Le Sette Sorelle: Un viaggio nelle remote terre dell’India dell’est .

Il nord est dell’India, chiamato anche la terra delle sette sorelle, è una regione ancora poco battuta dai turisti, e viene infatti definita come un posto vergine, selvaggio e incontaminato dalla modernizzazione che ha coinvolto il resto del mondo. In questa regione, protetta dalle montagne, l’unico punto di accesso dall’India è lo stretto corridoio di Siliguri, appena 30 km di terra, che la separano dal resto del paese. Le caratteristiche principali di questo territorio, sono la sua straordinaria ricchezza e diversità etnica, le sue credenze e le sue tradizioni folcloristiche portate avanti, ancora oggi, come forte simbolo di identità da parte delle moltissime tribù che vivono in queste alture. I difficili collegamenti con il resto del paese hanno preservato questa regione dalle forti contaminazioni industriali e hanno permesso a queste popolazioni di mantenere preservati i propri habitat naturali, vivendo a contatto con una natura ancora selvaggia e permettendo loro di respirare ancora aria pulita. Tutte le popolazioni che abitano in queste terre, vivono a stretto contatto con la natura, rispettandola, seguendone i ritmi e ricavando da quest’ultima la principale fonte di sussistenza. Circa il 60 – 70% della popolazione, principalmente tribale, ha influenze tibeto-birmane, mongole e austro asiatiche, e vengono professate religioni collegate ai culti tribali, con minoranze  induiste, cristiane, islamiche e jainiste. Il clima subtropicale e le pioggie monsoniche hanno aiutato a creare, in questo contesto, uno dei pochi ecosistemi selvaggi ancora non contaminato dall’intervento umano. Le foreste pluviali del nord est sono un tesoro di diversità ecologica che ospita diverse specie di mammiferi (il rinoceronte con un corno, elefanti, tigri, leopardi etc.) rettili, uccelli e un ricchissima flora. Numerosi i parchi nazionali e le riserve e non è raro che capiti di scoprire nuove specie. Le stupende valli del potente fiume Brahmaputra incantano i viaggiatori al primo sguardo, riportandoli indietro nel tempo, permettendogli di dimenticare ogni preoccupazione e introducendoli in una lenta ma straordinaria sintonia con la natura e con il pianeta.  Le rapide del potente fiume salendo controcorrente nelle montagne himalayane, sono il posto migliore per mettere alla prova il vostro temperamento. I verdi giardini di thè dell’Assam formano delle distese dove comodamente si possono sorseggiare tazze del migliore thè del mondo e godere di viste spettacolari. I maestosi fiumi e le potenti rapide, le imponenti montagne dell’Himalaya sui tre lati, le dense foreste che riecheggiano dei versi degli animali che le abitano, le vivaci tribù che convivono con l’ambiente circostante in simbiosi perfetta e il dolce aroma del thè nell’aria rendono  il nord est dell’india un posto ancora tutto da scoprire.

Assam:

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Lo stato dell’Assam è coperto da un’infinita distesa di piantagioni di thè e foreste selvagge. Il potente fiume Brahmaputra lo taglia in due parti, preoccupandosi dei principali bisogni della sua gente, tra cui acqua e cibo e creando paesaggi mozzafiato. La capitale della regione è Dispur, e la città più grande è Guwahati. Questo stato che divide i suoi confini con il Bhutan e con il Bangladesh da cui ultimamente sono arrivate forti ondate migratorie, è famoso nel mondo per il suo thé, le sue risorse di olio e petrolio, la seta miga e una richissima biodiversità. Il periodo dei monsoni benedice questa terra con pioggie molto forti e permette alle verdeggianti distese di crescere rigogliose. Per poter dire di aver esplorato l’Assam bisogna almeno: visitare una piantagione di thè e godere del panorama e del gusto di un buon thè ricavato da foglie appena raccolte, un’esperienza che non può mancare nella patria che di questa bevanda è una delle maggiori produttrici. Inevitabile una visita ad una delle riserve naturali o parchi nazionali di cui l’Assam è ricchissimo, un paradiso per gli amanti della natura, con circa 15 aree protette di natura selvaggia, tra cui due famose al mondo ovvero il Kazaringa National Park, patrimonio Unesco, e il Manas Wildlife Sanctuary. Come già accennato nell’introduzione qui si può trovare il rinoceronte ad un corno e molti altri animali come la tigre, il bufalo selvaggio, il cervo maculato, il langur dorato, il leopardo maculato, la civetta gigante, il gatto dorato, l’elefante asiatico , rettili, uccelli tra cui l’hornbill ovvero il famoso uccello simbolo nazionale, il pellicano migratore, il picchio dell’Himalaya e numerosissime specie di piante inclusa un’ampia varietà di orchidee. Non può certo mancare un giro in barca nel fiume Brahmaputra, uno dei più grandi fiumi dell’India che scorre per km nelle maestose montagne himalayane prima di arrivare in Assam dove, una volta giunto si distende nelle pianure diventando il fiume più largo dell’India, superando spesso gli 11 km di larghezza e creando larghe isole fluviali. Se sarete fortunati riuscirete a vedere i delfini cavalcare le onde di questa straodinaria potenza della natura. Vale proprio la pena fare una visita  all’isola Majuli, la più grande isola fluviale che ospita una vivace cultura tribale, famosa per la lavorazione di terracotta e nella creazione di maschere. Nota per la sua cultura Vaishnavita, è il posto ideale per ritrovare la giusta spiritualità e un pò di calma.  Ovviamente non deve mancare una curiosa esplorazione del patrimonio artistico locale tra cui troverete la danza tipica praticata dalle popolazioni dell’Assam, sia dagli uomini che dalle donne e chiamata “Bihu”, che risulta essere molto classica ed elegante. Infine un must è l’assaggio della birra locale la “ lau pani” o birra di riso prodotta dalla fermentazione della birra e con un sapore molto dolce. I piatti locali sono principalmente pesce e maiale in tipiche rivisitazioni locali.

Meghalaya: la terra sopra le nuvole

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Lo stato di Meghalaya è una delle regioni più piovose al mondo. La pioggia viene portata dal monsone annuale, che con dense nuvole che si alzano dal golfo del Bengala per arrivare in India, culmina riversando tutta la sua potenza, sugli altipiani della regione. Come risultato delle piogge abbondanti, in questo stato si trovano due tipi di paesaggi: da una parte quello delle verdeggianti foreste pluviali e dall’altra quello delle terre brulle, consumate dall’erosione delle piogge incessanti. Questo fenomeno naturale delle piogge abbondanti, è stato determinante nello scolpire il paesaggio locale e nel trasformarlo in un paradiso, ideale per tutte quelle anime viaggiatrici in cerca di una fuga romantica. Tra le cose da fare, bisogna assolutamente visitare le numerosissime cascate di cui la regione è ricca, da quelle che scendono precipitosamente da altezze vorticose a quelle che presentano un aspetto più calmo e meno impetuoso, considerate nella mitologia locale, porte di accesso per regni ultraterreni. E poi c’è sempre il rischio di inciampare su delle cascate segrete, campeggiare una notte sotto le stelle e ubriacarsi  nell’inebriante atmosfera di un regno incantato. Una spedizione alla scoperta delle grotte misteriose nascoste alla luce del sole, deve essere inserita nella lista delle cose da fare, moltissime infatti le grotte dove è possibile ritrovare tracce di un’epoca remota e passaggi segreti dove abitano uniche e straodinarie forme di vita. Un ecosistema questo ancora poco conosciuto che rende questi posti selvaggi e puri nella loro naturalezza. Ogni estate quando le piogge assumono dimensioni abbondanti, i numerosi fiumi e ruscelli dello stato riprendono vita con rapide fragorose e assordanti che impediscono alle popolazioni locali di attraversarli. Ma l’intelligenza umana è sempre pronta a trovare la soluzione per superare gli ostacoli e qui le soluzioni sostenibili sono tra le più affascinanti: in questo caso le tribù hanno realizzato una meravigliosa opera d’arte chiamata “il ponte delle radici viventi. Alle estremità opposte del fiume sono stati piantati due alberi di fico con le cui radici, nel corso degli anni, le tribù hanno intessuto una fitta trama con la quale hanno realizzato un ponte indistruttibile, ovviamente ci sono voluti 50 anni affinchè si potesse trarre il frutto di questo straordinario lavoro. Un esempio di altissima sostenibilità ambientale. Mawlynnong, conosciuto solo da pochi anni è noto per essere il più pulito villaggio dell’Asia, e se vi capita di passeggiare in uno dei suoi viali avrete modo di constatare la vericidità di questa affermazione se non addirittura innamoravi di questo villaggio. Gli abitanti del posto si chiamano khasi e sono persone straordinarie, amanti della natura e estremamente entusiaste con delle storie e delle tradizioni che coinvolgono ogni aspetto della vita quotidiana, abitano in delle graziosissime casette decorate con un’estrema varietà di fiori che colorano e illuminano l’atmosfera del villaggio. I turisti sono invitati a pernottare in una delle case sull’albero e i soldi ricavati dal turismo vengono riutilizzati per mantenere pulito il villaggio e per salvaguardare la foresta circostante. Sempre nelle vicinanze si trova una cascata con una piscina naturale che forma una  laguna dove poter approfittare di un bel bagno. Molte le escursioni da fare nei villaggi in prossimità tra cui il villaggio Skyview da cui poter godere di una spettacolare vista sulle piane del Bangladesh. Se l’intero stato di Meghalaya riceve piogge in abbondanza, la stazione collinare di Cherrapunji insieme a quella di Mawsyram ricevono piogge esasperate ogni anno e sono riconosciute come le zone più piovose e bagnate della terra. Un posto ideale per viaggiatori non convenzionali. Qui si trova la Nohkalikai, la terza cascata più alta del’India.

