Il forte di Mehrangarh a Jodhpur

Se viaggi in Rajastahn ed arrivi a Jodhpur, la stupenda città dove le case sono tutte colorate di blu, guarda verso l’alto e vedrai, arroccato su una collina il forte di Mehrangarh. “Mihir” significa sole e “Garh” significa forte e per questo possiamo dire che il suo nome significa  “forte del Sole”. E’ considerato uno dei più imponenti e spettacolari forti indiani. Fondato da Rao Jodha nel 1459, questo forte ha sette porte difensive tra cui la Jai Pole,  quella principale da dove si entra. La sesta porta, la Loha Pol, si trova proprio in curva rispetto alla salita che porta al forte cosi che gli assalitori, uomini ed elefanti, non erano grado di sfondarla frontalmente considerato anche che essa è difesa da visibili punte di ferro. Una volta entrati da questa porta, sul muro si possono vedere le impronte (risalenti a circa la metà del 1800) delle vedove del Maharaja Man Singh che fecero il sati (dopo la morte del marito si lasciarono bruciare sulla pira funebre insieme a lui).

Oltra la settima porta, la Suraj Pol, si trova il cortile dell’ l’Incoronazione (Shangar Chowk), da cui si ammira il fantastico jali , una bellissima decorazione a reticolo che copre le pareti di arenaria circostanti. Negli appartamenti reali c’è oggi un museo che conserva stupendi palanchini, sedili per montare elefanti e armamenti, tra cui la spada del grande Re Mughul Akbar.

Il più raffinato degli appartamenti reali, è il Phool Mahal (Palazzo del Fiore) del 1724, con preziose vetrate e soffitti decorati in oro. Il Jhanki Mahal, o palazzo della Regina, custodisce antiche culle. Il Moti Mahal (Palazzo delle Perle) è stato utilizzato per i Consigli di Stato segretamente ascoltati dalle mogli del Maharaja attraverso cinque nicchie nel muro.

Oltre la Moti Mahal c’è la Zenana, la zona dove vivevano le donne. Da qui, si scende al Tempio di Chamunda (l’incarnazione di Durga), il più antico della città, dedicato alla dea protettrice di Jodhpur.

Tutto questo se non ti incanti ad ammirare il favoloso panorama mozzafiato di Jodhpur, una distesa blu di intonaci che ricoprono le abitazioni che da quassù appaiono piccole ma sono piene di vita quotidiana.

jodhpur steve mc curry.jpg

(testo e foto by PASOININDIA TOURS)

foto di chiusura: Steve Mc. Curry

 

 

Annunci

La mitica Ambassador.

ambassadorL’Ambassador è la prima macchina Made in India e da più di 50 anni è la regina delle strade indiane. La storia dell’Ambassador comincia nel 1448 con la Hindustan Motors di G.K. Birla che vuole ispirarsi al design della macchina Britannica Morris Oxford. Il suo look anche con il tempo non è cambiato tanto, anzi è diventato un’ icona delle quattro ruote e può ospitare comodamente sette persone. L’Ambassador una volta era un simbolo di potere e l’icona della grande famiglia indiana. Per molti anni è stata l’auto dei ministri, ed ancora oggi è la macchina ufficiale dell’esercito e di molti ufficiali di polizia. Fino ai primi anni ’80, la maggior parte delle auto vendute in India era una Ambassador. Adesso, con la concorrenza straniera, la sua produzione è quasi sospesa e ormai viene utilizzata come taxi nelle città.

ambassador1

Ormai la mitica Ambassador fa la parte della storia dell’India e della nostra vita perché noi indiani siamo cresciuti vedendo e utilizzando questa macchina che perciò continua ad essere una protagonista.

Costruisci il tuo viaggio con PassoinIndia Tours e visita il suo sito ufficiale http://www.passoinindia.com

Le sfide delle donne in India.

