Rajasthan, la terra dei re

Viaggio in Rajasthan, India del Nord. 

Il Rajasthan, la terra dei Raja, cioè dei grandi re meglio conosciuti come maharaja, è uno degli Stati indiani più visitati. Il Rajasthan, la cui superficie è pari a più o meno a quella dell’Italia, è probabilmente l’India che è nell’immaginario, quella degli antichi palazzi, dei forti, delle splendide dimore: sono le testimonianze lasciate, al tempo del feudalesimo, dai guerrieri Rajput che, a partire dal VII-VIII secolo, dominarono la scena politica dell’India settentrionale e che furono proprietari di feudi e palazzi che difesero strenuamente dagli arabi cui dovettero soccombere nel XI secolo. Sebbene la storia artistica dei rajput sia cominciata vari secoli prima, è allora  che nacque un nuovo stile architettonico unico, risultato della commistione tra l’arte rajput e quella moghul che caratterizzò i magnifici edifici costruiti tra il XIII e il XIX secolo che ancora oggi ammiriamo. Nel XVI ha inizio la grande dinastia dei Moghul, di origine turco-mongola e discedenti di Gengis Khan, la cui etnia era destinata a fondersi con quella indu dei maharaja, quegli stessi che, con alcune eccezioni, avrebbero stretto più tardi alleanze con gli inglesi che …. CONTINUA QUI https://www.passoinindia.com/single-post/2016/04/06/Viaggio-in-Rajasthan-la-terra-dei-re

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Piplantri, gli alberi delle bambine

Ogni cultura ha le sue tradizioni che circondano la nascita di un bambino.

Nel villaggio indiano di Piplantri, nello Stato del Rajasthan, è usanza piantare ben 111 alberi ogni volta che nasce una bambina! Non è cosa da poco considerato come, in gran parte dell’India, la nascita di una figlia è da sempre considerata un peso per una famiglia. Essa infatti dovrà provvedere alla sua dote, propedeutica al suo matrimonio, che in India è quasi sempre combinato e costoso. La sposa andrà vivere nella famiglia dello sposo mentre il maschio, dopo l’unione, resterà con la famiglia di origine continuando a contribuire al suo sostentamento. Nei villaggi rurali era usanza fino a poco tempo fa sposare le figlie anche prima della maggiore età senza quindi dare loro una educazione completa. Insomma, in India le donne non hanno e non danno vita facile. A Piplantri si va controcorrente e si continua a seguire un’ usanza che Shyam Sundar Paliwal, ex leader del villaggio, cominciò in onore della figlia morta prematuramente. A Piplantri, quando nasce una bambina, i membri del villaggio si riuniscono per onorarla e offrono denaro. I genitori contribuiscono per un terzo della somma di 31.000 rupie, equivalenti a $ 500, e il denaro viene accantonato in un fondo ventennale per la ragazza. Ciò garantisce che la neonata, anche quando sarà adulta, non sarà mai considerata un onere finanziario per i suoi genitori. Essi, in cambio, sottoscrivono un accordo legale impegnandosi a maritare la figlia solo dopo la maggiore età e dopo un’istruzione adeguata e a prendersi cura dei 111 alberi piantati in suo onore.

Nel corso degli ultimi sei anni, a Piplantri sono stati piantati un quarto di milione di alberi. Gli abitanti del villaggio vivono nell’armonia che questa tradizione ha portato alla loro comunità. La criminalità è diminuita, la comunità si garantisce il sostentamento e le bambine sono amate.

Passoinindia.

La storia della regina Padmini di Chittor

Rani Padmani

Chittoarh Fort è la più grande fortezza in India ed è patrimonio dell’UNESCO. Il forte si trova a Chittor, antica capitale del Mewar, una regione del Rajastan. Questa fortezza ha visto il susseguirsi di una serie di dinastie che nel tempo dominarono la zona, fino a quando fu definitivamente abbandonato nel 1568. Si estende maestosamente su una collina  ed è costituito da palazzi storici, porte, templi e torri.