Manipur:

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Manipur si trova strategicamente nel punto estremo delle province del nord est dell’India , al confine con la Birmania, circondato dalle colline dell’est dell’Himalaya, ed’è uno stato considerato come passaggio per il sud est dell’Asia. Definito come la terra dei gioielli, ancora poco conosciuto, si presenta come una destinazione ottimale per gli amanti delle avventure e della natura, con morbide colline blu, valli rigogliose, laghi, fiumi e foreste, insomma un’esplosione di natura. Nel caratteristico lago di Loktak, in mezzo al labirinto di piccoli canali di navigazione e colorate piante acquatiche, si trovano piccole isole, vere e proprie biomasse galleggianti dove gli abitanti del lago hanno creato piccoli insediamenti umani. Questo è l’unico parco nazionale al mondo, interamente gallegiante. Nel versante opposto troviamo valli ondeggianti coperte da foreste di bamboo. La danza nazionale dello stato è la famosissima danza Manipuri e moltissimi i festivals celebrati durante l’anno.

Mizoram:

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Mizoram è un posto collinare situato nella punta a sud del nord-est dell’India, coperto da foreste verdeggianti che brulicano di piante di bamboo, una natura vibrante, montagne a strapiombo e cascate mozzafiato, lo stato ospita numerose attrazioni riverbero di un vecchio folclore e villaggi pittoreschi di case realizzate su palafitte, in un’atmosfera dove una coperta di nebbia mattutina si solleva tra le colline e le montagne. Questa è la terra di coloro che vivono le montagne o Mizos, un popolo fortemente legato alla natura, spensierato e gioviale. Un posto ideale per ritrovare un pò di serenità lontano dal caos delle città moderne. Questo stato offre una bellezza straordinaria con una varietà di paesaggi che si compongono dalle catene di Aizawl, alle profonde gole della montagna di Hmuifang, dalla valle di Champhai all’elevata vetta del Blu Mountain National Park. Le colline sono armonizzate da stupende cascate e laghi quali il Vantawng Fall , il Tam Dil e il Rih Dil luoghi ideali dove godere viste mozzafiato degli altopiani. Nonostante la forte presenza di missionari abbia influenzato le credenze locali, sono ancora presenti alcuni culti tribali.

Tripura:

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Tripura è il terzo stato più piccolo del paese, una lussureggiante regione al confine con il Bangladesh. Con una sola autostrada che lo connette al resto del paese, Tripura è rimasta sempre fuori dai principali collegamenti e poco ancora si conosce riguardo ai suoi segreti e alle sue attrazioni. Una terra selvaggia ampiamente coperta di vegetazione, con cinque catene montuose intervallate da vallate e un clima tropicale con abbondanti piogge durante la stagione monsonica. La sua popolazione vive soprattutto di agricoltura, artigianato e servizio civile. le varie culture dello stato coesistono nell’armonia e nel rispetto. Gli elementi tipici della cultura Indiana, specialmente della cultura bengoli, hanno trovato il giusto equilibrio con le pratiche tradizionali dei gruppi indigeni, e ciò è ampiamente dimostrato nelle danze, nel modo di vestire, nella musica, nelle celebrazioni  dei matrimoni e nelle festività uniche nel loro genere che rendono questo posto estremamente caratteristico. Piccolo ma incantevole, questo luogo affascina viaggiatori con paesaggi incantevoli, luoghi antichi, monumenti, musei , colline ondeggianti, splendidi giardini, templi e una natura selvaggia.  Moltissime le leggende, le storie, i miti e le canzoni che rendono questo posto ancora più misterioso.  Numerosi  i luoghi che ne testimoniano la cultura, tra cui: le incisioni nella roccia di Unakoti, il palazzo sull’acqua di Neermahal, la libreria del palazzo di Ujjayanta e moltissimi altri.

Nagaland:

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Lo stato montuoso del Nagaland si trova all’estremità orientale del nordest dell’India al confine con la Birmania e ospita circa sedici differenti tribù Naga, ognuna con differenti culture, tradizioni e linguaggi. È una terra di festivals e di folclore celebrati da secoli di tradizioni. Qui, ogni anno, si tiene il famoso festival di Hornbill, dove per circa una settimana vengono celebrate le tradizioni delle tribù locali e rappresenta uno dei più grandi eventi turistici della zona. Kohima, la capitale dello stato è conosciuta come sede del festival e a livello storico testimonia importanti battaglie della Seconda Guerra Mondiale. Dimapur, la città collinare più grande dello stato, è un centro di commercio, ben connesso con le altre città della regione e collega il Nagaland con altre parti dell’India con regolari servizi di trasporto aereo e ferroviario. Wokha e Mokokchung, nell’estremità occidentale furono le prime città di questa regione, ad essere fondate dagli inglesi. In alcune delle città orientali del Nagaland, come Mon e Tuensang, si possono facilmente incontrare i famosi cacciatori di teste e ascoltare le loro storie di lotte e di conquiste. Alcune parti remote del Nagaland  possono essere considerate come zone selvagge di frontiera scoperte solo di recente. La bellezza del Nagaland si può testimoniare nelle maestose montagne di Japfu, nell’incantevole valle di Dxukou, nelle colline coperte di vegetazione di Patkai e soprattutto nelle aree tribali dove le popolazioni conservano ancora fortemente le proprie tradizioni.

Arunachal Pradesh:

“Il paradiso in terra, un luogo di latte e miele nelle valli nascoste dell’Himalaya , dove nessuno invecchia o nasce brutto.” Molti viaggiatori dopo aver scalato alcune della cime dell’Himalaya, esplorato valli su valli, alla ricerca di questo posto, hanno trovato in questa descrizione di James Hilton, l’esatta definizione dell’Arunachal Pradesh. Questo regione, grazie alla sua collocazione, nell’estremo oriente del paese, viene chiamata “la terra delle montagne illuminate dall’alba”. L’intera terra ferma si trova nella catena orientale dell’Himalaya, una terra di una suprema bellezza e di ricche tradizioni secolari. La variazione climatica e di altitudine della regione si manifesta in una varietà di paesaggi e foreste che conservano una delle più grandi biodiversità del pianeta. Se si parla di topografia e di appartenenza etnica, l’Arunachal Pradesh rappresenta un universo a sè stante. Nove larghi fiumi dell’Himalaya attraversano lo stato per giungere fino alle pianure dell’Assam, incluso il grande Brahmaputra. Ognuno di questi fiumi e i suoi tributari formano vallate spettacolari, come la famosa Ziro Valley, che restano separate le une dalle altre e dal resto del mondo esterno a causa delle scarse infrastrutture e delle montagne attraversate da foreste, difficili da raggiungere e da conquistare. Ancora oggi molti sono gli abitanti dei villaggi che prima di raggiungere i più vicini negozi di alimenti devono attraversare km per giorni. Questa separazione, dovuta alle condizioni estreme della natura, ha preservato una spettacolare diversità di culture antiche e di gloriosa una flora e fauna alimentata dai nove fiumi. Incredibilmente, in uno stato piccolo come l’Arunachal Pradesh, si parlano circa novanta diversi linguaggi. Più di quaranta le tribù e le sotto tribù che vivono qui e che portano con sè tracce di storie indigene appartenenti alle remote terre della Mongolia e del Sud-Asia. Grazie all’attività dei governi locali questa regione si sta aprendo al mondo esterno e molte sono le attività di promozione e conservazione delle aree tradizionali attraverso festivals e turismo sostenibile.

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Il periodo migliore per visitare questi posti ed evitare piogge torrenziali è quello da Novembre ad Aprile/ metà Maggio, se invece volete godere della natura lussureggiante e dell’atmosfera magica durante le piogge, allora il periodo è quello del monsone da metà Maggio a Settembre/Ottobre , attenti a frane e alluvioni però!

Per gli itinerari sul nord est India visita https://www.passoinindia.com/nord-est-india-e-orissa

Buon viaggio e stay tuned!!

