frenetica gira vorticosamente per l’universo, riassorbendo in se stesso tutto ciò che è stato creato. Un antico mito racconta infatti che egli, ballando, trasformò in energia creativa i canti magici dei saggi cantori che volevano ucciderlo. Neppure il nano Apasmāra, demone malefico e personificazione dell’ ignoranza riuscì nel tentativo poiché Shiva lo schiacciò con il piede destro spezzandogli la colonna vertebrale;  Shiva rimosse così l’ignoranza dal mondo ed offrì la salvezza dai legami dell’esistenza, simboleggiata dalla gamba sinistra sollevata in aria.

Nel tempio, Shiva è affettuosamente chiamato Adavallan, colui che ama ballare. La storia di Shiva e sua moglie Parvati è un mito indu ricco di simbologia. Parvati è la dea indù della fertilità, dell’ amore e della devozione nonché di forza e potere divino. Si racconta che le due divinità trascorsero gran parte del loro tempo in Himalaya, giocando a prendersi in giro l’un l’altra. E così pensarono di fare una gara di ballo per vedere chi sarebbe stato il più bravo tra loro. Le creature celesti si misero ad osservare e mentre i musicisti celesti suonavano Shiva e Parvati cominciarono a ballare. E più la danza andava avanti e più Shiva e Parvati dimostravano uguali capacità. Ma ad un certo punto il ballo si fermò quando Shiva, l’esperto in molte pratiche Yogi e tantriche, si mise in piedi su una gamba  sola tenendo l’altra sollevata sopra la sua spalla. Questa difficile posizione (Urdhva-Tandava) non poteva che essere per ballerini competenti e così Shiva attese che Parvati lo imitasse mentre il pubblico celeste assisteva in silenzio a quest’ ultima sfida. Parvati pudicamente chinò il capo, non riuscendo ad imitare quella postura. Questo tempio, secondo il mito, sarebbe  stato il palcoscenico di questa danza cosmica.

All’interno, un’immagine di Natraj ed un santuario dedicato a Parvati qui chiamata Shivakamasundari. Le gopurams e le pareti del tempio sono decorati con miriadi di figure danzanti e di musicisti che celebrano il grande evento della creazione.

testo by Passoinindia

SONY DSC

(pittura: dal sito http://www.handmadeexpo.com)

Perché Ganesh ha la testa di un elefante? La festa di Ganesh: il Ganesh Chaturthi Festival (parte seconda)

continua da parte prima 

https://passoinindia.wordpress.com/2015/09/16/perche-ganesh-ha-la-testa-di-un-elefante-la-festa-di-ganesh-il-ganesh-chaturthi-festival-parte-prima/

Ganesh contro il serpente e la luna. Questa è un’altra storia di Ganesh. Un giorno Ganesh, sul dorso del suo topo domestico, stava tornando da una festa dove si era rimpinzato di dolci e prelibatezze; quando un serpente incrociò il loro cammino, il topo si spaventò e gettò Ganesh per terra. La luna nel cielo cominciò allora a ridere schernendoli e irritando Ganesh che si ruppe una delle sue zanne e colpì e maledisse la luna che lentamente scomparve, diventando invisibile a tutti. Poi Ganesh legò il serpente sulla pancia come una cintura che appunto indossa nella sua iconografia. La luna implorò il perdono di Ganesh che, benevolo, modificò la sua maledizione, consentendole di ricrescere ed essere visibile in tutta la sua gloria e splendore nel cielo notturno. Per questo i devoti di Ganesh credono malaugurante guardare la luna nella notte del Ganesha Chaturthi Festival di cui vi racconterò tra poco. Il serpente che gira intorno alla vita rappresenta l’energia in tutte le forme. Il topo rappresenta invece l’umiltà e la sottomissione alla divinità, è piccolo e, si sa, normalmente spaventa gli elefanti; ma la saggezza di Ganesh gli consente di non stupirsi delle sproporzioni del mondo e di superare le sue paure.

ganesh and the moon

Il topo, che guarda Ganesh con adorazione, simboleggia anche l’intelletto capace di arrivare ovunque a placare i nostri istinti grazie alla sua capacità di discernere ovvero di valutare oggettivamente una situazione. Altre storie raccontano che Ganesha ruppe la sua zanna per scrivere il grande poema Mahabharata e quindi la zanna rappresenta lo spirito di sacrificio in onore della sapienza. Egli infatti è anche il protettore di scrittori e studenti. Anche la zanna è uno dei simboli nelle raffigurazioni di Ganesh che egli solitamente tiene nella mano in basso a destra.