Le sfide delle donne in India
di Maria Teresa Mercinelli*

Quando mi viene chiesto di parlare della mia vita con le donne indiane, e quindi di tradurre in parole tutto quel bagaglio di emozioni, immagini, ricordi che esse hanno rappresentato per me negli anni vissuti a New Delhi, provo sentimenti contrastanti: da un lato la gioia di condividere ciò che ormai fa parte di me, dall’altra la responsabilità di non falsare, con il mio “filtro”, l’immagine che propongo. Ricordo, infatti, la raccomandazione che una mia cara amica indiana soleva ripetermi, ogni qualvolta mi faceva incontrare realtà diverse di donne emarginate: “Conserva bene nei tuoi occhi, nella tua mente, nel tuo cuore tutto ciò che osservi, perché sarai tu, nel tuo paese e dovunque vorrai, gli occhi, le gambe, le menti e i cuori di tutte le donne che, a differenza di te, non hanno la possibilità di far conoscere la loro condizione”.

Insieme a mio marito Ambrogio e ai nostri figli, Mattia e Marco Maria, ho vissuto qualche anno come missionaria laica in India, dove ho avuto modo di incontrare e conoscere tante donne diverse per età, cultura, religione, condizione sociale e casta. Il mio impegno si è rivolto soprattutto verso le donne socialmente più emarginate – “fuori casta”, domestiche, prostitute – e i loro figli.

Come donna, ed in particolare come donna occidentale, sono rimasta sorpresa, turbata o entusiasta, a seconda dei casi, di questo mondo femminile indiano così diverso dal mio.

Prima di affrontare la condizione della donna in India, con tutti i problemi che ne scaturiscono, vorrei sottolineare i valori che l’incontro con questo “mondo” mi ha trasmesso. Anzitutto la dolcezza: il delicato sorriso, tipicamente orientale, è il “biglietto da visita” con cui le donne si presentano e che, per una “straniera” quale ero io in quel contesto, è stato un vero incoraggiamento, un modo di farmi sentire meno sola e più accolta. Unadolcezza tutta femminile che non è mai sdolcinatura, bensì grazia, delicatezza (da non confondere con debolezza), caratteristiche che noi donne occidentali stiamo rischiando di perdere, indossando un’aggressività che non ci appartiene, per paura di non essere in grado di competere con gli uomini.

Mi ha colpito, inoltre, il loro gusto e il forte “senso del bello”, che si esprime nella cura della persona, prassi che accomuna ricche e povere. Penso agli splendidi capelli adornati da gelsomini delle donne del Sud, agli oli e balsami adoperati sin dall’infanzia, per arrivare all’infinita varietà di sari che avvolgono in modo elegante e sensuale il loro corpo senza mai traccia di volgarità.

Per non parlare poi della forza e del coraggio di tante donne, mogli, madri, che nella mia vita sono state una sfida ed un incitamento a lottare contro le ingiustizie, anche in condizioni di povertà e di solitudine.

L’India è un Paese dalle grandi risorse culturali e tecnologiche ma anche segnato da profonde sofferenze e privazioni, di cui le donne sono il bersaglio preferenziale. Ecco perché, accanto ai valori da esaltare e potenziare, il risvolto della medaglia mostra aspetti della condizione femminile per i quali è indispensabile un cambiamento.

La bambina è un’intrusa sconosciuta, causa di dolore quando nasce, una maledizione per i genitori che devono provvedere alla dote. La bambina è anche quella che deve essere nutrita meno rispetto alla controparte maschile ed è una facile preda per sfruttamenti sessuali. Questa è la bambina. In una società in cui donne e bambini hanno pochi diritti, per il fatto di essere entrambi, lei non ne ha nessuno”. (Tratto da Bachi Kar Kaia, Prigioniera del Genere).

Osservando la realtà dall’interno, si comprende come la condizione della donna in India dipenda in gran parte dalla mancanza di istruzione e, quindi, da una dilagante povertà materiale e culturale, terreno fertile per lo sviluppo di tabù, superstizioni, pregiudizi e ingiustizie. La scorretta interpretazione dei testi sacri delle religioni praticate contribuisce a relegare la donna in ambiti di sottomissione e di assenza di autonomia, sia nel contesto famigliare che sociale.