 

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Il Qutub Minar di Delhi

Il Qutub Minar di Delhi è patrimonio mondiale dell’Unesco. L’alto minareto fu fatto costruire nel 1199, in circa 20 anni, da Qutab-ud-din Aibak, fondatore del sultanato di Delhi, per celebrare l’avvento della dominazione musulmana a Delhi e la vittoria del sultano sui governatori Rajput, venne completato nel 1396 d.c. dal suo successore Iltutmish.  L’altissima torre conica è un esempio straordinario di arte Moghul indo-islamica dell’architettura afghana. Copre un’ altezza di circa 72.5 metri e raggiunge 379 scalini. Ha cinque diversi piani ognuno segnato da un balcone sporgente che ne demarca il limite e si restringe da un diametro di 15 metri alla base fino ad arrivare ad un diametro di 2.5 metri alla sommità. I primi tre livelli sono realizzati in arenaria rossa mentre il quarto e il quinto sono rispettivamente di marmo e arenaria. A fianco del minareto si trova la moschea Quwwar-ul-islam, una tra le prime ad essere realizzata in India. Un’iscrizione provocatoria sull’entrata orientale avverte i visitatori che fu fatta costruire con il materiale ottenuto dalla demolizione di 27 templi hindu. Una colonna di ferro alta 7 metri si erge nella corte della moschea, fu fatta costruire durante la dominazione della dinastia Gupta in memoria di Chandragupta II. All’estrema sommità della colonna appare l’immagine del Dio Hindu Garuda. Un fatto eccezionale è che la colonna, di quasi 1600 anni, seppure rivestita per il 98% di ferro, non ha un accenno di ruggine.  Si dice che circumnavigare la colonna con le spalle rivolte contro di essa, faccia avverare i desideri espressi.

Le origini del Qutub Minar sono coperte di mistero, alcuni credono sia simbolo della vittoria dei musulmani e dell’inizio della loro dominazione in India, altri ritengono che servisse per richiamare I fedeli alla preghiera, altri che venisse usata come torre di avvistamento.

Nonostante fu colpito da un fulmine e danneggiato, poi riparato in seguito, questo monumento ha superato in maniera straodinaria I segni del tempo. È inoltre circondato da un verde giardino che lo rende il luogo adatto per passare piacevoli pomeriggi all’ombra dei suoi alberi e allo stesso tempo per godere dell’abilità artistica e della memoria storica di cui è un grande esempio.

Ognuno dei piani del minareto ha una decorazione differente: alla base il primo piano presenta dei solchi angolari e circolari, il secondo è circolare, il terzo ha solchi angolari, mentre i balconi ne accrescono notevolmente la bellezza. I versi che decorano la colonna, incisi sull’arenaria sono ripresi dal libro sacro del Corano. Ci sono rivendicazioni sull’evidenza che il Qutub Minar fu costruito molto prima da imperatori Hindu e che in seguito Kuttubuddin abbia sostituito le scritte sulla pietra. Le pietre hanno divinità hindu da una parte e dall’altra riportano iscrizioni coraniche.

Alcune pietre che sono state  rimosse dal minareto e che hanno divinità hindu da una parte e dall’altra scritte coraniche, sono oggi conservate al museo, questo a testimonianza che gli invasori erano soliti rimuovere le pietre dedicate alle divinità hindu, capovolgerle sotto sopra e nascondere le immagini per aggiungere al loro posto scritte  sacre sulla parte frontale.

Molte sono state nel corso degli anni le scosse e I colpi subiti da fenomeni geotemporali, nonostante tutto però si è sempre pensato ad apportare riparazioni affinchè questa straordinaria opera d’arte mantenesse intatto il suo slendore.

Festival del Sikkim: una tavolozza di colori tra le cime più alte del mondo

Bisogna visitare il Sikkim per poterne testimoniare la caleidoscopica rivolta di colori che lo rende una piccola tavolozza appoggiata nel mezzo di alcuni tra i posti più incantevoli del pianeta dove difficilmente l’uomo riesce a soffermarsi per lungo tempo, ma dove al contrario ogni anima trova il nido ideale per riposare nella pace incantata delle vette più alte del mondo, da cui toccare il cielo con un dito e giocare con le nuvole sembra essere un privilegio riservato a pochi eletti.  Nascosto tra la catena dell’Hymalaya, nel corridoio dell’India a Nord Est del paese, confinante a nord con la regione autonoma del Tibet, a ovest con il Nepal, a est con il Bhutan e a sud con il West Bengal, questa singolare regione non perde occasione di celebrare festeggiamenti durante tutto l’anno. Con una cultura ricca e diversificata, una tradizione accogliente e credenze popolari radicate, il Sikkim, anche se è il secondo stato più piccolo del paese, quando si tratta di festeggiare non è secondo a nessuno.

  1. Saga Dawa ( primi del mese di Giugno):            

Saga Dawa è considerato uno dei festival religiosi più sentiti da coloro che seguono la dottrina del Buddismo Mahayana. Viene celebrato con preghiere rituali durante tutto il mese. In quest’occasione vengono celebrati tre momenti importanti associati alla vita del Buddha: la nascita di Lord Buddha, l’illuminazione che Lord Buddha ricevette e la morte o il raggiungimento del Nirvana di quest’ultimo. La giornata principale inizia con una visita ai monasteri dove vengono offerte lampe votive al burro, simbolo di amore e le strade si riempiono di devoti in processione che portano statue e ritratti del Buddha e testi sacri del buddismo attraverso i quali vengono distribuite benedizioni. Viene celebrato durante il giorno di luna piena, il quarto mese del calendario lunare buddista, intorno alla fine di Maggio, primi di Giugno.

  1. DrupkaTeshi ( mese di Luglio/ Agosto):

Anche questo è un festival buddista, celebrato con grande entusiasmo e vivacità poichè in questo giorno il Buddha lesse il suo primo sermone nel quale spiegava le Quattro Nobili Verità ai suoi cinque devoti nel parco di Sarnath, ovvero :

1) La vita è sofferenza.
2) L’origine della sofferenza è l’attaccamento.
3) La cessazione della sofferenza è possibile.
4) Esiste un percorso per la cessazione della sofferenza

Questo giorno viene celebrato il quarto giorno del sesto mese del calendario tibetano nel mese di Luglio/ Agosto. In questa occasione moltissime le preghiere di massa al Deer Park e in Muguthang, nel nord del paese. La giornata si conlude con una corsa di Yak che offre il momento di più alto intrattenimento.

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  1. Pang Lhabsol ( intorno alla fine del mese di Agosto):

Questo è uno dei festival più caratteristici, reso famoso dal terzo sovrano del Sikkim, Chakdor Namgyal e celebra la vetta più alta dell’Hymalaya, il monte Kanchedzonga, come sacro guardiano del Sikkim. Questo giorno celebra anche lo storico trattato di fratellanza tra I Lepcha e I Bhutia, e vengono invocate anche le divinità a partecipare all’evento.  La divinità protettrice, ovvero la montagna, viene rappresentata da un Lama mascherato, che balla indossando una maschera dipinta di rosso con una corona di 5 teschi, mentre guida un leone della neve. Una settimana prima di iniziare le celebrazioni, I monaci si ritirano in preghiera per invocare la montagna che li protegge. Questa danza oltre ad avere un significato religioso, viene eseguita dai giovani dell’elite locale come esercizio di combattimento. I ballerini per prepararsi, quindici giorni prima del festival, si chiudono in ritiro. Per impressionare gli spettatori il meno possibile con questa visione terrificante, dei giullari chiamati “ atchars”, si divertono a fare scherzi e altre buffonate. Questo festival si svolge intorno alla fine di Agosto.

  1. Bumchu:

Il festival di Bumchuis è celebrato nel monastero di Tashiding, nel Sikkim occidentale, durante il mese di Gennaio, in dialetto locale significa: “la brocca di acqua”. Durante la celebrazione, la brocca che contiene l’acqua sacra viene scoperta dal Lama della comunità, che ne prende sette tazze e le distribuisce a tutti i fedeli, provvede poi a farla riempire di nuovo con altre sette tazze dell’acqua del fiume Rathong Chu e a farla sigillare per l’anno successivo, quando si ripeterà lo stesso rituale. Il livello di acqua rimasta al momento dello scoperchiamento verrà usato per predire la prosperità dell’anno a venire. Se l’acqua fuoriesce dalla brocca, significherà che l’anno a venire sarà disturbato, al contrario se la brocca sarà asciutta vorrà dire che ci sarà una carestia.

  1. Kagyat Dance:

Kagyat Dance viene festeggiata durante il 28’ e 29’ giorno del decimo mese del calendario tibetano. Questa danza, di solito, viene danzata dai monaci nel monastero Tsuklakhang e termina con la distruzione nel fuoco di miniature fatte di farina, legno e carta che simboleggiano i poteri infernali dell’ odio. Prima di iniziare i monaci si riuniscono in preghiera e poi attraverso la danza chiedono la prosperità e la buona salute della propria comunità.

  1. RumtekChaams:

Il monastero di Rumtek è famoso per la “ Chaams”, la tradizionale danza dei lama e anche per la versione in “opera” adattata, realizzata dalla comunità che vive in prossimità del monastero.  Queste Chaams vengono celebrate due giorni prima dell’avvento dell’anno nuovo del calendario tibetano ovvero nel decimo giorno del quinto mese. Conosciuto anche come “ Tse Chu Chaam”. Queste danze rappresentano le otto differenti manifetazioni di Padmasambhava, un saggio indiano famoso nell’ aver diffuso la dottrina del Buddismo in Tibet.

  1. Losoong:

Celebra il nuovo anno del Sikkim, conosciuto anche come “Sonam Losar” (il nuovo anno dei contadini) ed’è il momento in cui i contadini celebrano I loro raccolti. Le danze sono tenute in quasi tutti I monasteri due giorni prima del Lossong. Queste danze tipicamente simboleggiano la cacciata degli spiriti malvagi dell’anno precedente e rappresentano un augurio di benvenuto per gli spiriti benigni del nuovo anno.