Ganesh e Kubera. Un altro aneddoto, tratto dal Purana, narra che il tesoriere di Svarga (il paradiso) e dio della ricchezza, Kubera, andò un giorno sul Monte Kailash per ricevere il darshan (la visione) di Shiva. Essendo estrememente vanitoso egli inviò Shiva ad una festa nella sua bellssima città, Alakapuri, così che lui potesse sfoggiarla in tutta la sua ricchezza. Shiva sorrise e gli disse: ‘Non posso venire, ma puoi invitare mio figlio Ganesh. Ti avverto però che è un mangiatore vorace’. Kubera si sentiva tuttavia fiducioso di poter soddisfare anche l’appetito più insaziabile anzi ciò gli dava modo di manifestare ancora di più la sua opulenza. Così Kubera offrì a Ganesh, arrivato in città, un bagno cerimoniale, abiti sontuosi ed un grande banchetto. Ganesh mangiò e poiché era insaziabile divorò anche le pietanze degli altri ospiti, continuando a volere cibo. Poi cominciò a mangiare oggetti e arredamento. Kubera allora terrorizzato lo supplicò di smettere. Ganesh disse ‘Ho fame. Se non mi dai qualcosa da mangiare, io mangerò anche voi’. Allora Kubera chiese aiuto a Shiva che gli diede un pugno di riso dicendogli che qualcosa di così semplice avrebbe saziato Ganesha, se fosse stato offerto con umiltà e amore.

images

Quando Kubera offrì umilmente il riso a Ganesh, che intanto aveva inghiottito quasi tutta la città, Ganesh si calmò soddisfatto. Ganesh è un dio ghiotto e quindi rappresentato con un piatto di dolci nella mano sinistra oltre che una grande pancia umana che rappresenta l’intero cosmo. Il dolce simboleggia anche la dolcezza dell’anima. Ganesh è anche venerato come il distruttore della vanità, egoismo e orgoglio.

Ganesh è tradizionalmente raffigurato con 4 mani ma a volte anche con più mani fino a 16; ogni mano tiene un diverso simbolo. Le quattro braccia di Ganesh rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata; nella mano in alto a destra Ganesh tiene un pungolo, che lo aiuta a spingere l’umanità in avanti sulla via eterna e a rimuovere gli ostacoli dal mondo. Il cappio nella mano sinistra di Ganesh gli serve per catturare tutte le difficoltà. Il rosario che talvolta tiene nell’altra mano suggerisce che la ricerca della conoscenza deve essere continua. Ganesh può essere rappresentato in piedi, seduto, danzante, bambino, seduto sulle ginocchia di sua madre. E’ uno delle cinque principali divinità indù insieme a Brahma, Vishnu, Shiva e Durga la cui venerazione è chiamata puja panchayatana. Per la setta induista Ganapatya, Ganesh è la divinità più importante. Ganesh è uno dei più importanti dei dell’induismo e viene adorato anche nel Jainismo e nel Buddismo.

