Le reliquie di Buddha

Da tempo desidero scrivere qualche riga sulle reliquie di Buddha. Non avrei saputo farlo meglio dell’amica Nicoletta De Mattheis che ha scritto quanto segue sul suo blog personale RELIQUIOSAMENTE che vi invito a visitare
(https://nicolettadematthaeis.wordpress.com/2013/05/30/le-reliquie-di-buddha/)

Lei bene spiega come il culto delle reliquie sia molto presente anche nella religione buddhista. Le famose ‘sharira’ (reliquie) o ‘ringsel’ sono particelle arrotondate di diversi colori, una specie di sassolini, dure e di natura indeterminata. Le sharira possono essere prodotte non solo dai Buddha, ma anche da altre persone che abbiano raggiunto un alto livello spirituale nell’ambito di questa religione.

ringsel

Dopo la cremazione, viene fatta una ricerca nelle ceneri per trovare le ‘sharira’, che non sono propriamente resti del corpo ma una sorta di secrezioni lasciate dallo stesso dopo la cremazione. Una volta raccolte, vengono conservate in reliquiari o in ‘stupa’ o all’interno di statue che poi divengono oggetto di venerazione. Si crede che sono la materializzazione delle qualità spirituali di compassione e saggezza del maestro a cui appartenevano. La benedizione ricevuta con queste reliquie, appoggiandole sulla testa, purifica dal karma negativo. Sono venerate da tutte le scuole o correnti buddhiste. Solo nel caso di Buddha vengono denominate ‘sharira’ anche altri parti del corpo, come i capelli e i denti. Secondo la tradizione, le ‘sharira’ di Buddha furono divise in otto parti e distribuite in altrettanti ‘stupa’. Nella pagoda de Shwedagon (Rangoon, Birmania) inoltre, sono venerati, fra le altre reliquie, otto capelli di Siddharta Gautama Buddha.
Ma fra le relquie di Buddha, senz’altro la piú famosa è il dente di Buddha, conservato nel Tempio del Sacro Dente (‘Sri Dalada Maligawa’) a Kandy, nello Sri Lanka, oggi uno dei maggiori centri di pellegrinaggio buddhista del mondo e dichiarato Patrimonio Mondiale dall’Unesco.

kandy

Buddha morì a Kushinagar, al Nord dell’India, nel VI secolo a.C. e, secondo la tradizione indiana, il suo corpo fu cremato. Alla fine della cremazione i suoi discepoli frugarono nelle ceneri e trovarono quattro denti intatti che furono distribuiti, insieme alle ceneri, agli otto sovrani che ne potevano reivendicare il diritto. Il monaco che fece la distribuzione sottrasse un dente e lo nascose nel suo turbante ma Sakka, il re degli dei, si introdusse furtivamente nel turbante del monaco per rubare, a sua volta, il dente e lo trasportò nel regno celeste. Altri due denti volarono anch’essi in cielo, dopo un tentativo di distruggerli da parte dei due re che ne erano entrati in possesso, per paura del grande potere del Buddha. Quindi sulla terra ne rimase solo uno, quello donato al re Brahmadatte di Dantapuri, nello stato di Orissa. Presto il dente si guadagnò la fama di essere un ‘creatore di re’, perché chiunque ne reivendicasse il possesso era destinato a governare. Dopo numerose guerre per impadronirsi della preziosa reliquia nel IV secolo il dente era passato nelle mani del re Guhasiva di Kalinga il quale, temendo che finisse nelle mani dei suoi nemici, lo affidò a sua figlia, la principessa Hamamali che, insieme al principe Dantakumara lo portarono, nascosto nell’acconciatura della principessa, a Sri Lanka.

dente

Quando nel XVI secolo le prime potenze coloniali arrivarono sull’isola invasero inizialmente la zona costiera. Kandy, dov’era custodito il dente, si trova all’interno, in una zona montagnosa e non facile da raggiungere. Quindi per un periodo il dente rimase indisturbato. Quando poi gli inglesi arrivarono anche in quella zona e fecero crollare le difese di Kandy, per prima cosa misero sotto la loro protezione la reliquia. Nel 1818 cominciò la guerra di indipendenza durante la quale il dente rimase saltuariamente sotto il controllo britannico. Poi fu ufficialmente restituito alle autorità singalesi nel 1853, e quando nel 1948 l’isola si rese definitivamente indipendente dall’Impero Britannico, il dente fu considerato il simbolo del rifiuto alla sottomissione imperialista. Il dente è conservato in uno scrigno che viene aperto al pubblico solo una volta ogni cinque anni.

kandy-sacrario

Ogni anno, durante il plenilunio fra luglio e agosto, si celebra a Kandy la ‘Esala Perahera’, una festa che ricorda l’arrivo a Sri Lanka della reliquia e che constiste in una processione di elefanti riccamente decorati, per la quale è diventata famosa l’isola. Uno degli elefanti, il più grande, il ‘Maligawa Tuskra’, porta un baldacchino con la copia dello scrigno che contiene il dente. Il dente è, senza ombra di dubbio, il simbolo di Sri Lanka e della loro identità nazionale.