8.  Dasain:

Dasain è uno dei festival più importanti celebrato anche dagli hindu nepalesi che abitano in Sikkim. In questo giorno si prega la madre Durga e semi di grano vengono seminati in ogni casa là dove si svolgono le preghiere . Il decimo giorno, conosciuto come “maar”, è il giorno in cui viene sacrificata la capra. Altro festival è il Diwali che fa parte del festival di Tihar che inizia dieci giorni dopo il Dasain e durante il quale nel terzo giorno viene celebrata la dea Lakshmi ( della ricchezza). 

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  1. EncheyChaam ( mese di Dicembre):

In quest’occasione si svolge l’annuale danza tradizionale dei lama della comunità religiosa di Enchey, che viene celebrata ogni anno nell’ottavo e nono giorno dell’undicesimo mese del calendario tibetano ( nel mese di dicembre). Così come le danze nelle altre differenti comunità, anche qui, sono previste dimostrazioni da parte dei lama che nelle loro vesti migliori e bizarre, si rivolgono alle divinità attraverso danze mistiche . In Enchey, il Drag- dMarChaam di Padmasambhava è ritenuta svolgersi nella sua forma più infuriata.

  1. Losar:

Questo festival celebra il nuovo anno tibetano e si festeggia tra amici e parenti. Alcuni giorni prima che il festival abbia inizio, si svolge il GuthorChaam, durante il quale folcloristiche danze vengono eseguite nelle comunità di Pemayangtse e di Rumtek.

 

Mani invisibili.

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Articolo liberamente tradotto da un articolo di Sarika Malhotra | Edizione del 7 giugno, 2015 pubblicato su Business Today

Sul tratto Bundi-Bhilwara, lungo la National Highway 76, 40 km, è come un giorno qualunque finché un uomo in maglietta gialla arriva in motorino ad una bancarella di generi alimentari vicino al villaggio di Patiyal, nel distretto di Bundi. Su sue istruzioni, un gruppo di bambini, che stava cesellando piccole arenarie sul ciglio della strada, si sparpaglia. Alcuni si infilano nelle capanne dietro le macerie, mentre altri afferrano una cola-bar al banco. I bambini vengono immediatamente sostituiti da una manciata di donne che portano avanti lo stesso lavoro. Presto, un’auto Innova si ferma vicino al chiosco e uno straniero viene portato in giro per il luogo da un paio di uomini. Il gruppo trascorre circa 10 minuti sul posto. Lo straniero viene ricondotto al veicolo e, dopo una breve discussione con gli uomini, viene mandato via. Nel giro di pochi minuti dalla sua partenza, i bambini escono dalle capanne e riprendono il loro lavoro.

Esiste una precisione con cui viene organizzata l’intera sequenza, quasi come se venisse eseguita regolarmente. Lo straniero è un giornalista belga. Sta esaminando se l’arenaria della regione, utilizzata per ricostruire due dei punti di riferimento commerciali più strategici – Korenmarkt ed Emile Braun Square – nel centro storico di Ghent, in Belgio, sia di provenienza etica. A visitare l’area è anche un gruppo di acquirenti internazionali provenienti dal Belgio che finanziano progetti e ONG per assicurarsi la stessa cosa, ovvero che il lavoro che gira attorno all’ arenaria che intendono acquistare  implichi buone pratiche di lavoro nelle miniere e nelle cave, standard minimi di sicurezza e, soprattutto, nessun impiego di lavoro minorile. (….)

Il motivo della preoccupazione di queste aziende è evidente. Prendiamo il caso di Banjara Basti al Parana Village, nel distretto di Bundi. La baraccopoli, senza una connessione alla rete, ha 70 famiglie, con 150 bambini nella fascia di età da 4 a 10 anni e circa 50 nella fascia da 11 a 14. Nessun bambino va a scuola, ma tutti sanno come contare e calcolare. In realtà, il villaggio non ha scuole. Le scuole più vicine si trovano a Dabi e a Buddhpura – a cinque o sette chilometri di distanza – o nel villaggio di Parana raggiungibile attraverso l’autostrada a quattro corsie. Cinque minuti alle 8 e l’intero villaggio comincia. Gli anziani procedono verso le miniere, i giovani dai 16 ai 18 anni le raggiungono per caricare, sgomberare e scaricare e i bambini più piccoli si dirigono verso i cantieri dove fanno i ciottoli. I bambini iniziano a lavorare in questi cantieri dall’età di otto anni e apprendono sul posto di lavoro. Lavorano dalle 8:00 alle 17:00 e sono pagati Rs 2 per ciottolo dai proprietari o dagli appaltatori della cava.


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In effetti, come dimostra questo esempio, il lavoro minorile è ancora diffuso in diversi settori, in particolare nelle industrie orientate all’esportazione. La proposta di emendamento approvata dal Consiglio dei ministri a maggio potrebbe non essere sufficiente per controllare il lavoro minorile, poiché la maggior parte del lavoro viene svolto in case o in imprese domestiche sotto mentite spoglie.
Prendiamo ad esempio le cave di arenaria nel Rajasthan. Secondo il Dipartimento delle Miniere e della Geologia di Udaipur, il 70% della produzione di arenaria indiana si svolge in Rajasthan e nel 2013/14 l’erario statale ha guadagnato oltre 138 crore di Rs attraverso i contratti di locazione e le royalties. L’industria impiega 71.242 persone, secondo le stime ufficiali, ma il numero effettivo di lavoratori è molto di più.

Una fiorente economia di ciottoli nella regione viene in gran parte alimentata da bambini che fabbricano ciottoli e piccoli blocchi dai residui della cava di arenaria Questi residui si trovano in abbondanza nella regione e ora stanno portando ingenti guadagni ai proprietari di cave e agli appaltatori. I proprietari delle miniere vendono i materiali di scarto a imprenditori, intermediari o ingaggiano appaltatori che li fanno sottoporre a lavorazione nelle case, coinvolgendo principalmente bambini. Questi bambini fanno un buon lavoro di scalpellatura grazie alle loro mani flessibili. Dal 2004 la domanda europea di ciottoli è in crescita perché essi vengono utilizzati per realizzare pavimenti, vialetti, giardini e pietre decorative.

Rana Sengupta, Managing Trustee and CEO, Mine Labor Protection, spiega le dinamiche. “I ciottoli sono fatti strategicamente sia sul lato dell’autostrada, sia fuori dalle miniere, o sempre più fuori dalle case degli operai o dai magazzini. Di conseguenza, il lavoratore del ciottolo non rientra nel campo di applicazione di alcuna legge, sia essa la Legge sulle miniere o la legge sulle fabbriche. ” Ai sensi della legge sulle miniere, qualsiasi lavoratore di età inferiore ai 18 anni non è autorizzato a lavorare nelle miniere o vicinanze o nelle miniere trattandosi di un’attività pericolosa. Spesso i bambini di 14 anni fanno i ciottoli nell’area mineraria. La legge sulle fabbriche stabilisce che gli standard sulla sicurezza di base devono essere garantiti e soggetti a ispezione. “Quindi, in questa fascia, circa 1,5 lakh di persone operano in questa industria al 100% delle esportazioni senza essere registrati ovunque come lavoratori e tuttavia contribuiscono a questa economia in crescita”, afferma Sengupta.

La matrice aziendale è semplice. Un lavoro è pagato Rs 2 per ogni ciottolo. Se il proprietario della miniera ottiene il lavoro tramite un appaltatore, gioca solo per la sua commissione e il costo del lavoro. I ciottoli da una tonnellata di solito hanno da 200 a 300 pezzi di pietra (a seconda delle dimensioni della pietra). L’esportatore riceve le pietre da venditori, intermediari e proprietari di cave e lo vende a un grande compratore internazionale per m2.000 per container (circa da m6.5 a m9 per metro quadrato). Questo è venduto nel mercato estero a m18 per metro quadrato. Ora, visti i margini coinvolti, la maggior parte dei proprietari di miniere ha iniziato a esportare direttamente alle aziende internazionali. Il rapporto costi / benefici di essere nel business è evidente.

Nessun datore di lavoro dimostra di impiegare bambini. Tutti i datori di lavoro nei loro libri dimostrano che stanno pagando gli stipendi minimi richiesti agli adulti. La maggior parte di questo denaro diventa denaro nero.