Ganesh-Chaturthi-in-Mumbai2

Oggi in India la festa di Ganesh è al suo culmine. Infatti i festeggiamenti sono iniziati qualche giorno fa con la Chaturthi Festival che cade nel quarto giorno di luna crescente del mese di bhadrapada, secondo il calendario indu (settembre/ottobre). Peranto, ogni anno essa avrà luogo in giorni diversi. Questa festa è importante e particolarmente sentita in Maharastra dove, per capirci, si trova Mumbai. In onore di Ganesh, che abbiamo visto essere molto goloso, è usanza preparare dei dolci (modaka, laddoo, kadubu, karanjis) da offrire alla divinità sugli altari domestici, nei templi o nelle strade. Si spaccano anche cocchi che sono simbolo dell’ego. Questo è il giorno più sacro dedicato a Ganesh. La gente, in onore di ciò che fece Parvati, preapara delle statuine in terracotta, gesso o cartapesta. Ganesh viene così adornato con un dothi rosso, ghirlande di fiori, stoffe in seta e coperto di unguento rosso e pasta di sandalo. Questo rituale si chiama Pranapratishhtha e comprende il canto degli inni vedici dei Rig Veda, Upanishad, Purana. Si organizzano rappresentazioni teatrali con tema i contenuti dei testi sacri. Siu allestiscono campi per la donazione di sangue, si fanno la carità ed altre iniziative assistenziali. Tutte queste pratiche religiose durano appunto qualche giorno finché si arriva alla data in cui la festa ha il suo momento più importante, l’Ananta Chaturdashi che appunto quest’anno è caduta il 17 settembre ovvero oggi. Allora le strade si riempiono di una grande folla, gruppi di persone che trasportano in processione dei grandi Ganesh tra danze, canti e rotture di cocchi.

Ganesh-Chaturthi-in-Mumbai4

I Ganesh, sia quelli grandi preparati da abili artigiani molto tempo prima dell’evento, sia quelli piccoli realizzati in famiglia, vengono portati sulla spiaggia ed immersi in mare. Dove non esiste mare sarà un fiume o un lago a ricevere le figure o anche piccole baccinelle casalinghe o le vasche dei templi. Importante è che Ganesh venga portato in acqua. Mumbai è la città in cui questa festa è più sentita e ogni anno a sfilare sono più di 200.000 figure di Ganesh. In questa festa è vietato guardare la luna che ha deriso Ganesh.

Ganesh-Chaturthi-in-Mumbai7

Testo by PASSOININDIA

leggi anche la storia di Shiva e Parvati qui

https://passoinindia.wordpress.com/2017/10/15/le-coppie-dellinduismo-shiva-e-parvati/

immagini fonte:

http://www.festivalsky.com/ganesh-chaturthi-in-mumbai.html

http://aravindb1982.hubpages.com/hub/Why-you-should-not-see-the-moon-on-Ganesh-Chaturthi-Story-of-the-Syamantaka-gem

contributi

http://www.boldsky.com/yoga-spirituality/faith-mysticism/2012/lord-ganesha-wife-030252.html

http://www.patheos.com/blogs/whitehindu/2014/09/ganesha-everything-you-need-to-know/

http://www.guidaindia.com/

http://www.amritapuri.org/3714/ganesha.aum

www.induism.it

www.hinduism.about.com

www.wikipedia.com

Le Chitrakoot Falls, India.

Le chiamano “le piccole cascate del Naigara” indiane e sono le cascate più grandi dell’India. Le Chitrakoot Falls si formano nel punto in cui il fiume Indravati, lungo 390 Km., che nasce in Orissa, fa un balzo di 30 metri prima di entrare in Andra Pradesh. Siamo nello stato indiano del Chhattisgarh a 50 km da Jagdalpur. La forma a ferro di cavallo dello scenario naturale in cui le cascate si ebiscono copre una larghezza di 300 metri (un terzo di quella del Niagara) e la roccia scavata dall’acqua in caduta libera è sovrastata dai frequenti arcobaleni regalati dall’incontro delle gocce di acqua con la luce solare. Poichè siamo in India non manca un piccolo tempio dedicato al Shiva e grotte naturali battezzate grotte Parvati, dal nome della sua eterna consorte. La zona in cui si esibiscono queste spettacolari cascate, ricca di foreste, è il Parco Nazionale della Valle di Kanger; il loro flusso è ovviamente maggiore ma più sorprendente nel periodo da luglio ad ottobre, quando il fiume è abbondante di acqua anche se più fangoso a causa dell’erosione della terra rossa. Da novembre a febbraio la cascata è ridotta ma l’acqua è più limpida.