Gli esempi in questo senso sono innumerevoli. Molti casi di violenza sulle donne hanno a che fare con la dote, uno dei tanti motivi per cui la nascita di una bambina non è sempre ritenuta un lieto evento. L’istituzione della dote è una condizione prematrimoniale che consiste nell’offrire alla famiglia dello sposo una quantità di denaro o di regali proporzionata alle aspettative. Se queste sono al di sotto delle richieste, la sposa non è accettata. Poiché il matrimonio è una delle tappe più importanti nella vita di un indiano, i genitori di una ragazza arrivano ad indebitarsi per anni pur di assicurare alla figlia una dote consistente. È facilmente comprensibile, allora, che avere più di una figlia costituisca un problema per una famiglia povera. Un figlio maschio, inoltre, è di solito preferito ad una femmina poiché quest’ultima, una volta sposata, lascia definitivamente la casa paterna per dedicarsi ai genitori e alla famiglia dello sposo, mentre il figlio rimane nella casa dei genitori, di cui si prenderà cura, ereditandone tutti i beni. La conseguenza è un atteggiamento di particolare cura nei confronti dei figli maschi e trascuratezza verso le bambine, dall’alimentazione, alla salute, per arrivare all’istruzione, fino ai casi più drammatici di aborti di bambine. Per evitare che questo si verifichi, il governo indiano ha approvato una legge che proibisce l’aborto di feti sani. In particolare, dal 1994 i medici hanno l’obbligo di non rivelare il sesso del nascituro durante l’ecografia.

Per restare sempre nei contesti più poveri – villaggi nelle zone più interne, alcune zone rurali e le periferie urbane delle grandi città – la mancanza di attenzione espone le bambine a vari tipi di violenze, tra cui quelle sessuali. Di qui la necessità per i genitori di farle sposare subito, in quanto, con il matrimonio, la famiglia di origine è sollevata da ogni responsabilità. In alcune zone questo continua ad essere il motivo alla base dei matrimoni in giovanissima età (child marriage). Una ragazzina che subisce violenza sessuale avrà infatti molta difficoltà a trovare un marito, e ancor di più una famiglia, disposta ad accettarla. Molte delle prostitute che ho incontrato nei bordelli di New Delhi erano ragazzine costrette a prostituirsi perché prive di futuro, avendo subito uno stupro.

Nel matrimonio, che nella maggior parte dei casi è combinato dai genitori degli sposi, la donna si trova spesso costretta ad una posizione subordinata rispetto all’uomo. Nei testi sacri hindu, pur essendo esaltato e benedetto il ruolo della donna quale sposa e madre, emerge la concezione della donna come pathivartha, cioè “devota al proprio marito”. Se dunque il marito è come un dio, la moglie può raggiungere la salvezza solo attraverso un atteggiamento di devozione. Tutto questo, però, spesso sfocia in un’errata interpretazione di una condizione di sottomissione della donna, che è negazione di autonomia, fino ai casi drammatici di tante povere vedove di cui nessuno si prende cura a causa di idee superstiziose. Emblematico, a tal proposito, il sati, gesto estremo di disperazione e protesta in cui la vedova si getta sulla pira funebre del marito.

Il quadro finora tracciato sarebbe desolante e senza speranza se non avessi conosciuto il coraggio, la forza e la determinazione con cui queste stesse donne sfidano le “leggi” inique che muovono le loro famiglie e la società intera, per costruire qualcosa di buono e di nuovo. Sono avvocati, domestiche, casalinghe, suore, medici, volontarie… tutte insieme per un cambiamento di mentalità da realizzare a qualunque livello.

Ci sono domestiche che insieme hanno steso una sorta di “Carta dei Diritti” da far sottoscrivere ai propri datori di lavoro per non essere più sfruttate (in tutti i sensi); ci sono prostitute che hanno seguito corsi di formazione sull’AIDS; ci sono donne impegnate politicamente che si battono per aumentare la rappresentanza femminile in Parlamento.

Lentamente molte cose stanno cambiando, ma è necessario continuare ad investire, soprattutto nell’educazione.

Anche se ora vivo in Italia, il contatto con questo “mondo” continua, perché è una realtà che fa parte di me e verso la quale nutro gratitudine e profondo rispetto.

foto PASSOININDIA


*  Movimento S. Francesco Saverio.