L’estrazione contribuisce quasi per il 2% al PIL del paese e, secondo il censimento del 2011, l’8,3% della forza lavoro totale in questo settore sono bambini. Tuttavia, il numero effettivo di bambini lavoratori raramente emerge. L’estrazione mineraria è statale ma il tema del lavoro minorile rimane centrale. Non esiste un sistema per monitorare la situazione lavorativa nelle miniere e nelle cave. Sengupta spiega che i funzionari del dipartimento del lavoro non sono solo incaricati delle attività minerarie in un particolare Stato. Hanno anche la responsabilità dei lavoratori in tutti gli istituti del governo centrale in uno Stato, come ad esempio Ferrovie, poste e telegrafi, tra gli altri. “Inoltre, un funzionario per l’applicazione del lavoro (LEO) è responsabile di quattro distretti, che nel Rajasthan equivalgono a circa due lakh di lavoratori minerari, quindi non è umanamente possibile monitorare la situazione dei lavoratori delle miniere e delle cave. ” È interessante notare che nella regione i lavoratori delle miniere non hanno alcuna prova di essere occupati. Questo nonostante il fatto che abbiano lavorato per anni nelle miniere, spesso sotto lo stesso appaltatore o proprietario. Che cosa, quindi, ci si può aspettare dal lavoro svolto nelle unità domestiche o nei cantieri?
Mentre la maggior parte dei proprietari di miniere dice che nessuno sotto i 18 anni vi è impiegato, probabilmente non c’è modo di misurare l’età esatta dei lavoratori. Le prove di età, compresi i certificati di nascita, sono difficilmente disponibili in questo segmento, sottolinea Kushal Singh, ex presidente della Commissione nazionale per la protezione dei diritti dell’infanzia (NCPCR). “Quanti datori di lavoro o appaltatori chiedano prove dell’età è discutibile: nei casi in cui sono disponibili prove, non vi è menzione dell’autenticità dell’età”. I proprietari della cava insistono sul fatto che danno lavoro agli appaltatori e li pagano in base al pezzo, e spetta all’appaltatore portare a termine il lavoro.

A Kailash Nagar a Delhi est circa 50.000 bambini sono impegnati nel taglio del filo dei jeans. Ottengono 40 paisa per pezzo per il taglio del filetto e 75 paisa per il confezionamento. Questi bambini non lavorano in nessuna fabbrica o unità produttiva, né vanno a cercarlo, il lavoro. Arriva a due passi da casa. Un lotto di solito ha 25 pezzi. Il taglia-filo si adatta bene alle dita. Nessuno sa da dove arrivino questi pezzi. Sono contati, distribuiti, pagati e controllati da una signora della colonia che riceve 10 paisa per pezzo come spese di gestione. Poiché nessun veicolo riesce ad entrare nelle vie strette, l’agente porta la merce fuori dalla colonia in un risciò e li carica su un furgone. Questo agente fa parte di un’intricata rete di fornitura a Delhi, che è frammentata, prevalentemente orientata all’esportazione, specializzata nella produzione di abbigliamento e oggetti da abbellimento.

La società di consulenza Technopak stima che nel 2012 l’industria indiana dell’indumento readymade (RMG) abbia prodotto quasi il 13% della produzione globale e che l’India sia stata il sesto esportatore di capi al mondo. Le esportazioni hanno raggiunto $ 13,71 miliardi nel 2011/12 e $ 14,94 miliardi nel 2013 / 14. I mercati più importanti sono l’UE, gli USA e gli EAU.

“Nell’ultimo decennio a causa della crescente consapevolezza e dell’ obbligo di certificazioni internazionali obbligatorie come la certificazione di produzione mondiale responsabile nel settore abbigliamento, il lavoro minorile è diminuito nelle fabbriche e nelle unità produttive”, afferma un esportatore di medie dimensioni di Delhi. Tuttavia, è notevolmente aumentato nelle unità domestiche e nelle case attraverso il lavoro a cottimo che viene esternalizzato. Anche se la maggior parte dei processi nelle unità di esportazione di medie dimensioni è meccanizzata, la finitura viene esternalizzata tramite gli appaltatori. Si tratta essenzialmente lavori manuali, come ricami, abbellimenti, bordature, incisioni su pietra e taglio del filo, che sono la parte più importante nella catena del valore. Anche se l’outsourcing è una parola proibita nella comunità degli esportatori, è un dato di fatto che ciò avvenga. Un esportatore di medie dimensioni di Delhi ha confermato che almeno il 60% delle unità esternalizza e finisce il lavoro attraverso appaltatori o fabbricanti che esternalizzano ulteriormente ai subappaltatori. Un altro esportatore ha sottolineato che, date le norme di conformità, nessun lavoro può uscire dalla fabbrica.

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Tuttavia, gli studi confermano il fatto che il lavoro viene sempre più esternalizzato in diverse fasi. Un rapporto della Society for Labor and Development, New Delhi, nel febbraio 2013, rileva che il numero di subappaltatori o fabbricanti nella regione di Kapashera-Dundehera a Haryana è aumentato da meno di cinque nel 2000 a più di 90 del 2012.

Prabhat Kumar, National Manager, Child Protection presso l’ONG internazionale Save The Children, spiega le dinamiche. “Il lavoro esternalizzato è sempre dato a una persona giuridica o ad un adulto, ma raggiunge i bambini all’interno della famiglia: qualsiasi tipo di lavoro manuale sul capo che non avviene all’interno della fabbrica ha un’alta probabilità di coinvolgere bambini”. Kumar afferma che il profitto nell’industria RMG dipende dal mantenere bassi i costi di produzione e garantire un volume di scambi elevato. “Più lunga è la catena di approvvigionamento, minore è il pagamento ad ogni passaggio. Inoltre, il costo di mercato del prodotto finito dipende dalla qualità del lavoro che si svolge sui gradini più bassi della catena di approvvigionamento, come il ricamo a mano e il pagamento a cottimo “.

Shanta Sinha, ex presidente della NCPCR, afferma che il cottimo è la peggiore forma di sfruttamento, poiché l’intera famiglia, soprattutto i bambini, viene coinvolta nella produzione. “Poiché i pezzi vengono prodotti o finiti in unità domestiche, questi lavoratori rimangono disorganizzati, non rientrano mai nella legge sulle fabbriche, non ricevono salari minimi, non hanno condizioni di lavoro salutari o alcuna sicurezza sociale “. Che si tratti di ciottoli, indumenti confezionati, mattoni, braccialetti, artigianato, articoli sportivi, gemme e gioielli, la maggior parte di queste attività viene misurata sulle unità di lavoro eseguite e i pagamenti vengono effettuati a cottimo.

In effetti, le percentuali e il lavoro minorile sono completamente a favore del datore di lavoro piuttosto che per la famiglia povera. Anche per un lavoratore semi-qualificato o non qualificato, un datore di lavoro a Gurgaon pagherebbe 5.500 rupie come salario di base, oltre al 12 per cento di previdenza, 1,75 per cento ESI (Schema assicurativo statale dipendenti), congedo di maternità di un mese senza salario e un bonus una volta all’anno, più gli straordinari. Non c’è da stupirsi, quindi, se è qui che le equazioni si trasformano in favore del lavoro a cottimo.

Poi, c’è l’ecosistema della moneta nera e le dinamiche del mercato del lavoro per adulti. Kailash Satyarthi, vincitore del premio Nobel per la pace e fondatore dell’organizzazione per i diritti dei bambini Bachpan Bachao Andolan, spiega la matrice. “Nessun datore di lavoro dimostra di occuparsi di figli, tutti i datori di lavoro nei loro libri dimostrano che stanno pagando gli stipendi minimi richiesti agli adulti.” La maggior parte di questi soldi diventa denaro nero. I produttori calcolano le loro spese in modo tale che il 30-60 per cento sia mostrato come costo del lavoro nel costo complessivo di produzione, e la maggior parte di questo denaro diventa denaro nero “, dice. Questo denaro raramente entra in circolazione, non è sottoposto a tassazione e alimenta un’economia monetaria nera parallela. Mentre non ci sono cifre esatte sulla dimensione di questa economia del denaro nero, Satyarthi evidenzia i numeri di base. “In media ci sono 200 giorni lavorativi:  sei bambini che lavorano a un costo medio di Rs 15 per bambino al giorno, costano 18.000 crore di Rs in un anno Se questi sei bambini lavoratori vengono sostituiti con sei adulti i lavoratori, le dinamiche cambiano completamente poiché un lavoratore adulto costerebbe almeno Rs 115 al giorno, cioe a 1,38,000 crore di Rs. Questa differenza di 1,20,000 crore di Rs è denaro nero. ” Se il lavoro minorile verrà sostituito da adulti e agli adulti venisse pagato il salario minimo giornaliero, allora non sarà necessario che i bambini lavorino. Visto che gli adulti saranno ben ricompensati, il loro potere di spesa aumenterà e darà un nuovo impulso all’economia.

Bharti Sharma, ex presidente di NCPCR, afferma che i produttori hanno tagliato i costi nel tentativo di rimanere competitivi. “La questione rimane strettamente legata alla promozione delle esportazioni: se parli con gli organismi di promozione delle esportazioni, tutto quello che diranno è che non c’è lavoro minorile nella catena del valore delle esportazioni.

Il ministero del lavoro sostiene che il lavoro minorile è in declino in India. Il ministero afferma che l’applicazione della legge sul lavoro minorile (Proibizionismo e regolamentazione) del 1986 viene effettuata dai governi statali e dal governo centrale nelle rispettive sfere. E nella legge è prevista la nomina di “ispettori” da parte del governo allo scopo di garantire la conformità. Tuttavia, a Nuova Delhi, il NCPCR, che è stato istituito come risposta all’India tra i primi paesi a ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ha una storia diversa da raccontare, non avendo neppure una squadra di persone nominate.