Chitrakot9

Nella stagione secca è possibile farsi traghettare da qualche barcaiolo fin sotto le cascate mentre i pescatori svolgono la loro attività e i pellegrini indu fanno abluzioni nella parte più riparata a valle delle cascate. Per chi non vuole perdersi un fantastico tramonto può disporre persino di un hotel con vista. Nei dintorni non è raro vedere la popolazione tribale che vende artigianato. Questo video, in inglese, vi porta proprio laggiù. Buon week end a tutti.

testo by PASSOININDIA

foto by Wikipedia e Wikimapia

 

Lo yatra alla grotta di Amarnath.

I pellegrini percorrono strade impervie per arrivare a questo luogo, tra i più sacri dell’induismo, salendo fino a poco meno di 4000 metri tra le montagne innevate del Kashmir indiano. Arrivano su su fino alla grotta di Amarnath per omaggiare una stalagmite di ghiaccio formatasi nel tempo dal gocciolare dell’acqua che scende all’interno della caverna alta ben 40 metri. Questa formazione, venerata come lingam di Shiva, è il simbolo fallico devozionale di questa divinità conosciuta come una delle forme primarie di Dio; nella religione indu il lingam rappresenta sia la forza maschile (la Conoscenza), sia quella femminile (la Saggezza).

Shiva è il distruttore del male, il purificatore e il trasformatore e fa parte della santa trimurti insieme a Brahma, il creatore e Vishnu, il continuatore della vita; Shiva è anche visto in aspetti benevoli, quando è asceta sul monte Kailash in Tibet dove vive con la moglie Parvati e i suoi figli Ganesha e Kartikeya o in aspetti feroci quando uccide i demoni. Le caratteristiche principali nell’iconografia di Shiva (ovvero come lo si vede rappresentato) sono il toro Nandi, che è la sua cavalcatura, il serpente al collo, il terzo occhio, la falce di luna, il fiume sacro Gange che scende dai suoi capelli, il tridente e un piccolo tamburo a doppia faccia.


lord-shiva

(lord Shiva con Parvati e i loro figli)

Non è infrequente in India, anzi, vedere Shiva venerato attraverso la rappresentazione del lingam.

shiva-lingam

(venerazione di un lingam di Shiva)

Oggi vi racconto la storia del lingam della grotta di Amarnath. Sul monte Kailash il saggio Narada convinse Parvati a farsi raccontare da Shiva il mantra per diventare immortale. Parvati si reco’ così da Shiva che indossava una collana di teschi ognuno dei quali simboleggiava le varie vite di Parvati. Dopo aver esitato, Shiva acconsentì alla richiesta di Parvati decidendo tuttavia di fare la segreta rivelazione in un luogo discreto, lontano da orecchie mortali. Andarono quindi in Kashmir, a Pahalgam dove egli lascio’ Nandi, il suo toro. Proseguendo per Chandanwadi, Shiva lascio’ il suo sandalo e la luna. Raggiunse poi Pisu Top dove Parvati si perse in una fitta foresta. Così Shiva aprì il suo terzo occhio e bruciò la giungla che, come lui gli aveva comandato, non era riuscita a trovare Parvati. Ecco perché Pisu Top è oggi un deserto. Poi Shiva lascio’ il suo serpente e, a Panchtarni, lasciò il Ganga. Così tutto cio’ che era vivente non sarebbe stato con loro durante quella rivelazione. Ordinò che fosse realizzato un luogo nascosto per lui e sua moglie. Così la montagna venne spaccata e fu creata la grotta di Amarnath. Un saggio di nome Vasudev aveva sentito dire che Shiva avrebbe illustrato a Parvati il mantra dell’ immortalità e quindi mise nella grotta delle uova di piccione. Pur avendo Shiva bruciato tutto ciò che era vivo intorno alla grotta, risparmiò le uova perché ancora non erano vita. Poi Shiva cominciò a recitare il mantra. Ma Parvati si addormentò. In quel momento, dalle uova nacquero i piccoli, una nuova vita, ma Shiva, non accortosi delle nascite, continuò a raccontare il mantra. Solo allora egli si rese conto che sua moglie stava dormendo e vide Vasudev scappare. Gli scagliò allora contro una freccia che lo colpì e lo uccise. Ancora oggi la gente del posto dice che i due piccioni, ormai immortali, visitano la grotta a mezzanotte di ogni luna piena.