Articolo tratto da http://digilander.libero.it/CMDalifecaiazzo/Le_sfide_delle_donne_in_India.htm

 

per viaggi in India visita http://www.passoinindia.com

 

“DUSSEHRA” UNA FESTA INDIANA (INDIAN FESTIVAL)

passoinindia

Dussehra (Vijaya Dashami, Dasara, o Dashain) è una festa indù. E’ considerata festività nazionale indiana che ricorre 20 giorni prima del Diwali (la festa delle luci), altra importante festività religiosa indiana. Con Dussehra gli induisti celebrano la vittoria del dio indù Rama sul re demone Ravana (re di Sri Lanka). Questa storia mitica è raccontata nel grande racconto epico Ramayana. Ravana aveva una sorella, nota come Shoorpanakha che si è innamorata dei fratelli Lakshamana ( fratello di Rama) e Rama e voleva sposare uno di loro. Ma Lakshamana rifiutò di sposarla e Rama non poté farlo perché era già sposato con Sita. Shoorpanakha minacciò quindi di uccidere Sita, in modo da poter sposare Rama. Questo fece arrabbiare Lakshamana che quindi le tagliò il naso e le orecchie. Quando il re di Sri Lanka, Ravana, seppe ciò, rapì Sita per vendicare le ferite di sua sorella. Rama e Lakshamana combatterono quindi…

View original post 400 altre parole

NAVARATRI PUJA – la festa delle nove notti

passoinindia

Il 16 ottobre è iniziata la festività indu del NAVARATRI (dal sanscrito “Nava” nove e “Rati” notti) e continuerà per 9 giorni fino al 24 ottobre. E’ l’inizio dell’autunno e il cambio di stagione rappresenta una buona opportunità per onorare la Dea (Devi) Madre.
Ogni anno questa festa cade in un giorno diverso tra settembre e ottobre, secondo il calendario lunare del mese di Ashwin. Il culmine è il decimo giorno che coincide con il Dussehra (vedi articolo dedicato, su questo blog) in cui si celebra la vittoria del bene sul male. Secondo la mitologia indu del grande poema epico Ramayana, all’inizio del Navaratri, Rama pregò la dea Durga di concedergli il potere divino di uccidere il demone Ravana. L’ottavo giorno Rama ricevette questo dono e il decimo giorno (che coincide appunto con il Dussehra) sconfisse Ravana. Per questo, durante la festa di Dussehra, la notte, si…

View original post 259 altre parole

La sposa è pronta. Ultimi ritocchi.Kamarband, Manng Tika, Hathphool e Bindi.

Oggi vi parlo del Kamarband, del Maang Tikka, dell’Hathphool e del Bindi. Dopodiché la sposa sarà finalmente pronta per il grande passo!

Kamarband

Il kamarband, conosciuto anche come patka, phenta, tagari è uno degli ornamenti più antichi della tradizione indiana e del Solah Shringar. E’ un gioiello che la sposa mette in vita e che, sottolineando i suoi fianchi, la rende ancora piu seducente e nel contempo le sostiene l’abito. Fin dal periodo Mughal (o Moghul) era considerato uno splendido ornamento. Si tratta di una catena o cintura più o meno sottile, più o meno eleaborata; le più preziose sono in oro completate da pietre e gemme come l’ametista, i rubini, ecc. Il Kamarband è’ un accessorio utilizzato anche nella vita comune nelle occasioni particolari e le giovani indiane lo mettono anche sopra i jeans. Le ballerine delle classiche danze Odishi, Bharatnatyam e Kathak lo indossano sopra il loro costume tradizionale. 

Waistband

Maang Tika

Questa importante decorazione va ad appoggiarsi sul centro della fronte che, secondo la mitologia indu, è il 6° Chakra, ajna in sanscrito, chiamato anche terzo occhio, al centro della fronte sopra gli occhi, uno dei centri in cui la tradizione indiana dello yoga e della medicina ayurvedica ritiene risieda l’energia e rappresentato da un fiore di loto. La sua posizione al centro della testa favorisce il controllo delle emozioni e la concentrazione ed implica l’unione del femminile con il maschile, a tutti i livelli, anche fisico e per tale ragione è associato al matrimonio quando le donne, sposandosi, entrano in una nuova fase della vita