Gli osservatori ritengono che la legge vigente sul lavoro minorile (proibizionismo e regolamentazione) del 1986, che vieta il coinvolgimento dei bambini in determinati tipi di professioni e che disciplina le condizioni di lavoro in altri, sia obsoleta e dovrebbe essere al passo con i tempi. La legge sull’emendamento del lavoro (proibizionismo e regolamento) del 2012 è stata approvata dal Consiglio dei ministri il 13 maggio. La più grande area grigia rispetto all’emendamento è che un bambino, dopo l’orario scolastico, può aiutare la sua famiglia nei campi, nel lavoro a casa o raccolta forestale. La maggior parte dei bambini rientra in questa categoria. Si pensi che l’agricoltura, che costituisce il 14% del PIL dell’India, coinvolge il numero massimo di bambini.

Si prenda l’esempio della coltivazione del tabacco. I bambini ottengono tra Rs 10 e Rs 30 al giorno per fare il lavoro più noioso nella catena di produzione del tabacco. Fin dalla piantagione fino alla fase finale di preparazione dei prodotti da inviare alle unità produttive, i bambini sono la scelta preferita degli appaltatori e degli agricoltori.
Nel solo distretto di Bihar, Samastipur, circa 25.000 bambini sono coinvolti nella filiera produttiva del tabacco, secondo Dilip Kumar Giri, vicepresidente dell’unità di Bihar di Bachpan Bachao Andolan. “La maggior parte di questi bambini è iscritta alle scuole e frequenta regolarmente la scuola.La più grande attrazione per loro e le loro famiglie è il pasto di mezzogiorno. Anche il vestito e la borsa di studio per le caste arretrate ed estremamente arretrate sono una grande attrazione e dopo essere tornati dalla scuola si impegnano nella produzione di tabacco “, dice. L’India è il terzo produttore mondiale di tabacco al mondo dopo Cina e Brasile. In effetti, uno dei maggiori problemi a livello mondiale nella filiera del tabacco è stato l’uso del lavoro minorile. Il tabacco e i prodotti del tabacco contribuiscono per circa 20.000 crore di Rs alle entrate erariali tramite accise. L’India ha guadagnato $ 833,42 milioni nel 2011/12 e $ 1,01 miliardi nel 2013/14 dalle esportazioni di tabacco.

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Secondo l’ICAR-Central Tobacco Research Institute, Andhra Pradesh, il Bihar rappresenta 0,20 lakh di produzione di tabacco nel paese. La gente del posto dice che quasi il 70% dell’economia di Samastipur, il 60% di Vaishali e il 40% di Muzaffarpur dipendono dal tabacco. Pramod Kumar, sarpanch di Satanpur nel distretto di Samastipur, spiega che la maggior parte dei processi in produzione sono esternalizzati e quindi sono gli appaltatori che usano il lavoro minorile. Questo lavoro è economico. Ad esempio, un appaltatore paga 5.000 rupie ai bambini per eliminare le infestanti in piantagioni di un ettaro, ma dovrebbe sborsare circa 8.500 rupie per i lavoratori adulti. Allo stesso modo, dopo che la raccolta viene effettuata dagli adulti, i bambini vengono utilizzati dagli appaltatori per acquisire le piante. Di solito, un bambino viene pagato solo da Rs 20 a Rs 30 per il lavoro mentre gli adulti vengono pagati  da Rs 150 a Rs 200. Un acro produce 10 quintali di tabacco. Usando il lavoro minorile, su ogni acro vengono risparmiate Rs 20.000. Gli appaltatori e gli agricoltori insistono sul fatto che se smetteranno di utilizzare il lavoro minorile, i loro profitti si ridurranno drasticamente, poiché tutto il costo viene risparmiato solo sul mercato del lavoro, sia nella fase agricola che nella fase di lavorazione.

È un dato di fatto che i costi di produzione e quindi gli appalti aumenteranno in molti settori ad alta intensità di manodopera senza lavoratori minorenni. Davuluri Venkateswarlu, direttore della Glocal Research and Consultancy Services, a Hyderabad, ha condotto uno studio sul vantaggio in termini di costi dell’utilizzo di bambini in confronto al costo del lavoro per adulti nel settore dei semi di cotone ibrido in Andhra Pradesh. Per finanziare la sostituzione totale del lavoro minorile nel settore dei semi di cotone, è necessario un aumento di almeno il 12% del prezzo di approvvigionamento e un ulteriore aumento dell’8% per soddisfare i costi dell’inflazione annuale ogni anno. Se i salari nel settore dei semi di cotone devono essere alla pari con le retribuzioni minime stabilite dal governo, è necessario un aumento del 37,7 per cento del prezzo di approvvigionamento.
Nel 2010, il ministero del Commercio degli Stati Uniti ha scritto al governo indiano che l’amministrazione Obama stava considerando un divieto di importazione di granito e arenaria dall’India, dal momento che le miniere in Rajasthan stavano violando le norme internazionali sul lavoro.

“Gli acquirenti che vogliono etichettare la pietra come eticamente approvata senza stipulare condizioni per le loro controparti commerciali indiane, dovrebbero essere pronte a pagare un premio alla lavorazione dei ciottoli senza utilizzo di bambini, anche se ciò significa ridurre i loro profitti” dice Sengupta. “La loro insistenza nell’assicurarsi prodotti privi di manodopera minorile sta solo peggiorando la situazione. Oggi i bambini sono addestrati dai loro impiegati a negare che fanno i ciottoli, i loro genitori sono minacciati se non dicono che non hanno debiti né problemi di salute e che i loro figli vanno a scuola quando la realtà è l’opposto”.

Nel frattempo, la società civile saluta la proposta di emendamento sul lavoro minorile (Proibizionismo e regolamento) come un passo nella giusta direzione. Ma se le cose cambieranno, resta da vedere, considerando le realtà socio-economiche in India.Li

Liberamente tradotto da un articolo di Sarika Malhotra | Edizione del 7 giugno, 2015 pubblicato su Business Today

https://m.businesstoday.in/story/child-labour-in-india-how-it-being-hidden-from-authorities/1/219448.html

UN VIAGGIO ATTRAVERSO L’EREDITÀ CULTURALE DELL’INDIA.

Capitolo 1:  Sufismo, dervisci and qawwali in India

Dalla letteratura mistica sufi: “ Finchè io esistevo, Dio non era presente. Ora solo lui esiste e io non ci sono più. Il cammino dell’amore è così stretto che non lascia spazio a entrambi”.

Il sufismo può essere considerato come la dimensione esoterica dell’islam con cui condivide solo alcune pratiche e che non viene accettato dall’islam stesso che lo considera invece come una dimensione spirituale che utilizza metodi non appropriati.

È un insegnamento basato sull’amore. Anche se parlare di questa complessa tradizione non è per nulla facile, l’enfasi della sua parola è sulla perfetta rinuncia e sul totale annegamento in Dio.

Come disse un maestro sufi: “l’amore è azione, l’azione è conoscenza, la conoscenza è verità, la verità è amore.

C’è un senso di unità in questa dottrina che parla della sostanziale unità di tutte le religioni. Una storia sufi racconta che c’erano quattro viaggiatori: un persiano, un turco, un arabo e un greco che si avvicinano ad una bancarella al bordo della strada. “Voglio dell’ angur” dice il persiano, “io voglio l’uzum” dice il turco, “inab è quello che voglio io” dice l’arabo, il greco invece insiste per comprare lo “stafil”. Iniziano a discutere, quando arriva un uomo che conosce molte lingue e offre loro il suo aiuto, prende i soldi, si avvicina alla bancarella e compra quattro grappoli d’uva che porta ai viaggiatori. Tutti e quattro volevano la stessa cosa!

La disarmonia e il dissenso sono spesso causati dalla differenza del linguaggio. Con questa storia si vuole far capire che i viaggiatori sono le persone comuni soggette ai fraintendimenti e alle incomprensioni e il sufi è il linguista ovvero colui che parla e comprende una lingua universale,  la lingua dell’amore. Quando emergono in superficie le differenze nei linguaggi, nei significati e nella percezione, solo allora si possono apprendere i veri insegnamenti. Il sufi è un mistico che crede nell’armonizzazione dell’intera esistenza.

“Il sufismo è la verità senza forma”. La parola sufi in arabo vuol dire puro. Un’interpretazione letterale di “sufi” è la persona che veste la lana di cammello.

La metafora del cammino che il devoto deve percorrere per raggiungere Dio deve essere vista qui in relazione al termine Shari’a che vuol dire “la strada già percorsa”,  “ la strada che conduce alla sorgente”, la tariqa rappresenta la prosecuzione metaforica di questo percorso, intrapresa dai mistici che dalla strada già percorsa vogliono arrivare all’essenza di essa ovvero all’ haqiqa al cui interno si cela il vero e ultimo significato intrinseco ovvero la marifa cioè l’unione ultima in cui il devoto diventa una sola cosa con Dio.

L’obbiettivo di tutte le pratiche ascetiche sufi è quello di ottenere uno stato di costante ricordo di Dio per rimanere sempre nella sua presenza. I sufi considerano Jikr ( il ricordo), Muraqaba ( meditazione), Mushahada (visione) e Muhasaba (autocritica) come le pratiche più utili per raggiungere questo obbiettivo.