800px-Pilgrims_Riding_on_Ponies_on_the_way_to_Amarnath

Quando ha luogo il pellegrinaggio (Yatra), che quest’anno si svolge nell’arco di 59 giorni dal 2 luglio fino al 29 agosto, centinaia di migliaia di persone (più di 600.000 nel 2011 e 2012!), non senza vittime durante la salita, percorrono in fila indiana sentieri sconnessi e non facili.

Amarnath  Cave Yatra                             camp

Per arrivare alla grotta di Amarnath i devoti devono raggiungere via strada carrabile Pahalgam (a 315 Km. da Jammu e 96 km. da Srinagar) e poi Chandanwari (16 km.) dove vengono allestiti campi tendati (pandals) e forniti approvvigionamenti alimentari. Poi iniziano la salita per arrivare al Pissu Top che si crede di essere formato dai cadaveri dei Rakshas, malvagi e cannibali umanoidi mitologici, che sono stati uccisi da Shiva. Da Sheshnag, la salita si fa ancora più ripida, ben 4,6 Km. per arrivare a Panchtarni, l’ultimo campo, tra cascate che scendono tra monti innevati e picchi dalla forma di testa del mitico serpente, quando ormai comincia a mancare l’ossigeno. Sono sufficienti altri 6 Km. per arrivare alla grotta tra un paesaggio maestoso. La recente alternativa è partire da Baltal (400 Km. da Jammu) che dista solo 14 km dalle grotte di Amarnath da percorrere a piedi. Il percorso è più breve ma più ripido che da Pahalgam e può essere completato in un giorno facendo campo a Baltal.

amarnath yatra

Amarnath_Yatra_Route

Secondo il credo Hindu, la dimensione del lingam aumenta e diminuisce con le diverse fasi della luna. In alcune stagioni il lingam si è sciolto per l’effetto dell’innalzamento delle temperature e certamente anche per cause antropogeniche cioè a causa dell’afflusso dei pellegrini (a volte 25.000 al giorno); gli induisti tuttavia non cadono in sconforto credendo che ciò succeda quando Shiva torna in anticipo a meditare in Kailash.

La gente del luogo racconta che la grotta è stata scoperta da un pastore. Certo è che se ne parla negli antichi testi sacri dell’induismo.

(Testo by PASSOININDIA con l’ausilio del web).

immagini da:

http://hinduexistence.org/tag/975000-pilgrims-perform-darshan-at-amarnath-cave/

http://festival247.blogspot.it/2011/07/amarnath-yatra-amarnath-yatra-routes.html

https://immanentterrain.wordpress.com/2011/05/17/the-tantric-egg-a-bwo/

http://www.gujaratsamachar.com/

“Qui il linguaggio della pietra sorpassa la lingua dell’uomo” (Rabindranath Tagore). Il tempio del Sole di Konark, Orissa (India)

