Srinagar, il paradiso sulla terra

Jahangir, il quarto imperatore Mughal, scrisse del Kashmir come di un giardino di primavera eterna, una fortezza di ferro per un palazzo dei re, un delizioso letto di fiori e un eremo in espansione per il mendicante. In qualche modo Srinagar era la parte più bella dell’impero Moghul. È apprezzata per la sua posizione tra le montagne dell’Himalaya dove crescono bellissimi fiori selvatici, dove i torrenti gorgogliano sempre con acqua cristallina e la brezza leggera è profumata con l’aroma delle erbe di montagna. Akbar portò questa regione nel suo impero nel 1586 e lui, i suoi figli e nipoti spesero tempo e denaro nella costruzione di giardini e luoghi per valorizzare lo splendore naturale della valle.

Srinagar è oggi la capitale estiva dello stato del Jammu e Kashmir e si trova a 1730 metri sopra il livello del mare nel centro della valle del Kashmir. Il nome Srinagar implica una città contrassegnata da bellezza e dignità distintive, abbondanza e ricchezza. La città è situata in mezzo a un anello di montagne, con tre laghi, il Dal, il Sona e il Nagin e un fiume, il Jhelum, che si snoda dolcemente attraverso il suo corso verso le vaste pianure sotto la valle.

Sono la bellezza naturale della valle, i laghi con le case galleggianti e i giardini fioriti, quelli formali dei Moghul  squisitamente disposti, gli antichi edifici e la pittoresca architettura in legno del Kashmir a fare innamorare di Srinagar.
La città è cresciuta intorno ai tre laghi che si trovano nel bacino centrale della valle. A nord e a nord est dei laghi si trovano i giardini Mughal, Nazim, Shalimar e Nishat. A ovest dei laghi si trova la collina di Hariparbat sulla quale Akbar costruì uno splendido forte che domina l’intera città. Sul lato orientale del lago Dal si trova la collina Shankaracharya sulla cui cima vi è  uno dei templi più antichi di Srinagar. Ad est c’è un altro giardino popolare chiamato Chashma-i-Shahi e il Pari Mahal con la sua posizione dominante. A sud-est della città si trova Pandrethan, che ospita un delizioso tempio di Shiva. A sud – ovest dei laghi, in mezzo alla città vecchia, si trovano il magnifico vecchio Jami Majsid e il Pattar Masjid.

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Ladakh, la terra degli alti passi Himalayani

Il Ladakh, nell’estremo Nord Indiano, lungo l’alta Valle del fiume Indo, lascia senza fiato. Geograficamente è la continuazione naturale della catena himalayana, con montagne alte più di 6.000 metri, che incornicia Tibet, Nepal e Bhutan. La sensazione naturale che ne ebbi quando vi misi piede era di trovarmi in cima al mondo. Percorsi questa Terra in fuori strada lungo angusti tratti di montagna su altissime strade carrozzabili; il passo più alto, il Kardung-La è a ben 5359 mt. Il Ladakh è un intricato sistema di valli, gole, monti, laghi e fiumi che lo rendono particolarmente attraente per  escursionisti, fotografi, ciclisti, motociclisti, e viaggiatori in genere. Un contrasto di colori dall’azzurro del cielo macchiato da candide nuvole,  al verde dei prati coltivati ad orzo e colza, dallo scuro delle grandi ombre dei monti al leggero fluttuare degli alberi dei pioppi e di quelli da frutto. Quel giorno di aprile partii da Leh, capoluogo del Ladakh, dove le tradizioni si sono fermate. La direzione era la Valle di Nubra che, insieme alla valle di Shayok si apre a nord della cittadina Leh, attraverso il Kardung-La, dove iniziò a nevicare. Scenari da fiaba fuori dal finestrino, sembravano non poter interrompere quel magnifico percorso di infinite emozioni.

ladakh la terra degli alti passi

 

La neve cessava man mano che si riscendeva verso le valli finché le vidi, verdissime, preservate dalla civiltà grazie al loro isolamento. Nella Valle di Nubra c’è persino un deserto di alta quota con dune di sabbia che si indorano al tramonto. Dietro, le catene montuose del Karakorum, il Naga Prabat (8.126 mt.) e il K2 (8.611 mt.). Dormii in un campo tendato, coccolata con te e biscotti, accarezzata da un silenzio e da un cielo basso, punteggiato di stelle splendenti che sembrava voler entrare dentro il letto. Un altro giorno fu memorabile. Mai avrei pensato di giungere così vicina alla Cina. C’è un grande lago, a 5 ore di strada da Leh, incantevole e di un incredibile colore azzurro e trasparente, il Pangong Tso, nella terra orientale del Ladakh, verso il Tibet. Seppi di altri, ugualmente straordinari, come il Tso Moriri e il Tso Kar che in quel viaggio non vidi. Ma mi bastò il Pangong, a 4.250 mt., il più grande della catena himalayana, dove mi fermai qualche ora, in una leggera e fresca brezza che increspava l’acqua del lago e pareva trasportare stormi di uccelli vivacissimi e migratori. Intorno, i campi tendati, spartani, dei viaggiatori come me, mi facevano riflettere sul senso del viaggio. Riparandomi il volto dal sole, cercai il confine orientale del lago, che si estendeva per altri 100 chilometri fino ad arrivare in terra cinese, perchè i due terzi della lunghezza del lago si trovano in Tibet. Mi immaginavo il candore del lago in inverno, quando ghiaccia, pur essendo di acqua salmastra. Ad ovest del Ladakh, il passo di Fatu La, (a 4.147 m.s.l.m.), segna il confine con il Kashmir sulla strada che conduce a Kargill e Srinagar, lungo un percorso lunare inciso in aspre montagne. La porta sud del Ladakh è invece l’Himachal Pradesh attraverso il Taklang Pass (5.328 mt.), lungo una strada di alta quota che parte da Manali e che oggi potrebbe definirsi la “mother road” indiana. Se scegli il percorso più comodo, prendi un volo da Delhi e sarai  a Leh in poco più di un’ora, sorvolando bianchissime montagne, antipasto di un viaggio indimenticabile.

testo e foto di copertina by PASSOININDIA

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Ladakh road