processione

Però come mai esistono altri denti di Buddha in giro per il mondo? Kubilai Khan (Il Gran Can di Marco Polo) desiderava avere una reliquia di Buddha in Cina e la richiese a Kandy attraverso i suoi emissari. Gli fu mandato il dente, probabilmente un falso, che per più di mille anni divenne la reliquia buddhista più famosa della Cina, conservata in un tempio nei pressi della Cittá Imperiale. Con l’avvento del comunismo i cinesi non gli diedero piú importanza. Negli anni cinquanta, la Birmania chiese alla Cina il dente prestato per un’esposizione. I cinesi glielo diedero senza intenzione di farselo restituire, ma poi, quando capirono l’importanza della reliquia lo rivollero indietro. I Birmani, privati della reliquia, ne costruirono una copia (un falso di un falso), per poterlo venerare a piacimento. La Birmania (oggi Myanmar) è tuttora oggi uno dei paesi buddhisti più devoti del mondo. Una volta l’anno il dente (ossia la copia) viene tolto dal suo sacrario a Paungde, posto sulla schiena di un elefante e fatto sfilare in processione. Questo conferisce la benedizione a tutti i presenti. Anche se la cerimonia è religiosa, è lo Stato che controlla la reliquia e, attraverso il controllo del suo uso, vuole controllare l’influente casta dei monaci. (…)

Grazie Nicoletta.

(immagini tratte dallo stesso sito)

La lezione del Buddha.

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Un giorno un uomo ricco andò dal Buddha e disse: “Vedo che tu sei il risvegliato. Vengo a te per un consiglio.”

Il Buddha gli chiese di condividere ciò che aveva in mente.

L’uomo ricco continuò, “La mia vita è incentrata sul mio lavoro. Anche se ho fatto un sacco di soldi, io sono preoccupato. Molte persone lavorano per me e io sono responsabile per loro. Essi dipendono da me per il loro successo. Eppure, mi piace il mio lavoro e mi piace lavorare sodo. Quando ho incontrato i tuoi seguaci hanno parlato dell’importanza di vivere la vita come un recluso. Ho anche notato che tu stesso eri il figlio di un re, che vivevi in ricchezza e splendore, ma hai dato fino a vagare come un eremita senza tetto in cerca di illuminazione. Vorrei sapere se devo fare la stessa cosa e dare la mia ricchezza. Io voglio fare la cosa giusta ed essere una benedizione per il mio popolo. Dovrei anche rinunciare a tutto quello che ho per trovare la verità? “

Il compassionevole Buddha gli disse: “Chiunque può ricevere la beatitudine di trovare la verità finché egli segue un percorso di altruismo. Se hai intenzione di aggrapparti alla tua ricchezza, allora è meglio buttarla piuttosto che lasciare che avveleni il tuo cuore. Ma se non ti aggrappi ad essa e la usi con saggezza, allora sarai una benedizione per le persone. Non sono la ricchezza e il potere che rendono schiavi le persone, ma l’attaccamento ad essi.”

Il Buddha spiegò che il suo insegnamento non richiede a nessuno di diventare un senzatetto o di rinunciare al mondo, se non lo vuole. Ma ha chiesto alle persone di liberarsi dall’illusione che il corpo e il mondo siano la loro casa permanente. Ha detto che il suo insegnamento ha richiesto alle persone di condurre una vita etica.

Il Buddha disse: “Qualunque cosa le persone facciano, sia nel mondo o come eremiti, dovrebbero metterci tutto il cuore. Le persone dovrebbero impegnarsi, in qualunque cosa facciano, con piena energia. Se si trovano ad affrontare le lotte, devono farlo senza odio o invidia. Le persone dovrebbero vivere una vita non di ego, ma di verità, e allora la beatitudine riempirà la loro anima. “

Il “non attaccamento” non significa che dobbiamo rinunciare alle nostre case, alla ricchezza, alle famiglie e a ciò che abbiamo ricevuto nella vita. Si richiede solo che rinunciamo all’attaccamento a queste cose. Qualunque sia la situazione in cui ci troviamo, essa è arrivata a noi a causa del nostro karma. Il nostro attaccamento dovrebbe essere a Dio. La nostra attenzione dovrebbe essere verso l’alto, assicurandoci che la nostra anima raggiunga la comunione con Dio.