Il Tempio del Sole di Konark è conosciuto anche come la Pagoda Nera, il nome avuto dai marinai europei che lo ritenevano un riferimento per la navigazione; il tempio, infatti, che oggi dista dal mare 2 chilometri, era a quel tempo sulle rive dell’oceano; è uno dei monumenti religiosi più belli al mondo e,descritto sulla lista delle 7 meraviglie dell’ India, dagli anni ’80 è anche patrimonio mondiale dell’Unesco. Si presume che sia stato fatto costruire dal re Narasimhadeva della dinastia Gangaintorno al 1250, in onore del Dio Sole, Surya. Questo re regnava su Kan-Kan e, dall’unione fra “Kan” (o “Kona”, “dio”) e “Arka” (sole), nacque l’attuale nome “Konark”, che e` prima di tutto il nome della divinita` ivi adorata dagli indu`. Secondo una popolare leggenda, Narasimhadeva, per costruire il tempio, aveva assunto un architetto, Bisu Maharana, e una forza lavoro di dodicimila persone; dopo dodici anni la costruzione non era ancora terminata per le difficoltà nel montare la pietra superiore del tempio; ma il re fu tassativo: il tempio doveva essere finito in tre giorni o gli artigiani sarebbero stati uccisi; ma il figlio tredicenne dell’architetto, Dharmapada, giunse in quei giorni in quel luogo e si incontrò con il padre che non lo aveva mai visto avendo lasciato il suo villaggio quando la moglie era ancora incinta; il ragazzo trovò la soluzione per montare la pietra e lo fece; ma gli artigiani, oltre a sentirsi umiliati, pensarono che il re si sarebbe arrabbiato ancor di più sapendo che un ragazzo era riuscito dove i suoi migliori artigiani avevano fallito. Dharmapada salì quindi sul tempio e si gettò in mare per salvare suo padre e i lavoratori (qualche variante della leggenda dice che fossero statiproprio loro ad ucciderlo). Un’altra leggenda vuole che Samba, figlio di Krishna e Jambavati, entrò nel bagno delle altre mogli di suo padre; Samba infatti, bello e somigliante a Khrishna, usava il suo aspetto per ingannare le altre consorti del padre; così Krishna lo maledisse di essere colpito dalla lebbra; Samba dichiarò la sua innocenza ma una maledizione non poteva essere revocata così Krishna gli consigliò di pregare il dio del Sole, Surya, e andare a bagnarsi nelle acque sacre del mare di Konark; Samba allora pregò per 12 anni, le acque lo guarirono e quindi decise, in ringraziamento, di fare erigere in quel luogo un tempio al Sole.

La forma del tempio è a piramide, simile all’architettura dei templi che si trovano in Kalinga; molto, purtroppo, è andato distrutto o in rovina. Il tempio, costruito con pietra Khondalite, è fatto a forma di carro e poggiato su una piattaforma (pitha) alta cinque metri riccamente decorata da 5000 sculture. Sulla prima base di questa “pitha”, alta circa 30 cm, sono scolpiti 2.000 elefanti, oltre scene di marce reali con palanchine e scorte armate. Le grandi ruote, anche esse finemente scolpite, sono 24, come le ore del giorno; ogni ruota è divisa in otto raggi, corrispondenti a un’antica partizione del giorno, quindi poteva essere usata anche come meridiana; essendo un carro, non potevano mancare i cavalli e, anticamente, sette (come i giorni della settimana) coppie di questi esemplari sembravano trascinarlo. La posizione del tempio è orientata ad est affinché i raggi dell’alba colpiscano l’entrata principale. L’ingresso principale, ornato da leoni di pietra issati sul dorso di elefanti, introduce al portico (o “Jagmohan”) di laterite, 30 metri quadrati di base e una geometria a piu` livelli. Da questo portico si sale al “Mukhasala”, anch’esso di pietra, la struttura piramidale piu` visibile, che un tempo era alta 50 metri. Il tetto di questa struttura ha tre strati a forma di loto e ogni strato ha sette gradini. Il tetto è sostenuto da colonne e altre bellissime sculture.

Nella parte occidentale del tempio, c’è il “Viman”, il tempio vero e proprio, originariamente alto 70 metri, sormontato da tre divinita`, ciascuna raggiungibile tramite scalinate di pietra. Una scalinata in discesa porta invece al “sanctum”, la parte centrale e piu` sacra del monumento. Altri cavalli sorvegliano la porta sud mentre quella a nord è guardata da elefanti. Le pareti della piattaforma sono tappezzate di decorazioni mitologiche, simili a quelle piu` celebri del tempio di Kajuraho, compresi anche i motivi erotici di maithunas. (Maithunas o Mithuna è un termine sanscrito usato nel Tantra che indica una unione sessuale in un contesto rituale. Tantra,sanscrito, vuol dire “principio”, “essenza”, “sistema”, “dottrina”, “tecnica”, per indicare un insieme di testi e insegnamenti spirituali e tradizioni esotericheoriginatesi nelle culture religiose indiane, buddiste, giainiste e tibetane).