Ma c’è una storia che voglio raccontarvi su questo bel forte che ha come protagonista Padmini, che morì nel 1303 d.C., ed  era la Regina di Chittor e moglie del re rajput Rawal Ratan Singh nonché figlia di un re del tempo.  Suo padre organizzò la swayambar, una pratica di scelta del marito per Padmini tra un lista di pretendenti, usanza allora praticata; egli quindi invitò tutti i re e i Rajput indù per chiedere la sua mano. Il  Re Rawal Ratan Singh di Chittor, che già aveva una moglie, la regina Nagmati, si propose e riuscì a sposare Padmini, portandosi così via la ragazza a Chittor.

Siamo nel 12 ° secolo ed Delhi, oltre che gran parte dell’India era dominato dal Sultano, musulmano, Alauddin Khilji, che  stava crescendo in potenza. Egli venne a sapere della bellissima donna di Chittor. La lussuria di Alauddin lo portò quindi a partire con il suo esercito per marciare verso Chittor e prendere per il suo harem quella donna tanto bella. Ma il forte di Chittor era difeso. Nel disperato tentativo di posare lo sguardo sulla leggendaria bellezza di Padmini, mandò a dire al re Ratan Singh che egli considerava Padmini sua sorella e voleva incontrarla. Sentendo questo, il disperato Ratan Singh vide la possibilità di sfuggire alla furia dell’imperatore e conservare il suo regno. Perciò accettò di mostrare sua moglie all’imperatore, anche se un atto di questo tipo era altamente vergognoso e disonorevole. Rani Padmini, persuasa da suo marito, acconsentì a permettere ad Alauddin di vedere il suo riflesso nello specchio. Vedendo l’immagine di Padmini, Alauddin Khilji decise di avere Padmini solo per se stesso. Mentre tornava al suo campo, Alauddin venne accompagnato dal re Ratan Singh ma Alauddin Khilji approfittò per arrestarlo. I generali di Rathan Singh decisero di battere il Sultano al suo stesso gioco e gli dissero che gli avrebbero consegnato Padmini la mattina seguente. Il giorno dopo, alle prime luci dell’alba, centocinquanta palanchini (una seduta rivestita in stoffa pregiata protetta da tende sulla quale le signore reali si sedevano e venivano trasportate sulle spalle di quattro persone) lasciarono il forte e giunsero davanti alla tenda dove re Ratan Singh era tenuto prigioniero. Vedendo quei palanchini il re fu mortificato, ma con sua grande sorpresa dalle portantine uscirono i suoi soldati armati di tutto punto che rapidamente liberarono Ratan Singh che galoppò via verso Chittor sui cavalli presi dalle scuderie di Alauddin. Sentendo che i suoi progetti erano venuti meno, il sultano si infuriò e ordinò al suo esercito di prendere d’assalto Chittor. Alauddin attaccò il forte strenuamente protetto. L’assedio durò un anno. Poi, la resistenza scemò e Re Ratan Singh decise di aprire le porte per combattere fino alla morte con le truppe assedianti. Padmini ascoltò questa decisione, e poichè sapeva che la lotta sarebbe stata impari di fronte alla potenza militare del Sultano Alauddin a cui certamente avrebbero dovuto soccombere, riferì alle donne del forte. Esse decisero allora di suicidarsi  eseguendo la Jauhar. Così venne accesa un’ enorme pira e tutte le donne di Chittor saltarono dentro le sue fiamme dopo la loro regina,  privando quindi il nemico della loro disonorevole conquista. Morte le loro donne, gli uomini di Chittor non ebbero più alcuna ragione per cui vivere e decisero di morire combattendo. Ogni soldato si vestì con abiti Kesari e turbanti. Essi lottarono strenuamente con i soldati del sultano fino a quando tutti loro perirono. Le truppe del sultano entrarono  nella fortezza ma trovarono solo cenere e ossa bruciate.

Quelle donne sono ricordate ancora oggi attraverso canzoni e scritti che glorificano il loro atto.

Chittorgarh Forte