Coloro che sono benedetti dalla ricchezza dovrebbero fare il miglior uso di essa prendendosi cura delle loro responsabilità familiari e poi condividerla con gli altri. Non dobbiamo rinunciare a tutto. Siamo in grado di vivere nel mondo e fare del nostro meglio, ma mantenendo la nostra attenzione e l’attenzione alla ricerca di Dio. I nostri cuori possono sviluppare purezza, un atteggiamento di servizio disinteressato e la condivisione con gli altri. Non dobbiamo essere attaccati alla nostra situazione esterna. Possiamo lavorare per guadagnarci da vivere, e lavorando svilupparci spiritualmente. Se siamo benedetti con la ricchezza, non dobbiamo buttarla via, ma dovremmo usarla per aiutare gli altri e per beneficiare del tempo libero che abbiamo per meditare e fare servizio disinteressato. La chiave è quella di vivere nel mondo, ma di non essere attaccato ad esso.

Maitreya, il Buddha del futuro.

Durante un viaggio in Ladakh, nel nord India, rimasi sorpresa da una grande statua di Buddha posta proprio sopra una collinetta antistante il monastero di DISKIT, che dominava il panorama mozzafiato della VALLE DI NUBRA, a 3048 metri slm. I suoi colori, dalle prevalenti tonalità rosso, rosa e giallo, sposavano un cielo immenso, a corona delle grandi montagne.

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Ci girai attorno, incontrando qua e là qualche monaco, guardai in su e mi dissi che era davvero altissima, la più grande che avessi mai visto, stante i suoi ben 32 metri che mi rendevano formica. Mi colpì la sua maestosità, in quella terra già maestosa e maestra di suo. Regnava imponentemente su quel territorio, con le mani giunte, a pregare per l’Umanità intera. Era rassicurante stare lì sotto, coccolata da quel silenzio himalaiano e dalla protezione del Buddha. Scoprii presto che quei grandi piedi appartenevano a MAITREYA, in onore del quale la statua è stata eretta. Maitreya è considerato il Buddha del futuro, il Buddha che ancora deve arrivare, successore di GAUTAMA BUDDHA, quello che comunemente conosciamo come SIDDHARTA e che visse presumibilmente tra il 566 a.C. e il 486 a.C. (avete letto il libro di Hermann Hesse?).

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Le varie correnti buddiste, che lo venerano all’unisono, ne aspettano la venuta essendo così scritto nei testi sacri ed avendo lo stesso Buddha predetto di non essere l’ultimo. Maitreya, che significa gentilezza amorevole, otterrà l’illuminazione e avrà compassione e buona disposizione d’animo verso tutti. Come in altre sue simbologie, Maitreya, è seduto su un trono, con i piedi per terra, pronto ad alzarsi e a venire sulla Terra quando sarà l’ora; quindi gli oceani si ritireranno, Maitreya lì attraverserà e farà cessare guerre, carestie ed epidemie e, in sette giorni, otterrà l’illuminazione, la Bodhi (la mèta del percorso religioso, quella che per gli induisti si chiama moksa, l’uscita dal ciclo delle reincarnazioni),grazie alle sue molte vite spese per diventare Bodhisattva. Egli svelerà il nuovo DHARMA (gli insegnamenti del Buddha e la via verso l’Illuminazione, simboleggiata da una ruota, il dharmachakra) all’umanità, fondando un nuovo mondo e ponendo fine ad un’era di decadenza. In altre rappresentazioni, Maitreya è raffigurato in piedi, come sospeso in aria, libero dal samsara (il ciclo delle rinascite). La statua che ho davanti lo raffigura con le mani giunte ma in altre immagini questo Buddha  tiene in mano la kalaśa, una fialetta di amrta, il nettare dell’immortalità che rappresenta il nirvāṇa (il fine ultimo della vita, lo stato in cui si ottiene la liberazione dal dolore), e altre volte regge il chakra, la ruota poggiata su un loto a significare che egli rimetterà in moto la Ruota del Dharma che si era ormai fermata sulla Terra. Maitreya è venerato anche nell’Induismo, considerato un avatar (cioè la discesa sulla terra della divinità per ristabilire il dharma) di amore e compassione, per portare un nuovo insegnamento basato sui principi di giustizia, libertà e condivisione.

Una brezza leggera mi sfiorò, alzai il capo, colpita dal bagliore del sole riflesso sulla statua del Buddha.

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foto PASSOININDIA

testo PASSOININDIA con l’ausilio di Wikipedia

 

 

Le reliquie di Buddha

Reliquiosamente

Las reliquias de Buda                                                                                             Puedes leer este artículo en español abriendo este enlace

Buddha

Una collezione di reliquie di Buddha e di altri maestri buddhisti sta ultimamente facendo il giro del mondo, il ‘Maitreya Heart Shrine Relic Tour’, dimostrando che il culto delle reliquie è molto presente anche nella religione buddhista. Vengono esposte, fra altri oggetti, le famose ‘sharira’ (reliquie) o ‘ringsel’. Si tratta di particelle arrotondate di diversi colori, una specie di sassolini, dure e di natura indeterminata. Le sharira possono essere prodotte non solo dai Buddha, ma anche da altre persone che abbiano raggiunto un alto…

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