Tutto il tempio ha raffigurati animali come serpenti, giraffe, elefanti, ecc. oltre a figure mitologiche, le immagini degli dei Vishnu e Shiva e della Dea Shakti. Ai tempi in cui venne costruito, le attuali divinita` indu` erano probabilmente oscurate dal culto delle due super-divinita`: quella della terra e quella del sole. Gli studiosi indu` ritengono che cerimoniali dedicati al Sole venissero compiuti regolarmente fin da 1900 anni prima di Cristo. In seguito queste due divinita` si ampliarono a cinque: Ganesh, Vishnu, Siva, Durga e il Sole. Konark rimase sempre al centro dell’adorazione del dio Sole. Molti studiosi ritengono Konark il prodotto di una cultura buddista, che in seguito venne semplicemente convertita a rituali indu`, ma la intensa decorazione del tempio del sole contrasta con la semplicità dei templi buddisti.

Si dice che il tempio non è stato completato come concepito perché la fondazione non era abbastanza forte per sostenere il peso della cupola pesante. Diverse storie riguardanti il tempio raccontano che esso possiede un enorme alone di potere che gli deriva da due potenti magneti che sarebbero stati utilizzati nella costruzione della torre e, a causa di questi effetti magnetici le navi che attraversavano il mare Konark avrebbero subito gravi danni e problemi di orientamento; perciò i portoghesi, per salvare le spedizioni dei loro navigatori, avrebbero portato via la pietra centrale che conteneva i magneti ma le pareti del tempio persero l’equilibrio e caddero. Ma la torre del Viman crollò un secolo fa e soltanto da poco sono iniziati i lavori di restauro. All’interno, le uniche sale sopravvissute alla distruzione sono la sala delle udienze, alta 30 mt. (pensate che la sala principale, distrutta totalmente, era alta 128 mt.), alcune parti della sala Danza, e la sala da pranzo.

La storia più accreditata racconta che la rovina di questo tempio e di altri in Orissa, è dovuta all’attacco nel 1568 di Kalaphad, un generale al servizio di Sulaiman Khan Karran, sultano del Bengala.

Nessuno sa perché e quando Konark venne abbiandonato ma si pensa che il luogo abbia perduto la sua sacralita` nel sedicesimo o diciassettessimo secolo; alcune leggende raccontano quando il santo Dharmapad che si suicido` nel tempio, cosi` facendo, lo sconsacro`; per altre il tempio collasso` per un difetto di costruzione e venne considerato maledetto dagli dei; per altre ancora, i mussulmani rubarono la grande pietra di piombo dalla cima della torre perché faceva deviare le bussole delle navi. Comunque, nel giro di tre secoli il tempio era stato depredato e abbandonato.

Del tempio si parla anche nel famoso poema epico Mahabarata. L’area esterna al tempio è ricca di alberi tra cui il palissandro e il mogano e sembras siano stati piantati per proteggere la costruzione dai venti.

Konark (o Konarak) si trova 30 chilometri a est di Puri, sul mare. Il tempio, a differenza di quello di Puri, non e` piu` in uso e pertanto e` aperto ai turisti di tutte le religioni. Il treno espresso di Calcutta ferma sia a Bhubaneswar, capitale dell’Orissa, sia a Puri e costituisce il mezzo piu` naturale per arrivare a Konark.

Fonti

http://www.scaruffi.com/travel/konark.html

http://www.cintec.com/media/casestudies/18%20-%20Region-India/Konark%20Sun%20Temple%20%20-%203pg.pdf

http://en.wikipedia.org/wiki/Konark_Sun_Temple

http://konark.nic.in/suntemple.htm

http://konark.nic.in/suntemple.htm

http://konark.nic.in/fall.HTM