Hathphool
L’ hathphool è un gioiello tradizionale del Rajasthan che significa ” fiore della mano” ed è popolare fin dal periodo Moghul. Si tratta di un ornamento che valorizza le mani della sposa impreziosite, oltre che dagli immancabili raffinati disegni fatti con l’henné, da una catena che scorre sul dorso, collegata a un bracciale piu o meno alto, splendidamente decorato, e ad un anello altrettanto guarnito. In origine l’ hathphool aveva 5 anelli ad ognuno dei quali era collegata una catena ed ognuna di esse rappresentava la forza di una dea specifica a protezione della nuova famiglia. Ci sono Hathphool più o meno preziosi, di foggia antica o moderna, ma tutti straordinariamente eleganti e spesso il loro design è coordinato al resto dei gioielli che la sposa indossa, come ad esempio la collana e gli orecchini.

Bindi

Per il bindi, il segno colorato sulla fronte, simbolo di fedeltà della sposa, vi rimando ad un articolo di PASSOININDIA

https://passoinindia.wordpress.com/2014/06/28/il-significato-del-bindi-e-del-sindoor/

428_bindi

Il nostro viaggio tra i gioielli della sposa, che più che sposa appare una principessa, è terminato.

Testo by PASSOININDIA

immagine copertina fonte http://jewellery-indiaa.blogspot.it/2009/08/jhoomer-hair-jewellery.html

immagine kamarband fonte http://www.weddingbliss.co.in/blog/indian-kamarband/

immagine (bindi) fonte http://www.planyourwedding.co.in/delhi/beauty/the-nostalgic-little-dots-beauty.aspx

se ti è piaciuto l’articolo leggi anche:

https://passoinindia.wordpress.com/2015/07/10/sedici-passi-verso-la-bellezza-il-solah-shringar/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/07/02/i-gioielli-della-sposa-humkha-haar-mangalsudra-tali-varmala/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/06/26/i-gioielli-della-sposa-payal-e-mehndi/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/06/22/i-gioielli-della-sposa-il-nath/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/06/11/i-gioielli-della-sposa-bichua-e-chooda/

seguimi su FACEBOOK!

Sedici passi verso la bellezza. Il solah shringar.

Abbiamo ormai compreso quanto siano importanti i gioielli (ed anche il matrimonio) per la sposa, in rispondenza ad una antica tradizione culturale e religiosa che conferisce ad ognuno di essi un particolare significato.

In ogni gioielleria indiana, troverai un apposito spazio dedicato ai gioielli da sposa, in inglese i “Jewellery Bridal”, dove i potenziali acquirenti sono fatti accomodare con tutto rispetto e gentilezza. Da sempre, in India, alle spose che, a causa del matrimonio (quasi sempre combinato), devono lasciare la loro casa e la loro famiglia natia, (tradizionalmente vanno infatti a vivere con la famiglia del marito) vengono donati i preziosi gioielli, un corredo che rappresenta potere e femminilità e che viene chiamato “stridhan” o “dhan stri”, ovvero “la ricchezza delle donne”, visto che quei preziosi, oltre ad aggiungere loro bellezza, rappresentano qualcosa di personale che potrà essere utilizzato in caso di contingente necessità.

Da sempre ognI generazione tramanda le regole non scritte dei “Solah Shringar“, parola che potrebbe tradursi con “i sedici passi per la belleza di una donna” e spesso usata nei film di Bollywood e nelle canzoni; il “Solah Shringar” corrisponde alle sedici fasi della luna; si dice che queste fasi abbiano un effetto negativo sul ciclo mestruale della donna; il Solah Shringar, secondo la credenza, annullerebbe tale effetto; per questo sono sedici gli ornamenti che non possono mancare nell’abbellimento di una sposa indu. Lo spiega bene il libro di Ved Bhatnagar “Shringaar, the Ras raj, indian classical view” secondo cui il Shringar evoca immagini di bellezza, piacere dei sensi, e ringiovanimento…