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La musica e la danza sono viste come attività catalizzatrici nel produrre uno stato di estasi. I sufi credono che la musica faccia vibrare i loro cuori con l’eco del riverbero, ricordando loro l’ unione con Dio. Gli effetti prodotti dalla musica, dipendono comunque dalla natura e dallo stato emotivo di chi ascolta e di chi canta. Se il devoto non ha ancora superato le passioni terrene, può addirittura farsi del male, ma per un sufi la musica provoca nel suo cuore un amore più alto vicino a Dio e lo può anche condurre ad una visione e ad un’ estasi spirituale assolute. Dicono che la musica produca una purezza nei loro cuori che non sarebbe raggiungibile con nessun’altra pratica. Si crede che Dio abbia donato a tutti la sua eterna musica che risuona nei battiti del cuore (AnahatNad) e la musica esterna vuole essere un  tentativo di riprodurre e farci ricordare che questa musica eterna è presente in ognuno di noi al fine di farci avvicinare alla sorgente di questa melodia che è Dio. I ghazals di Rumi continuano ad inspirare cantanti e poeti con le loro riflessioni di amore spirituale come aspirazione umana. I qawwali sono cantati ovunque e uniscono tradizioni musicali differenti come il khayal, thumri, tarana e altre, una meravigliosa tradizione di umanità. Una vecchia canzone dice:

“Mi chiesero come sapevo che il mio amore fosse vero, risposi, ovviamente : c’è qualcosa qui dentro al mio cuore che non può essere negato”.

La passione per la musica devozionale in India, è una caratteristica dell’ordine Chisti. Questo ordine di sufi, fu il primo dei quattro ordini principali del sufismo che si stabilirono in India, chiamati: Chishtia, Qadiria, Suhurawadia e Naqshbandia. Khwaja Muninuddin Chisti introdusse l’ordine Chishti in India intorno al 12’sec. d.c. . I devoti di questo ordine osservano un ritiro di quaranta giorni durante i quali si astengono dalla parola, mangiano solo lo stretto necessario e spendono la maggior parte del loro tempo in preghiera e in meditazione. Questi devoti sono profondamente legati alla musica devozionale attraverso la quale raggiungono l’estasi divina. La musica devozionale Qawwali, li aiuta ad entrare in questo stato. Si dice che l’ordine dei dervisci danzanti, conosciuti come Mevlevi, abbia avuto inizio al tempo di Jalaluddin Rumi, un grande poeta sufi, che era solito tenere dei concerti in memoria del suo maestro Shams Tabriz. Essi credono che la danza simboleggi la danza dell’anima  nell’amore di Dio. I dervisci erano asceti che fondarono la confraternita sufi in Arabia, nel loro credo unirono la filosofia intrinseca di tutte le religioni e crearono un nuovo movimento e un nuovo genere musicale. La danza sacra dei dervisci si dice abbia preso vita da un movimento che fece Rumi e che inconsciamente fece roteare la gonna del suo vestito. Da qui prese vita la danza creata da un gruppo che divenne noto come I dervisci erranti. Molti erano i loro seguaci.

Altamente emblematica e altamente spirituale, questa danza, molto diffusa in Medio Oriente e in particolare in Turchia, è l’espressione stessa della realtà divina e della realtà fenomenica, in un mondo in cui tutto, per sussistere, deve ruotare come gli atomi, come i pianeti, come il pensiero.

Il fatto che gli esseri umani possano partecipare alla coreografia del cosmo danzando al suo ritmo è una consapevolezza che l’umanità ha sin da tempi antichi. Nella danza, lentamente il corpo oscilla e il ritmo del sangue cambia, così come anche la consapevolezza. Con una rivoluzione simile a quella compiuta dal cosmo, le mente si assicura la libertà dai limiti terrestri: inizia a concentrarsi sulla profondità stessa dell’esistenza mentre il corpo è stato lasciato a terra. Qui avviene una trance in cui la mente si separa dal corpo e dunque l’anima raggiunge la libertà dallo stesso. Attraverso questa danza I dervisci colgono la possibilità dell’eternità dell’anima che una volta liberata dai limiti fisici si può concentrare sulla totale trascendenza, la loro filosofia si definisce appunto “filosofia trascendentale”. Dall’altra parte il corpo non viene rinnegato ed’ è in questa comprensione di mente e corpo che viene sperimentato il potere dell’ Unico e la Totalità della vita. In questa danza rituale, il movimento che cambia la sua velocità crea un’armonia tra queste differenti essenze del sè e suscita una profonda consapevolezza. La danza è una speciale pratica per addomesticare la percezione e la consapevolezza del derviscio: è una sorta di meditazione dove la consapevolezza del devoto può penetrare il mondo metafisico. Questo crea una relazione tra l’uomo e la sua natura divina. Per il sufi la conoscenza è metafisica e può essere raggiunta solo attraverso la pratica e non attravero lo studio. Inoltre la pratica della danza è importante nell’ottenere  la conoscenza poichè nella danza il sufi è allo stesso momento nel mondo e al di fuori di esso. I sufi vivono concentrati nell’ essenza di quello che stanno cercando e non nella quotidianità della vita. Tutto il loro lavoro quotidiano consiste nell’ esercitare il corpo a sopportare il peso della sua materia e nell’ essere capace di superarlo.

Il Semà, ovvero questa danza rituale, simbolizza l’ascesa spirituale , il viaggio mistico dall’essere a Dio, in cui l’essere si dissolve ritornando poi sulla terra.

Disse il grande maestro sufi del IX secolo Dhu âl Nûn âlMisr:

“prima di compiere il viaggio credevo che le montagne fossero montagne e i mari fossero mari; durante il viaggio scoprii che le montagne non sono montagne e i mari non sono mari; ed ora che sono tornato so che le montagne sono montagne, e i mari sono mari”.

Partecipano al rito da un lato un gruppo di musici e cantanti, dall’altro il Maestro, il capo dei danzatori e i danzatori. Tutti hanno un abito bianco sopra il quale portano un mantello nero. Nessun altro colore è ammesso, e tutti sono, rigorosamente, maschi. La cerimonia è divisa in varie fasi. Il rito inizia con un inno di lode al Profeta, o con la recitazione dei dieci passi più importanti del Corano. Questa eulogia è in pari tempo una lode a tutti i Profeti e a Dio che li ha creati. Segue una introduzione con un’ improvvisazione di flauto. Un suono di tamburi , la seconda fase , simbolizza la creazione del mondo; e poi , la terza fase, la dolce melodia di un flauto, col suo suono sensibile e delicato rappresenta il soffio divino da cui tutte le creature traggono vita.
Terminato questo concerto, comincia il semà vero e proprio con un inno mevlevi. Mentre il coro accompagnato dall’orchestra inizia a cantare, entrano in fila il Maestro, il capo dei danzatori, e i danzatori, coperti da un mantello nero, simbolo dell’ignoranza e della materia, sotto il quale indossano un abito bianco che rappresenta,la luce e il distacco dall’ ego. Il Maestro ha un caratteristico copricapo nero avvolto dal turbante nero e prende posto su una pelle di montone tinta di rosso; i dervisci indossano un alto cappello di feltro marrone, che simboleggia la pietra tombale del loro ego. A passi lenti,  percorrono in senso antiorario tutto il perimetro per tre volte. Poi si fermano su un lato lungo e ha luogo, con un lieve inchino, lo scambio reciproco di saluti. Ciò simboleggia il saluto che tutte le anime nascoste nelle forme e nei corpi si scambiano in segno di mutua fratellanza. Se in questo momento i danzatori si siedono, prima di rialzarsi battono all’unisono le palme delle mani sul pavimento. Alla fine i danzatori depongono il mantello nero e, in piedi rimangono un attimo con le braccia incrociate e le mani sulle spalle a simboleggiare l’unicità dell’essere con l’Assoluto.
Ha inizio allora la fase più suggestiva, divisa in quattro parti, dette “saluti”. A uno a uno i danzatori si dirigono verso il maestro, gli baciano la mano, vengono da lui baciati sul bordo del copricapo di feltro, cominciano a roteare su se stessi e,  dopo aver allargato le braccia , sempre roteando su se stessi iniziano a girare attorno alla sala, la mano destra volta al cielo a simboleggiare la vicinanza con Dio, la mano sinistra volta alla terra per includere tutti i presenti  alla presenza di Dio. Così girano tutti da destra a sinistra, in un’ampia vorticosa immagine dell’Essere, mentre il capo dei danzatori passa lentamente fra loro.
Questa cerimonia è ripetuta integralmente quattro volte, ossia per quattro “saluti”, interrotti ciascuno da un arresto della musica. Sul finire dell’ultimo “saluto”, il Maestro stesso, “polo celeste”, compie a piccoli e lenti passi un breve percorso davanti a sé, girando su se stesso e tenendo tirato con la mano destra il bavero del mantello.
Il primo “saluto” simboleggia la nascita dell’essere umano alla verità, cui giunge grazie al ragionamento in una formale presa di coscienza che lo rende consapevole dell’esistenza di Dio. Il secondo saluto simboleggia il raggiungimento d’una consapevolezza superiore, in cui l’essere umano sente la Potenza di Dio attraverso lo splendore della Sua creazione. Nel terzo saluto l’essere umano giunge a Dio eliminandosi in Lui, ed è l’estasi ed il superamento d’ogni transitorietà fenomenica. Il quarto “saluto” simboleggia il ritorno sulla terra dallo stato di estasi, e l’accettazione della materia dopo l’ebbrezza della luce divina. Il viaggio mistico è così finito e il sufi, «morto prima di morire», ha testimoniato materia e spirito, essenza reale e transitorietà fenomenica.

