Nel cuore del Nepal. La valle di Kathmandu.

Accoccolata tra le montagne himalayane, le più alte al mondo, la Valle di Kathmandu, in Nepal, dal 1979 riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, è il vero cuore pulsante della nazione. Ben 2000 kmq. di bellezza puntellata di secolari templi, pittoreschi edifici, che a volte appaiono sproporzionati rispetto alla maestosità delle vette circostanti. Secondo la mitologia, la Valle di Kathmandu fu un tempo un grande lago sacro circondato da alti picchi montuosi ed abitato da serpenti giganti e nagas (uomini serpente). Un giorno arrivò il primo Buddha che gettò nel lago un seme di loto. Il seme mise radici e crebbe diventando un lotus con mille petali. L’acqua, che era scura, brillava allora di una pura luce, quella della innata saggezza.

Allora Buddha Manjushri, il bodhisattva della conoscenza, qui onorato sia da buddisti che da induisti, venne a vedere questo lotus divino e, brandendo la spada, colpì le montagne per drenare il lago, affinché il loto potesse per sempre essere protetto da esse. Più tardi nel tempo, sopra il loto, un monaco buddista costruì uno stupa con un’ alta guglia dorata e da quel giorno il suo pinnacolo irradia luce santa a tutta la valle. E’ lo Swayambhu Stupa (che significa “sorto da sè” ma anche chiamato tempio delle scimmie), uno dei luoghi più sacri del Nepal. Con la sua cupola, dipinta con gli occhi di Buddha che guardano verso i quattro punti cardinali, il tempio si trova su una collina ad ovest di Kathmandu a ricordare il luogo dove nacque il loto della saggezza. Prima dell’alba di ogni giorno centinaia di devoti salgono 365 gradini, raggiungono lo stupa e gli girano attono in senso orario.

La valle prende il nome dalla odierna capitale, Kathmandu, che si dice essere stata modellata dalla spada di Manjushri, ed ospita la limitrofa città di Patan, la più antica, e Bhaktapur, la città dei devoti. Tutte e tre questi gioielli patrimonio UNESCO conservano significativi esempi  di arte nepalese, quella dei newa (chiamati anche newari, nevari, nevar), l’etnia autoctona della valle. Sono stati infatti proprio i Newa, in maggioranza buddisti ma anche induisti, a creare queste tre città che, tra il XII e il XVIII secolo si presentavano come città-Stato a volte tra loro collaboranti ed a volte in conflitto. Lo stile che ci hanno lasciato è una architettura singolare cui appartengono anche i templi a pagoda, poi diffusisi in tutta l’Asia, che abbelliscono le piazze antiche (durbar square). Il loro dominio terminò nel 1768 quando Kathmandu venne conquistata dai soldati della dinasti Shah di Ghorka che unificò il Nepal ma che consentì ai Newar una certa autonomia. Nelle città newa si celebrano ancora oggi importanti festival religiosi sia induisti che buddisti tra cui il Gunhu Punhi, che dura nove giorni e termina nel giorno del compleanno del dio Krishna.

La peculiare cultura della Valle di Kathmandu è  dovuta al suo isolamento, essendo situata, tra i 1.200 e i 1.500 m.s.l.m., in una conca circondata, a nord, dalla catena himalayana e, a sud, dal Mahabharata. La attraversa il fiume Bagmati, che, di origine himalayana, diventa una delle arterie della valle dove, considerato sacro, accoglie le ceneri dei morti cremati, particolarmente nel tempio di Pashupatinath a Kathmandu. La cultura della valle non è mai stata intaccata o distrutta da invasori o colonizzatori e così si è conservata ed è cresciuta nel tempo. I suoi templi, santi luoghi di pellegrinaggio, attirano sia buddisti che induisti.

La Valle di Kathmandu si trova su una importante strada commerciale situata proprio tra India e Tibet che spiega tutta la particolare connotazione storica, politica ed economica del Nepal.

testo by PASSOININDIA

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immagine ladakh per wix

La memoria perduta. Patan, Nepal.

Il terremoto in Nepal, insieme alla vita delle persone, ha distrutto anche la loro antica storia. Patan, la magnifica città nella parte centro meridionale della valle di Kathmandu, ed una delle principali del Paese, che da tempo sogno di visitare, è stata profondamente segnata nella sua bellezza di citta antichissima, ricchissima di templi indu e buddisti, di palazzi in legno finemente decorati, di ingegnosi serbatoi e condotti di acqua, di bellissime statue e di variegato artigianato.

patan

L’altro nome di Patan, Lalitpur, deriva da quello di un contadino che dall’Assam, in India, trasportò sin lì il dio della pioggia Rato Machhindranath, venerato da induisti e buddisti nepalesi, affinché portasse acqua contro la siccità. A questo Dio è dedicato l’omonimo splendido tempio dove ogni maggio, in occasione del festival del Bunga Dyah, un grande carro trasporta in processione la sua immagine. Gli studiosi non sono concordi riguardo alle origini di Patan; alcuni la le fanno risalire al 299dC ad opera del re Veer Deva, altri le attribuiscono ai governanti Kirat ma quel che è certo è che Patan ha origini che si perdono nel tempo. Ai quattro angoli di Patan si trova uno stupa, in rappresentanza del simbolo buddista del Dharma Chakra;  questi stupa vennero eretti dal grande re Ashoka nel 250 a.C. (vedi articolo su questo blog  https://passoinindia.wordpress.com/2013/02/17/il-governo-buddista-di-ashoka/).

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Nel 1979 ben sette zone della valle di Kathmandu sono state dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità e l’area momumentale della Piazza Durbar di Patan è una di queste, tra l’altro fantastica testimonianza della architettura Newa, dal nome dei suoi costruttori, i Newari, popoli indigeni della valle, di etnia indo-ariana e tibeto-birmano che, sin dalla preistoria, hanno fondato le basi della sua storia. Il loro contributo all’arte, alla cultura, alla musica, alla letteratura, al commercio, all’agricoltura, all’industria, alla cucina è visibile in tutta l’Asia centrale.

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durbar sq

Dopo il terremoto Patan non è più la stessa come non lo sarà più la vita dei sopravvissuti a questo evento perché, oltre ai loro affetti, è stata portata via la loro memoria.

Bhaktapur temple  Bhaktapur templ

                                                                             
                                              

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Le immagini di confronto sono state tratte dal sito

http://allday.com/post/3439-nepals-lost-heritage-before-and-after-the-earthquake/

quella di copertina da wikipedia.