I bellissimi gioielli della sposa sono di varia fattura secondo le culture regionali sono generalmente in oro giallo (per i più facoltosi anche iin platino), corredati di pietre di vario valore, dai diamanti ai rubini, dalle pietre ametista alle perle. Il valore dei gioielli della sposa rappresenta lo status della famiglia.

bride-jpg

Tutto il corpo è ingioiellato, dalla testa (sede della conoscenza e illuminazione), alle orecchie, al collo, alle braccia, agli avambracci, ai fianchi, alle caviglie e alle dita dei piedi. Parenti femminili ed amiche della sposa partecipano al rituale. In Queste parti del corpo “decorate” sono punti di pressione che corrispondono ai “chakra”, i centri di energia del corpo che, come sancito nelle scritture indiane, regolano il flusso del Prana, l’energia vitale, in tutto il corpo. E quando tutti questi punti sono attivati, l’intero corpo ottiene una corretta circolazione sanguigna e tutti gli organi funzionano come devono. I gioielli infonderebbero quindi benessere a tutto il corpo.

Secondo gli induisti la donna sposata è una rappresentante della dea Lakshmi (ricordate che l’oro è il suo metallo simbolo) mentre il marito è il rappresentante simbolico del dio Vishnu. Le ragazze non sposate raramente indossano gioielli o abiti appariscenti (di sete davvero stupende), prerogative delle sole donne sposande o sposate.

Matrimonio a parte, i gioielli compaiono con il loro significato nelle fasi importanti della vita, come ad esempio la nascita di un figlio.

wedding         lehenga-choli

                                                     
                                         salwar-kameez

Di alcuni abbiamo già parlato, di altri parleremo. Tra i 16 must del Solah Shringar vi è l’abito, tradizionalmente rosso, talvolta marrone, oro, magenta o verde. Può trattarsi di saree (la lunga stoffa che si avvolge attorno al corpo), lehenga (una lunga gonna ricamata e plissettata che lascia nudi la parte bassa della schiena e l’ombelico – tipico del nord) o di salwar kurta (una camicia lunga indossata su classici pantaloni indiani), comunque sia di stoffa preziosa (seta ad esempio) ornati di pietre, perline e fili d’oro. Prima, la sposa lava, olia ed acconcia i suoi capelli (con gioielli, perle o fiori) e fa un bagno a base di miscela di farina di ceci, curcuma e sandalo in polvere, kesar (zafferano) e olio. L’itar, il profumo, infonde alla sposa un buon odore. Poi, l’incarnato del viso viene illuminato da fard e rossetto e dall’immancabile kajal o kohl che rende accattivante lo sguardo.

ceremonial-bath

Ecco, insieme al vestito, anche la cura dei capelli, il bagno ed il kajal fanno parte dei 16 passi di bellezza, insieme con il mehndi, i disegni all’henné che decorano il corpo e di cui vi ho già raccontato. La prossima volta non mi resta che parlarvi degli ultimi gioielli della sposa: maangtika, il bindi, kamarband, hathphool. Ci sarete?

(testo by PASSOININDIA)

contributi:

foto di copertina,fonte: http://blog.cbazaar.com/solah-sringar-for-an-indian-bride/

foto abito lehenga, fonte: https://www.a1designerwear.com/chic-maroon-lehenga-cholia

foto abito salwar kurta, fonte:

http://salwarsuitsneckdesigns2014.blogspot.it/2014/12/punjabi-salwar-kameez-suits-salwar.html

foto abito saree, fonte: http://sanjjayasaree.blogspot.it/2011/12/saree-types.html

foto di sposa seduta, fonte: http://www.weddingsonline.in/blog/the-solah-shringar-sixteen-steps-to-beauty/

foto bagno sposa, fonte:

http://bangalorebride.blogspot.it/2013/10/solah-shringar-16-adornments-that.html

se ti piace l’argomento leggi anche

https://passoinindia.wordpress.com/2015/06/11/i-gioielli-della-sposa-bichua-e-chooda/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/06/22/i-gioielli-della-sposa-il-nath/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/06/26/i-gioielli-della-sposa-payal-e-mehndi/

https://passoinindia.wordpress.com/2015/07/02/i-gioielli-della-sposa-humkha-haar-mangalsudra-tali-varmala/

seguimi su FACEBOOK!