( sources: http://www.rivistasufismo.it)

A seguire per chi fosse interessato lascio il link di alcuni festivals sufi che si tengono in India:

http://worldsacredspiritfestival.org/

http://ruhaniyat.com/

IL TRENO DEL CANCRO

Non appena l’orologio segna le 21:00, la trasandata e poco illuminata stazione di Bathinda riprende a vivere, presa d’assalto da una valanga di deboli pazienti che si accalcano sulle piattaforme e si fanno spazio a sgomitate per un prendere un posto nel “treno del cancro”. Ramkishan, un uomo sulla cinquantina, respirando a fatica e tossendo, rimane seduto sulla banchina finchè la folla non si calma, poi prende lentamente a camminare per raggiungere il treno e sedersi a lato del finestrino nel posto riservato.

“Sto andando all’ospedale di Bikaner”, dice quasi senza fiato. “ Mi hanno detto che ho raggiunto lo stadio finale di cancro”.  Questo potrebbe essere il mio ultimo viaggio”.

Il treno a 12 compartimenti ha ottenuto questo macabro nome da un’improvvisa ondata di casi di cancro nello stato del Punjab nel nord-est dell’India, provocati da un inquinamento crescente e dall’uso sempre maggiore di pesticidi e soprattutto da una poco efficace risposta delle autorità governative.

I pazienti arrivano da ogni parte del Punjab per prendere il treno delle 21:30 che li porta nella città-deserto di Bikaner dove possono ottenere  cure specialistiche, arrivando la mattina presto dopo sette ore di viaggio. In questa occasione, l’unico compartimento del treno riservato, con una capacità di 72 posti, viene occupato da trenta pazienti malati di cancro.

Inizialmente questo treno era conosciuto come “il treno TB” perchè veniva usato dai pazienti affetti di tubercolosi che dovevano raggiungere ospedali lontani, ma negli ultimi anni ha ottenuto il nome di “L’ESPRESSO DEL CANCRO”.

Questo treno è utilizzato dai pazienti affetti da tumore, circa il 60% dei posti è occupato da pazienti diretti a Bikaner. Molti altri pazienti viaggiano stipati nei compartimenti generali poichè non possono permettersi di pagare un biglietto.

Simarpal Kaur, 50 anni, è un professore che come altri pazienti siede sul treno, condanna la crescita del cancro dovuta all’acqua contaminata e ai pesticidi utilizzati per i cereali , la frutta e la verdure.

Consapevole del problema, il governo del Punjab ha organizzato un Sistema di purificatori per l’acqua nei villaggi maggiormente colpiti come Bhuttiwala soprannominato il “villaggio del cancro”. Ma i residenti condannano il fatto che questi purificatori non vengano puliti regolarmente e quindi non funzionano a dovere.

” Non sono state condotte ricerche sufficienti sulla prevalenza del cancro in Punjab e dunque non abbiamo informazioni a sufficienza.” dice il Dr. Pritpal Singh del centro per bambini speciali, Baba Farid.

“Le persone non rivelano che qualcuno nella loro casa è malato, per paura di essere stigmatizzati, dunque alcuni casi vengono alla luce quando il paziente ha già raggiunto lo stato finale della malattia.”

Otto mesi fa il centro di Baba Farid ha condotto una ricerca nel villaggio di Bhuttiwala, che identificava 20 pazienti malati di cancro, quando ritornarono a vedere le condizioni di saluti dei pazienti, 18 erano già morti.

Un’ inchiesta di Greenpeace report  condotta da scienziati dell’università di Exeter nel Regno Unito, trovò che il 20% dei campioni dell’acqua dei pozzi aveva livelli di nitrato sopra il limite di sicurezza di 50mg per litro, stabilito dall’organizzazione della sanità mondiale. Il nitrato è una sostanza che può provocare gravi danni alla salute soprattutto nei bambini.

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Nel 2010 il centro Baba Farid si è consultato con il Laboratorio di Micro Tracce Minerali , in uno studio da cui sono usciti fuori risultati incredibili che hanno trovato alti livelli di metalli pesanti come il bario, il cadmio, il magnese, il piombo e l’uranio in bambini di età tra i 13 e i 18 anni.  Nonostante ciò abbia provocato un gran baccano e abbia scatenato le autorità a muoversi, poco o quasi nulla è stato fatto e quel poco che è stato fatto non ha avuto nessun risultato, secondo il Dr Singh. che racconta che ogni giorno ha a che fare con circa 30 nuovi casi di bambini affetti da malformazioni congenite, autismo e ritardo mentale.

“in un’azione di contenimento dei danni, il governo del Punjab ha creato delle unità di bonifica dell’acqua, ma questo è stato solo un gesto simbolico in quanto molte di queste strutture non sono mai state messe in funzione” dice il Dr. Singh. “Dunque alle persone non resta che bere acqua contaminata e farsi il bagno con l’acqua del rubinetto che proviene direttamente dai canali dove senza pudore, vengono smaltiti gli scarichi industriali. Inoltre l’uso intensivo dei pesticidi nelle fattorie e l’eccessivo sfruttamento dell’acqua del suolo per l’irrigazione dei campi, ha contaminato le acque. È un circolo vizioso di inquinamento del suolo, dell’acqua e del cibo”.

È  la cosidetta “rivoluzione verde” che viene incriminata per questo disastro di inquinamento delle risorse che sembra non avere margini di ripresa. C’è stato un periodo in cui, nel 1960 la crescita agricola ha raggiunto livelli altissimi al punto che il Punjab venne definito “la dispensa dell’India”, un periodo in cui le risorse abbondavano così come l’uso di pesticidi. E questo uso incontrollato e irragionevole ha dato vita alla Green Revolution, ma ha anche creato questa straziante situazione. Nessuno può negare che la rivoluzione verde ha aumentato gli standard di vita della popolazione del Punjab e adesso difficilmente si vedono capanne nella regione, qui infatti anche I contadini hanno case private, guidano macchine e indossano abiti firmati. La rivoluzione era assolutamente necessaria in quel periodo, se non fosse avvenuta, difficilmente si sarebbe riusciti a sfamare la sempre più crescente popolazione Indiana.

Il governo del Punjab ha commissionato la sua ricerca sul cancro nel 2010, dalla quale è emerso che su 100.000 persone 130 sono affette da tumore , un numero in linea con la media nazionale di 137 . Il dott. Singh critica fortemente la metodologia usata e considera questa ricerca una beffa.

Il Dr Karnjit Singh, direttore della sanità del Punjab, insiste a dire che sono molteplici I fattori che furono responsabili per l’aumento dei casi di cancro all’interno dello stato. “ ci sono vari fattori come l’epatite b, l’infezione da virus e il fumo, sarebbe improprio dire che sono stati I pesticidi la causa della diffusione dei casi di tumore” dice.

Il governo federale dell’india ha espresso preoccupazione riguardo l’avvelenamento da pesticidi e ha pianificato di modificare la legislatura sui fertilizzanti e sui pesticidi nonostante sia certa l’opposizione delle lobby che commerciano con questi prodotti. Anche se il governo smentisce la pressione di queste lobby. “Se c’é una qualche lobby, è una lobby per I contadini” afferma il ministro dello stato per l’agricoltura, Sanjeev Kumar Baliyan.

Solo nel 2017 il governo ha acconsentito ad eliminare l’uso di endosolfato e tutte le riserve di pesticidi hanno superato la data di scadenza.

Baliyan afferma che il governo non può stabilire un divieto assoluto nell’uso dei pesticidi, ma che sta cercando delle alternative come la coltivazione organica. Ovviamente la complicità tra il governo e le lobby di pesticidi è un discorso fondamentale per capire come mai la situazione venga così poco presa sul serio.

Tutti I pazienti che usano questo treno affrontano questo viaggio per poter essere accolti dalle cure dell’ospedale regionale per il tumore l’Acharya Tulsi e del centro di ricerche Prince Bijay Singh Memorial Hospital in Bikaner che come molti degli ospedali del Punjab è coperto da una serie di benefici che rientrano nello schema di aiuti del primo ministro del Punjab per le cure dei malati di cancro.

Uno di questi passeggeri è Madan Lal di 68 anni che insieme a sua sorella occupano la cabina letto, dove possono almeno provare a distendersi. Lal che arriva dal villaggio di Mallan nel distretto di Faridkot in Punjab, ha subito diversi trattamenti alla gola nell’ultimo anno e si è dovuto recare più di 30 volte all’ospedale di  Bikaner.

La prima domanda che sorge spontanea è: perchè tutti questi malati di tumore provenienti dal Punjab viaggiano fino in Rajasthan per delle cure, quando lo stesso Punjab si vanta di avere dei buoni centri per la cura del cancro?

Sources: translation from Al Jazeera document.